Dic 10

La madre che uccise la figlia 13enne a Silì a giudizio in Corte d’Assise il 4 febbraio.

La Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Oristano, Cristiana Argiolas, ha deciso il rinvio a giudizio di Monica Vinci, la donna di 54 anni che nel febbraio del 2023 uccise la figlia 13enne Chiara Carta.

La ragazza venne uccisa dalla madre, nella loro abitazione, nella frazione oristanese di Silì, dopo essere stata colpita più volte con un punteruolo, dopo essere stata immobilizzata per evitare qualsiasi sua reazione, probabilmente al culmine di un litigio.

Cristiana Argiolas, che dopo l’omicidio tentò un gesto estremo lanciandosi dalla finestra, comparirà davanti alla Corte d’Assise di Cagliari il 4 febbraio 2026.

Determinante nella scelta della Gup è stata l’ultima relazione della Rems di Capoterra, dove attualmente si trova la donna: secondo il responsabile della struttura non ci sono al momento elementi che possano far modificare la misura di sicurezza. Ricordiamo che le Rems sono Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, strutture sanitarie in Italia dedicate ad accogliere e curare persone con disturbi mentali che hanno commesso reati e sono considerate socialmente pericolose, sostituendo i vecchi Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) e offrendo percorsi terapeutici e riabilitativi sotto la gestione sanitaria regionale. 

Movimentavano chili e chili di marijuana, utilizzando piccoli spacciatori per smerciarla nel comune di Ollastra e nei centro vicini dell’Oristanese. Si sono concluse con la notifica di quattro avvisi di garanzia ad altrettanti giovani, le indagini della Squadra Mobile della Questura di Oristano su un gruppo specializzato nello spaccio di droga. Indagati in stato di libertà un 30enne, due 27enni e un 21enne residenti a Ollastra, Terralba e Oristano. Tutti devono rispondere di detenzione e spaccio di droga; uno dei 27enni, considerato il capo, è accusato anche di estorsione per aver preso di mira uno spacciatore al suo servizio perché non riusciva a pagare la partita di marijuana che aveva smerciato. Sequestrati nel corso delle indagini 12 chili di marijuana. La droga era in parte nascosta nelle campagne di Ollastra e nelle abitazioni degli indagati. “I quattro indagati, tre dei quali senza un impiego stabile, molto scaltri e attenti nelle cessioni – hanno spiegato dalla polizia di Stato -, si avvalevano per comunicare e non essere intercettati, di svariate piattaforme di messaggistica istantanea”. Complessivamente gli investigatori, coordinati dal dirigente della Squadra Mobile, Samuele Cabizzosu, sono riusciti a ricostruire undici episodi di spaccio, ma dalle indagini è emerso che il gruppo movimentava molta più droga di quella poi sequestrata. Le indagini, complessivamente, sono durate un anno e nel corso dei mesi sono stati eseguiti sequestri di droga e arrestate sei persone soprese a spacciare. Denunciato anche un minorenne.

Intorno alle 5 di questa mattina, i Vigili del fuoco di Abbasanta sono dovuti intervenire per un incidente stradale sulla 131, nei pressi di Santa Cristina di Paulilatino. Una ragazza, alla guida di una Bmw, mente viaggiava in direzione di Sassari, ha perso il controllo dell’auto andando a finire sul guardrail dal lato del passeggero. I Vigili del fuoco hanno messo in sicurezza l’auto e affidato la ragazza, uscita da sola dalla macchina, al personale sanitario del 118 intervenuto sul posto. La ragazza è stata trasportata in codice giallo all’ospedale di Oristano. Sul luogo dell’incidente è intervenuta anche la Polizia per i rilievi di legge.

Il sindaco di Oristano Massimiliano Sanna e il presidente della Provincia Paolo Pireddu, giovedì 11 dicembre), alle 10, nella sala giunta del palazzo Campus-Colonna,in piazza Eleonora, a Oristano, terranno una conferenza stampa per illustrare il programma di opere pubbliche che la Provincia intende realizzare nel capoluogo.

