Set 23

Violenza domestica e di genere, eseguite tre misure cautelari.

Nel corso dell’ultima settimana, la Polizia di Stato di Oristano ha eseguito tre provvedimenti dell’autorità giudiziaria nei confronti di tre uomini coinvolti in gravi vicende di violenza domestica ai danni di compagne e genitori.

Le misure sono state eseguite dagli investigatori della Seconda Sezione della Squadra Mobile della Questura di Oristano, dopo attività investigative coordinate dalla Procura.

L’ultimo provvedimento, eseguito sabato scorso, riguarda un uomo indiziato di maltrattamenti in famiglia ai danni della moglie, madre dei loro due figli, entrambi in tenerissima età.

Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, la donna avrebbe subito, per anni, maltrattamenti da parte del marito, secondo gli agenti “…realizzate anche in situazioni di frequente alterazione psicofisica dell’uomo”, tant’è che in alcune occasioni “…le conseguenze delle aggressioni sarebbero state tali da costringere la vittima a ricorrere alle cure del 118”. Ma anche in tali occasioni la donna avrebbe nascosto la reale origine delle lesioni riportate.

La vittima, infatti, non aveva mai presentato denuncia nei confronti del marito e, anche quando veniva sentita sulla propria situazione familiare, aveva sempre negato di essere vittima di violenza. Gli approfondimenti investigativi della Squadra Mobile hanno però consentito di ricostruire un quadro indiziario che è stato sottoposto alla valutazione dell’autorità giudiziaria.

E il Gip del Tribunale di Oristano, su richiesta della Procura della Repubblica, ha disposto nei confronti dell’uomo la misura cautelare del divieto di dimora nel comune in cui abita la moglie e il divieto di avvicinarsi a lei, con applicazione del braccialetto elettronico.

Il secondo caso riguarda una vicenda di maltrattamenti che, secondo quanto emerso dalle indagini, si sarebbe protratta per circa dodici anni, ai danni di una donna da parte del proprio convivente.

Anche in questa circostanza, la vittima non aveva mai raccontato a nessuno quanto sarebbe accaduto all’interno delle mura domestiche, vivendo per anni in silenzio la propria condizione.

Determinante è stata la vicinanza di un’amica che, avendo vissuto in passato un’analoga esperienza di violenza, aveva riconosciuto alcuni segnali del disagio della donna e, compresa la gravità della situazione, è riuscita a conquistarne la fiducia e a sostenerla nella decisione di rivolgersi alla Polizia.

Le informazioni fornite dalla donna, che non ha tuttavia voluto denunciare il compagno, ha consentito agli investigatori della Squadra Mobile di avviare gli accertamenti e di ricostruire una lunga serie di maltrattamenti effettuati per oltre dieci anni.

Nei confronti dell’uomo, originario di un’altra regione italiana, il Gip ha disposto il divieto di dimorare in Sardegna, e il divieto di avvicinarsi alla persona offesa, con applicazione del braccialetto elettronico.

Il terzo provvedimento riguarda, invece, un giovane da poco maggiorenne, coinvolto in una grave situazione di violenza maturata nel contesto familiare. Il ragazzo si sarebbe reso responsabile di continui maltrattamenti nei confronti dei genitori, di una sorella e di una nipote con lui conviventi.

In considerazione del quadro emerso nel corso degli accertamenti, il Gip del Tribunale di Oristano, su richiesta della Procura, ha disposto nei suoi confronti la la misura di sicurezza del ricovero in una casa di cura, poi eseguita dagli agenti della Squadra Mobile.

A detta della Questura, le tre vicende, pur profondamente differenti tra loro, evidenziano, ancora una volta, come la violenza domestica possa rimanere sommersa anche per molti anni, nascosta all’interno delle mura familiari e spesso accompagnata dalla difficoltà delle vittime a raccontare quanto stanno vivendo.

