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Nov 27

Oristano al 1° posto per qualità della vita. Termodinamico a S.Quirico? Dal PdS critiche alla giunta regionale.

Che Oristano sia una città “a dimensione d’uomo” è risaputo da tempo, e che, quindi, grazie al traino della città di Eleonora, la provincia di Oristano possa primeggiare in Sardegna nella speciale e importante classifica per la “qualità della vita” non sorprende più di tanto.

Secondo il Sole 24 Ore, nella sua annuale indagine sulle 110 province italiane, pubblicata oggi, Oristano classificandosi al 52° posto nella classifica nazionale risulta la prima provincia sarda per la qualità della vita. Seguono Cagliari, al 55° posto, Olbia-Tempio in 69esima posizione, Nuoro (75° posto), Ogliastra (79°), Sassari (81°), Medio Campidano (100°), Carbonia-Iglesias (al 101° posto).

Nella classifica nazionale in prima posizione svetta Belluno, mentre all’ultimo posto troviamo la provincia di Caserta. L’indagine (che va, comunque, sempre presa con le pinze) è stata realizzata misurando ricchezza, consumi, lavoro, ambiente, servizi, demografia, giustizia, sicurezza e cultura. Da quest’anno sono stati presi in esame anche parametri nuovi, come acquisti online, gap retributivo di genere, spesa in farmaci, consumo di suolo, anni di studio degli over 25, e indice della litigiosità nei tribunali.

Per quanto riguarda le singole classifiche, per “ricchezza e consumi”, prima in Sardegna è la provincia dell’Ogliastra (55esima a livello nazionale), seguita da Cagliari (64esima) e il Sulcis-Iglesiente (66° posto). Per “lavoro e innovazione”, è prima la Gallura, al 13° posto nazionale e prima per gli impieghi sui depositi e imprese registrate. Per “ambiente e servizi” svetta invece Cagliari, al 13° posto assoluto, mentre per “demografia e società”, la prima provincia dell’isola è l’Ogliastra, in 33esima posizione a livello nazionale. La provincia di Cagliari è la migliore anche per “cultura e tempo libero” (in 25esima posizione assoluta). Per quanto riguarda, invece, “giustizia e sicurezza”, come sempre si conferma al top Oristano con il terzo posto assoluto nazionale, e prima per il minor numero di furti nelle case.

“Il comune di Oristano conferma la sua contrarietà al progetto per il termodinamico a San Quirico. Abbiamo appreso con stupore che la giunta regionale avrebbe dato parere favorevole alla realizzazione dell’impianto per la produzione di energia con il sistema del termodinamico solare (e se fosse vero sarebbe l’ennesima perla del disastroso esecutivo regionale di centrosinistra. ndr), ma non conosciamo ancora cosa stabilisca la delibera e quali siano le motivazioni all’origine della decisione”. Questo quanto si legge in una dura nota del sindaco di Oristano, Andrea Lutzu, per la decisione assunta dalla giunta Pigliaru che con una delibera avrebbe dato il via libera al progetto della Solar Power San Quirico. “Confermo – ha ribadito Lutzu – quanto detto in più occasioni negli anni passati, quando ad occuparsene fu chiamato il consiglio comunale con una mozione della minoranza, durante la campagna elettorale, e subito dopo l’insediamento della nuova amministrazione comunale, quando ho incontrato il Comitato per la salute e la qualità della vita. Ho forti perplessità sulle caratteristiche del progetto da realizzare ai piedi del Monte Arci, mentre sono assolutamente certo del fatto che il mancato coinvolgimento della popolazione sia stato un fatto gravissimo. Oggi, se sarà confermato quanto ci fa solo supporre la decisione della giunta Pigliaru, risulta ancora più grave che non solo il parere dei residenti, ma anche la posizione, nota da tempo a tutti, del comune di Oristano, sia stata ignorata. Esprimiamo grande preoccupazione – ha concluso il sindaco Lutzu -, e attendiamo con impazienza di conoscere nel dettaglio le decisioni della Regione, confidando nella immediata pubblicazione della delibera della giunta ”.