Si prospetta una giornata intensa di lavori, giovedì 11 dicembre, per l’evento di restituzione finale di “Sardinian Roots – Turismo delle Radici”. Dopo le tappe nei quattro territori campione della ricerca (Mandas, Gavoi, Alghero e Sant’Anna Arresi), il progetto tira le somme a Oristano, offrendo un’occasione unica per valorizzare le connessioni tra territori, comunità e persone, attraverso il patrimonio delle radici e della diaspora sarda nel mondo. La giornata sarà caratterizzato da due momenti centrali e distintivi: da un lato, il momento dell’Ost (Open space technology), che permetterà ai partecipanti di condividere idee, obiettivi e priorità in un processo di co-progettazione partecipata; dall’altro, il gioco di ruolo, durante il quale i partecipanti potranno costruire e sperimentare itinerari del turismo delle radici, mettendo in pratica strumenti e strategie per collegare cultura, identità e sviluppo territoriale. Questa impostazione mette al centro sia la partecipazione attiva degli stakeholder sia la sperimentazione pratica, integrando conoscenze, competenze e creatività dei partecipanti per generare progetti concreti e duraturi. I lavori sono fissati per le 9,30 e dureranno tutta la giornata, nella Sala Pio X del Museo Diocesano Arborense di Oristano, in piazza Duomo 1. “Sardinian Roots – Turismo delle Radici” è un progetto promosso nell’ambito dello Spoke 2 di e.Ins – Ecosystem of Innovation for Next Generation Sardinia, finanziato dal Pnrr e coordinato dall’Università degli Studi di Cagliari, in collaborazion con Rete Gaia Srl, Consorzio Uno, Imago Mundi OdV e Sintur.

La Pinacoteca Carlo Contini e Sardegna Teatro, in collaborazione con il Comune di Oristano e la Fondazione Oristano, inaugurano una nuova stagione di collaborazioni presentando “A 1000 ways – un’assemblea”, spettacolo della compagnia statunitense 600 highwaymen (Abigal Browde e Michael Silverstone), definito dal New York Times “semplice ma sublime”. L’appuntamento è fissato per domenica 14 dicembre, negli spazi del Foro Boario. “La rappresentazione – ha spiegato la direttrice della Pinacoteca, Silvia Loddo – nasce dalla convinzione che oggi sia necessario promuovere un dialogo aperto tra le diverse discipline artistiche e coinvolgere il pubblico in modo sempre più diretto. In “A 1000 ways – un’assemblea” gli spettatori non sono semplici osservatori, ma diventano parte integrante della scena”. Lo spettacolo propone un incontro tra venti sconosciuti che, guidati da una partitura fatta di domande, istruzioni, gesti e indicazioni fisiche, costruiscono una serie di micro-performances l’uno per l’altro. Attraverso questo testo condiviso prende forma un racconto delicato e potente di perseveranza, relazione e ascolto. Il progetto indaga lo spazio sottile tra distanza e prossimità, tra estraneità e appartenenza, mostrando come anche un piccolo gruppo possa generare decisioni ed esperienze radicali. Ciascun episodio di “A 1000 ways” esplora la zona d’ombra tra l’estraneità e la parentela, la distanza e la prossimità e il modo in cui un piccolo raduno può prendere decisioni profondamente radicali. Nella giornata del 14 dicembre sono previste tre repliche (primo spettacolo alle 16.30, repliche alle 18.30 e alle 20.30) e, per garantire l’esperienza immersiva, ogni replica è aperta a un massimo di 20 partecipanti. Per info e prenotazioni si può contattare il numero 340 494 6047 o scrivere a ambra@sardegnateatro.it.

