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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Di pig (del 22/11/2010 @ 18:30:25, in politica, linkato 1165 volte)
Sul Puc, il Piano urbanistico comunale, il comune di Oristano non retrocede di un millimetro, sostenendo a spada tratta le sue tesi. Secondo i tre moschettieri del Puc, il sindaco Nonnis, l’assessore all’Urbanistica Ledda e il dirigente Pinna, il Piano urbanistico comunale di Oristano è efficace a tutti gli effetti. A far da portavoce della troika è, questa volta, il dirigente del V Settore Urbanistica del comune di Oristano, Giuseppe Pinna, che ribadisce – a quanto si legge in una nota stampa, diramata nel tardo pomeriggio di oggi - la sua linea, e conferma la validità della sua scelta di pubblicare il Piano sul Buras, il Bollettino ufficiale della Regione Sardegna. “La pubblicazione è stata decisa nell’ambito dell’esercizio dei poteri e delle competenze attribuiti agli enti locali – si legge nella nota - e non in contrasto, né in polemica con la Regione, con la quale da mesi il comune è positivamente impegnato in un continuo e proficuo confronto. Confronto al quale il comune di Oristano non intende sottrarsi neanche in futuro. La Legge regionale n.7 del 2002 stabilisce che, non essendoci più il controllo di legittimità, la Regione, in materia urbanistica, debba concorrere con le amministrazioni comunali alla redazione dei piani attraverso un processo di copianificazione, che si conclude con la verifica di coerenza, un atto amministrativo di competenza del direttore generale dell’Assessorato agli Enti locali, previo parere consultivo del CTRU”. Sempre secondo Giuseppe Pinna, “…nel caso che la Regione rilevi incoerenze del Puc rispetto alle norme sovraordinate, deve comunicare formalmente i punti eccepiti, suggerendo l’adeguamento alle norme indicate”. Questa l'interpretazione del comune di Oristano. Ma, come abbiamo già riferito in altri articoli, c’è invece chi la pensa in modo diametralmente opposto dai tre moschettieri del Puc. Alcuni ritengono, infatti, che la pubblicazione sul Buras da parte del comune sia stata una forzatura, mentre per altri si è trattato di un vero e proprio atto arbitrario che, in seguito, potrebbe ritorcersi, in varie maniere, sui cittadini. Sono molti, comunque, gli oristanesi che, in questa situazione di assoluta incertezza, preferiscono vederci chiaro e attendere, prima di presentare progetti e di accollarsi mutui, piuttosto che rischiare di vedere vanificati i loro sforzi a causa (o per colpa?) di una mera forzatura.
Intanto, una richiesta di convocazione urgente del consiglio comunale è stata avanzata dai consiglieri dell’opposizione (Marino Marchi, Peppino Marras, Giuseppe Obinu, Renato Piras, Efisio Sanna, Gianni Sanna, Maria Grazia Schintu, Antonio Scanu, Mimmo Serusi), per discutere e deliberare sul seguente ordine del giorno: “Puc. Pubblicazione sul Buras in assenza di verifica di coerenza da parte della Regione Autonoma della Sardegna. Eventuali atti conseguenti”.
Altre notizie:
Il bilancio di previsione della Azienda sanitaria locale n.5 di Oristano è stato bocciato dalla conferenza di distretto dei sindaci della provincia di Oristano. Un risultato clamoroso e senza precedenti, avvenuto a stragrande maggioranza (soltanto i sindaci di Oristano, Busachi, Paulilatino ed Arborea hanno votato a favore) senza distinzione di colore politico, che la dice lunga sulla gestione catastrofica dell’assessore regionale Liori e del commissario della Asl n.5 Panichi. La bocciatura era d’altro canto nell’aria, considerato che sia a livello provinciale che regionale la sanità non ha mai conosciuto un periodo così oscuro. La conferenza di distretto dei sindaci dell’Oristanese non ha fatto, quindi, che ratificare questo dato di fatto, e anche se avrebbe dovuto approvare in modo consultivo il documento contabile della sanità in provincia ha mostrato, invece, il pollice verso a Liori e Panichi. Sindaci di destra e di sinistra, con la sonora bocciatura, hanno ribadito quale sia il malcontento delle popolazioni della provincia di Oristano, colpita a più riprese da tagli sconsiderati che hanno messo la sanità dell’Oristanese al tappeto, portandola complessivamente da un sufficiente livello di decenza ad uno stadio quasi da terzo mondo. Basta osservare, infatti, quello che è accaduto agli ospedali di Bosa e Ghilarza per rendersene conto. A scanso di equivoci è bene sottolineare che non si tratta , come detto, di una bocciatura dovuta al colore diverso della maglietta indossata, visto che i più accaniti contestatori dell’operato del duo Liori-Panichi sono stati proprio alcuni sindaci di centro-destra, come Casula e Licheri, primi cittadini di Bosa e Ghilarza, territori che sono stati fortemente penalizzati dalla scelte "singolari" dell’assessore regionale alla Sanità. Alle lamentele di Casula e Licheri si sono aggiunte quelle di tanti altri sindaci che, con il loro voto contrario, hanno evidenziato il malessere delle proprie comunità, giunto ormai a livelli di guardia. Appresa la notizia, il consigliere regionale del Pd, Antonio Solinas, non ha usato mezzi termini: “La bocciatura del bilancio di previsione della Asl di Oristano – ha detto Solinas – è clamorosa. Si tratta di un fatto inedito, che segnala il malessere del territorio oristanese nei confronti della politica sanitaria di questa giunta regionale ed assume un significato ancora più importante, perché non ha colore politico. A bocciare il bilancio sono stati, infatti, amministratori di centro-destra e centrosinistra, concordi nell’esprimere un giudizio del tutto negativo rispetto ad un piano e a una politica sanitaria che ridimensiona l'offerta dei servizi socio–sanitari. L’assessore Liori dovrebbe ora prendere atto che è necessaria un’inversione di rotta, a cominciare dagli atteggiamenti nei confronti dei territori, che pretendono di essere giustamente ascoltati”. Visto il disastro compiuto finora, è facile prevedere che l’appello di Solinas cadrà nel vuoto. Se così fosse, i territori delle provincia tanto bistrattati dal politicamente nefasto binomio Liori-Panichi hanno un’arma importante, da usare al momento opportuno, per dimostrare tutto il loro disappunto: il voto.
La giunta Nonnis sta cercando di svegliarsi dal torpore e sta tentando (era ora!) di accelerare i tempi (sic!) per la costruzione del nuovo Palazzetto dello sport. All’Albo pretorio e sul sito internet istituzionale ha pubblicato l’avviso per l’acquisizione di manifestazioni d’interesse per la costruzione e gestione del nuovo palazzetto dello sport e per la ristrutturazione e gestione della piscina comunale. “Si ipotizza un unico soggetto per la gestione delle due strutture – hanno spiegato l’assessore allo Sport, Marzio Schintu, e quello ai Lavori pubblici, Andrea Lutzu -. La possibilità di gestire i due impianti dovrebbe consentire al privato di rifarsi dei costi sostenuti per la ristrutturazione della piscina. Per la costruzione del nuovo palazzetto dello sport invece si potrà disporre del finanziamento regionale di sei milioni di euro (che da tempo giacevano dimenticati in chissà quale cassetto. ndr). La gestione complessiva della piscina e del nuovo palazzetto consentirà di realizzare economie di scala, capaci di rendere conveniente anche la compartecipazione necessaria per la ristrutturazione della piscina”. L’area messa a disposizione del concessionario dall’amministrazione comunale per l’iniziativa è di quasi tre ettari. In quell’area, di proprietà comunale, si intende realizzare un impianto di eccellenza, polivalente e sovracomunale, capace di ospitare almeno 2 mila 500 spettatori per i grandi eventi sportivi (?), nonché eventuali altre iniziative di carattere sportivo proposte dallo stesso concessionario. “La localizzazione nell’area sportiva di Sa Rodia risponde all’esigenza di qualificare ulteriormente una zona dove già insistono la piscina, la vecchia palestra, i campi da tennis e quelli del calcio, ma anche l’impianto di equitazione della Soe e il campo pratica del golf – ha aggiunto l’assessore Schintu -. Una vera e propria cittadella sportiva, che può godere dei servizi offerti dall’Ostello della gioventù, e che con il nuovo palazzetto da 2 mila 500 posti si candida a diventare un punto di attrazione eccezionale per eventi sportivi di grande richiamo”. “Per la ristrutturazione della piscina si stima un investimento di un milione 300 mila euro – ha detto l’assessore ai Lavori pubblici -. È una somma che dovrebbe garantire la soluzione definitiva dei tanti problemi di una struttura che ormai accusa il peso degli anni, ma che una volta ristrutturata potrà essere gestita garantendo una gestione economica. Condizione essenziale per l’assegnazione dell’incarico sarà la garanzia del proseguimento dell’attività agonistica”. I soggetti interessati alla costruzione e gestione del nuovo palazzetto dello sport e per la ristrutturazione e gestione della piscina comunale dovranno presentare le loro offerte al comune di Oristano entro il 3 gennaio 2011. Le richieste di chiarimenti dovranno pervenire esclusivamente via mail, all’indirizzo del responsabile del procedimento, il dirigente del settore Lavori pubblici, Walter Murru: walter.murru@comune.oristano.it, entro il 15 dicembre 2010, e le relative risposte saranno pubblicate all’indirizzo internet www.comune.oristano.it/bandigara/2010/lavori.