“Le prime prese di posizione dell’esecutivo regionale sul tema del lavoro appaiono insufficienti e insoddisfacenti: incerto il quantum, incerta la fonte finanziaria, totalmente ignorata la problematica della spesa. E quel che è peggio, registriamo la mancanza di concertazione e di condivisione”. Nel giorno della mobilitazione della Cgil che sollecita un piano straordinario per il lavoro da 100 milioni, il Partito dei Sardi ha lanciato l’ennesima bordata contro la giunta regionale e, in particolar, contro l’assessore della Programmazione, il contestatissimo Raffaele Paci, che aveva teso una mano agli alleati (sic) parlando di un “pacchetto strutturato” per l’occupazione da discutere all’interno della Finanziaria 2018. Gianfranco Congiu, Augusto Cherchi, Roberto Desini, Piermario Manca, Alessandro Unali hanno ricordato che il PdS ha proposto un suo piano straordinario per l’occupazione e un fondo rotativo da 100 milioni, affidato ad una gestione commissariale “…per progetti di interesse locale da attivare di concerto con gli enti locali mediante impiego di lavoratori disoccupati, inoccupati o comunque espulsi dal mondo del lavoro”. Il tema è duplice: risorse e procedure di spesa. “Troppe volte – hanno spiegato gli esponenti del PdS – abbiamo visto un consiglio mobilitato per reperire mezzi finanziari, anche straordinari, ma con un risultato di spesa assolutamente insoddisfacente. I soldi o non arrivano a destinazione o vi arrivano tardi. Questi sono i dati che abbiamo consegnato alla discussione politica e dai quali occorre partire. Non si pensi che il problema sia solo di carattere finanziario, né si pensi di relegare il tema del lavoro a una semplice ridistribuzione delle risorse”.

Le critiche dei Partito dei Sardi nei confronti del pessimo esecutivo regionale a guida Pd non fanno una grinza. Quello che è, invece, incomprensibile è che cosa ci stia a fare il PdS nella squinternata coalizione di centrosinistra, considerato che la distanza tra gli indipendentisti e l’esecutivo regionale si allarga ogni giorno di più. Un connubio quello tra PdS, Pd e frattaglie che scricchiola da tempo, e che più che un’alleanza sembra un’autentica forzatura. Dopo la catastrofica esperienza di Pigliaru e del centrosinistra alla guida della Regione (suffragata, peraltro, da vari sondaggi), anche chi ha una visione politica limitata a causa del prosciutto sugli occhi  riesce a intuire che una simile alleanza, in prospettiva elettorale, non gioverà certamente al PdS. Il partito dei sardi rischia, infatti, di rimanere col cerino in mano, dopo le dichiarazioni del leader Paolo Maninchedda “…noi stiamo dicendo da anni che serve costruire un’alleanza su tre obiettivi: più poteri, più diritti, più ricchezza prodotta. Su questo siamo d’accordo? Se sì, la successiva domanda è: quanto siamo disponibili a fare un’alleanza non di centrosinistra, perimetro troppo stretto per obiettivi così alti, ma nazionale sarda?”. E, soprattutto, dopo la nascita del “Polo dell’Autodeterminazione”, che ha riunito partiti e movimenti indipendentisti, lasciando fuori il PdS. E non poteva essere altrimenti, considerato che il Polo “…non collaborerà con i partiti italiani, né farà alleanze con le coalizioni del falso bipolarismo italiano, perché i partiti del centrodestra e del centrosinistra non contemplano l’autodeterminazione dei sardi”. Come reagirà il PdS di fronte a questa scelta? Riuscirà il partito di Maninchedda (che nonostante l’uscita del suo capo carismatico dall’esecutivo e il disastroso percorso della giunta Pigliaru-due è ancora al governo della Regione assieme ai partiti italiani), ad affrancarsi dall’egemonia del Pd e a percorrere, finalmente, strade diverse?

