Gli errori tecnici di Gravina, il dirigente che ha mancato due Mondiali su tre (di L.Vendemiale).

Per la terza volta consecutiva l’Italia non andrà ai mondiali, e tra i maggiori responsabili addetti ai lavori e non hanno individuato il presidente della Figc, Gabriele Gravina.
A buttare ulteriore legna sul fuoco, come se non bastasse la debacle, sono state le parole del massimo dirigente della Figc nel post partita. Alla domanda “Perché l’Italia vince in tutti gli sport e non nel calcio?”, Gravina ha risposto in maniera sconcertante: “Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici, facciamo rapporti su basi di equità. Gli altri sono sport di Stato, come quelli invernali: tolta Arianna Fontana, sono tutti dipendenti dello Stato”. Risposta che ha scatenato un autentico putiferio da parte dei protagonisti delle altre discipline, molte delle quali hanno dato e continuano a dare con i loro successi lustro al nostro Paese, e di tantissimi semplici cittadini, che hanno addirittura parlato di delirio del presidente Figc.
Sugli errori di Gravina, che da quando è alla guida della Figc ha fallito due qualificazioni mondiali, pubblichiamo un articolo di Lorenzo Vendemiale, giornalista de “il fatto Quotidiano”.
“Valutiamo il presidente Figc per il suo operato come dirigente: ha sbagliato a confermare Mancini dopo il primo disastro con la Macedonia, ha sbagliato a esonerare tardivamente Spalletti, e ha completato la sequenza di errori affidandosi al trio Buffon-Gattuso-Bonucci.
Inchiodato alla poltrona. Inamovibile grazie alla rete di alleanze e relazioni che ha costruito per blindare il suo potere. Gabriele Gravina, presidente della Figc e responsabile n.1 dello sfacelo del nostro calcio, non si dimette. Scaricherà il barile da perfetto italiano.
Dirà – come ha già detto in passato – che non è colpa sua se un giocatore sbaglia un calcio di rigore decisivo o si fa espellere, che non ci va lui in campo, e che un presidente si giudica non dal risultato di una partita ma per il suo operato. E allora Gabriele Gravina valutiamolo da dirigente, da responsabile del Club Italia, la struttura che sovrintende alla gestione di tutte le nazionali, e per cui si è auto-attribuito un maxi stipendio che, come rivelato dal Fatto e poi confermato dalle inchieste giudiziarie, sfiora la modica cifra di 250mila euro l’anno.
Nel 2021 vince fortunosamente gli Europei, stelletta che non ha esitato ad appuntarsi sul petto, nonostante fosse merito dell’epopea della squadra di Roberto Mancini, l’unico ct che ha fatto bene sulla panchina dell’Italia sotto la sua gestione, che però è anche l’unico che non ha scelto lui (fu nominato sotto il commissariamento del Coni di Malagò, voluto da Costacurta).
Nel 2022, dopo l’incredibile mancata qualificazione ai Mondiali contro la Macedonia del Nord, fu Gravina a confermare contro ogni logica e buon senso Mancini, con il solo file di blindare la sua poltrona (perché l’esonero del ct avrebbe innescato un effetto domino che rischiava di travolgere anche lui). Una scelta sciagurata che ci portiamo dietro e paghiamo ancora oggi: fu infatti quella la premessa del ciclo negativo che è seguito, con Mancini fuggito in piena estate in Arabia, e la nomina a furor di popolo di Spalletti, che però si è rivelata poi sul campo infelice.
Altro bivio e altro errore nell’estate del 2024. Dopo la figuraccia agli Europei e l’umiliazione negli ottavi contro la Svizzera, fu sempre Gravina a confermare nuovamente Spalletti, sempre con il solito intento (proteggere se stesso). Eppure, era evidente a tutti che il tecnico di Certaldo da ct non funzionava proprio, non aveva legato con i senatori del gruppo e continuava a schierare formazioni senza né capo né coda.
L’eliminazione di oggi in fondo nasce da lì: è quella la nazionale che si presenta contro la Norvegia e rimedia lo 0-3 che compromette l’intero girone di qualificazione, al punto che – quando persino gli spareggi cominciano a sembrare a rischio – Gravina è costretto ad intervenire per esonerare tardivamente Spalletti.
In quel momento avremmo potuto ancora salvarci, perché in fondo c’erano i playoff, a cui sapevamo avremmo incontrato avversarie abbordabili (come poi in effetti è stato). Ma Gravina scelse di delegare la nomina del nuovo ct – quello che si sarebbe giocato la partita della vita – a Gigi Buffon, uno che fuori dal campo non ha alcun tipo di competenza, che ci ha portato il suo sodale Bonucci (altra cima) e in panchina Ringhio Gattuso. Una triade di figurine, scelte appositamente per fare da capri espiatori davanti all’opinione pubblica, confidando nella loro popolarità di campioni del mondo.
Un allenatore mediocre, con un palmares di esoneri, finito in un campionato estero di terza fascia (la sua ultima esperienza era stata all’Hajduk Spalato in Croazia), messo alla guida della nazionale, a cui ovviamente non è riuscito a dare alcuna idea o identità di gioco, fino all’eliminazione di ieri contro la Bosnia, quasi inevitabile.
Questi sono i risultati del presidente della Figc: il suo fallimento è anche e prima di tutto tecnico. Con una sfilza del genere di errori, spiegabile solo con incompetenza o proprio malafede, qualsiasi altro dirigente sarebbe già stato da tempo licenziato. Appunto: chi lo caccia Gabriele Gravina?”. (di Lorenzo Vendemiale, X: @lVendemiale, da ilfattoquotdiano.it).

