Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di pig (del 10/08/2007 @ 11:42:13, in cultura, linkato 401 volte)

 Per tutti gli appassionati della storia dell’antichità, dall’ 11 al 22 agosto, a San Giovanni di Sinis, ci sarà la possibilità di rivisitare alcuni momenti del passato, in una mostra, allestita presso l’Ufficio Informazioni della Riserva Marina, e nella piazza antistante. L’artista cabrarese, Ferdinando Manca, 57anni, ha, infatti, riprodotto, con impeccabile maestria, sculture di reperti archeologici, relativi prettamente al territorio del Sinis, risalenti al periodo neolitico, nuragico e fenicio-punico. La passione di Fernando Manca risale fino a tempi della sua infanzia, allorché, armato di martello e scalpello, riusciva a piegare la durezza della trachite e dell’arenaria, “plasmando” la materia ai suoi voleri, al suo estro, per dare forma alle più svariate riproduzioni. Col passare degli anni, l’artista lagunare, alternando il suo lavoro di muratore a quello di accompagnatore turistico, a conferma del legame, del suo amore per il Sinis e della perfetta conoscenza del territorio, non ha mai abbandonato l’innata passione per la scultura, affinando col tempo tecnica e capacità artistiche, riuscendo a creare riproduzioni meravigliose, come, solo per fare un esempio, la dea madre, scarabei in miniatura, statue fenicio-puniche, e (per stare ad un argomento di cui si parla tanto in questi giorni) la testa delle statue di Monti Prama. Per chi voglia rendersi conto di persona della bontà delle nostre affermazioni, basta recarsi a Cabras, ed ammirare la riproduzione della dea madre all’ingresso del museo, o la stele nella Peschiera Pontis. Per tutti gli appassionati dell’archeologia, o per chi, in generale, sia spinto soltanto dalla semplice curiosità della conoscenza, il bravissimo Ferdinando Manca ha dato appuntamento, come detto, a partire dall’ 11 agosto, a San Giovanni di Sinis, con una mostra che accompagnerà i visitatori in una ideale  passeggiata attraverso i secoli.

 
Di pig (del 10/08/2007 @ 15:00:18, in cultura, linkato 386 volte)

Nel 1974 a Monti Prama, nel Sinis di Cabras, un contadino, arando, trovò pezzi di statue in pietra gialla. La Soprintendenza chiuse il terreno e, scavando, trovò trentacinque guerrieri alti più di due metri, datati più di mille anni prima di Cristo. Da allora questi Padri della nostra Nazione sono “nascosti” nell’edificio di restauro di “Li Punti” a Sassari, e solo due di essi sono stati restaurati. Perché? 

1)       Forse perché se li presentano al pubblico sarà necessario rivedere la storia che finora ci hanno insegnato?

2)       In altri posti del mondo le persone fanno la fila per ammirare anche quattro sassi, e traggono vantaggio economico dalla valorizzazione dei loro beni.

3)       Firma anche tu per riportare questi nostri Padri a Cabras: subito, almeno i due che sono stati restaurati.

 

Questo, il manifesto della petizione popolare, promossa dal sindaco di Cabras, Efisio Trincas, dagli assessori comunali all’ambiente e alla cultura, Alessandro Murana e Barbara Poddi,  e dalla studiosa Graziella Pinna, per una raccolta di firme (che si concluderà a chiusura della festa di San Salvatore) che mira, come appena detto, a riportare a Cabras  i ” protagonisti” di questa importante scoperta.  Secondo alcuni le statue, alte circa 240 centimetri, in arenaria e calcare duro, ed il cui basamento sarebbe servito per coprire l’entrata delle tombe di una necropoli fenicio-punica, risalirebbero al decimo/undicesimo secolo avanti Cristo, secondo altri, invece, potrebbero datarsi, addirittura, al settimo secolo prima di Cristo.  Ciò che lascia perplessi è il fatto che, dopo la scoperta del ’74 e l’inizio degli scavi, voluto nel ’77 dall’archeologo, Giovanni Lilliu, le statue siano state tenute negli scantinati della Soprintendenza di Cagliari-Oristano per circa trent’anni, in attesa del restauro. Solo recentemente, dietro le pressioni dell’amministrazione comunale di Cabras, e grazie all’interessamento del presidente della Regione, Renato Soru, le statue sono state trasportate al centro di restauro di “Li Punti”, a Sassari, che ha ultimato solo due dei trentacinque guerrieri. Ma perché lasciare per tanto tempo nel dimenticatoio una scoperta tanto importante? Per incuria, negligenza, troppo lavoro, mancanza di personale esperto? Secondo gli amministratori comunali lagunari, niente di tutto questo. Il motivo potrebbe essere uno solo, e cioè che, stando perlomeno ai risultai di alcuni studiosi, i guerrieri non apparterrebbero alla civiltà fenicio-punica, ma sarebbero di epoca ben precedente, e cioè risalirebbero al periodo nuragico.  E questo, di fatto, sconvolgerebbe tutte le teorie oggi conosciute sui popoli che si affacciano sul Mediterraneo, smontando tesi e argomentazioni di tanti soloni dell’archeologia. Ecco perché l’oblio e la scelta della dimenticanza negli scantinati della Soprintendenza. La tesi di questi studiosi è certamente suggestiva, ma trova radici profonde e rispondenza in un archeologo del calibro di Giovanni Lilliu, che, richiamando il segno stilistico “nuragico” delle statue, su questa scoperta ha affermato “…L’eccezionalità era la scoperta della grande statuaria protosarda, sino allora sconosciuta, mentre risultava vistoso e divulgato nel mondo il patrimonio delle statuette di bronzo, tali e quali, nel piccolo, i “colossi” in pietra di Monti Prama, a differenza degli archeologi della Soprintendenza cagliaritana, che propendevano a ritenere di fattura punica le sculture”.  E ancora, “…Riconosciuta l’area limitata del monumentale sepolcreto, che allo studio risultò essere stato un “heroon” (costruzione sacra dedicata al culto dell’eroe o semplicemente del defunto. ndr)  principesco d’un potente “ghenos” nuragico, forse il maggiore dell’isola, operante intorno all’ottavo/settimo secolo  a C. “. Questa la tesi di Giovanni Lilliu, sposata appieno dagli amministratori locali, che sperano, anche tramite la petizione, di riportare a Cabras le due statue già restaurate, perchè consapevoli, in caso di successo, del grande ritorno turistico ed economico per la cittadina lagunare.  Il famoso archeologo, vedendo le statue mutilate  e con  le membra disperse, pensò al tragico evento dello scontro mortale tra le genti del posto ed i Cartaginesi, i padri di tutti gli imperialismi seguiti per secoli nell’isola, i quali nel conquistare il regno indigeno ne abbatterono anche i “segni”, lo “heroon” con le statue, in modo che cancellasse con le fortune anche la memorie dei sardi.

L’argomento, ritornato recentemente alla ribalta della cronaca (se ne sono occupati, fra gli altri, alcuni quotidiani nazionali, il settimanale Panaroma, e, a breve, anche l’Espresso dedicherà un ampio servizio alla scoperta di Monti Prama), è all’attenzione di numerosi studiosi. Tra questi, la cabrarese Graziella Pinna, dei cui studi ci occuperemo in un prossimo articolo.