Prosegue il ciclo d’incontri mensili, programmati nell’ambito del corso di formazione alla politica, promossi dal gruppo Meic (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) di Oristano, dall’Istituto di scienze religiose della Sardegna centrale, dal Movimento politico per l’Unità e dalla Consulta giovanile di Oristano, all’interno del progetto culturale della diocesi di Oristano. Il secondo incontro, dopo quello dello di ottobre dedicato al ruolo degli enti locali, si terrà venerdì 26 novembre, alle 18, presso l’Auditorium san Domenico, in via Lamarmora, ad Oristano. L’europarlamentare sardo, Giommaria Uggias, parlerà dei compiti e delle opportunità del Parlamento Europeo.
Da ieri, undici operatori del Corpo di Polizia municipale di Oristano sono impegnati in un corso di formazione professionale al Caip di Abbasanta. “Si tratta di un corso di altissima qualità che, per la prima volta in assoluto, vede impegnati operatori della Polizia municipale presso la scuola di polizia di Abbasanta, una struttura di eccellenza riconosciuta a livello nazionale – ha detto il sindaco ,Angela Nonnis -. Peraltro, non è la prima attività formativa di qualità programmata per i nostri vigili urbani. Nei mesi scorsi, ad esempio, hanno seguito un corso di guida professionale presso l’autodromo di Mores”. “Per due settimane – ha aggiunto il comandante Dettori - i primi undici operatori seguiranno un corso intensivo, che ha come obiettivo il miglioramento dell’operatività degli agenti, ma anche l’omogeneizzazione dei nostri protocolli di intervento con quelli delle altre forze di polizia”. L’attività formativa è nata in seguito a una convenzione sottoscritta dal comune di Oristano con il Ministero dell’Interno.
Di pig (del 23/11/2010 @ 17:46:06, in politica, linkato 823 volte)
Sulla questione legata al Puc di Oristano, e sull’incertezza che regna sulla sua efficacia, dopo la volontà unilaterale dell’amministrazione comunale di effettuare la pubblicazione sul Buras, il Bollettino Ufficiale della Regione Sardegna, è intervenuto, con una interrogazione, il capogruppo del Pdl in consiglio regionale, Mario Diana, che (manco a dirlo) condivide pienamente l’operato di Ledda, Nonnis e Pinna. “L'assessore regionale all'Urbanistica, Nicola Rassu – ha detto Diana - spieghi perchè la Regione pretende di bloccare l'entrata in vigore del Piano urbanistico comunale di Oristano. Il Puc è stato approvato dal consiglio comunale di Oristano il 13 maggio, mentre la documentazione per la verifica di coerenza è stata consegnata all’assessorato regionale all'Urbanistica il 24 giugno. La normativa regionale - ha sostenuto Mario Diana nell'interrogazione - prevede che il direttore generale dell'assessorato debba adottare la determinazione relativa alla verifica di coerenza entro novanta giorni dalla ricezione della delibera di adozione definitiva del Puc. Nel caso in cui il direttore generale dovesse richiedere il parere del Comitato tecnico regionale per l'Urbanistica, quest'ultimo ha a disposizione trenta giorni per esprimersi. Il 5 novembre comune di Oristano ha trasmesso al Buras l'avviso di adozione definitiva del Puc, pubblicato poi il 18 novembre, vale a dire 134 giorni dopo la consegna della documentazione ai competenti uffici regionali. Il processo di adeguamento dei Puc al Piano paesaggistico regionale – ha affermato Diana -, è un obiettivo di assoluta priorità, in quanto l'effettiva esecutività dello strumento urbanistico costituisce un elemento fondamentale per lo sviluppo armonico e compatibile del territorio, in particolare alla luce della grave crisi economica che investe la Sardegna e, soprattutto, la provincia di Oristano". Mario Diana ha, quindi, chiesto all'assessore Rassu "…per quale motivo il direttore generale dell'assessorato non abbia a tutt'oggi assunto la determinazione sull'esito della verifica di coerenza; perchè il direttore generale abbia evidenziato "un vizio di legittimità nella procedura", e perché abbia inviato via fax al comune di Oristano il parere consultivo del Ctru, i cui pareri hanno valore solo per gli uffici regionali”. Infine, il capogruppo del Pdl chiede “…quando il direttore generale abbia richiesto il parere del Ctru, e quali azioni l'assessore intenda porre in essere, al fine di facilitare l'attività di collaborazione tra gli enti locali e la Regione, avendo quale obiettivo il rispetto dei tempi, dettati dalla normativa regionale che regola l'iter di adozione dei Puc”.
Altre notizie:
C’è anche un’ateneo sardo nell’elenco Unesco delle Università e degli enti di formazione che operano nell’ambito degli studi e della valorizzazione del patrimonio storico dei fondali marini. Si tratta dell’Università di Sassari, che ha recentemente istituito presso la sede decentrata del Consorzio Uno di Oristano la Scuola di Specializzazione in Archeologia Subacquea e dei Paesaggi Costieri, primo ed unico percorso post lauream di questo tipo nell’ordinamento universitario italiano. La Scuola, che verrà inaugurata nell’anno accademico 2010-11 a partire dal mese di dicembre, è stata inclusa nel prestigioso elenco internazionale che, pur non avendo il valore di un riconoscimento ufficiale, segnala le iniziative di formazione e di alta formazione volte alla scoperta, valorizzazione e conservazione del patrimonio sommerso, operando nell’ambito più generale della “Convenzione per la Protezione del Patrimonio Culturale Subacqueo” del 2 novembre 2001. La Convenzione stabilisce che le testimonianze sommerse, dove possibile, siano conservate in situ, al fine di promuovere la creazione di “Parchi Marini culturali-ambientali”. Per questo occorre implementare, insieme alla sensibilità generale, le relative competenze di settore sul piano scientifico, gestionale, amministrativo. All’articolo 21, il documento Unesco prevede specificamente che gli Stati firmatari cooperino al fine di promuovere la formazione nell’ambito dell’Archeologia Subacquea, e per il trasferimento delle tecniche connesse. In linea con queste indicazioni, la Scuola di Specializzazione appena nata ad Oristano, nei pressi degli antichi insediamenti di Tharros (fra i più interessanti del Mediterraneo) rappresenta l’unico esempio di “alta formazione” nel settore dell’Archeologia subacquea in , uno dei pochi in Europa, insieme alla prestigiosa University of Southampton, che organizza nel Regno Unito il Master Postgraduate Course di Maritime Archaelogy. La Scuola si avvarrà di importanti collaborazioni scientifiche internazional, come quelle con l’Università di Tunisi (con la quale è attualmente in corso un’importante campagna di scavo dell’antico insediamento di Neapolis, vicino a Nabeul), quella di Barcellona e l’Università della Tuscia (Viterbo), dove presso la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali il 29 e il 30 novembre si terrà una parte delle selezioni d’ingresso alla Scuola, mentre il 2 e 3 dicembre si terrà una seconda sessione di selezione in Oristano. Gli studenti ammessi saranno in tutto 20 e dovranno essere laureati nei corsi laurea specialistica o magistrale in Archeologia Lettere, Conservazione dei Beni Culturali, Lingue e civiltà orientali, Storia e Conservazione dei beni culturali. Anche la scelta di localizzare le prove d’ammissione sia in Sardegna che a Viterbo deriva dalla precisa volontà di aprire l’opportunità della nuova Scuola di Specializzazione a studenti provenienti da tutta la penisola. L’Università viterbese, in particolare, rappresenta un partner scientifico di assoluto rilievo, essendo stato il primo ateneo italiano ad aver istituito un corso di laurea in Archeologia Subacquea. Per ulteriori informazioni consultare il sito www.consorziouno.it
"La Sardegna subirà la decurtazione di 1.040.071 euro nel finanziamento sulla legge di tutela delle minoranze linguistiche storiche, con un grave impoverimento della sua cultura. Ciò consegue al diverso, ma irrazionale, criterio di ripartizione dei fondi assegnati da una legge del dicembre 1999, già ridotti in totale a 5 milioni e mezzo dalla legge finanziaria del 2009". Lo ha denunciato il deputato dell'Idv, Federico Palomba, nel sottolineare che "…con decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri del 15 marzo di quest’anno è stato disposto che i fondi sono ripartiti sulla base non della popolazione ma della radice quadrata del numero dei comuni dove si parlano lingue minoritarie, indipendentemente dalla popolazione. Con questo sistema, le minoranze più numerose, come quella sarda (e come quella friulana), vengono di molto penalizzate – ha osservato Palomba - a vantaggio di quelle comunità non molto numerose, ma con un alto numero di comuni. Alla Sardegna, invece che 2.160.634 euro, andranno solo 1.120.595, con una diminuzione, di 1.040.039 euro. E' una grande e ulteriore perdita che, aggiunta alle altre, impoverisce fortemente la nostra Isola in termini tanto di risorse (e di lavoro per gli addetti culturali linguisti) quanto di cultura. Tutto ciò – ha sostenuto Palomba - è avvenuto nel più totale silenzio dei partiti identitari, a cominciare dal Psd'Az che, pur indipendentista, sta tuttavia al governo della Regione con la destra, che ha consentito le più gravi soppressioni di fondi e menomazioni della dignità del nostro popolo”.
