Apr 28

Celebrazioni “Sa Die de sa Sardigna”.

Con l’esecuzione dell’inno sardo “Procurade ‘e Moderare”, da parte del Coro del Teatro Lirico di Cagliari, si sono aperte, questa mattina, in consiglio regionale, le celebrazioni de Sa Die de sa Sardigna”.

Il tutto in ricordo dell’insurrezione popolare, avvenuta il 14 aprile del 1794, con la cacciata dei piemontesi e del vicerè Balbiano da Cagliari e dalla Sardegna. Subito dopo il Coro ha eseguito anche l’inno nazionale “Fratelli d’Italia”, l’inno europeo “Alla Gioia”, il brano tradizionale sardo “Non poto reposare” e il “Va pensiero” di Giuseppe Verdi.

Il presidente del consiglio, Piero Comandini, ha rivolto un saluto ai presenti: “Abbiamo voluto iniziare questa celebrazione partendo dalla bellezza e dalla forza della musica, una delle arti che unisce tutti i popoli – ha detto Comandini -.

Il presidente ha poi proseguito, sottolineando l’importanza della giornata nazionale del popolo sardo, istituita nel 1993, con la legge regionale n. 44. “Con questo provvedimento si avviò una nuova stagione politica più attenta ai temi delle identità e dei diritti dei territori e si aprì una profonda riflessione sulla necessità di ripensare la nostra autonomia e la nostra specialità e oggi, giorno di Sa Die, vogliamo ancora una volta confrontarci e celebrare i valori della cultura e della storia del popolo sardo.

Il tema di questo 28 aprile 2025 “Le radici e le ali” – ha aggiunto Comandini – ci aiuta a riflettere su chi siamo e da dove veniamo. La storia e gli insegnamenti che arrivano dal passato sono le nostre radici da cui dobbiamo partire per “volare” verso il futuro. Mi rivolgo agli studenti, soprattutto a quelli presenti qui in aula: come facciamo a capire chi siamo e da dove veniamo ma soprattutto quale futuro vogliamo per la nostra terra se non analizziamo il passato?”. Il presidente del consiglio ha poi invitato i giovani a credere sempre di più sui valori identitari del popolo sardo, e ha concluso il suo intervento ricordando Papa Francesco e il suo impegno per la pace tra i popoli.

E’ quindi intervenuta l’assessora alla Cultura, Ilaria Portas, che ha rivolto un saluto ai ragazzi presenti in aula, e ha chiuso in lingua sarda, affermando che “…sa Sardigna est cosa nostra, sa Sardigna de su tempus benidori camminat cun is cambas de bosatrus”.

Dopo l’assessora ha preso la parola l’avvocato Antonello Angioni, in rappresentanza del Comitato “Sa Die de sa Sardigna”, con un discorso incentrato sul recupero della memoria storica e l’apertura verso la modernità. “Senza radici non si vola – ha detto Angioni -; le radici e le ali sono simboli che evocano ciò che del passato permane nel presente, come sedimento e fondamento d’identità, e esprimono la necessità di collegare la nostra soggettività collettiva (di popolo) a esperienze, culture e mondi anche distanti”

Angioni ha poi rimarcato i valori antichi radicati nel popolo sardo: “La Sardegna è terra di lunghe persistenze, di radici forti, che racchiude i segni di una civiltà millenaria: terra a lungo infestata da pirati, oggetto di continue occupazioni e di baratti di dominio che hanno dato vita a incroci di etnie che si sono via via innestate su un fondo autoctono, occulto e misterioso. Spesso i Sardi hanno dovuto piegarsi ai propositi egemonici di entità statuali, economiche e culturali esterne”.

