Apr 30

Sui 100 milioni in più richiesti dai Dem per la sanità, botta e risposta tra Franco Meloni e Pd.

Ieri, su l’Unione Sarda, un editoriale sulla sanità di Franco Meloni, ex dirigente sanitario ed espertissimo del settore, dal titolo “Arrivati ieri da Marte”, ha suscitato una marea di polemiche, soprattutto tra le fila del Pd, che ha oggi replicato.

Per chi vuole saperne di più, proponiamo quanto riportato su l’Unione Sarda da Franco Meloni, e la risposta odierna del Gruppo Pd Sardegna.

Editoriale Franco Meloni:

“Nei giorni scorsi il gruppo consiliare del Pd in Consiglio Regionale ha rilasciato un documento sul tema della sanità che definire allarmistico è un eufemismo. Viste le condizioni in cui versa il Servizio sanitario regionale l’allarme è pienamente condivisibile, ma quello che stupisce è l’attacco aperto – anche se non dichiarato – alla presidente Todde e alla sua gestione della sanità.

Arrivati giusto ieri da Marte, i consiglieri del Pd ci fanno sapere, preoccupatissimi, che in Sardegna mancano circa 500 medici di famiglia, che 270.000 sardi hanno rinunciato alle cure e che manca quasi la metà dei medici nelle postazioni del 118. Poi, in un puntiglioso elenco delle emergenze si fanno prendere dalla foga e paventano addirittura la perdita di “miliardi” di fondi europei per la mancata chiusura dei cantieri del PNRR: mi piacerebbe molto che alla Sardegna fossero stati assegnati “miliardi” di euro di fondi PNRR per la sanità ma purtroppo non è così. Sono a rischio milioni, e questo è gravissimo, ma non miliardi.

Ma al di là degli strafalcioni contabili, la situazione viene fotografata con assoluta sincerità, senza indulgenze verso nessuno: liste d’attesa inaccettabili, pronti soccorso intasati, 118 a rischio smantellamento, medici di famiglia introvabili, servizio di eliambulanza a rischio e via elencando. Tutto giusto ma individuata la diagnosi non viene indicato l’agente patogeno: chi ha provocato la malattia così ben descritta dal gruppo Pd?

Nonostante il documento dica che “non è tempo di strumentalizzazioni o di scaricamento di colpe” a me sembra che il senso sia chiarissimo, non potendo più incolpare Solinas, la colpa è di chi in questi due anni e rotti ha gestito la baracca, cioè 5 stelle e Alessandra Todde.

In tempi di parlamentarismo sarebbe già scoccata per la presidente l’ora del doloroso addio alla poltrona di villa Devoto, ma siccome impera il presidenzialismo il Pd si lamenta, protesta, dibatte, proclama e poi – per dirla con Fabrizio De André – getta la spugna con gran dignità. Pazienza, sappiamo tutti che così è la politica, talvolta bisogna star zitti e subire, anche chi scrive ne ha fatto esperienza e perciò non si gettano croci addosso a nessuno.

Quello che non può però essere fatto passare sotto silenzio è la comoda via d’uscita indicata nel documento, bisogna mettere 100 milioni in più nella sanità. Cento milioni per fare cosa, di grazia? Sareste così cortesi da dire ai sardi come 100 ulteriori milioni dei loro soldi potrebbero realmente giovare al SSR?

Ma, ignorando per il momento eventuali vincoli normativi, proviamo a vedere che fare con i 100 milioni richiesti a gran voce dal gruppo Pd. Con 100 milioni in più si potrebbero aumentare i compensi dei medici di famiglia, direbbe qualcuno, e questo convincerebbe alcuni medici che altrimenti andrebbero a lavorare in ospedale: bene, così avremmo i medici di famiglia ma non avremmo quelli ospedalieri, visto che il problema è proprio la carenza dei medici in assoluto. Questo non si può fare, quindi.

Oppure con i 100 milioni potremmo pagare di più i medici e attrarli da altre regioni, ma questo provocherebbe una guerra tra poveri perché anche le altre regioni reagirebbero allo stesso modo e molte di esse sono immensamente più ricche della Sardegna. Neppure questo si può fare, direi.