Sabato 27 settembre, alle , presso l’Hotel Mistral 2, in via XX Settembre, ad Oristano, su iniziativa del “Forum provinciale scuola” del Pd di Oristano, con il patrocinio del gruppo consiliare del pd della Regione, si terrà il convegno-dibattito su” Guardiamo al futuro, crediamo nella scuola pubblica”, ovvero le dieci proposte del Pd sulla scuola. Interverranno, fra gli altri, Mila Spicola, insegnante ed autrice della pubblicazione “La scuola si è rotta”; Marcello Porceddu, del Forum provinciale scuola, operatori scolastici, amministratori, sindacati, sindaci, genitori e studenti; Caterina Pes, deputato e componente la commissione cultura della Camera dei deputati. Coordina Gianni Sanna , segretario provinciale del Pd . L’iniziativa sarà preceduta da un Tavolo tecnico del forum, presieduto da Giovanni Belfiori, coordinatore nazionale area scuola del Pd.
Con un bilancio più che soddisfacente va in archivio l'edizione 2010 dell'evento ludico sportivo “Stragiochiamo”, realizzato dalla “Gio.E.Sport” con il patrocinio della Provincia di Oristano. L’Assessorato provinciale allo Sport e Politiche Giovanili ha condiviso le finalità della manifestazione, che erano quelle di educare e formare i giovani attraverso il gioco e lo sport, valorizzando il territorio e i centri storici dei paesi coinvolti nell’iniziativa. Il tutto, creando momenti di aggregazione sociale e d’incontro per i bambini, ragazzi e famiglie, così da poter condividere e maturare valori indispensabili per formare le future generazioni, come il rispetto delle regole, impegno e sacrificio, sano divertimento, collaborazione, amicizia, confronto e, soprattutto, uno stile di vita improntato al movimento e al rispetto del proprio corpo. La manifestazione ha visto la partecipazione di 15 comuni, con la presenza speciale di Larciano, un paese toscano in provincia di Pistoia, dove il 26 giugno scorso ha preso il via ”Stragiochiamo”, per poi spostarsi nel territorio della provincia di Oristano nei centri di Bauladu, San Nicolò d’Arcidano, Nurachi, Ardauli, Fordongianus, Tramatza, Bonarcado, Riola Sardo, Baratili S. Pietro, San vero Milis, Cuglieri, Cabras, Ghilarza e Marrubiu. Sono stati circa 2000 i partecipanti che si sono cimentati nelle attività ludico-sportive, ovvero attività motoria generale, tornei di volley, calcetto, basket, percorsi di orienteering fotografico. Gli organizzatori dell’evento hanno abbinato a ciascuna tappa di “Stragiochiamo” la vita di uno sportivo celebre, che è stata raccontata al termine delle attività, per sensibilizzare bambini e giovani a seguire modelli di vita positivi. Soddisfazione per l'ottima riuscita dell'evento è stata espressa dall'assessore provinciale allo Sport e Politiche Giovanili, Serafino Corrias. “Il progetto Stragiochiamo – ha detto Corrias - mi è stato presentato per la prima volta nel 2006; l'ho accolto subito con favore, convinto che esprimesse contenuti importanti oltre gli aspetti ludico-sportivi. Oggi possiamo dire che la nostra è stata un’ottima scelta, considerato che l’iniziativa ha assunto negli anni una valenza provinciale a tutti gli effetti. Si è passati, infatti, dai due comuni che hanno aderito nel 2006, ai 15 del 2010” .
Di pig (del 24/11/2010 @ 16:00:27, in politica, linkato 757 volte)
Al comune di Oristano le polemiche suscitate dalla pubblicazione del nuovo Piano Urbanistico scivolano sulle spalle del sindaco Nonnis, dell’assessore Ledda e del dirigente Pinna, come l’acqua sul marmo. Intanto, l’Ufficio edilizia privata del comune ha oggi rilasciato, sulla base del nuovo Puc, la prima pratica edilizia presentata da un cittadino oristanese. L’Ufficio comunale ha fornito la risposta, ai sensi dell’articolo 5 della Legge 241/90, attenendosi a quanto richiesto dal nuovo Piano urbanistico comunale, entrato in vigore il 18 novembre scorso (secondo il comune di Oristano ma, a quanto sostengono altri, non secondo la Regione. ndr), con la pubblicazione sul Buras. “L’esito positivo della richiesta attesta la piena efficacia del nuovo strumento urbanistico – ha osservato l’assessore comunale all’Urbanistica, Salvatore Ledda -. Gli uffici edilizia privata e urbanistica del Comune di Oristano dal 18 Novembre istruiscono, infatti, ogni pratica sulla scorta del nuovo documento di pianificazione”. L’assessore Ledda, che ha appreso con soddisfazione la conclusione della pratica, vuole rassicurare i cittadini che intendono presentare progetti e proposte al comune sulla base del nuovo Puc. Per fare ulteriore chiarezza, dopo le notizie degli ultimi giorni, Ledda precisa che “…il 19 Novembre, giorno successivo alla pubblicazione sul Buras, il direttore generale dell’Assessorato regionale agli enti locali ha inviato al comune di Oristano due fax. Nel primo (protocollo numero 41151) il dirigente regionale sostiene di aver già consegnato una copia ufficiale delle richieste di chiarimento del Ctru. In realtà solo con il secondo (protocollo 41153) trasmette i pareri protocollati del comitato tecnico, peraltro in una forma non conforme all’originale. È bene ricordare che, come stabilisce l’articolo 31 della Legge 7/2002, il parere del Ctru non deve essere trasmesso al comune. La norma stabilisce che sia il direttore generale dell’Assessorato agli Enti locali a richiederlo all’organo consultivo della giunta regionale per l’istruttoria degli uffici regionali competenti”. Il cittadino a cui è stata approvata la pratica spera, chiaramente, che l’assessore Ledda abbia ragione, in caso contrario, se putacaso dovessero venire approvate altre pratiche, e quanto posto in essere dovesse rivelarsi non conforme alla legge, al terzetto Nonnis-Ledda-Pinna non basterebbero le rispettive assicurazioni a rifondere gli eventuali danni.