 
Di greg (del 15/08/2007 @ 12:40:48, in cultura, linkato 393 volte)

La notizia apparsa oggi su “La Nuova”, riguardante la probabile soppressione della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Sassari, per unificare i due uffici operanti nell’isola in un unico ente, ha destato forte preoccupazione tra gli archeologi, studiosi e appassionati, non solo del nord Sardegna.

La Soprintendenza di Sassari, nata nel ’58 come sede staccata dell’allora unica Soprintenda della Sardegna alle Antichità (allora si chiamava così), con sede a Cagliari, in tutti questi lustri si è distinta sia per importanti scoperte, sia per la protezione del patrimonio archeologico del territorio.

Tra le varie attività, avviate in tutti questi anni, fiore all’occhiello della Soprintendenza sassarese è, senza dubbio, il Centro di restauro di Li Punti.

Gli studiosi temono, ora, che l’accorpamento possa, in qualche maniera, frenare l’operosità del Centro.

Appresa la notizia, c’è forte preoccupazione anche tra gli amministratori del comune di Cabras, che, presso il Centro di Li Punti, attendono, da tempo, l’ultimazione del restauro dei trentacinque guerrieri trovati nel ‘74 nel Sinis, a Monti Prama. Fino ad ora, solo due guerrieri (risalenti secondo alcuni studiosi al periodo fenicio-punico, secondo altri al nuragico) sono stati restaurati, ed il comune lagunare ha il timore che l’accorpamento delle due Soprintendenze (riduzione di personale, dirottamento dei fondi verso altri progetti, sostituzione dei responsabili, e quant’altro) possa dilatare ulteriormente i tempi per il restauro degli altri guerrieri. 

L’apprensione degli amministratori cabraresi non appare del tutto infondata, soprattutto dopo che i reperti di questa importante scoperta sono stati tenuti per trent’anni negli scantinanti della Soprintendenza di Cagliari e, solo da poco tempo, poi trasferiti a Sassari.

Alla luce di questo, appare quanto mai opportuna la richiesta, rafforzata anche da una petizione popolare, di riportare al più presto a Cabras quantomeno i due guerrieri restaurati.

A settembre era in previsione la presentazione ufficiale, in pompa magna, del progetto di restauro.

Che accadrà ora? Il restauro andrà avanti, o bisognerà attendere altri trent’anni?

 
Di greg (del 31/08/2007 @ 16:00:40, in cultura, linkato 1103 volte)

Recentemente, su questo blog, ci siamo occupati delle statue di Monte ‘e Prama, l’importante scoperta archeologica, avvenuta nel 1974, nelle campagne del Sinis di Cabras. Reperti tenuti inspiegabilmente nascosti, per ben 34 anni, negli scantinati della Soprintendenza di Cagliari.

Per mantenere alta l’attenzione su un argomento di tale rilevanza, e, soprattutto, per riuscire a capire come, un ritrovamento di così grande importanza storica, possa essere stato dimenticato per tutto questo tempo, abbiamo incontrato la studiosa Graziella Pinna, profonda conoscitrice di tutto ciò che riguarda le nostre origini e la storia del Sinis. L’insegnante cabrarese, insieme al sindaco del comune lagunare, Efisio Trincas, è una delle artefici di una petizione popolare, che ha l’intento di riportare le statue (attualmente presso il Centro di restauro di Li Punti, a Sassari) nella loro “Terra Madre”.

- Come ha iniziato ad interessarsi alle Statue di Monte ‘e Prama”?

Premetto che, fino all’anno scorso, non sapevo assolutamente niente della scoperta. Nel 1974, all’epoca del ritrovamento, avevo 14 anni, e, quindi, ricordo vagamente di un giorno in cui, a Cabras, c’era stato un insolito movimento: si vedevano elicotteri, agenti della Guardia di Finanza che andavano e venivano, e girava voce di qualche importante ritrovamento, probabilmente uno scheletro, forse la Dea Madre, forse reperti in oro.

- Ma, quindi, in quei giorni, a Cabras, c’è stato veramente un gran movimento?

Del movimento, in paese, ce ne siamo accorti casualmente, e proprio a causa di questo continuo andirivieni delle forze dell’ordine e dalla presenza degli elicotteri. Poi non seppi più nulla. Non seppi mai, per esempio, che queste statue erano alte dai 2 ai 2,50 metri. Si apprese solo che era stato fatto un importante ritrovamento. Della scoperta, quindi, ne erano a conoscenza, chi aveva ritrovato le statue, Sisinnio Poddi, un agricoltore di Cabras, e gli addetti aI lavori, Lilliu, Atzeni e Peppetto Pau. La gente, l’opinione pubblica, non era stata messa al corrente del ritrovamento. Comunque, sarà per il fatto che io sono mancata per vari anni dalla Sardegna, sia per le vicissitudini della vita, solo lo scorso anno ho saputo, tramite il sindaco di Cabras, Efiso Trincas, della scoperta di queste statue. Trincas, in quella occasione, mi ha mostrato le foto che aveva scattato nel Centro di restauro di Li Punti, a Sassari, e la cosa mi ha mandato su tutte le furie. Ancora prima di sapere gli estremi di tutta la vicenda, mi sono chiesta, infatti, come mai, in questi 34 anni, una scoperta così importante, fondamentale, quantomeno dal punto di vista formale, della statuaria, non era stata data letteralmente in pasto non solo all’opinione pubblica sarda, ma al mondo intero.

- Prima non erano mai state trovate statue di queste dimensioni?

No, mai. Parlo di “sezione aurea”, che, in sintesi, è un principio architettonico che prevede la realizzazione di opere, partendo da un segmento, il cui doppio o il cui mezzo è l’esatta proporzione dell’intero, e che i greci applicavano in ogni loro costruzione, vedi Fidia. Questo principio, per capirci, comporta la competenza architettonica dell’insieme e della dimensione. L’archeologo Lilliu sostiene che le statue sono databili all’ 8°- 9° secolo a.C.; altri le fanno risalire al 7° secolo; l’ex Soprintendente di Cagliari, Santoni, dopo un primo periodo in cui sosteneva che fossero delle statue fenicie, si è poi corretto, sostenendo, in un articolo apparso circa un anno e mezzo fa, che erano statue nuragiche, che risalirebbero all’11°- 10° secolo a.c., mentre Nicosia sostiene che si tratta della scoperta più importante del novecento. Comunque, sia che queste statue siano ascrivibili al 7° o all’ 11° secolo, sta di fatto che anticipano, almeno di quattro secoli, la grande statuaria greca. Dunque, quando i greci ancora non sapevano neppure lontanamente che cosa fosse la “sezione aurea”, qui, nel Sinis, si faceva già grande statuaria. Allora, dico io, forse ci hanno insegnato la storia al rovescio. Quindi mi indigno, e propongo al sindaco di Cabras, Efisio Trincas, una petizione popolare, per una raccolta di firme, non tanto per suscitare una reazione isterica, ma con lo scopo di destare clamore, di far parlare di questa scoperta. Prima nessuno sapeva in paese del ritrovamento delle statue, mentre adesso se ne parla, e tutti sanno cos’è accaduto. Con questo, non voglio, chiaramente, prendermi i meriti della campagna di stampa nata attorno a questa scoperta, anche perché Efisio Trincas, in tutti questi anni, si è battuto ed ha lavorato molto perché ciò avvenisse, ma l’importante è che se ne parli. D’altro canto i “nostri antichi padri” reclamano di tornare nella loro terra, dopo tutti questi anni di oblio o quasi. A dir la verità, non si può dire, categoricamente, che i reperti fossero nascosti, perché a Cagliari, in qualche modo, sono stati esposti, per qualche tempo, al museo, anche se la gran parte delle statue è rimasta accatastata per anni nei magazzini.

