Feb 28

Todde sul 41bis: “A settembre il ministro Nordio ci ha detto che nulla era deciso”.

“L’intervento del ministro Nordio lo definisco avvilente. Avvilente perché noi ci siamo incontrati a settembre, e non ero sola, ero col mio segretario generale e col responsabile della nostra avvocatura, e lui ci ha detto testualmente che niente era deciso e che le cose dovevano essere ancora portate avanti.

Oggi invece scopriamo che è un piano che viene da lontano, che ci sono decisioni già prese, che è un piano che è stato costruito ad arte, negato anche ad arte, e che in questo momento sembra già deciso”.

Lo ha detto, la presidente della Regione, Alessandra Todde, a margine della mobilitazione di piazza, oggi, a Cagliari, replicando alla risposta scritta data dal ministro della Giustizia ai parlamentari del M5S sull’arrivo dei detenuti del 41 bis in Sardegna in tre carceri dedicate ad hoc.

“Noi diciamo che non ci stiamo, sia perché abbiamo combattuto per avere un articolo nella Costituzione sull’insularità, che non ha certo questo come attuazione. Noi vogliamo essere avvantaggiati dall’insularità, non penalizzati con un’ennesima servitù – ha aggiunto Todde -. E credo che questa piazza debba servire, con serenità, non per essere contro, ma per dire che noi vogliamo una Sardegna diversa, che vogliamo rispetto, e sicuramente non è questo tipo di decisioni che ci possano aiutare”.

Ma cosa ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio sul 41bis in Sardegna? “Sull’arrivo dei detenuti al 41 bis in Sardegna – ha precisato Nordio, con una risposta scritta a un’interrogazione dei senatori del M5S, Sabrina Licheri ed Ettore Licheri – il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria aveva avviato, già dal 2011, interlocuzioni istituzionali, con un coinvolgimento del territorio già attivato negli anni, e l’attuale assetto non costituisce una scelta improvvisa o priva di fondamento programmatico. Si evidenzia che si tratta, peraltro, di un piano di razionalizzazione nazionale dei circuiti detentivi che coinvolge diverse regioni, non soltanto la Sardegna. La presenza in Sardegna di sezioni 41-bis a Nuoro e Sassari, così come quella di sezioni analoghe in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Abruzzo, Lazio e Umbria, conferma un disegno coerente e non episodico dell’Amministrazione. La riorganizzazione della Casa circondariale di Nuoro – ha aggiunto Nordio – comporterà una riduzione della capienza complessiva da 378 a 110 posti, determinando un impatto positivo sul sistema sanitario regionale, anche in relazione al rapporto tra popolazione ristretta e popolazione residente. Si richiama, altresì, che con nota del 20 maggio 2014 il Dap aveva già provveduto a comunicare alla presidenza della Regione Autonoma della Sardegna l’apertura dell’istituto penitenziario di Cagliari-Uta nell’ambito della definizione del circuito regionale ai sensi dell’art. 115 del d.P.R. n. 230/2000, precisando in tale occasione che l’istituto sarebbe stato dotato di una sezione destinata a detenuti sottoposti al regime speciale di cui all’art. 41-bis, con 92 posti complessivi, analogamente alla Casa circondariale di Sassari”.

Alla dichiarazione di Nordio hanno risposto, scendendo in piazza, a Cagliari, centoventi sindaci, i tre sindacati principali, parlamentari del centrosinistra (Silvio Lai e Marco Meloni del Pd, Francesca Ghirra di Avs, Sabrina Licheri di M5S), consiglieri regionali, assessori, e tantissimi cittadini. Questa mattina, in piazza Palazzo, per la manifestazione indetta dalla presidente della Regione, Alessandra Todde, contro il piano del Governo per trasferire oltre un terzo dei detenuti in regime di 41 bis nell’isola in tre carceri sarde, c’erano circa duemila persone. Sul palco si sono alternati gli interventi di associazioni, movimenti e sindacati, che hanno chiarito le motivazioni del NO alla concentrazione di boss mafiosi: dalla gestione della giustizia a quella sanitaria, passando per il rischio infiltrazioni nei territori che li ospiteranno. “Non vogliamo essere penalizzati con un’ennesima servitù – ha sottolineato la presidente Todde -. E credo che questa piazza debba servire, non per essere contro, ma per dire che vogliamo una Sardegna diversa, che vogliamo rispetto per i sardi. Questa piazza è importante anche per sostenere le iniziative parlamentari. Noi vogliamo togliere dall’articolo 41-bis la preferenza per le aree insulari, perché è una discriminazione che va contro quello che noi abbiamo scritto in Costituzione. “Vengono in Sardegna – ha aggiunto Todde – per fare la campagna per il referendum e non si siedono a un tavolo istituzionale. Questo non è rispetto, e noi vogliamo rispetto”. “Come abbiamo già detto in consiglio regionale, approvando un ordine del giorno a larghissima maggioranza – ha sostenuto il presidente del consiglio regionale, Piero Comandini -, noi rigettiamo al mittente questa proposta, che non è soltanto una proposta di numeri, ma è una strategia del Governo nazionale di trasferire nell’Isola anche altri detenuti sottoposti a massima sicurezza. Noi non vogliamo assolutamente sottrarci dal senso di responsabilità di contribuire alla sicurezza dello Stato, alla legalità, al contrasto alle mafie, però non vogliamo essere messi di fronte a fatti compiuti”.