Altre notizie:
Il presidente del consiglio regionale, Claudia Lombardo, si è dimessa dalla carica di vice coordinatore regionale vicario del Pdl. Le ragioni della decisione sono contenute in una lettera inviata dalla Lombardo al presidente Silvio Berlusconi e ai coordinatori nazionali del partito, Denis Verdini, Sandro Bondi e Ignazio La Russa. Dopo un riferimento alla grave crisi che la Sardegna sta attraversando, il presidente del consiglio regionale spiega come l'impegno nel consiglio sia prioritario e non possa essere subordinato a nessun altro. "Come parlamento regionale siamo tutti mobilitati, maggioranza e opposizione, nella sessione di lavori per l'esame e l'approvazione della manovra finanziaria in tempi strettissimi – ha scritto la Lombardo -, per fornire una prima risposta alle tante aspettative dei sardi. Mi rendo conto di non poter attendere con la necessaria costanza al mio incarico nel partito, tenuto conto degli imminenti e ulteriori gravosi impegni legati all'evolversi della situazione politica nazionale. Peraltro, la conflittualità che caratterizza i rapporti interni nel Pdl in Sardegna, presente già da prima delle elezioni provinciali della scorsa primavera, che, come ho già avuto modo di evidenziare, ha contribuito in modo determinante al risultato negativo delle stesse, non consente di perseguire con serenità ed efficacia gli obiettivi che il Pdl intende raggiungere per contribuire a rafforzare la sua presenza nella regione, anche in vista degli appuntamenti elettorali locali che ci attendono".
Secondo appuntamento, venerdì 26 novembre, con gli “Open days”. Nell'Auditorium dell’Hospitalis Sancti Antoni di Oristano alle 16, si terrà la conferenza "Piattaforme innovative per rafforzare il dialogo e incrementare la competitività: flussi di informazione a livello regionale e internazionale". L’iniziativa, che nasce nell’ambito dell’ottava edizione della Settimana Europea delle Regioni e Città, rientra nel calendario degli “Open days”, organizzato dal Comitato delle Regioni e dalla Direzione Generale della Politica Regionale della Commissione Europea, sostenuta dal comune di Oristano e voluta dal sindaco Angela Nonnis e dall’assessore all’Urbanistica Salvatore Ledda. Il nuovo incontro servirà per costituire un tavolo politico e tecnico, tra amministrazioni, imprese, mondo sociale e del lavoro, affinchè si possa attivare un grande partnernariato tra le aree del Nord della Sardegna e il centro ovest dell’isola. “Il processo di internazionalizzazione, a cui il Nord-Ovest della Sardegna e, specificamente, le province di Sassari e Oristano non possono sottrarsi, porta con sé nuove sfide e nuovi sviluppi, che richiederanno il concorso di innovazione politica, tecnologica e organizzativa – hanno spiegato il sindaco, Angela Nonnis, e l’assessore all’Urbanistica, Salvatore Ledda -. Porti ed aeroporti rappresentano per un’isola la naturale interfaccia con il mondo esterno; sono il motore dell’industria ed il propulsore dell’economia locale; rappresentano i pilastri fondamentali su cui essa edifica la propria crescita economica. Per la crescita complessiva dei nostri territori, con una integrazione tra i territori dell’interno e quelli della fascia costiera, è naturale immaginare una collaborazione tra le varie realtà che può concretizzarsi con lo sviluppo di un moderno “Territorial Communication Hub”, inteso come una piattaforma di dialogo rafforzato che, integrando elementi tecnologici e metodologici innovativi, renda uniforme e fruibile il flusso dell’informazione tra i principali operatori regionali”. La conferenza si propone di ispirare politiche regionali per incrementare la competitività, esplorando teorie, metodologie, politiche e best practices, per lo sviluppo di piattaforme innovative di dialogo rafforzato tra gli attori chiave dello sviluppo economico regionale. Questi, i relatori: Alfredo Adamo, Amministratore Delegato Opera 21; Pasquale Chessa, Giornalista e Storico; Franco Cuccureddu, Presidente della Rete dei Porti della Sardegna; Massimiliano de Seneen, Presidente della Provincia di Oristano; Giorgio La Spisa, Assessore Regionale alla Programmazione; Carlo Luzzatti, Presidente SogealL, Società di gestione dell’Aeroporto di Alghero; Angela Nonnis, Sindaco di Oristano; Oscar Cherchi, Assessore Regionale all'Industria; Saverio Salerno, Coordinatore del Polo di Eccellenza L&K, Università di Salerno; Luisa Sanches, Policy Analist – Innovation, Dg Regio Commissione Europea; Antonello Solinas, Presidente Gal Terre Shardana. A coordinare gli interventi saranno Alma Cardi, Institutional Communication and International Networking Strategist , e Salvatore Ledda, Assessore all’Urbanistica del Comune di Oristano.
Di pig (del 25/11/2010 @ 15:45:29, in politica, linkato 1236 volte)
La telenovela sul nuovo Puc di Oristano si è, oggi, arricchita di una nuova puntata. La pubblicazione del Piano Urbanistico sul Buras, da parte del comune, ha suscitato, come d’altronde era prevedibile, un autentico vespaio. Ad intervenire sul’argomento sono stati, questa volta, i consiglieri regionali oristanesi del Pd, Gian Valerio Sanna (ex assessore regionale all’Urbanistica ed Enti locali) e Antonio Solinas, con una interpellanza sulla “illegittimità della pubblicazione sul Buras del Puc di Oristano, in assenza della verifica di coerenza”. Questo il testo: “I sottoscritti, premesso che dopo una lunga gestazione il Comune di Oristano ha avviato l’iter procedurale per la definizione del Piano Urbanistico Comunale e che, recentemente, lo stesso è stato adottato dal Consiglio Comunale come prescritto e, successivamente, inviato alla Regione per la verifica di coerenza; rilevato che, a seguito dell’approvazione dell’articolo 31 della legge regionale 22 aprile 2002, n.7, il controllo di legittimità sulla delibera comunale di adozione definitiva del Puc contenuta al comma 5 dell’articolo 20 della L.R. 45/1989, è stato sostituito con la verifica di coerenza sugli atti della pianificazione urbanistica, disciplinata in via transitoria dal direttore generale della pianificazione urbanistica territoriale sulla base degli indirizzi politico-amministrativi emanati dalla Giunta regionale; dato atto che tale atto di indirizzo si è concretizzato nella delibera della Giunta regionale n.15/14 del 14 maggio 2002, la quale nell’allegato A alla stessa dispone “Direttive procedurali ed indirizzi politico-amministrativi” in materia di verifica di coerenza della pianificazione urbanistica, alla quale tutt’ora è necessario fare riferimento per il corretto iter di approvazione dei piani urbanistici comunali; ritenuto che tali disposizioni esprimono senza alcuna possibilità di dubbio che la verifica di coerenza ed il suo esito positivo “costituisce presupposto necessario per procedere alla pubblicazione del piano ed alla sua conseguente entrata in vigore” e che in ordine ai tempi prescritti per il suo svolgimento, in assenza di specifica previsione normativa, gli stessi sono da considerarsi a carattere ordinatorio e, dunque, possono essere interrotti a seguito di richiesta di elementi istruttori come nel caso del Comune di Oristano è avvenuto più volte; considerato che il Comune di Oristano, senza attendere l’espressione delle risultanze della verifica di coerenza ha provveduto alla pubblicazione del Puc sul Buras, avviando di fatto una indebita applicazione delle previsioni urbanistiche non ancora verificate dalla Regione; evidenziato che la verifica di coerenza rappresenta una forma di compartecipazione alla definizione degli strumenti urbanistici comunali e come tale espressione tipica delle competenze regionali in materia urbanistica e che, come affermato dalla Corte Costituzionale (sentenza n.206 del 26.6.2001) escludere l’approvazione regionale equivale a “consentire che lo strumento urbanistico sia modificato senza il consenso della Regione, con conseguente lesione della competenza regionale in materia urbanistica”, interpellano il Presidente della Regione e l’Assessore regionale degli Enti Locali, Finanze ed Urbanistica, per conoscere quali iniziative la Giunta Regionale intenda assumere per garantire che il Piano Urbanistico Comunale della Città di Oristano sia rispettoso delle norme vigenti e possa entrare in vigore soltanto dopo aver ottemperato all’obbligo di verifica da parte della Regione; se la Giunta Regionale non ritiene urgente ed opportuno attivare l’Area Legale per valutare ed eventualmente provvedere all’immediata impugnativa in sede amministrativa dell’atto di pubblicazione sul Buras del Puc di Oristano, quale atto cautelativo, al fine di non ingenerare nei cittadini aspettative prive di valore giuridico e per evitare che si generi in capo alla disciplina regionale un pericoloso precedente che comporterebbe a cascata il possibile disconoscimento delle competenze regionali in materia di pianificazione urbanistica territoriale”. Sulla questione Puc e intervenuto, questa mattina, anche il capogruppo del Pd in consiglio regionale, Mario Diana. “Ieri mattina - ha detto Mario Diana -, sentito in audizione dalla commissione Urbanistica del consiglio regionale, in presenza dell’assessore competente, Nicola Rassu, il direttore generale dell’Assessorato regionale all’Urbanistica, Marco Melis, ha dichiarato che il Piano urbanistico comunale di Oristano è pienamente operativo. Vengono, dunque, a cadere tutte le immotivate perplessità sollevate in ambito politico relativamente all’adozione e alla pubblicazione sul Buras dello strumento di pianificazione urbanistica”. Intanto, l’ordine del giorno del consiglio comunale, già convocato per il 29 e 30 novembre, e stato integrato con il seguente argomento urgente: “Puc - Pubblicazione sul Buras in assenza di verifica di coerenza da parte della Regione Autonoma della Sardegna – Eventuali atti conseguenti”.