“Perché, su due sistemi per il telerilevamento degli incendi presenti in Sardegna, uno dei quali ha già funzionato egregiamente per oltre diciassette anni, la Regione sceglie di non utilizzarne neanche uno, lasciando il territorio in balia degli incendiari?”. Lo ha chiesto il capogruppo dei Riformatori in consiglio regionale, Attilio Dedoni, in un’interrogazione rivolta al presidente della Regione, Francesco Pigliaru, e all’assessore all’Ambiente, Donatella Spano. “I sistemi presenti in Sardegna – ha scritto in un comunicato Dedoni – sono due. Uno, attivo dal 1986, è stato realizzato per conto della Regione dalla società Teletron, e può contare su alcune postazioni a Lanusei, Neoneli e sui Sette Fratelli. L’altro, finanziato con fondi statali e comunitari, è stato realizzato dal raggruppamento temporaneo di imprese formato da Selenia (poi Selex Es), Progensar e Teletron; il sistema è oggi al centro di una controversia giudiziaria dopo che la Regione ne ha rifiutato il collaudo ritenendolo inutile. Il personale forestale è stato formato per l’utilizzo di una rete che – è scritto nell’interrogazione – rileva in meno di 120 secondi, con precisione, ogni incendio nel raggio di azione, oltre ad essere in grado di effettuare una registrazione continua ad alta risoluzione nel visibile e nell’infrarosso, nonché di verificare l’orario di arrivo dei mezzi di soccorso, la durata degli interventi e l’efficacia degli stessi, e di poter essere utilizzato “anche per risalire ad autori di reati ambientali”. Il sistema, inoltre, secondo Dedoni, risulterebbe “…un indispensabile ausilio al personale impiegato nelle perlustrazioni, che potrebbe, infatti, svolgere la sua attività in massima sicurezza se dotato di dispositivi portatili collegati alle stazioni di rilevamento in grado di guidarli fuori da eventuali pericoli di coinvolgimento diretto negli incendi. Nel 1999, il Corpo forestale ha condotto una campagna di verifica, senza coinvolgere l’azienda produttrice, presentando poi una relazione negativa, che ha indotto la Procura della Corte dei Conti, in assenza di contraddittorio, a ritenere il sistema inaffidabile e inefficace. Una commissione di verifica, nominata successivamente dall’assessorato all’Ambiente, e composta da esperti esterni all’amministrazione, ha confermato, nel luglio del 2000, che gli impianti risultavano essere perfettamente rispondenti alle previsioni tecniche. Due anni più tardi, la Corte dei Conti, accogliendo quest’ultima relazione, ha ordinato al Corpo forestale di attivarsi per il ripristino e la rimessa in servizio del sistema, e di fornire adeguate spiegazioni per la sua disattivazione”. Nel febbraio del 2003, il Corpo ha stipulato con la Teletron Euroricerche un contratto per il ripristino, l’adeguamento e la manutenzione di sei tra stazioni di monitoraggio e centri operativi, per un importo di oltre 835 mila euro. I lavori risultano regolarmente realizzati e collaudati, ma il sistema è ancora inutilizzato. “Nel 2017 – ha sottolineato Dedoni – si è registrato un aumento di circa il 40% dei roghi, anche se affiancato a una riduzione delle superfici interessate di poco più del 10%; il 57 per cento di questi è di origine dolosa, anche se risulta estremamente complicato risalire ai colpevoli. Il telerilevamento, se utilizzato, potrebbe risultare molto utile nella ricerca degli autori dei roghi’”. Per tutti questi motivi, Attlio Dedoni ha chiesto al presidente regionale e all’assessore all’Ambiente “…se non ritengano opportuno verificare lo stato dei fatti, anche alla luce dell’andamento dell’ultima campagna antincendi, e se, a fronte delle spese che annualmente vengono sostenute per la lotta al fuoco, sia stata fatta una comparazione con quelle necessarie per ripristinare e potenziare il telerilevamento, anche attraverso l’eventuale estensione della copertura del servizio e l’introduzione di nuove tecnologie, tra cui i droni, e quali determinazioni la giunta regionale intenda assumere al fine di garantire la salvaguardia del patrimonio boschivo sardo”.

