Ott 22

Oristano provincia più sicura d’Italia? Ma quando mai…

Anche quest’anno Oristano risulterebbe la provincia più sicura d’Italia. Questo, perlomeno, è quanto attesta l’annuale classifica sull’indice della criminalità pubblicata dal quotidiano “Il Sole 24 Ore” che, come tutte le statistiche, va però presa con le pinze.

Il dato che assegna il primato alla provincia di Oristano è, infatti, basato sull’incidenza delle denunce ogni 100.000 abitanti e sulla variazione 2016-2017, mentre le province meno sicure sono quelle di Milano (la peggiore con 7237 denunce) e Rimini (6951). Tra le dieci province meno sicure figura anche Cagliari (ottava con 5182 denunce), mentre Sassari è 62esima e Nuoro 80esima.

Oristano, con 1611 denunce, precede Pordenone, Bellino e Potenza. Nel 2017, rispetto al 2016, l’Oristanese ha fatto registrare un calo complessivo del 10% delle denunce: ultima per i furti (575 con un meno 21%), terzultima per le rapine (8,2 con un meno 13%) e penultima per le truffe e le frodi informatiche (148 con un meno 6%).

“Non siamo di fronte solo a un dato statistico – ha commentato, trionfalisticamente, il sindaco di Oristano, Andrea Lutzu -. Questa è una caratteristica storica della città, abitata da persone tranquille. Qui ogni anno si registrano solo pochi fenomeni, che siamo in grado subito di arginare.

In un Paese dove la sicurezza è un elemento non comune, spesso ricercato da imprenditori che vogliono poter investire lontano dalla cappa della criminalità organizzata, essere costantemente al primo posto tra le province più sicure ci inorgoglisce – ha proseguito Lutzu -. È un primato che vantiamo da anni e che vogliamo difendere e per questo motivo siamo molto attenti a ogni segnalazione o denuncia che arriva.

Pensiamo ai furti negli appartamenti che si sono registrati nei mesi scorsi: ci siamo immediatamente mossi con azioni, come il potenziamento degli impianti di illuminazione pubblica come misura deterrente e abbiamo presentato i progetti e le richieste di finanziamento per l’estensione della videosorveglianza che in molte aree della città sono risultati particolarmente utili”.

Certo, seppure utilissime, se bastassero le telecamere per mandare definitivamente in pensione i delinquenti, le città sarebbero inondate da sistemi di videosorveglianza. Ma così non è. Un sistema determinante per la classifica delle province “più sicure” è, infatti, il fattore demografico della scarsa densità abitativa. E su questo Oristano ci va a nozze.

A detta dello stesso quotidiano economico, i dati elaborati, forniti dal dipartimento di Pubblica Sicurezza del ministero dell’Interno, fotografano unicamente i delitti “emersi” all’attenzione delle forze di Polizia. Restano, infatti, nell’ombra i fenomeni di microcriminalità, anch’essi diffusi sul territorio, ma che per diversi motivi sfuggono al controllo delle autorità, oppure la cui comunicazione da parte delle vittime non è affatto scontata.

E questo accade, soprattutto, quando non c’è un controllo del territorio come i cittadini vorrebbero, o quando, persa la fiducia nelle Forze dell’Ordine, si ritiene inutile denunciare un reato non eclatante, perchè si ha la sensazione che esso venga sottovalutato dagli inquirenti,  che (forse perchè non da molta visibilità. ndr) non gli attribuirebbero l’importanza che il cittadino si attende.

Un esempio lampante è quello di una persona a cui viene incendiata l’auto. Reato che in città e provincia si ripete, purtroppo, con sconcertante puntualità. Visto che quasi mai vengono identificati gli autori, spesso e volentieri la vittima (che ha subito un danno non indifferente e a cui le statistiche non sono certo di sollievo), avendo perso fiducia nella Giustizia, fa la denuncia non perchè spera che vengano scoperti i delinquenti che hanno commesso il reato (dati i precedenti), ma solo per poi avere l’eventuale risarcimento da parte dell’assicurazione.

Senza tralasciare che di frequente molti reati, ritenuti di minore entità, non vengono divulgati da Procure e Forze dell’ordine,  a detta loro per non vanificare le indagini in corso, secondo noi invece, per evitare eventuali figure barbine soprattutto quando si brancola nel buio.