Angioni ha quindi ripercorso la vicenda del triennio della “Sarda Rivoluzione” (1793-96) nel cui ambito si colloca l’insurrezione cagliaritana dell’aprile del 1794, e ha concluso il suo intervento invocando “…uno sforzo serio e tenace teso a ricomporre i frammenti, tuttora sparsi, del nostro passato e a disseppellire, dall’oblio e dalle manipolazioni di parte, i passaggi fondamentali che hanno segnato il divenire storico del popolo sardo e ne hanno forgiato la sua attuale fisionomia”. Per Angioni “…l’autonomia non può essere solo ricerca dei segni del passato, ma deve rappresentare anche l’assunzione piena della responsabilità storica che un popolo ha rispetto al proprio diritto e dovere di governarsi e quindi lo strumento per la costruzione del proprio futuro”.

Le celebrazioni sono poi proseguite con il contributo poetico di Alessandro Pili, conosciuto per i suoi spettacoli di intrattenimento in piazza e le sue trasmissioni nelle tv private della Sardegna.

A seguire l’intervento di Marco Cocco, studente della 4 B dell’Istituto di istruzione superiore “Francesco Ciusa” di Nuoro: “E’ una grande opportunità intervenire in un’occasione così importante in un aula dove prendono corpo e anima le leggi della Sardegna – ha detto lo studente -. Iniziative come questa servono per avvicinarci e costruire un legame forte con le istituzioni basato sulla collaborazione reciproca. Oggi ricordiamo il 28 aprile del 1794, data simbolo della ribellione dei sardi. Voglio ricordare Giommaria Angioy, rivoluzionario che ebbe il coraggio di pensare a una Sardegna libera e senza catene. Angioy morì esule in Francia. Questo deve farci riflettere”:

Nel dibattito sono poi intervenuti i consiglieri regionali Paola Casula (Sinistra Futura), Sebastian Cocco (Uniti per Alessandra Todde), Francesco Agus (Progressisti sardi), Alberto Urpi (Sardegna Al Centro 20Venti), Maria Laura Orrù (Avs), Umberto Ticca (Riformatori sardi), Michele Ciusa (M5S), Giuseppe Talanas (FI), Gianluigi Piano (Pd), Fausto Piga (FdI).

La presidente della Regione, Alessandra Todde, ha enfatizzato il significato della ribellione del popolo sardo a distanza di 231 anni dai moti di Cagliari, e ha ricordato “…la storia di dominazioni e sfruttamento della Sardegna. Il 28 aprile – ha spiegato la presidente – fu una conseguenza della presa di coscienza delle proprie forze da parte del popolo sardo, dei vassalli delle campagne, dei ceti produttivi e dei professionisti delle città.

Quando, come sardi, ci uniamo – ha proseguito Todde –, quando superiamo le divisioni, quando superiamo la rassegnazione e prendiamo coscienza di ciò che siamo, del nostro valore, riusciamo in missioni che, poco prima, noi stessi ritenevamo impossibili”.

La Todde, nel ripercorrere le vicende storiche di “Sa Die”, ha preso spunto per ricordare “il boicottaggio delle forze ostili al cambiamento” e chi, nei giorni successivi alla rivolta in Castello “tradì la causa della Sardegna per ripristinare il potere sabaudo”. Citando la celebre frase di Antonio Gramsci ha affermato: “La storia insegna ma non ha scolari e noi oggi siamo chiamati a dimostrare di aver imparato dalla storia a saper individuare quali sono le forze interne ed esterne ostili al cambiamento e allo sviluppo della Sardegna e contrastarle, questa è la nostra missione attuale. Ed è su questo che vorrei chiamare a raccolta le migliori forze civili e politiche di quest’isola, per combattere una battaglia moderna in difesa e per l’applicazione completa della nostra autonomia, per il futuro della Sardegna. L’oppressione troppe volte subita – ha aggiunto la governatrice – non è però mai stata un limite per la forza delle idee”.

Poi il ricordo del pensiero e dell’azione di tre grandi sardi: Emilio Lussu, Antonio Gramsci e Enrico Berlinguer. “Tre grandi esempi, tre vite che ancora oggi sono capaci di trasmettere energia e voglia di impegnarsi per cambiare le cose – ha detto Todde –, e ognuno di loro, a suo modo, ha tenuto viva la fiaccola accesa il 28 aprile 1794. Ognuno di loro ha creduto nella possibilità di emancipazione del popolo sardo, sia essa sociale, politica o culturale. Ognuno di loro ci ha insegnato a non rassegnarci ma, invece, a guardare avanti con coraggio e speranza.