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Il gruppo consiliare del Partito Democratico in consiglio regionale, primo firmatario, Gian Valerio Sanna, ha presentato una proposta di legge finalizzata al riordino e alla riorganizzazione degli Enti locali. La legge propone la modifica della composizione dei consigli e delle giunte, comunali e provinciali, tutela le minoranze e la rappresentanza delle piccole comunità, e intende disciplinare, infine, il controllo della attività dei comuni quale atto di supporto alla assunzione di atti amministrativi privi di vizi o di lesioni ai legittimi interessi dei cittadini. “La Regione Sardegna gode della potestà legislativa primaria in materia di ordinamento degli enti locali, con i soli limiti dettati dal "rispetto degli obblighi internazionali, degli interessi nazionali, nonché delle norme fondamentali delle riforme economico sociali della Repubblica" – si legge nella proposta di legge del Pd -, nelle more della definizione di una disciplina organica sull’ordinamento degli enti locali, si intende introdurre discipline transitorie in materia di composizione dei consigli e delle giunte comunali e provinciali. Vengono, inoltre, introdotte ulteriori disposizioni riguardanti la tutela delle assemblee circoscrizionali di frazioni aventi condizioni geografiche e morfologiche particolari, rispetto all’organizzazione amministrativa, e tali da garantire una reale capacità di rappresentanza e di tutela degli interessi generali dei cittadini residenti al di fuori del contesto urbano principale”. La proposta di legge affronta, infine, il tema dell’eventuale controllo sugli atti degli enti locali. “Con l’abolizione dei Comitati di Controllo, la Regione aveva demandato ad un apposito provvedimento la disciplina del cosi detto controllo eventuale – si legge ancora nella proposta del Pd– al fine di introdurre uno strumento di tutela a favore di singoli cittadini e delle minoranze consiliari, visto che la Regione non ha ottemperato in merito. Il controllo eventuale non ha carattere vincolante per le amministrazioni procedenti ma rappresenta un atto di supporto alla assunzione di atti amministrativi privi di vizi o di lesioni ai legittimi interessi dei cittadini”.
La ”Oristano Servizi Comunali”, società in house del comune di Oristano, ha avviato, presso il Centro regionale di formazione professionale “Giulio Pastore”, un percorso di formazione per i propri dipendenti. Corsi di aggiornamento che sono già iniziati per tutti i 44 dipendenti, che nell’arco di un anno saranno coinvolti in 100 ore di formazione. L’attività, cofinanziata dalla Oristano Servizi Comunali, dalla Regione, dal Fondo Sociale Europeo, e dalla Legge 236/1993, è stata definita in un progetto denominato “Valorizzazione del capitale umano delle Società in house”, presentato in risposta al Bando regionale “Watching the future”. Il Piano formativo aziendale pluriennale è stato condiviso e approvato dalle parti sociali. L’obiettivo del management della Oristano Servizi Comunali è di sviluppare azioni positive per accrescere le competenze professionali e l’adattabilità dei lavoratori, anticipando i bisogni di formazione, aggiornando e migliorando le competenze professionali, rispetto alle modificazioni che intervengono nei processi lavorativi, all’evoluzione delle professionalità e degli assetti normativi. Il progetto di formazione continua, l’unico approvato nella Provincia di Oristano, è suddiviso in due azioni, una dedicata ai tecnici e agli amministrativi, e un’altra per gli operai, con le seguenti finalità: a) la formazione in risposta ai bisogni manifestati dall’azienda, per accrescere le competenze dei propri addetti, per migliorare le prestazioni ed imprimere un carattere distintivo ai servizi erogati; b) la formazione in risposta alle esigenze dell’individuo che ha necessità di acquisire maggiori competenze ed arricchire il proprio bagaglio professionale da spendere su un mercato del lavoro in continua evoluzione.
Prende il via la nona edizione della manifestazione natalizia “Sulla via dei Re Magi”, la rassegna di presepi organizzata dagli ospiti e dagli operatori della Casa Famiglia di Ales, con il patrocinio dell'Aris (Area Residenziale Inclusione Sociale) e dell'Azienda Sanitaria Locale n°5 di Oristano. “La rassegna – ha spiegato Filippo Bartolomeo, educatore della Casa famiglia che da anni è anima del progetto – ha il principale scopo di favorire l'inclusione sociale e il reinserimento sul territorio delle persone affette da disagio psichico. In realtà, con gli anni la manifestazione si è estesa anche a enti, associazioni e privati, così da formare una rete di inclusione sociale e favorire il dialogo fra Case famiglia, Centri di Salute Mentale e realtà circostanti”. “Sulla via dei Re Magi” è infatti una mostra itinerante di sacre rappresentazioni, allestite da istituzioni, associazioni di volontariato, scuole, locali commerciali e privati, invitati a realizzare un presepe nelle forme più diverse e inconsuete, senza limiti stilistici ed espressivi, con l'obiettivo di creare una rete ideale sul territorio tessuta attraverso il motivo conduttore del Natale, e di abbattere le barriere fra il “dentro” e il “fuori” le Case famiglia, e, più in generale, le strutture in cui sono ospitati i soggetti affetti da sofferenza mentale. Oltre quaranta le adesioni giunte lo scorso anno al progetto, che ha valicato i confini provinciali per estendersi al Medio Campidano e al Nuorese: proprio nella Casa famiglia di Orani, vincitrice dello scorso anno, verrà inaugurata, il 23 dicembre, l'edizione 2010 della manifestazione. Nel corso di quasi dieci anni, sono stati elaborati lavori di estremo pregio dal punto di vista creativo ed artistico: da segnalare il presepe realizzato in pietra e in legno; quelli allestiti con i cibi, come biscotti, pasta o cioccolato; quelli creati con oggetti riciclati, e quello che richiama le antiche tradizioni contadine della Sardegna; senza dimenticare il presepe creato con i fiammiferi e quello di terra cruda. Opere che hanno restituito, in una maniera inconsueta e originale, il senso di un servizio socio-sanitario realmente costruttivo, riabilitante e mirato all'inclusione dei soggetti in cura. Alla rassegna sono ammessi presepi prodotti da singoli o frutto di un lavoro di gruppo. Le opere possono essere realizzate con qualsiasi materiale e possono avere qualsiasi dimensione. Per ulteriori informazioni, è possibile contattare gli educatori professionali, chiamando i numeri 0783.912260 (telefono e fax) o 328.9648203 o inviare una e-mail al seguente indirizzo: lozziada@tiscali.it. I moduli e il regolamento del concorso sono scaricabili dal sito Asl www.asloristano.it.