- Ma, allora, a chi va il merito di aver “rispolverato” le statue?

La genitorialità di questa operazione è da attribuire alla dottoressa Bonino, direttrice dell’Istituto di Restauro di Sassari, che, insieme al dottor Atzena, il Sopraintendente di Sassari, si è attivata per l’immediato trasferimento delle statue da Cagliari a Li Punti, riuscendo, inoltre, in soli 18 mesi, ad ottenere i finanziamenti e ad indire la gara d’appalto per i restauratori, che sono già stati identificati. Dopo 34 anni, finalmente, qualcosa sta avvenendo, e proprio grazie alla dottoressa Bonino, che si sta battendo fortemente per questa causa.

- Oltre alla divulgazione, da che punto di vista, lei si sta occupando di questa scoperta?

Me ne sto occupando dal punto di vista prettamente culturale, educativo e pedagogico.

- Per le statue è stato risolto il dilemma: fenicie o nuragiche? Ci sono ancora studi in corso?

E’ un dilemma che dovranno risolvere gli studiosi. Ritengo che l’arcano non sia stato ancora risolto, perché si vogliono negare delle palesi verità. Dal mio punto di vista, anche se sono solo una semplice insegnante e non voglio erigermi a professionista del settore, né sono un’archeologa, né ho mai fatto stratigrafia, ma funziono per logica, conoscendo discretamente la storia, voglio solo ricordare che la nostra civiltà nuragica era grandiosa. Ed è una civiltà plurimillenaria.

- Ed allora cosa ha constatato?

Vedo che, verso il secondo millennio a.c., i fari hanno illuminato l’oriente, dove avveniva di tutto, dove c’era un grande fermento, mentre volgendo lo sguardo ad occidente c‘era il buio totale. E questo non è credibile. Possibile che la nostra civiltà si sia illuminata soltanto quando qualcuno si è degnato di perlustrare le nostre zone in epoca fenicia? Noi, secondo me, eravamo una grande civiltà. In proposito ho fatto degli studi mirati, seguendo anche le strade che stanno percorrendo coloro che la cultura classica definisce “fanta-archeologi”, e che, invece, sono persone serie, che stanno dedicando la loro vita a fare delle ricerche mirate sul campo. Parlo di Leonardo Melis, Paolo Valente Poddiche, Sergio Frau, Danilo Scintu, solo per citarne alcuni.

- Il Sinis, quindi, secondo lei, era una culla della civiltà?

Non c’è ombra di dubbio, e per una ragione molto semplice: gli antichi popoli stanziavano dove c’era il cibo. E nel Sinis si trovava tutto: c’era la pianura, gli stagni, il mare, le foreste. C’era la possibilità di una sussistenza economico-sociale grandiosa. Ecco perché, in questo territorio, si sono sviluppate delle federazioni di tipo politico. Siamo stati i precursori, dal punto di vista sociale e storico, di tutta una serie di cose che vengono addebitate ad altri (romani, greci, fenici) e che fanno parte di quella che oramai è già la cultura classica.

- Vorrei ritornare ad una cosa che mi lascia incredula: l’oblio di oltre trent’anni. Di chi sono le colpe?

Prima di tutto, le colpe sono di chi ha amministrato Cabras in questi trent’anni, prima dell’avvento di Efisio Trincas, perché nessuno si è mai battuto per fare chiarezza attorno a questa vicenda; e poi la colpa è degli addetti ai lavori che all’interno della nostra comunità hanno taciuto questa scoperta.

- Perché?

Il perché sto cercando di capirlo anch’io.

- Lilliu, dopo aver effettuato gli scavi, ha fatto qualcosa per la divulgazione, ma poi cos’è accaduto?

Lilliu, a Cabras, in occasione della manifestazione “Note in laguna”, ci ha sottoscritto la petizione per far tornare le statue in paese, e ci ha lasciato uno scritto di tre pagine del ’95, da cui si evince che, già da allora, chiedeva che le statue tornassero in paese. Ma voglio sottolineare che dal ‘74 al ‘95 sono passati 21 anni.

- Ma perché questo buio? Forse per non dover riscrivere la storia dei popoli del Mediterraneo?

Questa è la spiegazione più plausibile. Forse per non mettere in crisi il prestigio di alcuni archeologi, di alcuni studiosi testardi. L’ ex Soprintendente di Cagliari, Vincenzo Santoni, per esempio, ha fatto ora un passo indietro e sta affermando di aver dato, allora, poca credibilità alla sezione statuaria, mentre Nicosia ha affermato che non c’è mai stato nessun giallo archeologico, ma che le statue sono rimaste nei magazzini, solo perchè non erano stati ottenuti i finanziamenti per il restauro.

- Come sono le statue dal punto di visto artistico?

Sono di una raffinatezza, di una armonia e di una qualità straordinaria.

- Le statue sembrano, in grande, dei bronzetti nuragici.

Sembrano? Sono dei bronzetti nuragici. Se si sfoglia il libro “Il popolo di bronzo”, di Angela Demontis, una studiosa che si è presa la briga di riprodurre le tavole di ogni bronzetto che è stato trovato, fronte e retro, e osservando quei bronzetti e i guerrieri di Monte ‘e Prama, si può notare la loro similitudine.

- Nel caso le statue venissero restituite a Cabras, saranno custodite nel museo o si pensa ad altro?

Il sindaco, EfisoTrincas, vuole portare le statue fuori dal museo, e, chiedendo un finanziamento cospicuo, pensa di riportarle nel loro sito originario, a Monte ‘e Prama, proteggendo l’intero territorio, così come avviene nell’Isola di Pasqua, in modo tale che diventino patrimonio dell’umanità.

- Qualcuno, anche nella comunità cabrarese, pare si sia opposto a questa iniziativa.

Purtroppo è vero.Il presidente di “Italia Nostra”, Mena Manca Cossu, per esempio, si è dichiarata contraria all’intera operazione, perché a suo dire, Cabras non è in grado di gestire tutto ciò che c’è intorno alla scoperta delle statue. Secondo lei non siamo all’altezza, non abbiamo gli spazi, e, inoltre, perché, sempre secondo Mena, nell’era della globalizzazione non si dovrebbe fare dell’inutile campanilismo. E pensare, invece, che dovunque, in qualsiasi altra località, in qualsiasi altra nazione, si sarebbero fatte carte false per poter gestire una scoperta di tale rilevanza, sia dal punto di vista culturale, che economico. E invece noi l’abbiamo tenuta nascosta per oltre 30 anni.