Cosa significa oggi, nel 2025, mantenere viva quella fiaccola, quel coraggio, quella voglia di reagire? Quale idea di Sardegna vogliamo costruire, ispirati da questo grande passato ma con lo sguardo rivolto al futuro?”. Così, Alessandra Todde, ha fatto riferimento esplicito al presente e al compito attuale che la attende, e ha parlato di “Sardegna dell’emancipazione sociale”, “Sardegna della modernità culturale”, “Sardegna protagonista del Mediterraneo e in Europa”.
“E allora, in questa giornata di festa e memoria, invito ciascuno di voi a sentirsi parte attiva di questo cammino – è stata l’esortazione finale –, perché le istituzioni, da sole, non bastano, abbiamo bisogno dell’energia del nostro popolo, di tutti voi”.

La presidente della Regione ha quindi concluso il suo intervento con una frase in lingua sarda: “E tando, comente s’annu passadu, kerzo narrere in nugoresu, bona Die de sa Sardigna a totus!».

Le celebrazione di Sa Die de sa Sardigna in consiglio regionale si sono concluse con il suono delle launeddas di Luca Schirru, che ha intonato l’inno sardo “Procurade ‘e moderare”.

A Masullas, il comandante della Compagnia Carabinieri di Mogoro ha notificato a un 57enne del posto, già noto alle Forze dell’ordine, il Dacur (divieto di accedere a determinate zone dei centri urbani), noto anche come “Daspo Willy”. Per la durata di 2 anni all’uomo “…è vietato l’accesso e lo stazionamento nelle immediate vicinanze dei pubblici esercizi o dei locali di pubblico trattenimento di quel Comune”. Il destinatario del provvedimento, il 19 gennaio scorso, all’interno di un bar di Masullas, per futili motivi, aveva aggredito un altro avventore e aveva poi infierito con pugni e calci sulla vittima nonostante questa fosse già per terra. Gli immediati accertamenti condotti dall’Arma (acquisizione di immagini tratte dal sistema di videosorveglianza interna ed escussione di testimoni) hanno consentito di ricostruire la dinamica dei fatti, a segnalare l’episodio all’autorità giudiziaria e richiedere al questore di Oristano l’emissione del “Daspo Willy”. Il Dacur (Daspo Willy) è un provvedimento che viene emesso dal questore dopo un’istruttoria in cui si valutano le circostanze per stabilire la “pericolosità del soggetto” e la “gravità dei reati che appaiono essere stati commessi” (seppur non ancora giunti ad una condanna definitiva). Il 15 febbraio, i Carabinieri di Mogoro, in esecuzione di un provvedimento del Gip, il giudice per le indagini preliminari, del Tribunale di Oristano, proprio per gli stessi fatti che hanno motivato l’emissione del Daspo del questore, avevano sottoposto il 57enne agli arresti domiciliari con tanto di “braccialetto elettronico”.

Il Comune di Oristano, insieme all’Associazione regionale ex esposti amianto (Area), celebra anche quest’anno la “Giornata mondiale dedicata alle vittime dell’amianto”. Martedì 29 aprile, alle ore 9.30, presso la rotonda di via Petri, nei pressi della sede della Prefettura, il sindaco Massimiliano Sanna, l’assessore all’Ambiente Maria Bonaria Zedda, e il presidente dell’Area, Giampaolo Lilliu, parteciperanno a una cerimonia commemorativa in ricordo di chi ha perso la vita a causa dell’amianto. “L’iniziativa – evidenzia il sindaco Sanna – vuole rinnovare l’impegno per la tutela della salute, la prevenzione ambientale e la difesa dei diritti degli ex esposti”. A seguire, a partire dalle 10.30, nei locali dell’Itis Othoca, si svolgerà un seminario formativo rivolto a studenti, docenti, autorità e cittadini, nell’ambito del progetto “Amianto Zero”, promosso dall’assessorato comunale all’Ambiente e dall’Associazione ex esposti amianto, in collaborazione con la Pro loco di Oristano e l’Itis Othoca. Durante l’evento sarà inaugurata una mostra multimediale che racconta la presenza dell’amianto nella città e sensibilizza sulla pericolosità della fibra killer. “L’amianto continua a rappresentare una minaccia concreta per la salute pubblica e per l’ambiente — sottolinea l’assessora all’Ambiente Maria Bonaria Zedda —. Le iniziative pubbliche si terranno nella giornata del 29 per consentire la partecipazione degli studenti, in considerazione della chiusura delle scuole nella giornata di oggi. Sarà un’occasione per onorare la memoria delle vittime e per rafforzare il nostro impegno per costruire una città più sicura, più consapevole e finalmente libera da questo pericoloso materiale. La prevenzione e l’informazione sono strumenti fondamentali nella lotta contro l’amianto”.