Particolarmente significativo, nei primi due casi, è proprio il lungo periodo durante il quale le presunte violenze sarebbero rimaste sconosciute all’esterno: in una vicenda la vittima aveva continuato a negare quanto le accadeva, anche dopo aver dovuto ricorrere alle cure dei sanitari; nell’altra, dopo circa dodici anni di silenzio, è stata la capacità di ascolto e la vicinanza di un’amica, a sua volta in passato vittima di maltrattamenti, a far emergere quanto accaduto.

Per questo motivo, la Polizia di Stato rinnova l’invito a sporgere denuncia immediatamente “…in presenza di situazioni che possano rappresentare campanelli di allarme per episodi di violenza”.

La Fidapa Bpw Italy – Distretto Sardegna, Sezione di Oristano, con il patrocinio del Comune di Oristano, organizza per sabato 26 settembre, alle ore 9.30, presso l’Istituto Tecnico Mossa di Oristano, il convegno “Oltre il silenzio. La violenza, la voce, la giustizia”, una mattinata di confronto dedicata alla violenza di genere e, in particolare, a ciò che accade quando una donna rompe il silenzio, chiede protezione, entra nel sistema giudiziario e prova a ricostruire la propria libertà. L’iniziativa nasce dalla volontà di mettere in dialogo prospettive diverse, ma necessariamente complementari: quella delle donne che hanno attraversato la violenza, quella della magistratura e dell’avvocatura, quella delle forze dell’ordine e dei centri antiviolenza. Perché il contrasto alla violenza di genere non può esaurirsi nell’emergenza né essere affidato a un solo soggetto, ma richiede competenze, ascolto, responsabilità istituzionale e capacità di leggere anche ciò che accade dopo la denuncia. Al centro dell’incontro ci saranno dunque non soltanto la violenza e i suoi meccanismi, ma anche la parola, la credibilità delle vittime, l’accesso alla giustizia, la protezione e il percorso, spesso lungo e complesso, attraverso il quale una donna tenta di riappropriarsi della propria voce e della propria vita. Ad aprire i lavori saranno Pupa Tarantini, vicepresidente della Sezione di Oristano e Maria Gemma Moi, presidente del Distretto Sardegna Fidapa Bpw, mentre l’introduzione sarà affidata a Monica Tascedda, avvocata e referente nazionale del gruppo di lavoro Violenza di Genere Fidapa Bpw Italy. Interverranno Patrizia Cadau, autrice e socia della Sezione di Oristano Fidapa; Lucrezia Lacasella, vittima di violenza diretta e assistita e socia della Sezione di Oristano Fidapa; Cristina Puddu, avvocata del Foro di Oristano; Gianluigi Dettori, giudice della Corte Penale di Cagliari; Samuele Cabizzosu, vicequestore aggiunto e dirigente della Squadra Mobile della Questura di Oristano. A moderare l’incontro sarà Francesca Marras, responsabile del Centro Antiviolenza “Donna Eleonora” di Oristano. Nel corso della mattinata troverà spazio anche l’esperienza raccontata da Patrizia Cadau nel libro “Volevate il silenzio. Avete la mia voce – Cronache dal multiverso della violenza, di una sopravvissuta che non sta zitta”, che porta nel dibattito pubblico il punto di vista di chi alla violenza, al procedimento giudiziario e alle conseguenze della scelta di parlare non guarda dall’esterno, ma attraverso un’esperienza vissuta e poi trasformata in parola pubblica. “Oltre il silenzio” vuole essere, quindi, non una semplice successione di interventi, ma uno spazio nel quale esperienza personale, diritto, prevenzione e responsabilità delle istituzioni possano confrontarsi. Perché rompere il silenzio rappresenta un passaggio fondamentale, ma da quel momento in poi comincia un percorso nel quale una donna non può e non deve essere lasciata sola.

