Ago 23

Sardegna, allarme eolico e fotovoltaico: i rischi dei decreti semplificazione.

“Eolico e fotovoltaico in Sardegna: allarme per paesaggio e zone interne”. E’ il titolo di una recente puntata della rubrica “La Strambata”, a cura di Nicola Scano, trasmessa su “Radiolina”.

La Sardegna si trova nuovamente al centro del dibattito sulle energie rinnovabili. Con l’arrivo dei decreti semplificazione del governo, che si inseriscono nel solco del decreto legislativo 199/2021 (il cosiddetto Decreto Draghi), cresce la preoccupazione per una diffusione incontrollata di impianti eolici e fotovoltaici.

Questi provvedimenti puntano a velocizzare l’installazione delle infrastrutture energetiche, ma al tempo stesso rischiano di ridurre le tutele paesaggistiche e ambientali, soprattutto in territori fragili come quelli sardi.

Di questo Nicola Scano ne ha parlato su “Radiolina” con Gian Valerio Sanna, ex assessore regionale all’Urbanistica e padre del Ppr, nonché componente del Comitato scientifico per l’insularità in Sardegna.

Dopo la premessa citata, Scano ha chiesto a Sanna: “Ora che cosa può succedere?”.

Gian Valerio Sanna. “Dobbiamo stare vigili, perché la Regione Sardegna, da qualche tempo a questa parte, ha deciso di stare un po’ a “pendolare” e non di agire rispetto all’obiettivo che porta avanti il governo.

Tuttavia, il decreto attuativo 190 del 2024, di cui si parla come fonte di semplificazione, altro non fa che rimandare al Dpr 380 del 2001, e cioè al Testo unico sull’edilizia, che sostanzialmente dice che le semplificazioni contenute nel Dpr 380 valgono anche per tutti gli impianti che devono essere attuati nell’ambito delle energie rinnovabili.

Questo non dovrebbe essere fonte di preoccupazione particolare, anche perché nello stesso decreto 190 si legge che “sono fatte salve non solo le competenze delle Regioni a Statuto speciale”, per cui, di fatto, in via indiretta, viene preso atto che le Regioni a Statuto speciale possono avere una legislazione specifica sulla materia, ma dice anche, al comma 2 del decreto, “nel rispetto dei beni culturali, delle regole interne e del paesaggio”.

Cosa vuol dire? Questo è un messaggio che, in qualche modo, ci è utile per fare attenzione al ruolo che può avere la magistratura nella vigilanza, in modo tale che non vengano commesse travalicazioni delle regole.

Anche perché in tutti questi decreti volti alla semplificazione nessuno contiene deroghe sul piano del livello costituzionale. Su tutta la fascia costiera, che è disciplinata dal Ppr, non esiste che possa essere travalicato il paesaggio. E questo lo sappiamo, perchè sia in Toscana che nel Lazio ci sono state espressioni giurisdizionali non dubbie, non equivoche, ma chiarissime: prima viene il paesaggio e poi tutto il resto. Quindi, da questo punto di vista, siamo coperti sul livello della pianificazione paesaggistica esistente”.

Nicola Scano: “Abbiamo proprio toccato il punto: la pianificazione esistente e quella che potrà arrivare per le zone interne potrà essere un ulteriore elemento di tutela? Ritorniamo, quindi, sul tema che ci preoccupa da anni, ovvero l’invasione selvaggia delle energie rinnovabili. Abbiamo appena detto che le tutele esistenti sul fronte paesaggistico dovrebbero, in qualche modo, arginare questo passo ulteriore che sta facendo il governo. Per riassumere: vale per le coste e, quindi, il tema si sposta ora sulle zone interne; quella matrice già vista per il Piano paesaggistico andrebbe ampliata e amplificata per le zone interne. Ma c’è la sensibilità per fare questo passo “di rango costituzionale”, come ricordiamo sempre?”.

Gian Valerio Sanna: “Ho visto che spesso viene richiamata la “Pratobello”, e sono del parere che non bisogna dividere tutti coloro che, a diverso avviso, portano avanti un sentimento comune di difesa dei beni di tutti, al di là di Pratobello e non Pratobello. Noi sosteniamo, come dimostra la sentenza della Regione Toscana, che è il paesaggio, cioè le regole di rango costituzionale che sono le uniche a inibire qualunque altro intervento in materia anche energetica sul territorio.

Ed è per questo che dall’inizio abbiano detto di estendere le regole paesaggistiche della fascia costiera ai territori interni, avendo peraltro pronte le cartografie, gli aggiornamenti fatti dall’Università sulla caratterizzazione dei territori interni, le regole generali per tipologia di ambiente naturale, ecc. Questo ci avrebbe posto al riparo da qualunque altra ipotesi negativa, fatto salvo che la pianificazione paesaggistica rende di per sé evidenti quali sono i terreni a basso valore paesaggistico idonei ad ospitare questi interventi. Quindi, in un solo colpo, si sarebbero ottenuti due vantaggi: quello della difesa dei beni comuni di valore paesaggistico e l’indicazione dei terreni idonei a dare spazio, giustamente, all’energia alternativa.

Ora, se questo non si vuole fare non è perché è complesso, visto che serve solo una delibera della giunta regionale che mette insieme queste cose, le pubblica, le lascia in pubblicazione nell’albo pretorio dei Comuni per 30 gioni, e poi entrano in vigore. Non è questo il problema. Il problema è che manca la volontà.

E allora c’è da domandarsi: “Perchè?”. Alcuni di noi hanno posto questa domanda, mesi fa, e si sono dati anche una risposta, che è direttamente indicante. E cioè che, probabilmente, chi è pervenuto al governo della Sardegna vi è pervenuto con un fardello di compromessi e di mezze verità che nasconde l’idea di non mettersi contro lo Stato, oppure di non schierarsi contro le multinazionali. Allora, se ci si vuole liberare da questo dubbio sulla linearità della difesa dei beni comuni, è bene che chi può battere un colpo lo batta. E’ sempre in tempo per farlo”.

Nicola Scano: “Messaggio chiarissimo. Grazie”.

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