Gli ingredienti sono stati la cura all’aria aperta e la socializzazione, uniti a contesti naturali da favola. E’ stata un vero successo, la tredicesima edizione dell’Ultramaratona a tappe, organizzata dalla sezione sarda dell’Associazione nazionale italiana atleti diabetici, che ha visto una quarantina di persone in marcia, per tre giorni, per sensibilizzare le comunità locali verso un corretto stile di vita per prevenire la patologia del diabete di tipo 2. Il percorso si è snodato dall’Anglona all’Alta Gallura, per l’iniziativa battezzata “Diabete in cammino: prevenire e curare”, che ha goduto anche del sostegno della Diabetologia della Asl 5 di Oristano. Una sessantina di chilometri in tre giorni, che hanno messo alla prova i partecipanti, anche se tutti hanno superato brillantemente la prova. “Un bellissimo gruppo e un’iniziativa riuscitissima – hanno commentato il presidente e il vicepresidente di Aniad Sardegna, Benedetto Mameli e Stefano Saderi -. La nostra manifestazione, con una quarantina di diabetici che si mettono in marcia per tre giorni affrontando percorsi difficili per sperimentare sul campo gli effetti dell’attività fisica per la gestione del diabete di tipo 1, è unica in Italia. Forse anche in Europa. Ma abbiamo cercato anche di sensibilizzare le comunità locali sull’importanza dell’attività fisica e di stili di vita corretti per prevenire il diabete di tipo 2. E’ stato molto importante l’incontro con l’amministrazione comunale di Trinità d’Agultu e Vignola”. Sono stati esattamente 37 i partecipanti: 18 persone con la patologia del diabete, 5 operatori della Diabetologia della Asl 5 di Oristano e uno della Asl 1 di Sassari. E ancora accompagnatori e persone comuni, che fanno del cammino un’occasione di prevenzione per il diabete di tipo 2. “L’appuntamento è per il prossimo anno – hanno sostenuto Mameli e Saderi -. Adesso ci godiamo il ricordo di questi tre fantastici giorni, dove abbiamo davvero sperimentato l’importanza della cura fuori dagli ambienti sanitari tradizionali. E continueremo in questo percorso, per tutti i nostri soci, ma anche per i tanti amici che, anno dopo anno, si uniscono alla nostra carovana”.

Sul sito www.scanci.it sono state pubblicate le graduatorie provvisorie delle selezioni relative al bando di Servizio Civile Universale. I candidati possono consultare l’esito della selezione, attraverso il numero identificativo della propria domanda di partecipazione (rinvenibile in alto a sinistra), denominato “Riferimento domanda”. Sul sito www.scanci.it tutti i ragazzi troveranno un apposito sistema per cercare il rispettivo posizionamento tramite il codice fiscale. La data di avvio al servizio dei volontari, prevista per il 28 maggio prossimo, sarà comunicata al più presto ai candidati idonei selezionati tramite posta elettronica.

Giovedì 1 e venerdì 2 maggio, gli uffici del Comune di Oristano saranno chiusi. Saranno garantiti i servizi essenziali e, in particolare, quelli della Polizia locale e di Polizia mortuaria, nonché i servizi minimi previsti per legge.

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