Assalto al paesaggio, sulle rinnovabili il Governo silenzia la Regione.

“Che cosa dobbiamo aspettarci nel 2026 (anno di chiusura del Pnrr) sul fronte della transizione energetica? Il decreto 175 tra poco sarà convertito in legge (abolendo di fatto le competenze regionali) e la sentenza della Consulta (la 184) avvia alla riabilitazione le richieste già in itinere per nuovi impianti”.
Così il giornalista Nicola Scano ha introdotto il delicato e dibattuto argomento della transizione energetica, alla luce della recente sentenza della Corte Costituzionale, durante la trasmissione Radar su Videolina, dove sono stati analizzati i rischi introdotti dalle nuove norme per le energie rinnovabili.
“Lo scenario si complica – ha proseguito Scano nella sua introduzione –. La valutazione di impianto ambientale non è più integrata nel contesto territoriale locale. Pale e pannelli vengono valutati singolarmente non per effetto cumulativo”.
Quindi, a detta di Scano, decine di impianti autonomi potrebbero trasformare interi sistemi paesaggistici senza che nessuno ne valuti l’insieme. Resta, però, la possibilità di ricorrere allo scudo costituzionale del Piano paesaggistico, così come hanno fatto altre regioni”.
Dell’argomento Nicola Scano ne ha discusso con l’ex assessore regionale all’Urbanistica, Gian Valerio Sanna, padre del Piano paesaggistico regionale e uno dei maggiori esperti nell’Isola del settore.
“Lo Stato – ha esordito Sanna – lavora alacremente per sottrarre posizioni di diritto costituzionale in capo alle regioni speciali, e noi, in Sardegna, ci prendiamo delle botte vergognose, la seconda con la legge n.20 (la prima era la numero 5 con la moratoria), con la Corte Costituzionale che ci dà lezioni di diritto, che erano prevedibili già dalla stesura degli atti. Quindi ora siamo totalmente scoperti.
E – ha continuato Sanna – cosa fa la Regione? Resta in pieno silenzio. Anzi, più pericolosamente, sembrerebbe intenzionata a mettere mano al Piano paesaggistico, ma non quello che servirebbe per porre sul confronto costituzionale la salvaguardia del paesaggio in Sardegna.
E sta procedendo a farsi delegittimare ulteriormente con un passaggio che è devastante. La sentenza dice, sostanzialmente: “non siete in condizioni di operare sulle autorizzazioni già in essere”. La realtà è che se loro (il riferimento è a chi governa la Regione Sardegna. ndr), come sembrerebbe, vogliono incidere sulla parte prima del Piano paesaggistico, significa che sono alla ricerca di sistemare qualche “faccendina”, che non ha niente a che vedere con lo sguardo lungo e largo che dovrebbe avere la visione costituzionale della tutela della Sardegna.
Teniamo presente una cosa – ha proseguito l’ex assessore regionale all’Urbanistica -: la sentenza censura l’eventualità che la Regione Sardegna vanti la possibilità di poter agire sugli impianti offshore, ma noi abbiamo un Piano paesaggistico che dice che nella fascia dei 300 metri sussiste l’inedificabilità totale. Quindi i sindaci sanno bene che devono poter usare questo strumento, finchè c’è.
Non vorrei che il pensiero sulla prima parte del Piano paesaggistico nasconda l’interesse di una classe politica, a dire la verità, un po’ insipiente, di voler rimuovere anche quelli ostacoli che di fatto ci sono”
A questo punto Nicola Scano ha domandato a Gian Valerio Sanna “…perchè non si è pensato di andare avanti in questa direzione? Abbiamo visto che altre regioni quando hanno utilizzato lo strumento del Piano paesaggistico, come la Toscana (per dirne una), regione a statuto ordinario, ha funzionato perche c’era questo scudo costituzionale.
“E’ il dubbio – ha risposto Sanna – che attanaglia chi ragiona su queste materie. Noi, in Sardegna, abbiamo i requisiti dell’autonomia posti nelle mani dei cittadini tramite i loro governanti.
Allora io voglio capire: avete fallito (voi al governo della Regione. ndr) su due leggi, una dietro l’altra (moratoria e aree idonee); avete disilluso la gente, sbeffeggiandola, a proposito della legge Pratobello (un evento che non ha precedenti); vi è stato suggerito di usare il Piano paesaggistico perchè con quello, abbiamo visto in Emilia Romagna e Toscana, si incide concretamente; allora io voglio davvero capire che cosa stanno pensano i governanti, cioè i responsabili della tutela dell’autonomia.
E – ha concluso Gian Valerio Sanna – vorrei dire ai sindaci di andare in soccorso di quelle persone che vengono assalite per la compravendita dei loro terreni, per non rilasciare alle multinazionali pezzi di potenziale disastro. E’ una resistenza interna ma comunque significativa”.
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