Per l’omicidio di Claudio Manca, avvenuto a Terralba, sono stati rinviati a giudizio tre membri della stessa famiglia: si tratta di Battista Manis, della moglie Claudia Abis e del figlio Pietro Paolo Manis. La decisione è stata presa oggi dal Gup del Tribunale di Oristano. I tre imputati sono accusati di omicidio volontario in concorso. Secondo la ricostruzione del pubblico ministero, Marco De Crescenzo, la vittima – il 49enne Claudio Manca – è stata speronata e uccisa per vendetta, la notte del 24 settembre dell’anno scorso, mentre si trovava a bordo della sua bicicletta lungo la Statale 126. All’origine del delitto ci sarebbero stati dei dissidi legati a un precedente incendio che aveva distrutto la casa dei Manis. I fatti legati al delitto di Claudio Manca emersi dalle indagini della Procura di Oristano, delineano una precisa sequenza cronologica. Il movente (agosto 2025): Alla base del delitto, come detto, c’è un profondo rancore. La casa di Battista Manis subisce un grave incendio doloso. L’imprenditore si convince che il mandante sia il quarantanovenne Claudio Manca, arrivando a fare accuse pubbliche tramite dei video online. L’agguato e lo speronamento (notte del 24 settembre 2025): I tre membri della famiglia Manis si muovono insieme a bordo di una Volkswagen Golf lungo la Statale 126. Secondo l’accusa, la moglie Claudia Abis è alla guida, mentre Battista Manis il figlio Pietro Paolo sono a bordo. L’auto intercetta Claudio Manca che viaggia in bicicletta, lo insegue fin sulla circonvallazione di Terralba e compie una brusca sterzata colpendolo e facendolo cadere.  Il pestaggio (notte del 24 settembre 2025): Subito dopo l’impatto, Battista Manis scende dall’auto e aggredisce violentemente Manca con il concorso del figlio. La vittima, gravemente ferita, viene abbandonata agonizzante in un canale di scolo adiacente alla strada. Il ritrovamento (venerdì 26 settembre 2025): Il corpo senza vita di Claudio Manca viene trovato in cunetta da un passante, accanto alla sua bicicletta danneggiata. Inizialmente il caso viene trattato come un pirata della strada (omicidio stradale), ma i sospetti si concentrano subito sulla famiglia Manis, a causa dei forti dissidi pregressi. Le indagini e il rinvio a giudizio (settembre 2026): I riscontri scientifici sul veicolo e l’autopsia (che certifica un violento pestaggio) confermano l’ipotesi di omicidio volontario premeditato, e il Gup dispone il processo per i tre familiari con rito abbreviato, così come richiesto dalla difesa, condizionato all’audizione dei consulenti di parte, mentre il giudice ha disposto anche una perizia psichiatrica per valutare la capacità di intendere e di volere dell’imputato principale, Battista ManisI. La prima udienza del processo con rito abbreviato è stata fissata per il 26 gennaio 2027.