Claudio Gentile, il ct dimenticato: “Quando non ti sottometti, il sistema non ti protegge”.
Storico difensore, campione del mondo 1982, Gentile è sparito dai radar, dopo i successi con l’Under 21, nel 2004: “Non accettavo le intromissioni. Oggi sarei disposto a tornare per dare una mano, ma a una condizione: decido io”.
“Claudio Gentile, 72 anni, campione del mondo 1982, ex storico difensore di Juventus, Fiorentina, Varese e Piacenza, è uno degli uomini che ha pagato, nel calcio, l’integrità e la mancanza di “padrini”. Alla guida dell’Under 21, vinse il titolo europeo 2004 e nello stesso anno con l’Olimpica conquistò il bronzo ad Atene. Nel 2006, dopo il terremoto Calciopoli, si trovò a un passo dalla panchina della Nazionale, dopo l’addio di Marcello Lippi. “Fui ct per un giorno, quello dopo la nomina fu bloccata, quarantotto ore e mi ritrovai fuori”. Da allora, tranne un intermezzo nel Sion, in Svizzera, nel 2014, non ha più lavorato.
– Dimenticato?
Beh quello che accadde nel 2006 stroncò la mia carriera di allenatore.
– Che cosa non andava bene in Gentile?
Non accettavo le intromissioni di chi mi voleva condizionare nelle scelte dei giocatori. Rivendicavo la mia autonomia decisionale.
– Scomodo.
Quando non ti sottometti al potere e il sistema non ti protegge, paghi il conto della tua indipendenza.
– Che idea si è fatto di questa terza stroncatura mondiale?
Questa è la peggiore in assoluto. Provocherà danni profondi. Il nostro calcio va ripensato in profondità, a partire dai settori giovanili. La nostra è soprattutto una bocciatura tecnica.
– Tradotto?
Eravamo una nazione di difensori e ora becchiamo gol in tutti i modi. La zona è un grande equivoco ed è diventata quasi un alibi: quando un giocatore attacca, devi aggredirlo e togliergli spazio. Devi contrastare i suoi movimenti. Io facevo così. Poi nessuno prova mai a saltare l’avversario. Si procede per linee di passaggi, a ritmo lento. Gli altri corrono e noi camminiamo.
– Nessuno si dimette, tutti attaccati alle poltrone.
Quando si fallisce la qualificazione al campionato mondiale, in una nazione come l’Italia quattro volte campione, bisogna avere la dignità di farsi da parte. Un tempo succedeva. Oggi non so davvero che dire. Non è uno spettacolo di cui essere fieri.
– Le linee da seguire per ripartire?
Riportare la tecnica al centro dell’attività nei settori giovanili e le competenze da parte di chi dirige.
– C’è poca fiducia nei giovani, anche nel calcio siamo un paese per vecchi.
Uno dei problemi è il sovrannumero di stranieri che toglie lo spazio ai ragazzi italiani, anche nelle squadre Primavera. Bisogna intervenire in qualche modo per proteggere il nostro calcio come accade in altre nazioni.
– Lei sarebbe disposto a tornare in pista?
Se mi venisse chiesto, sarei lieto di dare una mano, ma a una condizione: decido io.
– Il calcio fa parte della cultura nazionalpopolare italiana: fa male vederlo ridotto così.
All’estero è un’umiliazione. Vivo a Como e spesso vado a trovare qualche amico in Svizzera. Mi prendono in giro. “Siete diventati come l’Uganda”. E ridono”. (di Stefano Boldrini, ilfattoquotidiano.it).