Allora proviamo ad usarli per abbattere le liste d’attesa ma qui bisognerebbe prima studiare (e in questi due anni si poteva fare, senza neppure bisogno di 100 milioni) se la domanda di prestazioni attuale è strutturale o episodica. Non ho dati precisi ma ad occhio direi che è almeno in buona parte strutturale e quindi bisogna prepararsi a farvi fronte in maniera permanente.

Allora i cento milioni dovrebbero essere anch’essi stabili, o almeno per un triennio. Faccio un esempio, se abbiamo bisogno di fare un tot di esami TAC in più ogni anno, dobbiamo comprare e far funzionare un numero adeguato di macchine per soddisfare la richiesta: ma nessuno, pubblico o privato che sia, compra una macchina (e assume il relativo personale) se sa che dopo un anno non avrà più i fondi per pagarla e per farla funzionare. Allora i 100 milioni sono una tantum o strutturali? Insomma, un pasticcio confuso il cui unico intento sembra quello di sparare sul conducente. Mai avrei pensato di dover difendere Alessandra Todde. Proprio io. (Franco Meloni, ex dirigente sanitario ).

Ed ecco la replica del Pd:

“L’editoriale di Franco Meloni su “L’Unione Sarda” interpreta la richiesta di 100 milioni avanzata dal Gruppo Consiliare del Partito Democratico come una proposta di risorse aggiuntive per espandere l’azione del Sistema Sanitario Regionale, e su questa premessa costruisce le tre simulazioni critiche che lo portano a parlare di “pasticcio confuso”.

La premessa non regge alla verifica.

La Corte dei Conti, nei giudizi di parifica del rendiconto regionale e nella Relazione al Parlamento 2025, ha certificato per la sanità sarda la peggiore perdita d’esercizio d’Italia nel 2023, pari a –191,77 milioni di euro; un disavanzo 2024 risalito a –365,4 milioni con un peggioramento del 39,6% rispetto all’anno precedente; una copertura LEA straordinaria di 126,4 milioni nel 2024 senza la quale la gestione ordinaria sarebbe rimasta in deficit: il frutto delle scelte della giunta del Centrodestra.

A questi disavanzi si aggiungono la mobilità sanitaria passiva, che pesa per oltre 100 milioni l’anno sul bilancio regionale; lo scostamento di 183 milioni rispetto al tetto di legge sulla spesa farmaceutica per acquisti diretti; il costo annuo del sistema dei medici gettonisti, stimato tra 24 e 45 milioni, che dovrà essere sostituito con assunzioni dirette dal 1° luglio 2026; il deficit di copertura della specialistica ambulatoriale, pari all’11% rispetto al fabbisogno ARES.

La richiesta di 100 milioni del Gruppo PD, formulata alla luce dei dati emersi nella Relazione informativa, è una variazione di bilancio urgente sul modello della manovra Covid del 2020, finalizzata a ripristinare la capacità operativa delle Aziende Sanitarie Locali e a garantire la continuità dei servizi essenziali nel periodo critico convergente sul 30 giugno 2026 — scadenza dei target PNRR Case di Comunità e cessazione dei contratti con i medici gettonisti.

La cifra è coerente con l’ordine di grandezza del fabbisogno strutturale: è la metà della perdita d’esercizio 2023 e meno di un terzo del disavanzo 2024 certificato dalla Corte dei Conti. Non sono cento milioni per fare di più: sono cento milioni per non smettere di fare.

Coloro che oggi salgono sul pulpito per giudicare e condannare, hanno scientemente concentrato i medici nei due poli principali svuotando i territori, da Nuoro a Olbia, da Oristano al Sulcis. Ci hanno messo un attimo a distruggere la rete di assistenza periferica, e ora ci vorranno anni per restituire efficienza e dignità a queste aree che sono state deliberatamente impoverite dal loro modello.

Invece di tentare maldestre difese d’ufficio nascondendo la polvere sotto il tappeto i Riformatori e i responsabili del disastro degli ultimi cinque anni dovrebbero chiedere scusa ai sardi.

Noi stiamo lavorando con la presidente Todde per salvare la sanità pubblica dal baratro in cui l’hanno condotta”. (Gruppo Pd Sardegna).

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