Per non parlare poi, per quanto riguarda la microcriminalità, di bullismo, pestaggi, danneggiamenti, piccolo spaccio davanti e dentro le scuole (dove si segnala chi fa uso personale della sostanza stupefacente, si denuncia lo spacciatore, ma non si approfondisce dove e da chi lo spacciatore si rifornisce).

La nostra personale sensazione è quella di una allarmante impotenza delle Forze dell’ordine di fronte a un gran numero di reati, che forse non fanno statististica ma che nell’opinone pubblica destano comunque forte allarme sociale. Va anche detto, semplificando, che con i pochi uomini e mezzi a disposizione Polizia, Carbinieri, Finanziari, ecc., fanno quello che possono, ma che una drastica sburocratizzazione e l’impiego di tutti gli effettivi per i compiti di istituto, e non dietro a una scrivania, renderebbe la macchina organizzativa certamente più efficiente.

Quelli appena menzionati sono soltanto dei piccoli esempi del perchè, spesso e volentieri, i dati forniti dal ministero e poi elaborati da chicchessia lasciano il tempo che trovano.  A nostro avviso, infatti, queste classifiche non dovrebbero suscitare inutili trionfalismi, soprattutto se si pensa a quanto accaduto di recente nella nostra provincia.

Come si può parlare, infatti, di provincia sicura dopo i morti ammazzati nel mondo agro-pastorale, i cui autori sono ancora impuniti? O per un delitto come quello del 18enne Manuel Careddu, commesso da ragazzi di 17 e 20 anni, ucciso per non saldare un debito per la cessione di sostanze stupefacenti?

L’ambiente dove il delitto è maturato può essere degradato finchè si vuole, ma le istituzioni non possono fornire, semplicisticamente, le motivazioni del perchè sia maturato l’episodio delittuoso, adducendo “l’alibi” del contesto familiare dove i ragazzi sono cresciuti.  Questo non basta per spiegare il proliferare, anche nella nostra provincia, di nuovi giovani “balentes”, pronti a uccidere per pochi spiccioli.

In estrema sintesi, episodi così efferati, visto il fallimento di famiglia, scuola e istituzioni in generale, dimostrano che non bisogna più tergiversare. Occorre rivoltare completamente il calzino, ripensare a un nuovo modello educativo e fornire tutti gli strumenti necessari perchè cambino i modelli di riferimento, affinchè una simile, aberrante vicenda non debba più ripetersi.

Il discorso ci porterebbe molto lontano, quindi rientriamo nel seminato per riportare, in poche battute, cosa hanno suggerito, in generale, al Sole 24 Ore questi dati.

Secondo il quotidiano, il volto della criminalità in Italia è cambiato. Il ladro “vecchio stampo” ha lasciato il posto al truffatore di nuova generazione. E mentre si conferma la contrazione di omicidi, furti e rapine, sono cresciuti in parallelo i reati a sfondo sessuale, i fenomeni di spaccio e gli incendi sul territorio.

Insomma, secondo il Sole 24 ore, le forme di criminalità più tradizionali, sembrano aver perso terreno. I furti, che come ogni anno rappresentano il grosso delle denunce pervenute (circa 1,27 milioni, più della metà sul totale), sono scesi ancora del 6% rispetto agli anni precedenti, in particolare quelli nelle abitazioni (meno 9%). A contribuire alla discesa sono diversi fattori: la diffusione di sistemi di allarme e videosorveglianza, che scoraggiano i malintenzionati; gli accordi territoriali tra le forze di Polizia; le reti tra commercianti e Prefetture, oppure la scarsa diffusione in alcune zone del Paese delle garanzie assicurative.  L’Ania (Associazione nazionale imprese assicuratrici), infatti, stima che poco più del 15% delle abitazioni italiane sia coperto da un’assicurazione per il furto. E solo in caso di copertura serve la copia della tempestiva denuncia per l’accertamento dei danni.

Sempre secondo quanto riporta il quotidiano economico che ha elaborato i dati del ministero dell’Interno, prosegue la diffusione dei reati a stampo economico: riciclaggio e impiego del denaro sporco, frodi informatiche e truffe “digitali” (se ne contano in media 450 ogni giorno), complici la scarsa competenza degli utenti di internet oppure l’obsolescenza dei sistemi operativi utilizzati.