- C’è stata, quindi, incuria, incompetenza o una deleteria leggerezza?

Secondo me, in quelle circostanza, molte concause hanno creato un effetto deleterio, e sincronicamente, senza neppure mettersi d’accordo, si è, probabilmente, deciso che queste statue dovessero essere nascoste al mondo, anziché valorizzare questa scoperta come sarebbe stato normale fare. E poi, mi si viene a dire che, per 30 anni, non sono stati trovati i finanziamenti. Lasciamo perdere. Ammettere questa scoperta significava, infatti, riscrivere la storia. E, poi, c’era il timore, da parte di chi è stato seduto per 30 anni nelle comode poltrone cagliaritane, di perdere in prestigio. Lo dimostra il fatto che, mentre in precedenza si affermava il contrario, stranamente appena i guerrieri sono arrivati a Li Punti, si è fatta marcia indietro, e si è sostenuto che le statue fossero nuragiche, facendole risalire addirittura al 10°-11° secolo a.C.

- La soprintendenza sosteneva, se non sbaglio, che statue e tombe riportate alla luce fossero fenicie.

Fino ad allora si riteneva che l’unica testimonianza di sepoltura di epoca nuragica fosse collettiva, le tombe dei giganti, mentre a Monte ‘e Prama le sepolture erano singole, e accanto ad ogni tomba, come maestosa sentinella, c’era la statua di un guerriero. La Soprintendenza aveva detto che le tombe erano fenicie, e che i basamenti delle statue erano stati utilizzati come coperchio delle tombe fenicie. Ma se avevano usato i basamenti per coprire le tombe, significava che le statue c’erano da prima, che risalivano ad un’epoca precedente, che erano nuragiche. Le sentinelle erano le statue di guerrieri, arcieri, lottatori, segno evidente che quei monumenti funebri custodivano le spoglie di principi guerrieri. Era quello il primo segnale che la misteriosa civiltà nuragica andava rivista. Giovanni Lilliu datò le statue tra il 9° e 8° secolo a.C..; Carlo Tronchetti tra 8°-7° secolo, mentre Vincenzo Santoni, allora Soprintendente di Cagliari, datò quelle statue tra il 10°-11° secolo, affermazione suffragata dalla scoperta anche di altri reperti, come uno scaraboide in osso, simile a quelli egiziani, databili attorno al 17° secolo a.c. Insomma, non si ha un dato certo dal punto di vista stratigrafico. Quello che io so, è che questi sono i “nostri padri”, e sono i precursori della civiltà classica. Poi il discorso si fa più ampio con le “tavolette di Ziricottu”, perché noi, in questo territorio, siamo stati anche i precursori della scrittura. Come sostiene lo studioso Gigi Sanna, le “tavolette di Ziricottu” altro non sono che la presentazione a complemento di un antico alfabeto consonantico, che si va ad aggiungere al novello alfabeto sillabico delle altre civiltà di allora, e così unendo sillabe e consonanti si ottiene l’alfabeto classico greco-latino. Ma dove sono finite le “tavolette di Ziricottu”? Due si sa dove siano, mentre delle altre due non se ne sa più niente. Anche questo è un mistero.

- Queste cose non dovrebbero essere di dominio pubblico?

Il mondo dovrebbe sapere che qui, nel Sinis, si è fatta la storia della civiltà. Perché dobbiamo sempre recitare la parte dei nani, se invece eravamo dei giganti.

- Prossimi sviluppi?

Ci attiveremo per organizzare convegni sull’argomento, coinvolgendo il numero più ampio possibile di studiosi, e proseguendo nella divulgazione di una scoperta di rilevanza mondiale.

E noi seguiremo, con sempre maggiore attenzione, questa vicenda, che è, purtroppo, l’ennesima dimostrazione lampante di una “incuria” tutta italiana. E, allo stesso tempo, continueremo a chiederci, ed a cercare di scoprire, il perché trentadue statue di cosi maestosa grandezza, e di così grande importanza storica, giacciano ancora “mortificate” in anonime cassette di legno, e non mostrate al mondo intero.

 
Di greg (del 17/09/2007 @ 17:21:57, in cultura, linkato 2515 volte)

Dall'Ufficio Stampa del comune di Oristano, riceviamo e volentieri pubblichiamo: 

Importante riconoscimento per il costume tradizionale femminile di Oristano.

Nei giorni scorsi, a Pescia, in provincia di Pistoia, dove si disputava il 30° Palio, Ludovica Soru ha vinto il premio speciale della Giuria della manifestazione “La bellezza e l’eleganza della donna nel Medioevo e nel Rinascimento”.

Insieme a lei, a rappresentare Oristano, c’erano anche il fratello Egidio, Michela Podda ed Enrico Fiori.

Il concorso, abbinato al Palio e giunto all’ottava edizione, ha richiamato a Pescia i costumi di 25 città austriache, tedesche, svizzere e italiane.

Il premio, assegnato per la bellezza del costume e della donna oristanese, è stato consegnato ai partecipanti dal Presidente della Giuria internazionale, Beppe Barolo, membro della Federazione italiana giochi storici, dal Sindaco di Pescia, Antonio Abenante, e dall’Assessore alla cultura.

L’Assessore alla Cultura del Comune di Oristano, Tonino Falconi, in vacanza con la famiglia in quella zona, ha risposto all’invito degli organizzatori e, in una piazza affollata da migliaia di turisti, è stato chiamato sul palco per descrivere le caratteristiche del nostro costume tradizionale e parlare della Sartiglia.

 

 
Di greg (del 19/10/2007 @ 12:51:13, in cultura, linkato 470 volte)

 

Un ordine del giorno, in materia di formazione teatrale, è stato presentato, al presidente della Provincia e al sindaco di Oristano, da Mauro Solinas, consigliere del gruppo Fortza Paris.

Solinas ricorda che le due amministrazioni, provinciale e comunale, sono soci azionisti del Consorzio Uno, sede dell’Università di Oristano, dove si svolgono i corsi gemmati delle Università di Cagliari e Sassari.

I corsi di laurea triennale fanno parte di un progetto di decentramento sul territorio, e sono attinenti alle specificità della nostra provincia e alle peculiarità del territorio.

Considerato che, negli anni passati, i corsi di laurea hanno prodotto diversi posti di lavoro, formando professionalità specifiche su tematiche attinenti la provincia di Oristano, sarebbe ora opportuno, secondo Solinas, che non si ripetessero sempre gli stessi corsi, perchè questo potrebbe portare ad una saturazione di diplomi di laurea sulla stessa materia, a scapito, quindi, della diversificazione delle professionalità.

Nell’ordine del giorno, Mauro Solinas ricorda, inoltre, che nel 2007 ricorre il centenario della nascita del commediografo oristanese, Antonio Garau, che ha avuto un ruolo importantissimo nello sviluppo del teatro in Sardegna, caratterizzando, in particolare, il nostro teatro, attraverso un’apposita “messinscena sarda”.

