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Ott 06

Documento del WWF sull’orrida nuova legge urbanistica della Sardegna.

L’inurbamento delle coste della Sardegna dal secondo dopoguerra ad oggi (dal 1946 al 2011 il patrimonio edilizio ad uso abitativo nei Comuni costieri sardi è quintuplicato) è diventato un vero e proprio problema politico-istituzionale, oltre che urbanistico.

Nel Piano Paesaggistico Regionale (PPR) presentato in Consiglio regionale nel 2004 furono posti finalmente rigorosi vincoli al fine di tutelare e valorizzare il paesaggio costiero attraverso l’inedificabilità di quei territori “…compresi in una fascia di profondità di 300 metri dalla linea di battigia anche se elevati sul mare e per le isole minori nei 150 metri” riconoscendone così “…i caratteri, le tipologie, le forme e gli innumerevoli punti di vista del paesaggio sardo, costituito dalle interazioni della naturalità, della storia e della cultura delle popolazioni locali, intesi come elementi fondamentali per lo sviluppo”.

Gli unici interventi previsti erano solo volti alla conservazione, gestione e valorizzazione dei beni paesaggistici. Anche se molti furono i nemici di questa impostazione, il PPR della Sardegna del 2006 è stato preso come modello da alcuni Stati del Mediterraneo che puntano maggiormente sul turismo come veicolo di sviluppo economico (Croazia e Spagna).

La Legge regionale 25 novembre 2004 n. 8 (“Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale”) precisò, a suo tempo, le norme di tutela della fascia costiera e ridusse del 50% le volumetrie che erano sino ad allora ammissibili (per effetto del decreto assessoriale enti locali, finanze ed urbanistica 2266/U del 20 dicembre 1983), nelle zone F per gli insediamenti urbanistici.

Il PPR approvato nel 2006, e attualmente in fase di rivisitazione per renderlo coerente con le disposizioni del Codice Urbani, identifica la fascia costiera come risorsa strategica e fondamentale per lo sviluppo sostenibile del territorio sardo e riconosce la necessità di ricorrere a forme di gestione integrata per garantirne un corretto sviluppo in grado di salvaguardare la biodiversità, l’unicità e l’integrità degli ecosistemi, nonché la capacità di attrazione che suscita a livello turistico.

Nel marzo del 2017 la giunta regionale della Sardegna ha approvato il testo del disegno di legge della nuova normativa urbanistica che dovrebbe andare in discussione, a breve in consiglio regionale. La nuova legge urbanistica è stata molto criticata per la sua complessità e per i suoi contenuti dal padre del PPR del 2006, l’ex presidente della Giunta regionale della Sardegna, Renato Soru e contestata dalle Associazioni ambientaliste, con in prima fila il WWF, che hanno chiesto con il “Documento di Alghero sulla tutela delle coste della Sardegna” (17 luglio 2017) che siano fatti cambiamenti radicali al testo del disegno di legge per confermare le tutele e le misure della LR n. 8/2004 e del PPR.

Altresì allarma profondamente l’articolo A.4 dell’Allegato A del DdL del 2017 che propone un nuovo metodo di calcolo per determinare il fabbisogno di ricettività alberghiera ed extra-alberghiera, nonché di residenze per le vacanze e il tempo libero, nella fascia costiera definita e individuata dal PPR. Il premio volumetrico attribuito dal DdiL, parrebbe risultare pari a quasi 9 milioni di mc. in evidente contraddizione rispetto agli obiettivi di riduzione del consumo di suolo richiamati in più parti dello stesso DdiL. E’ doveroso che gli uffici tecnici dell’Assessorato regionale all’Urbanistica forniscano una stima ufficiale e documentata su questo punto.

Inoltre il WWF chiede alla Giunta regionale che dal disegno di legge vengano eliminati: l’articolo 29, l’articolo 30 e l’articolo 31 che, strumentalmente, consentono incrementi volumetrici dell’edificato esistente e l’articolo 43 che riguarda i cosiddetti “programmi e progetti ecosostenibili di grande interesse social ed economico”; tutte le deroghe alla tutela ambientale e paesaggistica, contenute nel DdiL, che potrebbero consentire di riversare ulteriori volumi edilizi sulle coste.

Il WWF più in generale, proprio per evitare il concretizzarsi di misure regressive rispetto a quanto deciso nel 2004 e 2006, chiede che: a) la nuova legge urbanistica confermi le misure di salvaguardia della fascia costiera intesa come bene paesaggistico strategico per lo sviluppo della Sardegna; b) sia completato il PPR vigente ricomprendendo anche le zone interne e quindi vengano adeguati i Piani Urbanistici Comunali alla disciplina sovraordinata, garantendo coerenti interventi di ripristino, riqualificazione e restauro ambientale particolarmente del paesaggio interno, oltre che costiero.