Negli ultimi giorni si è registrato in Sardegna un significativo incremento delle esercitazioni militari aeree. Un incremento che ha creato gravi ricadute sulle attività agricole del Medio Campidano. Per questo motivo, Sinistra Futura ha depositato una interpellanza in consiglio regionale per sollevare un problema che chiede interventi e verifiche urgenti. “Come evidenzia il Centro Studi Agricoli, tante segnalazioni sono arrivate dagli allevatori operanti nelle aree di Marina di Arbus, Sant’Antonio di Santadi e Pistis: forte stress e disorientamento nel bestiame, e calo del 20% della produzione di latte (con conseguente danno economico). La Sardegna continua, quindi, a subire l’impatto delle esercitazioni sui propri territori. È importante che la Regione non faccia correre questi fatti: per questo motivo chiediamo che si possano trovare le migliori soluzioni per tutelare le aziende agricole sarde”, commenta il capogruppo Luca Pizzuto. Sinistra Futura ribadisce la necessità di aprire un confronto serio e pubblico sul tema, visto che la Sardegna continua a sopportare un carico sproporzionato di attività militari rispetto al resto del Paese. “Una condizione che non può più essere considerata normale né inevitabile, e che crea disagi in tutti i territori. L’interpellanza rappresenta così uno strumento utile per consolidare un’azione di governo regionale attenta, responsabile e orientata all’interesse generale. Il nostro impegno ci impone di non sottovalutare le preoccupazioni che arrivano dai territori – aggiunge Pizzuto -. Vogliamo garantire ai cittadini il massimo livello di informazione e sicurezza, nel rispetto delle prerogative istituzionali ma anche dei diritti delle comunità locali”.

Gli agenti del Nucleo ambientale della Polizia Locale di Oristano questa mattina hanno individuato una discarica abusiva di rifiuti a Torre Grande, in via Bottego, nei pressi dell’Hotel Lido Beach, a pochi metri dalla pineta. Nel corso dell’intervento sono stati rinvenuti diversi materiali riconducibili a lavorazioni edili, tra cui teli frangivento, sacchetti di calce, vasi in plastica per fiori e, in particolare, l’elemento terminale di una canna fumaria in cemento-amianto, rifiuto che richiede specifiche procedure di smaltimento per la tutela della salute pubblica e dell’ambiente. La Polizia locale sta svolgendo le indagini per risalire agli autori nei confronti dei quali sarà presentata denuncia alle autorità competenti. A seguito della segnalazione, il Nucleo ambientale della Polizia Locale di Oristano e l’Assessorato all’Ambiente del Comune di Oristano ha disposto l’immediata rimozione dei rifiuti e la bonifica dell’area interessata, al fine di ripristinare le condizioni di sicurezza e decoro. L’Amministrazione comunale ricorda che l’abbandono incontrollato dei rifiuti è un comportamento illecito che danneggia l’ambiente e il territorio, e invita i cittadini a collaborare segnalando eventuali situazioni analoghe e utilizzando correttamente i servizi di raccolta e smaltimento.

Nuove tensioni tra i Vigili del fuoco del Comando provinciale di Oristano. Il sindacato autonomo Conapo ha preannunciato lo stato di agitazione del personale operativo per le criticità che interessano il distaccamento di Abbasanta. Problemi che, secondo il sindacato, vanno avanti da mesi e che sarebbero stati già segnalati al comandante provinciale, l’ingegner Angelo Ambrosio, a partire dallo scorso dicembre. “Tra le problematiche principali ed urgenti viene evidenziata – denuncia il segretario provinciale del sindacato, Giuseppe Mellai -, la mancanza dell’acqua calda sanitaria nei servizi per il personale operativo dei Vigili del fuoco e per il servizio della mensa obbligatoria. Una situazione che incide direttamente sulle condizioni di lavoro, con ricadute anche sul piano del decoro, dell’igiene e della sicurezza della struttura”. La nota è stata trasmessa anche al direttore regionale, all’Ufficio relazioni sindacali del Dipartimento e alla segreteria nazionale del sindacato. In assenza di pronunciamento dell’amministrazione sulle criticità già segnalate, la Segreteria provinciale Conapo di Oristano dichiarerà lo stato di agitazione del personale. (Elia Sanna, Web news Sardegna – Telegram).
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