Per questo motivo, il consigliere di Fortza Paris, chiede al presidente della Provincia e al sindaco di Oristano, di impegnare le istituzioni a sollecitare le Università sarde, affinché venga istituito un corso di laurea su “Teatro e spettacolo in Sardegna”, che possa così permettere, ai giovani del nostro territorio, di  specializzarsi e acquisire professionalità in materia teatrale.

 
Di greg (del 14/02/2008 @ 00:01:21, in cultura, linkato 1131 volte)

“Arrasok Sidi Babbai”, l’ultima fatica letteraria della scrittrice cabrarese, Graziella Pinna, ha visto, ufficialmente, la luce nella sala conferenze del Museo di Cabras. Una cornice risultata troppo piccola per contenere le tante persone accorse in massa alla presentazione del libro, organizzata dal “Centro Culturale Marongiu”. Dopo i saluti di rito e una breve introduzione da parte del presidente del “Centro Culturale Marongiu”, Angelino Spanu, che ha coordinato i vari interventi, ha preso per primo la parola il sindaco di Cabras, Efisio Trincas, che ha sottolineato l’importanza del libro di Graziella Pinna, “…che ci permette, fra l’altro, di conoscere ulteriormente un pezzo di storia del nostro territorio”. Dopo l’intervento del sindaco, è intervenuta Anna Maria Capraro, insegnante e amica dell’autrice, che ha seguito l’iter del libro sin dalle prime pagine del manoscritto. “Non sono un critico letterario – ha esordito Anna Maria Capraro –, sono soltanto una lettrice, che ama leggere anche tra le righe, e quando si legge tra le righe di un libro si aggiunge sempre un tassello alla propria esistenza. Già il titolo ci proietta in quella che viene, impropriamente, definita fanta-archeologia, anche se talvolta è doveroso fare delle ipotesi, partendo da fonti certe. Graziella è andata oltre il semplice “ipse dixit”, ha scavato e approfondito, partendo da qualcosa di certo, come la battaglia “Qadesh”, quando gli egizi, parlando della vittoria, affermano che essa è stata ottenuta anche grazie ai guerrieri Shardana”. Capraro riepiloga, quindi, l’antefatto della battaglia, con la delegazione egizia, guidata dalla Regina Nefertari, che arriva a Tarshòs, l’odierna città di Tharros, a chiedere l’aiuto dei soldati Shardana, visti i rapporti di amicizia che c’erano tra i due popoli, e considerato che i soldati Shardana erano conosciuti come ottimi guerrieri. Le veloci navi Shardana partono, quindi, da Tharros e ritornano solo dopo aver ristabilito la pace nel Mediterraneo. “Nel romanzo – ha aggiunto Anna Maria Capraro - si intrecciano elementi pubblici e vicende private, ma non solo, perché attraverso il romanzo Graziella Pinna ha avuto l’opportunità di parlare di personaggi del passato, rendendoci consapevoli della grandezza delle nostre origini; il tutto attraverso una rivisitazione a dir poco ottimale. La struttura del romanzo e “a scatola”, con le vicende che si snodano una dentro l’altra, con un narratore esterno, onnisciente, che prende per mano il lettore attraverso tutta la vicenda, coinvolgendolo e facendogli conoscere, fin dall’inizio, il principe Arrasok, che guida la spedizione Shardana. L’esposizione di Graziella – ha proseguito la Capraro - è avvincente, e, come detto, coinvolge il lettore in maniera totale, trasportandolo attraverso un mosaico, molto colorato, e completo di tutta una civiltà. Completezza che non può essere tale, se non fosse per le grandi intuizioni dell’autrice, che hanno poi trovato riscontro nella realtà, grazie anche ad una ricerca certosina. Il racconto di Graziella ci trasporta tal punto che ne percepiamo i rumori, i sapori, gli odori, come per esempio, l’acre odore del sangue nella battaglia e il sudore della fatica. I personaggi sono rappresentati a tutto tondo. Da una parte ci sono quelli molto coerenti con se stessi, che incarnano determinate virtù, esaltando i valori del loro mondo, attraverso l’armonia, stabilità, lealtà; dall’altra ci sono, invece, i traditori del bene comune. Il forte senso di identità sentito da Graziella va oltre le vicende storiche, ed emerge, per esempio, attraverso la felice armonia di Tarshòs, dove ogni aspetto della città è perfettamente definito, e dove ogni settore è descritto con assoluta perfezione. Quella di Graziella Pinna – ha concluso Anna Maria Capraro - è una identità vissuta, che fa parte di un progetto intellettuale che la vede sempre in trincea, caparbiamente ostinata. Ed è talmente grande il suo senso d’appartenenza alla propria identità, che la grandezza dell’opera sta nel sentire e nel vivere, realmente, la storia del passato, tant’è che lei ama dire: “Siamo quello che il nostro passato ci permette di essere”. Graziella è veramente una autentica Shardana dal cuore ribelle”. Fin qui, l’ottima, impeccabile presentazione del libro di Anna Maria Capraro, ma già dalla prefazione si capisce l’amore che l’autrice nutre per il territorio in cui è nata e per le sue tradizioni. Questo è il vero motivo per cui ha deciso di raccontare la storia di Arrasok, umanissimo Principe Guerriero, e con lui, attraverso una storia romanzata, le vicissitudini di grandi uomini e donne del passato,” …i quali vivevano come noi e il loro sangue pulsava nelle loro stesse vene. Essi creavano, combattevano, amavano come noi”. Il romanzo è ambientato nell’epoca del Faraone Ramses II (1279-1212 a.C.), con l’epopea Shardana che vive un periodo di rinnovato splendore, dopo secoli di decadenza seguita alla distruzione della grande civiltà nuragica antidiluviana.“Fin da ragazza – ha detto Graziella Pinna - ho sempre immaginato figure di uomini e donne con espressione solenne e ritti su un alto colle, tra la terra e il cielo. Li ho sempre chiamati “gli Antichi Padri e Madri” e ho trascorso la mia giovinezza cercando di capire chi fossero questi padri, compiendo anche dei lunghi viaggi di ricerca. Partii da Itaca verso le terre feconde di Pericle, danzai sull’ago della bilancia di Maat di Ramesse, scavai tra i solchi del Diritto Romano. Convenni con me stessa, già molti anni fa, che da costoro qualche cosa avevamo attinto, e l’ammirazione era tanta, tuttavia, il sangue non chiamava, non reclamava il senso di appartenenza della figlia al Padre e alla Madre. Io peregrinavo per il mondo alla ricerca delle mie origini, e  invece nel lontano 1974, quando ancora avevo 15 anni, un contadino, arando  la terra del Sinis di Cabras, sul colle di Monte ‘e Prama, portò alla luce importanti reperti archeologici, ma solo nel 2006, grazie all’attuale sindaco di Cabras, Efisio Trincas, che mi aveva mostrato delle foto, scopro finalmente che quello che avevo tanto cercato negli angoli più lontani del mondo, è stato disseppellito a pochi chilometri da casa mia. In quelle foto vedo braccia, gambe, busti, piedi, appartenenti a trentadue straordinarie, gigantesche statue in arenaria, alte dai due ai due metri e sessanta. Scopro così che su un alto colle del Sinis, sono state riportate alla luce le statue dei miei Antichi Padri!” Con questo romanzo, Graziella Pinna, con la consapevolezza della profondità delle sue radici, riporta le maestose statue, simbolicamente, nella loro collocazione naturale, e ne racconta le gesta certamente eroiche, ma anche quotidiane, che hanno animato e reso famosi nel mondo i nostri fecondi e ricchi colli del Sinis. Ed a proposito delle statue di Monte e’ Prama, venerdì’ 15 febbraio, alle 10.30, presso il Museo di Cabras, si terra la conferenza stampa di presentazione del progetto di restauro dei maestosi guerrieri del Sinis. Progetto che, nel pomeriggio, sempre al Museo, verrà presentato al pubblico.