Il Wwf inoltre rileva che la Giunta regionale della Sardegna ha approvato Legge Regionale in materia urbanistica ed edilizia (L.R.n.11 del 3.7.2017) che è stata impugnata dal Governo nazionale; nella stessa logica si colloca la legge regionale sul turismo n. 16 del 28 luglio 2017. In tal senso, nelle settimane scorse, la nostra associazione ha presentato richiesta formale al Governo nazionale di impugnazione di quest’ultima che prevede, all’art 15, la possibilità per i campeggi di installare mobil-home, case mobili o altri simili mezzi di pernottamento pari al 35% della capacità ricettiva.

Seppure il Governo non ha impugnato anche questa LR, permane l’opinione del WWF Italia che queste norme violino i principi costituzionali in materia di tutela del paesaggio e dell’ambiente, nonché quelle relative alle competenze legislative Stato /Regioni in materia di pianificazione paesaggistica. Il Wwf, pertanto, manifesta grande apprezzamento e riconoscimento per il lavoro e il ruolo svolto dal Soprintendente al Paesaggio Fausto Martino in materia di tutela del paesaggio della Sardegna. (Gaetano Benedetto direttore generale WWF Italia e Carmelo Spada delegato WWF Sardegna).

Oristano è un esempio virtuoso per la raccolta differenziata. Un comune che in pochi anni è riuscito ad avviare il servizio e raggiungere percentuali altissime di raccolta. Ne sono convinti gli ospiti di una delegazione corsa, con rappresentanti di associazioni ambientaliste e società impegnate nei servizi di igiene urbana (era presente anche un delegato di Barcellona), che in questi giorni sono in visita in Sardegna, nell’ambito di una serie di attività programmate da “Zero Waste Italy”, l’associazione nazionale che segue l’adesione ed il percorso dei comuni italiani al progetto Rifiuti Zero. La delegazione corsa è stata ricevuta in comune dall’assessore all’Ambiente, Gianfranco Licheri, dal presidente della commissione Ambiente, Lorenzo Pusceddu, e dai tecnici comunali del settore ambiente: “È stata un’ottima occasione di confronto con i rappresentanti di una regione per molti versi simile alla Sardegna – ha detto l’aesessore Licheri -. In Corsica, però, ci è stato riferito dalla delegazione, la gestione dei rifiuti è ancora incerta, e per questo motivo seguono con interesse le buone prassi di altre realtà e, in particolare, quella di Oristano che in pochi anni ha raggiunto l’80% di raccolta differenziata, merito del sistema di raccolta avviato dal comune, ma soprattutto dei cittadini che hanno mostrato grande sensibilità e impegno”. Le delegazione corsa ha anche visitato l’impianto di trattamento dei rifiuti ad Arborea e in altri comuni costieri dell’isola. Ma è a Oristano che ha concentrato l’attenzione, per le tante iniziative svolte nel corso degli anni nel settore ambiente tese alla riduzione della produzione dei rifiuti e al miglioramento dei sistemi di raccolta e di riciclo. Tra le altre cose il comune ha aderito anche alla strategia rifiuti zero, un percorso costituito da “dieci passi”, dieci buone pratiche per attuare una corretta e sostenibile gestione dei rifiuti. Nel corso dell’incontro, dopo la presentazione dell’assessore Licheri, che ha illustrato il lungo percorso compiuto dal comune nel corso degli anni con i vari appalti per i servizi di igiene urbana e raccolta dei rifiuti, i delegati corsi hanno rivolto decine di domande per capire le caratteristiche del servizio, la risposta dei cittadini, i punti di forza e le criticità, le attività da intraprendere per migliorare la raccolta e ogni informazione utile da riportare in Corsica per avviare un percorso altrettanto virtuoso.

“Caporetto metafora della storia italiana”, è il titolo della conferenza che si è tenuta oggi, a Oristano, nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della Prima Guerra Mondiale organizzate dal Comando Militare Esercito Sardegna, assieme al Comitato sardo per il Centenario della Grande Guerra. L’evento è stato presentato dal generale Giovanni Domenico Pintus, comandante del Comando Militare Esercito Sardegna. Dopo il saluto del sindaco di Oristano, Andrea Lutzu, ha preso la parola il prefetto di Oristano, Giuseppe Guetta, per una breve introduzione sulla tragica vicenda storica di Caporetto. Tutte le fasi della battaglia sono state poi ripercorse da Gastone Breccia, docente di Civiltà bizantina, Letteratura bizantina e Storia militare antica presso il Dipartimento di Cremona. La conferenza è quindi proseguita con l’intervento del tenente colonnello Emilio Tirone, dello Stato Maggiore dell’Esercito, e si è chiusa con l’intervento di Aldo Accardo, docente dell’Università di Cagliari.