Il verde pubblico come elemento essenziale della qualità urbana e come strumento per affrontare gli effetti del cambiamento climatico. È questo il tema del convegno “Il verde, bene essenziale – Pianificare, gestire e innovare gli spazi pubblici”, in programma sabato 26 settembre, dalle 9 alle 17.30, all’Hospitalis Sancti Antoni di Oristano. L’iniziativa è promossa dall’assessorato all’Ambiente e al Decoro Urbano del Comune di Oristano e dall’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Provincia di Oristano, con il patrocinio della Regione e della Provincia di Oristano, e la partecipazione di esperti e rappresentanti delle istituzioni, del mondo universitario e delle professioni. La giornata affronterà il rapporto tra verde urbano, cambiamenti climatici, qualità dell’aria, salute, gestione degli spazi pubblici e sicurezza del patrimonio arboreo. Tra gli interventi sono previsti quelli di Barbara Negroni, Silvia Brini di Ispra, Claudio Maria Papoff, Vincenzo Blotta e Maurizio Malloci di Forestas. L’appuntamento rappresenta un momento di approfondimento tecnico e di confronto pubblico su un tema sempre più centrale per le amministrazioni locali: come progettare e gestire il verde affinché diventi una vera infrastruttura ambientale al servizio della città e dei suoi abitanti. Ad aprire i lavori, alle 9, saranno i saluti istituzionali e la presentazione del convegno, con la partecipazione, tra gli altri, del sindaco Massimiliano Sanna, del presidente provinciale dell’Ordine dei Dottori Agronomi e dottori Forestali Pino Pisu, e del vicesindaco e assessora all’Ambiente Maria Bonaria Zedda. La mattinata si concluderà con una tavola rotonda dedicata alle domande del pubblico. “Il verde è una componente fondamentale della città – afferma il sindaco Massimiliano Sanna presentando il convegno -. Il verde pubblico non può essere considerato un semplice elemento ornamentale, ma una vera infrastruttura della città. Parchi, alberature e spazi verdi contribuiscono alla qualità della vita, alla vivibilità degli spazi pubblici e alla capacità dei centri urbani di affrontare le trasformazioni climatiche. Con questo convegno vogliamo favorire il confronto tra istituzioni, professionisti e cittadini e rafforzare una cultura della pianificazione e della cura del patrimonio verde di Oristano.” “Pianificare il verde significa progettare la città del futuro – osserva l’assessorea all’Ambiente del Comune di Oristano, Maria Bonaria Zedda -. Abbiamo scelto di dedicare una giornata al verde perché oggi è necessario considerarlo un bene essenziale e una componente strategica delle politiche urbane. Gestire il verde significa occuparsi di ambiente, salute, sicurezza e qualità degli spazi pubblici. Il confronto con agronomi, forestali, tecnici e studiosi ci permetterà di approfondire strumenti e soluzioni per una gestione sempre più attenta e consapevole del nostro patrimonio verde e per rispondere concretamente alle sfide poste dal cambiamento climatico.” Nel pomeriggio, dalle 15 alle 17.30, il programma proseguirà con il trasferimento dei partecipanti al vivaio produttivo di “Campulongu”, dove si svolgerà una visita guidata dal direttore della struttura. Saranno illustrati alcuni esempi di selvicoltura adattativa in risposta ai cambiamenti climatici. Il vivaio, situato lungo la SP 9 in direzione Zeddiani, dispone di un’area interna per il parcheggio dei partecipanti. Questo Il programma del convegno: Alle 9, i saluti istituzionali e presentazione del convegno da parte di Massimiliano Sanna, sindaco di Oristano; di Pino Pisu, presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della Provincia di Oristano; Alessandra Todde, presidente della Regione; Gianni Lampis, deputato al Parlamento, Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati; Alberto Plaisant, assessorato regionale della Difesa dell’Ambiente; Paolo Pireddu, Ppesidente della Provincia di Oristano; Francesco Asquer, direttore generale del Consorzio Uno – l’Università di Oristano; Ettore Crobu, presidente della Federazione regionale dei Dottori Agronomi e Forestali; Maria Bonaria Zedda, vicesindaco e assessora all’Ambiente del Comune di Oristano. Alle 9:50 circa, le relazioni “Clima che cambia, città che si trasforma: il Verde come difesa urbana”, Maria Bonaria Zedda, assessora all’Ambiente del Comune di Oristano; “La Natura che governa la città: pianificare, progettare e gestire le infrastrutture per il clima, la salute e la qualità urbana”, Barbara Negroni, dottore agronomo, consigliere Conaf – Dipartimento Infrastrutture verdi e qualità urbana”; “Il Verde urbano: una risorsa per affrontare le crisi ambientali”, Silvia Brini, dirigente Tecnologo Ispra, responsabile dell’Area per il monitoraggio della qualità dell’aria e climatologia operativa. Dopo la pausa la pausa allre relazioni, “Gestione del verde urbano e gestione delle aree protette”, Claudio Maria Papoff, dottore agronomo e dirigente del Comune di Cagliari; “Valutazione del rischio arboreo” Vincenzo Blotta, dottore forestale, esperto in valutazione del rischio arboreo, arboricoltore certificato Ett; “Selvicoltura adattativa in risposta ai cambiamenti climatici” Maurizio Malloci, dottore forestale, direttore del Servizio territoriale di Oristano dell’Agenzia Forestas. A seguire, la tavola rotonda sulle domande dal pubblico ai relatori, guidate dai moderatori: Ilaria Licheri, segretaria Odaf Oristano, e Fulvio Deriu, presidente della commissione urbanistica e tutela del territorio del Comune di Oristano. Alle 15, trasferimento dei partecipanti al vivaio produttivo di “Campulongu”, dove si terrà una visita guidata dal direttore della struttura.