Di pig (del 27/11/2010 @ 16:31:56, in politica, linkato 786 volte)
Che la giunta provinciale di Oristano non sia amica delle donne è un fatto assodato. E lo è ancor di più, dopo la bocciatura della proposta di delibera allo statuto della Provincia, presentata dal Pd, per garantire la rappresentanza di uomini e donne nella giunta provinciale di Oristano. La maggioranza di centro-destra che è al governo dell’amministrazione provinciale ha, infatti, risposto picche in maniera compatta. Su questa insensata bocciatura, il Pd è quanto mai deciso a dare battaglia, con iniziative finalizzate a sensibilizzare l’opinione pubblica. Su quanto accaduto in Provincia è stata diramata, questa mattina, dal gruppo consiliare del Pd, una nota stampa: “Al termine di un serrato dibattito, il consiglio provinciale, con i voti della maggioranza di centrodestra, ha bocciato la proposta di modifica dello statuto della Provincia, presentata dal gruppo del Pd, tesa a prevedere la presenza di entrambi i sessi nella giunta provinciale. Dopo settimane di tensioni interne, il centrodestra ha dunque ritrovato la compattezza: tutti uniti nel dire “Donne in giunta? No, grazie!”. A nulla sono servite le argomentazioni proposte in apertura dal capogruppo, Mario Tendas, ed a seguire dagli altri consiglieri dell'opposizione che sono intervenuti; a nulla è valso ricordare che in tutte le province sarde, governate dal centrosinistra, le donne sono presenti all'interno degli esecutivi; in nessun conto è stato utile evidenziare che la giurisprudenza si è già espressa, in altri casi analoghi, a favore della obbligatoria presenza di entrambi i sessi nelle giunte. Così come alcun rilievo è stato dato alla sottolineatura che la legge consente al presidente De Seneen di nominare ancora un assessore: quale occasione migliore di inserire una donna in giunta? Nessuna di queste argomentazioni è stata ritenuta valida dal centrodestra. Si è invece assistito ad un florilegio di dichiarazioni dal “vago” retrogusto maschilista: “le donne non sono in politica perché non sono interessate alla politica”; “se fossi donna mi sentirei offeso da una proposta di questo tipo”; “non possiamo obbligare nessuno ad entrare in giunta se non lo vuole”; “tutta questa vicenda è soltanto gazzosa”. No, cari colleghi del centrodestra, non si tratta di gazzosa, ma di una battaglia di civiltà, che deve necessariamente uscire dai palazzi della politica ed occupare gli spazi della società. E' per questo che il gruppo del Pd in consiglio provinciale, sostenuto dal suo gruppo dirigente, condurrà nelle prossime settimane una serie di iniziative tese a far conoscere quanto accaduto l'altro giorno in consiglio provinciale, ed a suscitare una mobilitazione dell'opinione pubblica che, prescindendo dagli schieramenti politici di appartenenza, renda evidente al presidente de Seneen ed alla sua maggioranza, che l'ingresso di una donna in giunta sarebbe davvero, oltre che un atto dovuto, una bella pagina della politica oristanese”.
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Gravidanza a rischio se la madre abita nelle vicinanze di una centrale nucleare. In numeri: ventimila aborti spontanei negli ultimi 40 anni. Il tutto, attorno a 31 impianti di energia atomica, 27 tedeschi e 4 svizzeri. Senza contare un netto aumento di deformità e tumori infantili. Questo si legge in uno studio pubblicato dal Centro di ricerca tedesco per la salute ambientale di Monaco. Negli scorsi giorni, i ricercatori Ralf Kusmierz, Kristina Voigt e Hagen Scherb hanno pubblicato un report tra nascite e prossimità alle centrali nucleari in Germania e Svizzera, in modo da capire se la sola vicinanza delle centrali ha effetto sulla salute dei cittadini, anche in mancanza di grandi incidenti. Lo studio partito dai dati sugli effetti della catastrofe di Cernobyl, sulle nascite in Ucraina (si stima che un milione di bambine e bambini non siano mai nati in tutta Europa a causa del disastro di Cernobyl) e nelle regioni toccate dalla nuvola radioattiva. Luoghi in cui già in passato si erano riscontrate significative anomalie sia nel numero delle nascite che nel rapporto di nascite fra maschi e femmine. L’obiettivo degli studiosi era quindi di verificare gli effetti delle centrali nucleari sulle nascite, e i risultati sono stati sconcertanti: secondo loro, nei 35 chilometri attorno alle centrali, negli ultimi quarant’anni sono mancate all’appello ventimila bambine. Normalmente nascono 105/106 femmine per ogni 100 maschi, mentre nelle regioni in questione le nascite di bambine, appunto, sono state molto inferiori. Questo perché gli embrioni femminili sono ancora più sensibili alla radioattività rispetto a quelli maschili. Non solo, gli studiosi tedeschi hanno anche evidenziato un netto aumento dei casi di tumore infantile nelle vicinanze delle centrali nucleari. Ma come si spiegano questi 20.000 aborti spontanei “in eccesso”, in assenza di incidenti conclamati presso le centrali di queste zone? Con il fatto che gli impianti, sostengono i ricercatori, rilasciano nell’ambiente sostanze tossiche o radioattive. E lo fanno in occasione di incidenti ritenuti di “basso livello”, quei numerosissimi “disguidi” (in Francia se ne verifica circa uno ogni tre giorni) che portano a una esposizione alla radioattività della popolazione “entro i limiti di sicurezza”. Limiti stabiliti dalle autorità nazionali, ma che per la loro frequenza e i loro effetti cumulati possono nuocere alla salute ben più di quanto i produttori di energia e le stesse autorità siano disposti ad ammettere. Anche le sole attività legate alla produzione di energia, sostiene la ricerca, hanno effetti sull’ecosistema e sulle popolazioni circostanti, e la lista dei possibili “incidenti di basso livello” è lunga: si va dalle perdite nel trasporto e nello smaltimento delle scorie, agli scarichi di acque contaminate nei corsi d’acqua, fino alla presenza di agenti tossici nel vapore rilasciato in atmosfera che, è vero, non contiene CO2, ma non è certo il più salubre, in quanto proveniente da acqua evaporata entrando in contatto con un nucleo radioattivo. Eppure, al di là di questo, è impossibile ignorare che senza l’energia nucleare molti sistemi-Paese rischierebbero di fermarsi, con effetti gravissimi sulle loro economie. È anche comprensibile, di conseguenza, l’enorme impegno di questi Paesi nel rassicurare le popolazioni sulla sicurezza degli impianti. Recentemente nella regione inglese del Somerset Edf energy ha diffuso la notizia sul consenso della popolazione locale relativo all’ampliamento della centrale di Hinkley Point (la cui chiusura è prevista nel 2016). Un consenso ottenuto non con la forza, ma con un sondaggio, commissionato dalla stessa Edf. Anche la Bbc ci era cascata, diffondendo insieme alla stampa locale la notizia che sei persone su dieci, nelle zone di Sedgemoor, Taunton Deane e West Somerset supportano l’ampliamento della centrale di Hinkley, nel sud ovest dell’Inghilterra. Un sondaggio considerato però da più parti ambiguo. Secondo Leo Barasi di Climate Sock domande quali: “Fino a che punto è d’accordo con la seguente affermazione: l’energia nucleare ha degli svantaggi, ma la nazione ha bisogno di energia nucleare come parte di un bilanciamento energetico con carbone, gas ed energia eolica”, sono poste in modo da rendere difficile un disaccordo (calcolato infatti nel 13% dei rispondenti a questa domanda), e chi oggi vede i risultati è portato a pensare che le persone intervistate nella zona in questione ritengano necessaria l’energia nucleare. Lo stesso vale per domande in cui, mentre si chiede di pensare agli aspetti positivi e negativi di un nuovo reattore ad Hinkley Point, rientrano sempre in qualche modo i benefici che un nuovo reattore avrebbe sull’economia e l’occupazione locali. “A me sembra chiaro che questa lunga serie di domande guidi le persone verso un percorso mentale che le porta a pensare ad una centrale nucleare in modo ben diverso da quanto esse normalmente farebbero”, accusa Ben Goldacre dalle pagine del quotidiano “The Guardian”. Secondo il giornalista inglese ha infatti un effetto ben diverso chiedere: “Volete che i vostri figli restino disoccupati?”, invece che: “Siete tutti segretamente terrorizzati all’idea che potremmo farvi prendere il cancro?”. Gli statistici sanno bene che il diverso ordine dato a certe domande potrebbe far variare l’andamento di un questionario, e per Goldacre quello di Edf contravviene a molte delle regole di base da tenere in considerazione nella compilazione di un questionario statistico. In particolare quella che consiglia di “stare attenti a non influenzare le risposte”. (Andrea Bertaglio – www.ilfattoquotidiano.it).
