Referendum giustizia, stravince il NO: dagli italiani un ceffone per Meloni e centrodestra.

Una vittoria quella del NO che non ammette repliche, tanto è stata schiacciante, con il 53,74% degli italiani (oltre 14.450.000) che hanno bocciato la “schiforma” del governo Meloni.
E per la prima volta in questa legislatura hanno assestato un evidente, sonoro ceffone alla premier, Nordio e a tutto il centrodestra (i Sì si sono fermati al 46,26%), che suona come un segnale politico forte e un campanello d’allarme per il governo.
Anche in Sardegna la vittoria è stata netta, con i NO che hanno ottenuto il 59,5% contro il 40,5% del Sì. Il NO ha prevalso in provincia di Oristano con il 56,9%, in quella di Cagliari 59,1%, Sassari 61,5%, Nuoro 64,4%. Nelle città capoluogo, a Oristano il NO ha vinto con il 57,7%, Cagliari 61%, Nuoro 69,4%, Sassari 63,7%.
“Alla fine a salvare la Costituzione non sono stati i partiti politici, non sono stati i palazzi del potere, ma sono stati gli italiani. Gli italiani che non si sono fatti distrarre dal rumore di fondo, dalla propaganda, dalle parole che venivano ripetute ogni sera in televisione. Gli italiani che hanno capito che alla base di ogni democrazia c’è un principio semplice: non ci può essere potere senza controllo. Il Fatto Quotidiano da sempre è stato schierato con la Costituzione, l’ha difesa. Proprio per questo motivo, non si può essere in balìa delle maggioranze di turno. Ci sono dei principi più alti che non possono essere riscritti da Carlo Nordio, quando invece sono stati scritti da personaggi come Costantino Mortati o Pietro Calamandrei. E qui arriviamo al punto: volevano le mani libere. Questo sarebbe stato il primo passo per poter occupare totalmente il potere senza che nessuno potesse dire state violando la legge. E allora hanno vinto gli italiani, anzi ha vinto la nazione. Lo spirito di questo popolo che è un popolo che ha 1000 difetti ma che riesce ancora a distinguere il giusto dallo sbagliato, il bene dal male. I principi contenuti nella Carta sono dei principi che non possono essere superati dal tempo. La magistratura deve rimanere indipendente. I pubblici ministeri devono poter indagare su chiunque. La legge deve essere uguale per tutti. Perché? Perché le maggioranze cambiano. Oggi governa uno, domani governa l’altro. Ma la cosa pubblica resta una cosa sola. I soldi che vengono spesi per la cosa pubblica sono i soldi di tutti gli italiani, di chi ha votato la maggioranza o di chi ha votato un’altra. E allora bisogna garantirli. E poi bisogna soprattutto garantire ai nostri figli la possibilità di dare il buon esempio. Ci sono comportamenti che non sono accettabili. Chiunque li commetta, qualunque casacca abbia addosso, di qualunque colore politico. E allora questa Costituzione può essere il nostro faro, perché la giustizia è davvero la cosa su cui si basa uno Stato che funziona ed è democratico. Perché dà anche a chi è più povero, a chi non è potente, la garanzia di essere protetto dai soprusi. (Peter Gomez, direttore ilfattoquotidiano.it)
“La vittoria del NO al referendum – ha detto il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri – rappresenta un segnale forte e chiaro: la società civile è viva, attenta e pronta a mobilitarsi quando sono in gioco principi fondamentali. È stata una scelta consapevole, in difesa della Costituzione e dell’equilibrio delle istituzioni. Non è un rifiuto al cambiamento, ma di un metodo. La giustizia ha bisogno di riforme serie, capaci di ridurre i tempi dei processi e migliorarne il funzionamento, garantendo efficienza senza sacrificare le garanzie. Le riforme sono necessarie, ma vanno costruite con responsabilità e rispetto dei diritti”.
“Quella odierna è una grande vittoria della democrazia. Non soltanto per l’esito del voto, ma per lo straordinario impegno che lo ha preceduto”. Lo scrive, in una nota, l’associazione Giuristi Democratici. “Quando quindici cittadini hanno avviato la raccolta firme per chiedere il referendum, in molti pensavano che sarebbe stata una battaglia simbolica, difficile, forse impossibile. In poco più un mese, invece, centinaia di migliaia di persone hanno firmato, permettendo al popolo di esprimersi sul quesito corretto. Questo è già, di per sé, un fatto straordinario. Il governo aveva ritenuto che fosse facile intervenire sulla Costituzione. Ma la Costituzione non è della maggioranza di governo: la Costituzione è del popolo. È il bene comune che tiene insieme tutti, maggioranza e opposizione, forze politiche e cittadini che non fanno politica, persone lontane tra loro per idee e convinzioni ma unite da un patto fondamentale. Il primo insegnamento che viene da questo referendum, e che vale per questo governo e per tutti quelli che verranno, di destra o di sinistra, è semplice: la Costituzione non si cambia senza il popolo. Non si cambia come un ladro che viene nella notte, senza farsi notare, ma si cambia, se proprio necessario, convincendo tutti”.