Oltre 1500 sardi  hanno sottoscritto la petizione contro lo Ius soli, che sarà consegnata dalla leader di Fdi-An, Giorgia Meloni, e al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Nel fine settimana i militanti di Fratelli d’Italia-An hanno aderito alla mobilitazione nazionale lanciata da Giorgia Meloni in risposta all’ipotesi che il progetto dello Ius Soli “…sia approvato come moneta di scambio per l’alleanza tra Pd e il resto della sinistra”. I banchetti di Fratelli d’Italia sono stati allestiti in Sardegna a Oristano, Cagliari, Quartu Sant’Elena, Selargius, Iglesias, Sant’Antioco, Narcao, Arbus, Tortolì, Bari Sardo e Olbia. “E’ una raccolta di firme semplice, ma siamo pronti, nel caso veramente la maggioranza di governo voglia forzare la mano, a mobilitarci per richiedere un referendum – ha detto il portavoce regionale di Fdi-An, Salvatore Deidda -. Intato, nei circoli stanno raccogliendo ancora le firme, e la campagna continuerà per spiegare le nostre ragioni”.

Tra le tante testimonial per la campagna “Le scarpette rosse in ceramica contro la violenza alle donne”, nella Giornata mondiale dedicata a combattere il fenomeno del femminicidio, la maglietta ideata dal pubblicitario Gavino Sanna per l’assessorato all’Artigianato del comune di Oristano e per l’Associazione italiana città della ceramica è stata indossata anche dalla parlamentare oristanese, Caterina Pes, dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, e da Lucia Annibali che, dopo essere stata sfregiata con l’acido dall’ex compagno, della violenza di genere è diventata un vero e proprio simbolo.

Il futuro dell’aeroporto oristanese di Fenosu è ora in mano alle società private Aeronike e Distretto aerospaziale della Sardegna. La consegna delle azioni della Sogeaor, la società che ha in gestione lo scalo di Oristano, è avvenuta questa stamattina davanti a un notaio di Cagliari. I vecchi soci, la Provincia di Oristano, il Comune, la Sfirs e la Regione, da oggi sono definitivamente fuori da Fenosu. I dettagli dell’operazione e le prospettive dello scalo saranno illustrate martedì 28 novembre, alle 10, nel corso di una conferenza stampa nei locali dell’aeroporto e alla quale parteciperanno il commissario straordinario della Provincia di Oristano, un rappresentante dell’Anac e quelli della nuova proprietà.

Il rito tradizionale della spillatura della Vernaccia di Oristano rivivrà a Tramatza. Nel piccolo centro rurale dell’oristanese, sabato 2 dicembre, sarà di scena “Sa Spiseddadura”. La famiglia Orro, dalle 18 alle 24, aprirà le porte della propria azienda ai visitatori per una serata dedicata al bianco tipico della zona. A far da cornice alla manifestazione ci saranno dei momenti riservati al blues, letteratura, cultura locale, e buon cibo. Secondo un’antica tecnica, per “Sa Spiseddadura” viene utilizzata una porzione di canna, sapientemente selezionata (su piseddu), da inserire in appositi fori praticati nelle botti per permettere la spillatura del prezioso nettare. “Sarà l’occasione per la conoscenza della cultura rurale, circolazione del sapere degli anziani, di contatto tra i giovani del territorio e la tradizione, e di un confronto costruttivo tra le piccole ma importanti realtà locali del nostro territorio”, ha detto Davide Orro, titolare dell’azienda di famiglia. Si potrà prendere parte al rito dello “Spiseddai”, lungo il percorso delle tre botti, che contengono tre differenti annate di produzione (2007, 2014, 2017). Allo stesso tempo, si potrà gustare lo street food di qualità, preparato con prodotti di eccellenza da Pasta Fresca da Peppe, Antica Dimora del Gruccione, albergo diffuso che sposa la filosofia del turismo sostenibile e integrato nel territorio, il negozio – bistrot Cucina.eat di Cagliari, e Lucitta Street, il primo Food Truck sardo, che porta in strada le eccellenze gastronomiche del territorio ogliastrino, proposte dalla chef Clelia Bandini del Ristorante Lucitta di Arbatax. La serata sarà allietata dal blues di Francesco Piu accompagnato dal batterista Giovanni Gaias, Andrea Cubeddu e i Bluesbreakers. All’interno dello spazio dedicato alla cultura, curato dalla rivista Antas, Alessandra Ghiani dialogherà con lo scrittore Eliano Cau. L’intervista sarà intervallata da alcuni brani eseguiti da Su Cuncordu Aidos di Santu Lussurgiu.

