Ex carcere: GV. Sanna: “Se la Regione non agisce, ricorreremo al Presidente della Repubblica”.

La vicenda relativa all’ex carcere di piazza Manno, ovvero l’antica Reggia giudicale degli Arborea, torna al centro del dibattito pubblico a Oristano.
Durante un incontro all’aperto, in piazza Manno, promosso dall’Associazione “Oristano Nascosta” e dall’Associazione culturale Lucio Abis, è stata denunciata la presunta violazione dell’articolo 14 dello Statuto sardo, che stabilisce il trasferimento alla Regione dei beni statali dismessi, come l’ex carcere, già censito come bene storico identitario per aver ospitato la Reggia giudicale degli Arborea.
“L’immobile è stato dismesso dallo Stato e deve tornare alla Regione, per essere poi affidato al Comune e restituito alla collettività”, ha ribadito Marco Piras, presidente di Oristano Nascosta, presentando l’incontro pubblico. Piras ha ricordato, fra l’altro, come lo Stato voglia rimpadronirsi dell’immobile attraverso un concorso di idee promosso dal Demanio e dalla Prefettura. “Questo è un esproprio dei diritti dei sardi – ha sottolineato Marco Piras -; la nostra battaglia è per la restituzione dell’ex Reggia giudicale alla città e alla Sardegna”.
A sostegno della protesta, anche l’ex sindaco di Oristano, Pietro Arca, che ha ricordato come l’ex carcere rientri nel piano di riqualificazione dei centri storici delle città regie, firmato nel 2001, con altre sette città sarde. “Quel luogo – ha detto Arca – deve avere una destinazione culturale, non può diventare un semplice ufficio statale”.
Il presidente del Consorzio Uno ed ex assessore regionale all’Urbanistica ed Enti locali, Gian Valerio Sanna, durante il suo intervento ha annunciato un’iniziativa formale contro l’operazione: “Se la Regione non avvierà le procedure per riottenere i beni dismessi, compreso l’ex carcere di Oristano – ha affermato Sanna – ricorreremmo al Presidente della Repubblica, attraverso un ricorso straordinario, che coinvolgerà anche la Regione per non aver difeso un proprio diritto”. Gian Valerio Sanna ha poi rammentato che lo scorso 20 giugno è stata inviata una pec alla Regione, alla direzione degli Enti locali e alla Corte dei Conti, dove si chiede che venga contestata la determina con cui il Demanio della Sardegna ha disposto il riutilizzo dell’immobile senza passare per la Commissione paritetica, così come previsto dalla normativa. “Quell’atto – ha dichiarato Sanna – viola una norma costituzionale, oltre che la dignità del popolo sardo. Non possiamo permettere che venga sottratto un bene così simbolico, destinato alla memoria collettiva, a uffici statali”.
Particolarmente critico anche l’intervento dell’ex sindaco della città di Eleonora, Guido Tendas, che ha definito la decisione “…infelice e in contrasto con il Piano particolareggiato del centro storico, che non prevede uffici. Se il Comune stabilisce che lì non devono esserci uffici, non ce ne devono andare. Il Comune rappresenta la Repubblica tanto quanto la Prefettura”, ha sottolineato Tendas, contestando l’atteggiamento del Demanio e della Prefettura, che “…convocarono una conferenza stampa per comunicare decisioni già prese, come se dovessimo ringraziarli. Ma l’ufficio più importante della città è il Comune, non la Prefettura. Quello non è l’ex carcere, è la Reggia giudicale”.
Anche il consigliere regionale espresso dall’Oristanese e presidente della commissione Bilancio, Alessandro Solinas (M5S) ha manifestato pieno sostegno alla mobilitazione. “La battaglia che avete intrapreso è giustissima – ha sostenuto Solinas -. Quando viene violata una legge della Regione mi ribolle il sangue. La giunta si è già espressa e continueremo a fare la nostra parte per riportare quei beni alla Regione”.
Franciscu Sedda, docente universitario, portavoce del movimento Ainnantis, ed esperto di questioni autonomistiche presso la Regione sarda, ha sottolineato il valore simbolico dell’ex carcere di piazza Manno, l’antica sede della Reggia giudicale. “Fare una battaglia proprio qui è ancora più importante. Questo luogo – ha rimarcato Sedda – rappresenta l’epicentro della storia della Sardegna, della sua spinta morale e del desiderio di sovranità, libertà ed emancipazione”. Sedda ha poi ricordato il legame tra la sua formazione politica indipendentista e l’attuale maggioranza alla guida della Regione: “Il nostro simbolo, un albero verde, richiama la forza e il coraggio della nazione sarda. È inconcepibile che questo sito resti un carcere o diventi un semplice ufficio statale”.
“Oristano è la capitale antica della Sardegna libera, il luogo dove è nata una classe dirigente e dove si è realizzato uno Stato. Liberare questo spazio significa liberare anche lo spirito d’indipendenza che vi è custodito”, ha detto Paolo Sanna, studioso di antropologia e storia sarda, che ha proposto di realizzare la Prefettura nell’area dell’ex caserma militare del Rud, dove “…si può costruire in soli due anni una palazzina, risparmiando la metà dei 22 milioni che lo Stato vuole investire in 10 anni per ristrutturare l’ex carcere”.
Nel dibattito è intervenuto anche Sebastiano Chighini, un appassionato della vicenda dell’ex carcere: “Ci sono aspetti storici e culturali che coinvolgono tutta la Sardegna. Oltre allo studio dell’architetto Virdis, presentato in un precedente convegno organizzato da “Oristano Nascosta”, manca ancora uno studio veramente approfondito della storia di questo edificio (e questa è la sua debolezza) che ricorda un’epoca gloriosa”. Affermazione quest’ultima che molti dei presenti hanno contestato.
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