 

 

 

 
Di pig (del 16/02/2008 @ 00:08:47, in cultura, linkato 1355 volte)

Per il sindaco di Cabras, Efisio Trincas, e per tutti i cabraresi, è il primo tassello della realizzazione di un sogno atteso per anni. Dopo tanto patire, dopo tante battaglie, petizioni e appelli vari, è stato, infatti, presentato al pubblico e alla stampa, nel museo civico del paese lagunare, il progetto di restauro delle statue dei guerrieri, rinvenute tra il ’74 e il ‘79 a Monte ‘e Prama, nel Sinis di Cabras (per ulteriori approfondimenti, vedi articoli su questo Blog del 10, 15 e 31 agosto 2007, nella sezione cultura), che attualmente si trovano nel Centro di restauro di “Li Punti”, a Sassari. Un lavoro che durerà un anno, durante il quale un team composto da sedici specialisti tenterà, quotidianamente, di assemblare i circa cinquemila frammenti di arenaria. Tra questi vi sono 15 teste, 29 busti, 45 frammenti di altri busti, e tantissimi frammenti ancora: 224 di braccia, 200 di gambe, 90 di piedi, 115 di arco, 170 di scudo, 423 i modellini di nuraghe, mentre circa 2000 sono, per il momento, indeterminati. La parte più complicata, secondo gli esperti, sarà proprio l’attaccare tra loro le varie parti. Una sorta di puzzle difficoltoso e molto delicato, visto che mancano tanti frammenti di quello che si presume fosse un esercito di guerrieri, di cui non si sa ancora quante statue (per ora si parla di 35-40) si riuscirà a mettere in piedi, e scoprire così i segreti di una civiltà che non ha eguali in tutto il bacino occidentale del Mediterraneo. Ad aprire l’incontro è stato il sindaco, Efisio Trincas, che ha ricordato come le statue di Monte ‘e Prama siano il simbolo di una grande identità, e che, una volta restaurate, anche grazie alla Regione, spera possano far ritorno a Cabras. Ha preso quindi la parola Giovanni Azzena, soprintendente per le province di Sassari e Nuoro, e ad interim per quelle di Oristano e Cagliari. Azzena non ha voluto parlare della discussa attribuzione cronologica delle maestose statue (dai 2 ai 2,60 m.), né della loro futura collocazione. “Di questa importante scoperta – ha detto Azzena – va dato onore al merito ai primi rinvenimenti di Giovanni Lilliu, e a quelli più incisivi di Carlo Tronchetti. E onore anche a chi le ha conservate con cura, vincendo la tentazione di studiarsele per conto proprio, nella deontologica consapevolezza che, per accostarsi ad un problema scientifico di tale portata, fosse prima necessaria un’opera filologica potente. Come potente è il problema di base: gestire 10 tonnellate di pietra biocalcarea, in aggiunta artisticamente scolpita e, come se non bastasse, tanto antica da far venire i brividi ogni volta che la si guarda”. Azzena ha ringraziato, quindi, Antonietta Boninu, funzionario della soprintendenza di Sassari, nonché progettista e direttore dei lavori di restauro, che ha fatto di una intuizione un sogno realizzabile, e poi la Regione, e le amministrazioni provinciali di Sassari e Oristano che hanno finanziato l’opera. All’incontro era presente anche il presidente della Provincia di Oristano, Pasquale Onida, che facendo leva sulla valenza identitaria delle statue ha ipotizzato una loro collocazione nel Sinis, nella zona di Monte ‘e Prama, dove sono state ritrovate, costruendo una sorta di museo a cielo aperto. Molto atteso l’intervento di Antonietta Boninu, vero, autentico pilone portante dell’iniziativa, e alla quale si deve, fra l’altro, la creazione del Centro di restauro di “Li Punti”, attualmente tra i poli di eccellenza per il restauro, a livello mondiale. La Boninu ha illustrato il progetto, finanziato dal Cipe (Comitato internazionale per la programmazione economica), nell’ambito dell’accordo di programma quadro in materia di beni culturali, 2005-2006, tra la Regione e lo Stato, ed ha poi parlato delle sculture, che si possono ripartire in tre tipologie: l’arciere, il pugilatore e il guerriero. “Se chiedete oggi ai ragazzi delle medie – ha detto la Boninu – che cosa siano i gambali, molti di loro non vi sapranno rispondere. Ebbene, la testimonianza più antica dei gambali sta proprio nelle statue di Monte ‘e Prama. Statue importanti, il cui futuro è virtuale, mentre quello concreto dobbiamo costruirlo e identificarlo assieme, tenendo ben presente che le sculture sono un’identità culturale di Cabras, ma appartengono a tutta l’umanità”. Antononietta Boninu ha poi sgombrato il campo da quelle che ha definito illazioni, sul fatto che le statue abbiano atteso per 30 anni negli scantinati della soprintendenza di Cagliari, perchè qualcuno voleva nasconderle. “Parti delle statue (ancora non si conosceva la loro interezza) – ha affermato – erano esposte al museo di Cagliari. La colpa di questa lentezza, non è da ricercare altrove, ma è nelle stesse mastodontiche statue, che sono ingombranti, ed è dipesa, inoltre, del fatto che per tirare fuori il materiale dalle scatole occorreva avere delle risorse che in quel momento mancavano. Non bisogna poi dimenticare che la soprintendenza non si occupa solo di alcuni pezzi, per quanto importanti, ma di tutti i beni culturali. Beni culturali che appartengono a ciascuno di noi, e che tutti dobbiamo contribuire a preservare. A cominciare dalle popolazioni dei luoghi dove avvengono le scoperte, che debbono impedire la connivenza (perché di questo si tratta) con tombaroli e trafficanti. Per quanto riguarda le statue di Monte ‘e Prama, non si devono certamente perdere i contatti, i legami con i luoghi di provenienza, né si deve smembrare la collezione. Dove devono stare? Preferisco non rispondere, ma chi ha una casa pronta alzi la mano”. Ad entrare nei particolari prettamente tecnici è stato, invece, Roberto Nardi, direttore del CCA, Centro di Conservazione Archeologica di Roma, progettista ed esecutore dell’intervento di conservazione. “Il progetto – ha detto Nardi – si basa su tre principi: studio e documentazione; conservazione e restauro; comunicazione e diffusione. Il progetto culturale prevede la documentazione e la creazione di un archivio digitale dei frammenti, le analisi scientifiche dei materiali originali, il trattamento conservativo e, dove possibile, il montaggio dei frammenti e la musealizzazione delle sculture. Per la pulitura dei frammenti utilizziamo l’acqua atomizzata, una tecnica mini invasiva, messa a punto negli anni ’80 sui monumenti del Foro Romano, che consente di rimuovere gli spessi depositi di terra e le incrostazioni che oscurano le superfici originali, a cui segue la difficoltosa ricerca degli attacchi dei frammenti, per ricomporre le statue”. Ma la vera novità del progetto è l’apertura dei lavori al grande pubblico, che collegandosi al sito www.monteprama.it può seguire l’iter del restauro e trovare, in lingua italiana, inglese e sarda, tante informazioni storico-archeologiche e tecnico-conservative. Altra importante novità è la formula del “cantiere aperto al pubblico”, che nel 2004 ha fruttato al CCA un prestigioso riconoscimento internazionale, a Londra, per la migliore iniziativa informativa nei confronti del pubblico. Tramite prenotazione sul sito, dirigenti scolastici, insegnanti, studenti e semplici cittadini, potranno accedere al cantiere, essere guidati e assistere ai lavori di restauro. Il visitatore, percorrendo la lunga balconata che sovrasta la galleria, si troverà avvolto in un grande scenario naturale, che ripropone l’ambiente e il luogo di provenienza delle sculture. Il cantiere di restauro si trasforma così in una “galleria laboratorio”, nella quale il pubblico può osservare dal vivo le attività di conservazione e di restauro.