Per quanto riguarda le criticità sul territorio, in base alla tipologia degli illeciti commessi emergono alcune criticità locali. Cagliari, ad esempio, è in testa per densità di reati legati agli stupefacenti, soprattutto spaccio e produzione di droga, e sempre Cagliari spicca per numero di denunce di violenze sessuali, sempre in rapporto ai residenti.

Queste le statistiche del Sole 24 Ore, secondo le quali Oristano è la città più sicura d’Italia. Per il sindaco, Andrea Lutzu, “…questa è una caratteristica storica, dove si registrano pochi fenomeni che siamo in grado di arginare subito”.  Se lo dice lui…

Il Partito dei Sardi copia il Movimento 5 Stelle e decide che per le “primarias” in vista delle regionali di febbraio si può votare anche online. “Questo – ha fatto sapere il comitato organizzativo del PdS – consentirà di partecipare anche ai cittadini che non dovessero essere raggiunti dalla macchina organizzativa tradizionale o che dovessero trovare disagevole recarsi il seggio. Per abilitare il voto in rete si sta definendo un accordo con una società specializzata in piattaforme telematiche elettorali, già accreditata presso il Garante per la privacy”. Un accordo funzionale a garantire alti requisiti di accessibilità, ma anche e soprattutto di segretezza del voto”. “Sappiamo che è un fatto nuovo e rivoluzionario  – ha scritto sul suo blog (www.sardegnaeliberta.it) il segretario del PdS, Paolo Maninchedda – e che richiederà uno sforzo logistico e finanziario notevole. Per questo chiediamo, a chi volesse farlo, di sostenerci anche con piccole donazioni”. Ovviamente – ha puntualizzato Maninchedda – , il voto non potrà essere ripetuto due volte”. L’elettore avrà a disposizione due schede: nella prima potrà dire se ritiene o meno che la Sardegna sia una nazione, nella seconda si indica il candidato governatore.

30 milioni di euro per supportare concretamente le imprese artigiane della Sardegna che vogliono investire, crescere e uscire dalla crisi. E’ questa la richiesta che Confartigianato Imprese Sardegna ha fatto pervenire ai consiglieri regionali che saranno impegnati nel dibattito sulla Finanziaria 2019. Questo anche alla luce dei dati sul sistema artigiano della Sardegna, appena diramati, che confermano come il tessuto imprenditoriale artigiano non sia distante da una auspicata ripartenza post crisi. “La nostra proposta è che alle oltre 35mila imprese artigiane, che offrono lavoro a oltre 100 mila persone e rappresentano il 22% dell’economia della Sardegna – hanno affermato Antonio Matzutzi e Stefano Mameli, presidente e segretario di Confartigianato Imprese Sardegna – possa essere destinato lo 0,36% della prossima Finanziaria regionale. Non chiediamo sussidi né tantomeno, assistenzialismo, ma incentivi concreti, affinché le micro, piccole e medie realtà sarde possano rafforzarsi, investire in tecnologia e formazione, creare nuova economia e assumere. Questo supporto non potrà che andare a incidere positivamente su tanti aspetti cruciali della nostra vita economica e sociale”. E gli ultimi dati, diramati ieri da InfoCamere-Movimprese, parlano chiaro. Nell’Isola il saldo delle imprese artigiane degli ultimi 9 mesi, tra aperture e chiusure, segna un meno 298, passando dalle 35.562 realtà del 1° gennaio 2018, per arrivare alle 35.264 del 30 settembre 2018. La situazione del terzo trimestre 2018 si registra, tutto sommato, stabile con una perdita di solo 7 unità, in parte dovuta anche a Oristano. L’Albo di questa città, da 2 anni, non riesce a registrare le imprese artigiane e quindi i dati finali risultano falsati. In leggera decrescita la provincia di Cagliari (163 aperture contro le 164 chiusure, per un totale di 13.405 aziende) mentre un sensibile balzo in avanti lo si registra a Nuoro +15 (113 aperture e 98 chiusure per un totale di 6.452) Sassari-Gallura con +8 (163 aperture e 155 chiusure, per un totale di 12.623. Come anticipato, particolare è la condizione che continua a registrarsi a Oristano (0 aperture e 30 chiusure per un totale di 2.784) che continua a falsare il dato finale. “Abbiamo apprezzato l’idea del consiglio regionale, attraverso la commissione speciale per l’Artigianato e Commercio, di concentrare attenzione sulle piccole imprese – hanno detto Matzutzi e Mameli- ma per risolvere questa problematica, abbiamo suggerito una adeguata dotazione risorse finanziarie. Se si crede realmente nel supporto che l’Artigianato e il Commercio possono dare alla Sardegna – questo è il momento per l’intero Consiglio Regionale di dimostrarlo con fatti concreti”.