“Il risultato mi sembra chiaro, anzitutto larghissima partecipazione e chiara sonora vittoria del NO, questo ci rallegra molto. L’impegno è stato enorme del M5S e di altre forze progressiste del Paese”. Così il presidente M5S Giuseppe Conte ha commentato i dati dello spoglio delle urne sul referendum della giustizia. “Questo risultato sottolinea la grande rimonta perché fino a qualche mese fa il Sì era dato in netto vantaggio – ha proseguito Conte -. Ora si apre una nuova stagione, una nuova primavera politica dove i cittadini sono protagonisti, vogliono voltare pagina e chiedono una nuova politica, più attenta alle persone e meno a tutelare i politici dalle inchieste. Il M5S ha tutto il diritto di interpretare da protagonista questa nuova primavera e la richiesta di voltare pagina che arriva da parte dei cittadini. Ringrazio anche, per il grande apporto che hanno dato, alcuni campioni dell’antimafia che sono a noi cari: gli italiani hanno creduto più in De Raho e Scarpinato che in Delmastro e Santanchè. Da questo punto di vista invito il governo a mandare a casa i vari ministri e sottosegretari che stanno facendo un grande danno d’immagine, anche a livello di internazionale, al Paese. Non è assolutamente accettabile che sia ancora al suo posto il sottosegretario Delmastro che è in affari con la mafia”.
“Abbiamo vinto, c’è una maggioranza del paese che ha fermato una riforma sbagliata. Una vittoria che è ancora più bella perché partivamo da una sconfitta annunciata. E invece abbiamo ribaltato quell’esito. Tra le nuove generazioni, tra i 18 e i 34 anni, il NO ha vinto col 61%. I giovani hanno fatto la differenza e l’hanno fatta nonostante gli sia stato sottratto il diritto a votare fuorisede”. Così Elly Schlein ha commentato la vittoria al Referendum, sottolineando che “…ci sono più elettori di destra che hanno votato NO che non il contrario. È stato un NO a una riforma sbagliata e dannosa, ma penso sia stato un NO all’arroganza del governo che voleva cambiare la Costituzione da solo, che ha blindato una riforma senza accettare che venisse cambiata nemmeno una virgola. E’ stato messaggio politico chiaro a Meloni e al governo, che ora devono fare ciò che hanno smesso di fare, ascoltare il paese, e le vere priorità. Questo voto è anche un messaggio per noi – ha concluso Schlein – gli italiani difendono la propria costituzione antifascista e vogliono una politica che la rispetti e la attui, non che la stravolga. Col voto di oggi il paese chiede anche un’alternativa, e noi abbiamo la responsabilità di organizzare questa speranza”.
Maurizio Landini, insieme a Rosy Bindi e a Giovanni Bachelet, presidente del Comitato Società Civile per il NO, ha atteso i risultati che hanno certificato la vittoria del NO al Referendum sulla riforma della Giustizia. “È un paese che dice in modo molto chiaro che la Costituzione non va né stravolta né cambiata, ma va applicata in tutte le sue parti e credo che questo sia un messaggio di unità del Paese che chiede di rimettere al centro i bisogni delle persone”, ha commentato Landini, sottolineando che, oltre alla difesa della magistratura c’è stata “…la richiesta di una diversa politica economica e sociale che rimette al centro il lavoro”. Il leader della Cgil ha continuato: “Questo vuol dire anche che non solo bisogna discutere in parlamento ma anche con le parti sociali, e siccome questo governo ha avuto un atteggiamento autoritario, il messaggio che arriva è che chi governa non deve comandare ma rispettare le regole”.
La destra ha accolto con gelo la sconfitta al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. A pochi minuti dalla diffusione dei risultati, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha diffuso un videomessaggio: “Rispettiamo la decisione degli italiani, andremo avanti”. Poco dopo è intervenuto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio: “Prendo atto. Non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico”. Ancora più cauti i capigruppo di Camera e Senato e molti parlamentari destrorsi. “La nostra agenda parlamentare non cambia”, ha detto il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami. E il collega al Senato, Lucio Malan: “Noi non abbiamo nulla da rimproverarci, abbiamo mantenuto un impegno con gli elettori”. Silenzio totale dal Carroccio, mentre il leader Matteo Salvini è in trasferta da Orban in Ungheria.
La vittoria del NO al Referendum relativo alla riforma della Giustizia trova ampio spazio sui media internazionali. La chiave di lettura comune è che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, esca “indebolita” dall’esito delle urne. “La sconfitta al referendum rende Meloni più vulnerabile politicamente”, scrive il Guardian, mentre il Financial Times parla di “sonora battuta d’arresto” per la premier e il governo. Politico mette in luce come la sconfitta al referendum “indebolisce” la posizione politica di Meloni, “soprattutto in vista delle elezioni generali previste entro la fine del prossimo anno”. Un’analisi condivisa pure da Libération. Il quotidiano francese sottolinea come la presidente del Consiglio abbia annunciato che, in ogni caso, “resterà al suo posto”. In Germania Der Spiegel parla di “pesante sconfitta” e di una premier “delusa” in quanto la sua “controversa” riforma della giustizia è stata bocciata in una consultazione referendaria con un’affluenza alle urne “degna di nota”. El Pais infine mette in luce come la vittoria del No al referendum sia “la prima sconfitta elettorale in tre anni” di Giorgia Meloni. Un segnale “di stanchezza senza precedenti in vista delle elezioni generali del 2027″, conclude il giornale spagnolo. (da ilfattoquotidiano.it).
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