"Se entro la prossima settimana non si dovesse pervenire, in sede politica e di commissione paritetica, a un risultato positivo sulla “vertenza entrate”, diventerebbe operativa la decisione di promuovere una grande e unitaria iniziativa di lotta". Lo hanno ribadito Cgil, Cisl e Uil che ritengono "…indispensabile accompagnare e rafforzare il confronto Stato-Regione con una grande manifestazione unitaria, che ribadisca non solo il diritto, ma anche l'urgenza dei trasferimenti sulle entrate dovute alla Sardegna. La vertenza sulle entrate (artt. 8 e 9 dello Statuto) e la rinegoziazione del “patto di stabilità” - si legge in una nota - rappresentano, infatti, una condizione prioritaria per assicurare il finanziamento delle basi materiali della nostra autonomia, in primo luogo lo sviluppo e il lavoro. Si tratta di garantire, come dimostra anche il dibattito in corso sulla manovra Finanziaria e di Bilancio per il 2011, una maggiore capacità di entrata e di spesa, per far fronte sia alle emergenze produttive, sia per difendere e adeguare i livelli dei diritti di cittadinanza, che rischiano di essere ridotti anche dai vincoli che dovranno essere introdotti dai parametri del federalismo fiscale. La vertenza entrate e il superamento di alcuni vincoli del patto di stabilità porterebbero a un nuovo regime di capacità di entrata e di spesa, che consentirebbe di affrontare con maggiore tranquillità anche la sfida del federalismo fiscale. Le nuove entrate, infatti, relative al nuovo regime sarebbero di 6 miliardi e 600 milioni di euro, contro 3 miliardi e 636 del vecchio regime. Invece, una revisione del patto di stabilità garantirebbe una maggiore capacità di spesa, allineata realmente sia a quanto previsto in bilancio sia rispetto all'incremento delle stesse entrate. Ecco perché questi due problemi, vertenza entrate e vincoli del patto di stabilità, - di cui il sindacato si fa carico, sono in questa fase la madre di tutte le vertenze”.
“Abbiamo chiesto e atteso un piano organico del governo nazionale per accelerare il corso dei processi. Niente. Per tutta risposta abbiamo avuto il pesante taglio delle risorse e l'annuncio di modifica della Costituzione. Il perché è chiaro: mentre l’Italia dei Valori vuole riformare la Giustizia per farla funzionare, il governo intende deformare la Costituzione per bloccarne il corso e mettere il Pubblico Ministero e l’azione penale sotto il controllo politico". Lo ha dichiarato, intervenendo a Roma al congresso dell'Associazione nazionale magistrati per portare il saluto di Italia dei Valori, Federico Palomba, capogruppo Idv nella commissione Giustizia. Palomba ha, inoltre, aggiunto: "Vorrei rassicurare che l’Italia dei Valori non sarà mai ondivaga nella difesa dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura, come potere riconosciuto dall'articolo 104 della Costituzione, contro chi vorrebbe declassarla a mero ordine. Così facendo difendiamo non la casta dei giudici, ma gli interessi dei cittadini, che hanno diritto ad una Giustizia efficiente ed imparziale. E siamo sicuri che, se si facesse un sondaggio serio, ad opera di un istituto veramente non di parte, i cittadini direbbero di preferire una Giustizia indipendente, anche se non del tutto efficiente, ad una Giustizia ispirata e controllata dai politici di turno". Palomba ha poi precisato: "Ci definiscono giustizialisti, anche dall'opposizione. Ma non ci fanno un'offesa, perchè noi vogliamo il rispetto delle regole e delle leggi, da parte di tutti, e ce ne vantiamo. Sarebbe forse meglio l'opposto, cioè essere ingiustizialisti?. Avete lodevolmente parlato di autoriforma, e questo è giusto - ha concluso l'ex magistrato -. Ci aiuterete, quindi, a bloccare l'ennesimo attentato alla serenità dei giudici, costituito dalle proposte di modifica della legge sulla responsabilità civile dei magistrati, con la possibilità di aggressione diretta delle persone e dei beni degli appartenenti all'ordine giudiziario, con tutta la capacità intimidatrice che ciò comporta verso magistrati chiamati ad occuparsi di questioni che riguardano i potenti".
Di pig (del 02/12/2010 @ 00:05:54, in politica, linkato 1201 volte)
I punti interessanti all’ordine del giorno dell’ultima seduta del consiglio comunale di Oristano erano vari, ma l’attenzione di tutti era rivolta, soprattutto, al punto numero 6: “Puc, pubblicazione sul Buras, in assenza di verifica di coerenza da parte della Regione Autonoma della Sardegna. Eventuali atti conseguenti”. Un ordine del giorno richiesto dai consiglieri Marino Marchi, Peppino Marras, Giuseppe Obinu, Renato Piras, Efisio Sanna, Gianni Sanna, Maria Grazia Schintu, Antonio Scanu e Mimmo Serusi, ed illustrato dal capogruppo del Pd, Peppino Marras. Data l’importanza dell’argomento vi proponiamo l’intervento integrale di Peppino Marras, quello dell’assessore all’Uranistica, Salvatore Ledda, e quello di Marino Marchi, tratti dal verbale della seduta, non senza avervi ricordato che, proprio perché si tratta di una bozza, possono esservi errori, omissioni ed inesattezze.
Peppino Marras (capogruppo Pd): “Questo consiglio comunale ha approvato il 15 maggio di quest'anno, quasi all'unanimità, il piano urbanistico comunale, uno strumento che tutti quanti sappiamo essere importante per la città, e che la città aspettava da tanto tempo. E questo nonostante ci fossero state, nei giorni immediatamente precedenti all'approvazione, situazioni politiche difficili, ad esempio le dimissioni del Sindaco Nonnis, che pretendeva che il Puc fosse approvato entro il 30 aprile, quando tutto il consiglio firmò un documento nel quale diceva che non succede niente sei tempi fossero stati posticipati; quando la stragrande maggioranza dei consiglieri chiedevano invece Il Sindaco fu messo in evidente minoranza da questo passaggio. il Sindaco e l'Assessore vennero messi in evidente minoranza da 36 Consiglieri comunali su 41, tant'è che il Sindaco si dimise. Il consiglio procedette in modo secondo me eccellente e approvò il Piano urbanistico comunale. Poi, in fretta e furia, il Sindaco tornò in aula con un discorso che passò alla storia, perché quasi nessuno ne capì il contenuto,e, in quell’occasione, fu anche impedito al consiglio di confrontarsi su quanto era successo, visto che, in fretta e furia, ci fu una smobilitazione. Però tutti quanti fummo orgogliosi, consiglieri di maggioranza e minoranza, perchè collaborammo in modo leale e corretto (e non uso queste parole tanto per farlo), per approvare finalmente il Piano urbanistico comunale. Iniziò là, una volta che questo documento venne inviato alla Regione, quel confronto corretto e leale, tra istituzioni, che è alla base di quello che è, e sarebbe dovuto essere, il procedimento successivo: l'approvazione definitiva, o quasi del Puc. Era probabile, infatti, qualche aggiustamento, icosì come si evince da documenti della Regione Sardegna, tant'è che questa collaborazione tra i due enti stava per produrre quello che immagino la maggioranza del Consiglio Comunale si aspettava, cioè un iter corretto, serio, rispettoso delle competenze del comune da parte nostra e della Regione da parte sua. A un certo punto, in questo clima quasi idilliaco…, perché, ripeto, c’era stato l'episodio delle dimissioni del Sindaco o qualche momento di nervosismo dell'Assessore Ledda durante i lavori della commissione urbanistica, poi per saggezza e per senso di responsabilità da parte di qualcuno riassorbito…, si stava andando alla conclusione di un iter che noi ritenevamo virtuoso. Poi, improvvisamente, qualcosa si riesce a capire, da quanto scrive la Regione Sardegna, esattamente il direttore generale dell'Assessorato agli Enti Locali, Finanze e Urbanistica, il direttore generale ingegner Melis, esattamente il direttore della pianificazione urbanistica e territoriale. Quando sembrava che le cose si stessero avviando, così come tutti quanti avevamo immaginato, ad una conclusione serena, improvvisamente il nostro dirigente (pare d'accordo con il solo Assessore Ledda), senza che nessuno sapesse niente (pare nessuno della giunta),e, addirittura, pare che anche lo stesso Sindaco non sapesse niente e che sia stato informatoselo la