Sabato 27 ottobre, alle 18, nell’Auditorium dell’Hospitalis Sancti Antoni, l’Istar presenta il volume: “Carta de Logu d’Arborea”, edizione critica a cura di Giulia Murgia. L’importante appuntamento culturale, grazie all’iniziativa dell’Istituto storico arborense e al prezioso lavoro di Giulia Murgia dell’Università di Cagliari, offrirà la possibilità di conoscere più a fondo il codice di leggi scritto in sardo-arborense, promulgato dalla giudicessa Eleonora alla fine del Trecento, a parziale aggiornamento della Carta de Logu emanata a suo tempo dal padre, il giudice Mariano IV. “Dopo un periodo di circolazione manoscritta del testo, di cui sopravvive un unico testimone (Biblioteca Universitaria di Cagliari), vede la luce, in una data imprecisata dell’ultimo ventennio del XV secolo, forse per volontà degli ufficiali viceregi, la prima edizione a stampa, conservatasi in due esemplari (Biblioteca Universitaria di Cagliari e Biblioteca Reale di Torino) – ha osservato Giulia Murgia -. La redazione della Carta de Logu tràdita dall’incunabolo è parzialmente differente rispetto a quella fino ad allora circolante: la fisionomia testuale risulta, infatti, sostanzialmente mutata sotto molti aspetti, a partire dall’integrazione del Codice rurale di Mariano IV. La Carta de Logu è fonte preziosa per la conoscenza della lingua sarda. Per tentare di definirne la fisionomia linguistica non è sufficiente constatare in essa il travaglio linguistico che caratterizza l’arborense medievale. Le strategie di elevazione del dettato e lo sforzo di elaborazione di una lingua sovramunicipale sono, infatti, un indizio rivelatore delle relazioni politico-culturali esistenti nella Sardegna medievale, e ci mostrano in filigrana le direttrici del progetto linguistico che presiede alla stesura di quel corpus normativo, nel quale il Giudicato arborense riconosce la propria identità”. Sabato, all’Hospitalis Sancti Antoni, la presentazione del volume sarà introdotta dai saluti del sindaco di Oristano Andrea Lutzu, dell’assessore alla Cultura Massimiliano Sanna e del presidente dell’Istar Maurizio Casu. Interverranno anche Giulio Paulis, Ignazio Putzu e Maurizio Virdis (tutti dell’Università di Cagliari) e sarà presente la curatrice dell’edizione Giulia Murgia (Università di Cagliari). I lavori saranno coordinati da Giampaolo Mele, direttore scientifico Istar e docente all’Università di Sassari. L’evento, oltre che nel cartellone comunale di “Oristanottobreventi”, è inserito anche nel 1° corso di aggiornamento Istar, “Storia e Cultura della Civiltà Arborense”, inaugurato a fine settembre con una conferenza di Giampaolo Mele, con una presenza record di insegnanti iscritti (107) provenienti dalle scuole di Oristano e provincia.

Le ludoteche comunali di Oristano nei prossimi giorni sospenderanno le attività per consentire al personale di svolgere i necessari atti amministrativi per l’avvio nel nuovo anno educativo. La ludoteca di San Nicola chiuderà il 25, 26, 29 ottobre e il 2 novembre. La ludoteca di via Satta (ex Torangius) chiuderà il 25, 26 e 29 ottobre. La ludoteca di Silì il 25 e 26 ottobre, emntre la ludoteca di Donigala chiuderà il 25 ottobre.

Giovedì 1° novembre, gli uffici comunali saranno chiusi per la festività di Tutti i Santi. Gli uffici saranno chiusi anche venerdì 2 novembre, Commemorazione dei defunti. Il provvedimento è stato assunto nell’ambito delle disposizioni sul contenimento della spesa pubblica. Saranno assicurati i servizi essenziali, in particolare quelli della Polizia locale e dello Stato civile.

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