Per tanti anziani sardi le festività significano aumento della solitudine e delle problematiche legate a questo tipo di situazione, Una di queste, per esempio, è la depressione, che peggiora la qualità della vita, compromettendo l’autonomia quotidiana e minando una salute fisica già rallentata dal naturale invecchiamento. Al contrario le relazioni rappresentano uno dei fattori protettivi più importanti contro il declino cognitivo e fisico. E’ questa la riflessione che Anap Confartigianato Sardegna, l’Associazione nazionale Anziani e Pensionati di Confartigianato Sardegna, vuole lanciare in vista dei prossimi giorni di Natale e Capodanno. “Soprattutto nei mesi invernali, gli anziani sperimentano un isolamento ancora più marcato. Per questo dobbiamo stare il più possibile vicini ai nostri, perché la solitudine aumenta le fragilità”. Secondo recenti analisi effettuate dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, su dati Istat, la situazione demografica della Sardegna conferma un’evoluzione sempre più marcata verso l’invecchiamento e la solitudine domestica. Oggi nell’Isola si contano circa 421.000 persone con più di 65 anni, un numero destinato a crescere in modo costante nei prossimi anni. Le indagini demografiche mostrano che tra il 28% e il 32% degli anziani sardi vive da solo, una quota che colloca la nostra regione tra quelle italiane con la più alta incidenza di solitudine nella terza età. Significa che nel 2025 oltre 120.000 persone anziane (una su tre) affrontano le difficoltà del quotidiano senza un convivente. Lo studio dimostra anche come il fenomeno sia in aumento, alimentato da dinamiche note, l’allungamento della vita media, il calo della natalità e la progressiva riduzione delle famiglie multigenerazionali. Secondo le proiezioni, entro il 2030 il numero di over 65 che vivranno da soli in Sardegna potrebbe raggiungere quota 140.000, con un incremento di circa il 10% rispetto ad oggi. Per Anap Confartigianato Sardegna, questi numeri evidenziano un’urgenza sociale che richiede attenzione e interventi mirati: il rafforzamento dei servizi di prossimità, il sostegno alle reti di vicinato, l’innovazione nei modelli di assistenza domiciliare e una strategia regionale capace di prevenire l’isolamento. La crescita degli anziani soli non è solo una statistica, ma un cambiamento strutturale che riguarda l’intera comunità e chiama in causa le istituzioni, il terzo settore e la società civile. Da qui l’appello di Giovanni Mellino, presidente di Anap Confartigianato Sardegna e vicepresidente nazionale alle Istituzioni e alle Associazioni di Volontariato, per far sapere agli anziani che, in caso di necessità, possono sempre contare su qualcuno. “Per gli over65 e le categorie fragili, questo periodo rischia accentuare l’isolamento e di essere un momento cruciale della loro vita. Tutti insieme possiamo fare la differenza e sconfiggere forse la più grande malattia del nostro tempo, appunto la solitudine, che rischia di diventare una trappola insidiosa; figli, nipoti, familiari e vicini di casa stiamo accanto ai nostri anziani, in particolare a quelli soli o che vivono situazioni di fragilità perché sono stati malati o hanno subito un dolore. Hanno bisogno di sentire la comunità vicina. Gli anziani sono custodi della memoria, conservano i valori e gli ideali fondamento della convivenza”. E’ poi fondamentale che le Istituzioni, le Forze dell’ordine e il mondo del volontariato promuovano questo appello anche nei confronti dei vari presidi territoriali: i Comuni hanno fatto molto, il volontariato è stato in prima linea per aiutare gli anziani in difficoltà e per questo il loro impegno è encomiabile. Di fronte a questa situazione, molte associazioni e realtà del territorio stanno intensificando le iniziative solidali: pranzi condivisi, telefonate di compagnia, servizi di prossimità e attività culturali pensate per mantenere vivo un senso di comunità. Tuttavia, queste azioni, pur preziose, non possono sostituire un impegno più strutturato che coinvolga istituzioni, famiglie e cittadini. “Le Festività rappresentano dunque l’occasione per riflettere sull’importanza dei legami e sul ruolo che ciascuno può svolgere nel contrastare la solitudine – conclude Giovanni Mellino – in un Paese che sta cambiando rapidamente, prendersi cura dei più anziani significa costruire una società più attenta, solidale e capace di mantenere vive le sue radici”.

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