“Sono passati 1.680 giorni da quel terribile luglio 2021, quando l’incendio del Montiferru e della Planargia, una delle ondate più violente della furia del fuoco nella storia moderna dell’Oristanese, mandò in fumo centinaia di ettari di territorio, mettendo in ginocchio l’ambiente, il mondo agricolo e intere comunità rurali, con produzioni agricole e di cibo che non hanno mai visto la luce. A distanza di 55 mesi, famiglie e aziende agricole attendono ancora risposte. Risposte che non sono mai arrivate da parte di chi era chiamato a darle, mentre le imprese continuano a pagare il prezzo più alto di una tragedia che non può e non deve essere archiviata”. Lo ha denunciato la Coldiretti di Oristano. “Ad oggi mancano all’appello oltre 40 milioni di euro, tanto è il danno subito dalle aziende agricole colpite. Oltre 500 aziende sono rimaste in attesa per anni: solo il 10% delle domande presentate è stato ritenuto finanziabile, mentre per il restante 90% non c’è stato nulla da fare – ha sostenuto l’organizzazione -. Riteniamo fondamentale reperire ulteriori risorse per consentire lo scorrimento della graduatoria delle domande presentate nel 2024 sulla misura 5.2 del Psr. In alternativa, se questo non fosse possibile, è necessario attivare strumenti dedicati ed efficaci per sostenere le aziende agricole che hanno subito questi danni”. “Il prezzo pagato da queste realtà imprenditoriali non è stato solo economico, ma anche territoriale e sociale. Per molte aziende si è trattato di un colpo che non potrà mai essere completamente ripagato in questi anni – ha sottolineato il presidente provinciale di Coldiretti Oristano, Paolo Corrias -, mentre alcune aziende chiudevano, altre non hanno potuto nemmeno accedere ai bandi per gli investimenti. La sottomisura 5.2 del Psr avrebbe dovuto garantire la vitalità e la permanenza delle aziende sul territorio, attraverso il ripristino del potenziale produttivo agricolo e zootecnico. Questo, però, non è avvenuto proprio perché le aziende sono risultate prive dei requisiti economici. Oltre al danno, la beffa”.

La Fondazione Mont’e Prama si è confermata protagonista, a Firenze, in occasione di “TourismA 2026”, nel salone dell’archeologia e del turismo culturale, giunto alla sua XII edizione, in corso al Palazzo Congressi e organizzato da Giunti e Archeologia Viva. Ieri doppio appuntamento per il racconto sui tesori di Cabras. Il primo, la mattina, ha visto impegnate le archeologhe Ilaria Orri e Viviana Pinna, che, insieme all’archeologo Giorgio Murru e al presidente della Fondazione Anthony Muroni, hanno illustrato, durante una conferenza molto partecipata dal pubblico, i progetti di ricerca e valorizzazione del Parco archeologico naturale del Sinis. Grande successo anche per il secondo appuntamento, ieri pomeriggio, nell’Auditorium del Palazzo dei Congressi. Davanti a un folto pubblico, interessato a scoprire le novità provenienti da Cabras, si è svolta un’altra conferenza, in cui sono stati illustrati alcuni progetti in corso nei siti gestiti dalla Fondazione. I lavori, moderati dal direttore di Archeologia viva, Piero Pruneti, si sono aperti con i saluti dell’assessora alla Cultura della Regione Sardegna, Ilaria Portas. Subito dopo, l’intervento del presidente della Fondazione, Anthony Muroni, che ha illustrato i principali progetti dell’ente, con particolare riferimento ai lavori sull’accessibilità e l’ammodernamento di Tharros e quelli di ampliamento del Museo civico di Cabras, in attesa delle due nuove mostre: quella sui Giganti e quella sul rapporto tra Mondo Nuragico e Mondo Etrusco. Proprio su questo tema si sono soffermati l’archeologo della Fondazione Giorgio Murru, e l’etruscologo Paolo Giulierini, che ha illustrato il progetto della grande esposizione di cui sarà anche direttore scientifico. Sullo sfondo, le immagini delle bellezze di Cabras del fotografo Nicola Castangia. “TourismA rappresenta un’importante occasione di confronto tra specialisti, istituzioni ed enti di ricerca. – ha detto Anthony Muroni, presidente della Fondazione Mont’e Prama -. In questo contesto di prestigio, la Fondazione ha portato ancora una volta il proprio contributo, illustrando le attività svolte nel campo della ricerca e della valorizzazione del Parco Archeologico Naturale del Sinis, con un accenno ai programmi futuri”. Ieri spazio anche al workshop domanda/offerta sul turismo archeologico, con il team della Fondazione che ha incontrato diversi buyer interessati a scoprire il territorio di Cabras e le sue bellezze. La Fondazione anche oggi e domani accoglierà i già numerosi visitatori in uno spazio dedicato, allestito nella grande sala espositiva dedicata alla Sardegna. Le immagini dei Giganti e dei monumenti simbolo del Sinis accompagneranno il pubblico in un viaggio nel cuore del territorio.

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