10 comments

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  1. drastico

    secondo me maninchedda ha fatto un errore inspiegabile: mollare l’assessorato e lasciare il pds in maggioranza. lui ha cercato di spiegarlo col fatto di rimanere fedele al patto con gli elettori, ma nessun elettore del centrosinistra aveva previsto una legislatura così fallimentare per colpa di pigliaru e del pd. per questo l’uscita del pds era ed è più che giustificata.

  2. Sergio

    Paolo Maninchedda spera ancora abbastanza ingenuamente che il PD e Cabras in particolare lo propongano come candidato del Centrosinistra alla presidenza della Regione. Se Maninchedda crede ancora alle favole fa bene a rimanere nel Centrosinistra, altrimenti vada via de pressi!

  3. Mauro

    Oristano prima nella qualità della vita e ultima nella qualità della politica.

  4. Curioso

    Ora che hanno costituito il Polo dell’autodeterminazione lasciando fuori il Partido dei sardi con chi farà le alleanze il grande Maninch? Col Psd’Az che ha capito che il Pd perderà le elezioni e si è già smarcato? O busserà alla porta degli altri partiti indipendentisti, che non lo vogliono perchè Maninch parla di Repubblica di Sardegna e poi governa con i partiti che non vogliono l’indipendenza dell’isola? Maninchedda è specialista nell’arrampicarsi sugli specchi, ma questa volta ha cannato alla grande.

  5. Giovanni C.

    Solo dei dementi possono pensare che sia utile installare un impianto termodinamico a San Quirico, in una zona a forte caratterizzazione agricola. Vorrei sapere qual è la posizione in proposito dei consiglieri regionali del territorio, in modo da non avere alcuna remora di mandarli a quel paese alle prossime elezioni.

  6. Franco

    E bravi! La politica delle marchette ce l’ha fatta ancora una volta! Un motivo in più per votare M5S alle Politiche e alle Regionali.

  7. Ignazio

    Il professore Paolo Maninchedda non ha le p…e per far ritirare i suoi consiglieri dalla maggioranza in Regione.

  8. Tore

    Il termodinamico a San Quirico ha dimostrato che la madre degli imbecilli è sempre incinta.

  9. Bastiano

    Ci mancava la ciliegina sulla torta. Il Pd ha lasciato in eredità a Oristano un mare di schifezze e l’impianto termodinamico è un’altra prova di come ai politici di Centro-Sinistra dell’agricoltura non importa un c….!! Ci vediamo alle prossime elezioni!!

  10. Termostatico

    Se è vero che il cosiddetto Polo dell’autodeterminazione per ora è solo un elenco di sigle, la cui forza elettorale è tutta da vedere/costruire, resta la constatazione che il PdS ancora non dimostra di avere idee chiare sul futuro nonostante i proclami e i progetti politico-prigrammatici. E in Regione continua con la strategia “bertinottiana” della fiducia critica, che si sa bene (a) cosa portò.

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