Quarto caso, questa volta a Marrubiu, di febbre del Nilo in provincia di Oristano dall’inizio del 2017, dopo quelli di Nurachi, San Vero Milis e la borgata oristanese di Tiria. La zanzara che trasmette il virus del West Nile disease  ha colpito un’anziana di 81 anni che, dopo aver trascorso 15 giorni in ospedale, è già stata considerata fuori pericolo. Intanto, il sindaco di Marrubiu Andrea Santucciu ha disposto per martedì prossimo la chiusura delle scuole per la disinfestazione.

 

ll 12% delle 724mila famiglie sarde ha fatto ricorso agli usurai per ottenere prestiti in media di 10mila euro, generando un debito complessivo di 1,9 miliardi di euro. Il dato allarmante arriva dalle stime elaborate dall’Eurispes in collaborazione con il Coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura del ministero dell’Interno. Secondo l’analisi, il debito complessivo è di 2.392 milioni di euro a fronte di 1.087 milioni, in pratica oltre il doppio. L’area a maggior rischio usura è Sassari con il 72,79% – dato rilevato dall’Indice rischio usura ed elaborato poi dall’Eurispes – seguita a ruota da Cagliari (65,16%) e Nuoro (62,43%), mentre Oristano registra la percentuale più bassa (40,93%). Anche le imprese finiscono nella rete del racket. Nell’Isola si stima che il 10% delle 33.939 aziende agricole censite si sia rivolta ad usurai con una richiesta media di 30 mila euro, per un ammontare complessivo di 101 milioni di euro prestati e 224 milioni restituiti. Più alta la cifra richiesta dal 10% delle delle 78.069 aziende di commercio: in media 15mila euro, generando 117 milioni prestati e 257 restituiti dalle vittime. A differenza di altre territori in Italia, in Sardegna – rileva Eurispes – non si segnalano attività di organizzazioni criminali legate all’usura. Sono invece diffuse l’usura di “vicinato”, caratterizzata da una vicinanza diretta dell’usuraio alla propria clientela, con prestiti a breve scadenza diretti a famiglie di lavoratori ma anche a pensionati; l’usura di “quartiere”, più stabile della precedente, basata su una disponibilità finanziaria maggiore, ma ancora senza le caratteristiche dell’investimento. Assimilabile all’usura di quartiere è l’usura fra “colleghi” che coinvolge soggetti prestatori di soldi a breve scadenza senza il ricorso a metodi di sopraffazione; il terzo segmento è quello dei fornitori di merci alle imprese locali, cioè dei grossisti che forniscono un’assistenza globale a piccoli commercianti o artigiani, anticipando loro le spese per la costituzione del magazzino. In questo segmento, si può inserire l’usura tra commercianti rappresentata dal prestito tra colleghi. (Ansa).

Gli agenti della Squadra Mobile e della Sezione cinofili della Questura di Oristano hanno arrestato un giovane di 24 anni di Oristano e deferito un concittadino 37enne all’autorità giudiziaria, dopo aver scoperto in pieno centro, in città, una vera e propria centrale dello spaccio di sostanze stupefacenti. La Polizia, fra l’altro, ha effettuato anche alcune perquisizioni, che hanno portato al sequestro di un ingente quantitativo di droga, tra cui circa un chilo di hashish suddiviso in panetti, 20 pezzi di hashish già confezionato, 34 dosi di cocaina, 17 piante di canapa indiana, alcune scatole piene di marijuana essiccata, 4 bilancini di precisione, somme di denaro, e materiale vario connesso al traffico di stupefacenti. Il 24enne, alla vista degli agenti, ha cercato di disfarsi del “libro paga” e di scappare, ma è stato subito bloccato. La Questura invita i cittadini a segnalare (anche in via del tutto anonima) qualsiasi possibile attività di spaccio di sostanze stupefacenti. L’invito, a tutela dei minori, è rivolto in particolare a coloro che fossero a conoscenza di  attività di spaccio presso gli istituti scolastici e i luoghi frequentati dai ragazzi e giovani della provincia.

Un pescatore di 53 anni, di Terralba, in difficoltà sul suo peschereccio a causa di una avaria al motore a largo di Marceddì, e per questo motivo in balia delle correnti marine, è stato salvato dalla Squadra nautica della Polizia di Stato di Oristano. Gli agenti, durante un servizio di pattugliamento nelle acque del Golfo di Oristano, hanno visto una persona a bordo di un peschereccio che si sbracciava in cerca di aiuto. Raggiunta l’imbarcazione, il pescatore ha riferito agli agenti di trovarsi in balia delle correnti, da circa un’ora, in seguito allo spegnimento improvviso del motore, senza essere riuscito a capire il perché dell’avaria. All’equipaggio della Squadra nautica non è rimasto, quindi, altro da fare che rimorchiare il peschereccio fino a Marceddì.

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