Ai margini della manifestazione, si è tenuta la protesta silenziosa (o meglio un tentativo di protesta) dei pescatori di Cabras, che, saputo della possibile presenza del presidente della Regione, Renato Soru, si erano radunati nei pressi del museo per contestarlo. Soru, impegnato a Nuoro, non è arrivato, e ai pescatori non è rimasto altro da fare che attaccare degli striscioni, all’ingresso del museo, con scritte in difesa del posto di lavoro, e andare via.

 
Di greg (del 07/03/2008 @ 14:30:20, in cultura, linkato 719 volte)

Eleonora D'Arborea sarà la protagonista speciale delle iniziative organizzate in Australia dal Circolo dei Sardi del Nuovo Galles del Sud-Sydney, in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura di Sydney e con i Circoli degli Emigrati Sardi in Australia, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, di cui si celebra quest' anno il centenario.
A rappresentare la città di Oristano e a parlare dei valori ideali e culturali che promanano dalla figura della Giudicessa sarà Pupa Tarantini, studiosa di Eleonora d'Arborea ed esperta in materia di pari opportunità, già Presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Oristano e già vicepresidente di quella regionale.
L’iniziativa è stata presentata, questa mattina, dal Sindaco Angela Nonnis, che non potrà essere presente alle celebrazioni per motivi istituzionali, ma che ha voluto sottolineare la straordinaria importanza dell’evento che arriva in concomitanza con la Festa della Donna e con la ricostituzione della Commissione comunale per le Pari opportunità. Alla conferenza stampa erano presenti anche l’Assessore alla Cultura Tonino Falconi e Pupa Tarantini.
Quattro le tappe del viaggio attraverso le principali città del continente australiano, per parlare dell'azione di governo a favore dei diritti delle donne e dei minori, che Eleonora D'Arborea codificò nella Carta De Logu, anticipando di secoli i principi fondamentali della pari dignità uomo-donna e delle pari opportunità. Prima tappa 1'11 marzo a Melbourne; seguirà Sydney il 14 marzo, Brisbane il 16, e per ultima Perth il 19 marzo.
"Da tempo pensavo ad una iniziativa in Australia in onore di Eleonora D'Arborea - ha sottolineato Pietro Schirru, promotore del progetto, presidente del Circolo dei Sardi del Galles del SUD-Sydney, consultore per l'Australia degli emigrati italiani nella CGIE, membro della Consulta regionale per l'emigrazione - e l'occasione del centenario dell'8 marzo è sembrata quella giusta. Eleonora D'Arborea, regina del Medio Evo sardo è una figura di donna e di governante di grande attualità, parla di diritti delle donne e dei minori ancora oggi ai popoli del mondo, e sappiamo bene, purtroppo, quanto ci sia ancora da fare, anche nei Paesi apparentemente più avanzati per la piena attuazione della pari dignità. Abbiamo invitato Pupa Tarantini, in quanto studiosa della figura di Eleonora D'Arborea e, allo stesso tempo, perchè impegnata in ruoli istituzionali e nell'associazionismo per l'attuazione delle pari opportunità. Una studiosa che da tempo è impegnata accanto alle associazioni e ai circoli degli emigrati sardi in Italia e in Europa, per diffondere i valori più alti della cultura sarda che si richiamano alla Carta de Logu e a Eleonora D'Arborea”.
“È con profonda emozione che ho accolto l'invito che mi è stato rivolto dai sardi in Australia e dall'istituto Italiano di Cultura di Sydney- ha detto Pupa Tarantini –, perché credo che da questo continente così lontano geograficamente arrivi una forte indicazione, e cioè che il parlare dei diritti delle donne, nel segno di Eleonora D'Arborea, sia senza confini di tempo e di spazio, e di quanto il suo messaggio sia unificante per le donne e per gli uomini di tutti i continenti”.

L’8 marzo non è, però solo una ricorrenza culturale, ma anche l’occasione per ricordare, ancora una volta, quanto sia importante la sicurezza nei posti di lavoro. “Le conseguenze del lavoro insicuro riguardano tutti”. E’ questo lo slogan che sta accompagnando la campagna di comunicazione 2008 promossa dall’Inca Cgil per sottolineare che gli incidenti nei posti di lavoro sono una piaga che investe donne e uomini anche se in modo diverso. Sulle donne, quando non sono vittime esse stesse di infortuni ricadono gli effetti più devastanti di questa piaga: come vedove, quando devono rimboccarsi le maniche per ricomporre la famiglia che viene spezzata, come richiama il manifesto della campagna Inca Cgil; come vittime, quando l’infortunio causa conseguenze fisiche e psicologiche, che impediscono alle donne di reinserirsi nel mercato del lavoro. L’8 marzo 2008, oltre a rappresentare una data storica perché coincide con il centenario della nascita delle celebrazioni, è anche l’occasione per riflettere su una piaga che non si può e non si deve ignorare, come sottolinea oramai da tempo lo stesso Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. In occasione di questo evento l’Inca Cgil ricorda che in Italia muoiono in Italia 1400 persone a causa di incidenti sul lavoro. Il 7,7 % di questi è di sesso femminile. Complessivamente gli infortuni denunciati, che sono oltre 900 mila ogni anno, costano alla comunità circa 50 miliardi di euro tra risarcimenti ed indennizzi. Sono dati noti che vengono snocciolati oramai a memoria che però non tengono conto delle differenze di genere che pure esistono. Le morti o gli infortuni nei posti di lavoro non sono appannaggio soltanto degli uomini che, non vi è dubbio, sono più esposti a lavori rischiosi. Per loro l’incidenza degli infortuni resta percentualmente molto più alta: il 51,75 per cento contro il 26,05 per cento delle donne. 
Tuttavia, i dati elaborati dall’Inail rilevano che il fenomeno è in ascesa tra le lavoratrici, in parte perché è aumentato il tasso di occupazione femminile, ma anche per il sempre più frequente ingresso delle donne in settori lavorativi ad alto rischio di infortuni e malattie da lavoro. Anche le donne danno il loro macabro contributo: ogni anno sono circa 120 le donne che perdono la vita al lavoro. In pratica una ogni tre giorni. E per quanto riguarda il dato complessivo degli infortuni nei diversi settori, nel solo triennio 2003-2005 le donne vittime di incidenti sono state il 24,5% del totale (228mila casi su 934mila).  Anche nel settore industriale, dove le donne rappresentano solo il 23% del totale degli occupati, la quota degli incidenti subiti dalle donne è comunque significativa (10,4%).
 I dati territoriali segnano delle differenze significative. In Italia centrale si registra la più alta percentuale degli infortuni subiti da donne (27,1%). Seguono le regioni del Nord (24,5 per cento) e del Mezzogiorno (21,4 per cento). Quanto all'età, gli infortuni sono frequenti soprattutto tra le lavoratrici comprese tra 26 e 49 anni. (dal sito www.inca.it)