Il Comune di Paulilatino, in occasione della prossima edizione di “Noi camminiamo in Sardegna”, l’iniziativa promossa dall’assessorato regionale del Turismo, presenta il docufilm “Camminantes sulla Via dei Santuari”, con la regia di Francesco Casu. L’appuntamento è in programma venerdì 25 settembre, alle ore 18, al Museo Archeologico-Etnografico Palazzo Atzori. Il film racconta il viaggio dei Camminantes, zaino in spalla, attraverso la Sardegna più autentica: 22 giorni di cammino e oltre 400 chilometri, da novenario a novenario, seguendo un itinerario che attraversa il cuore sacro dell’isola. Un viaggio a ritmo lento che diventa occasione per incontrare comunità, tradizioni e luoghi nei quali la dimensione religiosa si intreccia ancora oggi con la memoria più antica della Sardegna. Nei novenari convivono riti cristiani e tracce di una cultura ancestrale, attraverso la danza, il canto a tenore, l’ospitalità e le numerose usanze che accompagnano le celebrazioni. Tra i luoghi raccontati dal docufilm c’è anche Santa Cristina di Paulilatino, uno dei più importanti complessi devozionali e culturali del territorio. Nel piazzale antistante l’omonimo santuario nuragico, celebre per il suo pozzo sacro, sorge la piccola chiesa campestre dedicata a Santa Cristina, edificata intorno al XIII secolo dai monaci benedettini Camaldolesi. Attorno alla chiesa si sviluppa il novenario, con le sue caratteristiche cumbessias o muristenes, le piccole abitazioni destinate ad accogliere i pellegrini durante le novene che precedono le principali festività. Il complesso conserva così una straordinaria funzione sociale oltre che religiosa: una sorta di piccola comunità temporanea nella quale, durante i giorni della festa, la vita quotidiana lascia spazio alla preghiera, alla condivisione e alla partecipazione collettiva. Il novenario di Santa Cristina conserva una caratteristica fondamentale: non è un luogo semplicemente musealizzato. Durante le festività di maggio e ottobre le cumbessias vengono riaperte dai proprietari e dai devoti e il complesso torna a vivere, recuperando la sua funzione originaria di luogo di incontro, spiritualità e comunità. La valorizzazione del complesso è stata rafforzata grazie all’intervento finanziato dal Pnrr, e promosso dalla Regione, con l’obiettivo di tutelare un patrimonio architettonico e antropologico di grande valore e, allo stesso tempo, rafforzarne la fruizione culturale e sociale. La proiezione del 25 settembre rappresenta anche il primo appuntamento in vista dell’arrivo del cammino al Santuario di Santa Cristina, previsto per il 2 ottobre. “Ringraziamo l’Associazione Camminantes per questa opportunità – sottolinea il sindaco di Paulilatino, Domenico Gallus –. È un’occasione importante per far conoscere e valorizzare il nostro patrimonio e, in particolare, un luogo come Santa Cristina, dove storia, cultura, spiritualità e tradizioni continuano a vivere insieme”. “Questo è un cammino che attraversa culture e soprattutto attraversa ricordi, perché i novenari sono sede dei ricordi sacri di un popolo”, afferma Paolo Loi, presidente dell’Associazione Camminantes, sottolineando il valore del percorso come esperienza di conoscenza e di incontro con le comunità dell’isola.

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