ALTRE NOTIZIE:

 

Il servizio di nettezza urbana può proseguire normalmente. Allo stato attuale la sentenza del Consiglio di Stato, emessa nei giorni scorsi, non comporta alcuna variazione nei rapporti tra il Comune di Oristano e l’impresa aggiudicataria.

Il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta presentata dalla società Devizia per chiedere la sospensione degli effetti della sentenza del TAR Sardegna che aveva dichiarato illegittima ed annullato l’esclusione della ATI Rossato COSIR dalla gara d’appalto.

Tuttavia la decisione non è stata determinata dal rigetto delle tesi proposte dalla Devizia, ma dalla considerazione che essendo intervenuta a favore della Devizia l’aggiudicazione definitiva questa rimane indifferente rispetto all’annullamento degli atti precedenti.

Ne consegue che allo stato attuale degli atti amministrativi e dei provvedimenti giurisdizionali il Comune può e deve procedere nel rapporto con l’aggiudicataria Devizia anche per quanto attiene all’ormai imminente avvio della raccolta differenziata.

 

Martedì 11 Marzo, a partire dalle 8, sarà sospesa l’erogazione dell’acqua nel quartiere di Torangius e nelle zone limitrofe. La sospensione si rende necessaria per consentire l’esecuzione dei lavori di manutenzione della rete di distribuzione nei pressi del serbatoio del Foro Boario. Salvo imprevisti l’erogazione dell’acqua riprenderà a tarda serata.

 

 

 

 
Di pig (del 19/04/2008 @ 00:14:15, in cultura, linkato 701 volte)

Una lege regionale noa subra sa limba, una televisione digitale in sardu in Internet e un'apellu a sos giòvanos pro faeddare sa limba semper e in totue. Sunt custas sas propostas chi su Presidente de sa Regione at fatu ischire in die de oe in Casteddu sende presente finas s'Assessora de s'Istrutzione Pùblica, Maria Antonietta Mòngiu.

 

Il Presidente della Regione, Renato Soru, è intervenuto oggi alla riunione degli Sportelli linguistici di tutta la Sardegna, che si è tenuta alla Sala Cosseddu dell'Ersu di Cagliari. Al termine del dibattito, dopo aver ascoltato le impressioni degli operatori degli Sportelli, ha annunciato la presentazione di un disegno di legge della Giunta sulla politica linguistica da inviare in Consiglio regionale per essere approvato entro la fine della legislatura.  Soru ha inoltre annunciato maggiori interventi da parte della Regione sui mezzi di comunicazione per potenziare la presenza della lingua sarda nei mass media. Inoltre ha sottolineato la necessità di richiedere alla Rai l'apertura di un canale regionale bilingue, come già accade in Friuli. Non a caso, anche la legge troverebbe ispirazione in quella friulana approvata nel dicembre 2007. Questo provvedimento dovrebbe essere facilitato dall'accordo siglato la scorsa settimana da Ministero della Comunicazione, Regione Sardegna e Rai.  Soru ha inoltre proposto agli uffici linguistici di collaborare con la Regione per realizzare una web tv interamente in sardo, che verrebbe collocata nei siti ufficiali della Regione stessa. Il Presidente ha ricordato ciò che ha fatto la Giunta in questi anni per la lingua sarda, in particolare le azioni rivolte alla rivitalizzazione moderna della lingua e non al suo rilascio nel campo folklorico. L'intervento di Soru è stato fatto interamente in sardo. Lo stesso Presidente ha chiuso sottolineando che la lingua si salva soprattutto parlandola, e ha esortato i giovani presenti a usarla in ogni contesto. Gli Enti locali che hanno aperto uno Sportello linguistico in Sardegna sono 198, e sono in gran parte animati da giovani laureati. I finanziamenti provengono dal Dipartimento degli Affari regionali, grazie alla legge statale 482/1999.

 

Su Presidente de sa Regione, Renato Soru, at faeddadu oe in s'adòbiu de sos Ufìtzios de Sa Limba de totu sa Sardigna, in sa sala Cosseddu de s'Ersu de Casteddu. In concluos de sa dibata, pustis de àere ascurtadu sos parres de sos operadores de sos Isportellos Linguìsticos, at fatu ischire chi sa Giunta Regionale at a presentare deretu unu disinnu de lege subra sa polìtica linguìstica de imbiare a su Consìgiu Regionale pro l'aprovare in antis chi acabet sa legisladura.  Soru at finas naradu chi b'at a èssere, dae sa Regione, prus apentu pro afortiare sa sa presèntzia de sa limba in sos mèdios de comunicatzione. Su Presidente, in sa relata sua, at marcadu in prus chi est pretzisu de pedire a sa Rai de fàghere finas in Sardigna unu canale regionale bilingue, comente est gia costadu in Friuli. Finas sa lege proposta dae su Presidente diat èssere fata sighende s'esperièntzia friulana. Custu seberu diat èssere finas prus fàtzile sende chi sa Rai, sighende un'acordu intre Ministeru de sa Comunicatzione e Regione, at fatu intrare sa limba sarda in sos programmas de Radio Uno pagu tempos como.  Su Presidente de sa Regione at galu propostu a sos ufìtzios linguìsticos de traballare paris cun sa Regione pro pònnere in òpera una televisione digitale in limba in Internet chi si diat pòdere pònnere in sos sitos ufitziales de sa Regione. Soru at ammentadu a sos chi fiant presentes su chi su chi at fatu sa Giunta in custos annos mescamente pro torrare a dare dignidade a sa limba sarda sena ruere in impreos folclorìsticos. Renato Soru at fatu sa relata sua totu in sardu e at acabadu mentovende chi sa limba si salvat mescamente cando si faeddat e at cumbidadu sos giòvanos de sos ufìtzios a fàghere gasi semper e in onni logu. In Sardigna b'amus a die de oe 198 ufìtzios linguìsticos e sos chi bi traballant sunt pro su prus giòvanos. Sos finantziamentos protzedint dae su Dipartimentu de sos Afares Regionales pro more de sa lege 482 de su 1999.

 
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