mattina della conferenza stampa. Il Sindaco deve essere stato chiamato all'ultimo momento, e gli hanno detto: “vieni che c'è una conferenza stampa, dobbiamo ufficializzare questa importante notizia per la città”; tant'è che è il Sindaco stesso che ci dice nell'intervento di qualche giorno fa: “io ho saputo oggi che l'avevano spedito il 5 novembre”. Io faccio fatica a credere a queste parole, visto che era stata convocata una conferenza stampa, alle 10.50 circa del giorno prima, e mi chiedo che senso ha convocare una conferenza stampa se non sai ancora che quell'evento è successo; la conferenza stampa serviva per comunicare appunto quell'evento, quella data circostanza. Ma, a parte queste incongruenze, queste cose difficili davvero da capire, rimane il fatto che il comune di Oristano, creando un precedente assolutamente anomalo, forza la procedura e, ritenendo i famosi novanta giorni perentori e non ordinatori, pubblica sul Buras il Piano urbanistico della città. E invita tutti i cittadini, attraverso gli incontri con i concittadini in particolare, anche con l'associazione degli industriali, ma a mezzo stampa, invita un po' tutti a presentare i progetti perché, essendo il Puc operativo, questi progetti possono essere approvati, e quindi si può iniziare a dare gambe a quello strumento che è, appunto, il Piano urbanistico. Secondo noi questo avviene non condividendo la procedura, e riteniamo che quanto dicono i funzionari e dirigenti della Regione venga preso in minima o nessuna considerazione da parte degli uffici o degli amministratori di questa città. Ci comunica, sempre l'Ingegner Melis, che il Ctru ha espresso parere di rinvio sulla proposta del Puc per chiarimenti o integrazioni, ed evidenzia che la verifica di coerenza costituisce requisito procedimentale necessario per la conclusione del procedimento di formazione del Piano urbanistico comunale. E soltanto a seguito di tale adempimento si può procedere alla pubblicazione del Puc sul Bura. Allo stato attuale, il Puc di Oristano non ha concluso tale procedura e, pertanto, tale mancanza determina un vizio di legittimità del Piano urbanistico comunale… Il 19/11/2010, esattamente il giorno dopo l'annuncio in quest'aula da parte del Sindaco e dall'Assessore dell'avvenuta pubblicazione sul Buras. La notizia è diventata, anche in seguito alla conferenza stampa, di pubblico dominio. Gli uffici della Regione, che fino a quel momento, probabilmente, avevano creduto di avere a che fare con delle persone corrette e leali con le quali si stavano confrontando su un percorso politico e amministrativo di un certo tipo, a un certo punto sono costrette a inseguire e a scrivere che il Puc di Oristano è determinato da un vizio di legittimità. Noi riteniamo che, alla luce di quanto ci dice non un qualsiasi cittadino ma la persona incaricata di seguire il procedimento presso la Regione Sardegna, sia chiaro. Noi riteniamo che abbia ragione, condividiamo il percorso che individua la Regione Sardegna, e riteniamo che comunque se anche i nostri uffici, se anche l'Assessore, se anche il Sindaco, a questo punto in perfetta solitudine, perché è evidente, l'hanno manifestato diversi Consiglieri stessi in aula, ma è evidente che non c'è stato il coinvolgimento, così come correttezza istituzionale avrebbe voluto, non c'è il coinvolgimento della giunta, non c'è stato il coinvolgimento del consiglio, maggioranza e minoranza, non c'è stato il coinvolgimento della commissione urbanistica, nessuno di quegli organismi che avevano determinato la buona riuscita di quel percorso, che aveva prodotto il Piano urbanistico comunale…Insomma, noi riteniamo che sia irresponsabile - lo ripeto, irresponsabile - invitare i cittadini a presentare progetti e approvare progetti. Perché? Perché anche nel dubbio io metto in essere qualsiasi iniziativa che tenda a dare ai cittadini la massima garanzia, la massima certezza. Di fronte a un evidente scontro istituzionale (in questo caso tra tecnici) che crea un evidente clima di incertezza (che poi possano avere ragioni gli uni o possano avere ragione gli altri, secondo me nell'interesse della città, dei cittadini e del piano urbanistico che vorremmo il migliore possibile) noi dovremmo sospendere tutte le procedure, per garantire ai nostri amministrati questa certezza: che a oggi non c'è, o c'è solo nella versione di una parte tra quelle che si confrontano su questo punto importante e delicato. Poi altri colleghi del gruppo che mi seguiranno entreranno anche più nel dettaglio di alcuni aspetti tecnici. Ma a noi l'aspetto tecnico, che sarà probabilmente definito da un eventuale ricorso al Tar, io non so se da parte dell'amministrazione Regionale, non so se da parte di qualche cittadino, non so da parte di chicchessia, che probabilmente farà chiarezza una volta per tutte su chi ha ragione, ma l'aspetto che vorremmo evidenziare è quello politico, quindi della irresponsabilità nei confronti dei nostri cittadini, della grave scorrettezza istituzionale nei confronti della giunta, nei confronti del consiglio comunale e nei confronti della città. Si è avuta la sensazione di cose fatte di nascosto. L'Assessore a un certo punto nel discorso, nelle poche parole dette l'altro giorno, dice: "io capisco, ripeto, la vostra posizione, però vi invito a capire che è una situazione abbastanza... che ha la necessità in alcuni frangenti della riservatezza". Assessore, ma quale riservatezza? Non è che stiamo parlando dei terreni suoi, miei o di qualcun altro, stiamo parlando della cosa pubblica. La cosa pubblica non richiede riservatezza. La riservatezza può… se sia un in alcuni ambienti, può darsi che in ambienti massoni si riuniscano e il loro codice deontologico preveda la riservatezza, ma quelle sono cose che a noi non riguardano, noi stiamo amministrando la cosa pubblica, l'amministrazione della cosa pubblica richiede la trasparenza, non la riservatezza. Noi ambiamo ad essere più trasparenti possibile, e sono comprensibili tutti gli errori, ci mancherebbe, chiunque ne fa, quando lavora lei ha fatto bene, noi gliel'abbiamo riconosciuto, quindi non interpreti questi attacchi alla procedura come attacchi personali perché non lo sono e deve diventare tutto tranne che uno scontro personale, però badi bene, Assessore, che la riservatezza, e lei fa cenno qua alla riservatezza , in questi palazzi non deve esistere. In questi palazzi deve esistere la trasparenza, deve essere consentita a tutti la conoscenza di tutti gli atti nei tempi più brevi possibili, perché chiunque, faccio un esempio, in questo consiglio se riservatezza c'era poteva anche esprimere un parere diverso; questo consiglio che ha portato avanti un ragionamento di un certo tipo poteva anche porsi in modo diverso, poteva anche dire: “no, noi, se anche sosteniamo la battaglia dell'Assessore - battaglia chiaramente politica - nei confronti della Regione, che rimprovera l'ente Regione per i ritardi, proprio in questi 90 giorni, che siano perentori o che sia ordinatori, noi riteniamo che tu debba dare una risposta anche prima dei 90 giorni. Se possibile entro 30. Facciamo una battaglia tutti insieme come l'abbiamo condotta in precedenza, perché la Regione ci metta a disposizione uno strumento urbanistico coerente con le norme regionali, che permetta a questa città di crescere e di svilupparsi, in modo corretto e rispettoso delle regole”.Su questo noi saremmo stati a fianco a lei, volentieri, nel rimarcare i ritardi della Regione, ma questo è un altro discorso. Questo lei l'ha fatto in una prima fase, senza cercare neanche il consenso del consiglio, poi in un'altra fase lei si è comportato in modo diverso, ha iniziato a venir meno a quelli che evidentemente erano gli accordi, così come si evince da quanto dice il direttore generale dell'urbanistica, l'ingegner Melis, e cambia totalmente atteggiamento. Noi questo atteggiamento, in particolare dal punto di vista politico, nonché tutti i dubbi evidenziati dal punto di vista della procedura, non li condividiamo, e riteniamo che sia gravissimo e irrispettoso nei confronti della giunta, del consiglio e della città; riteniamo che debba essere messo in atto da questo consiglio attraverso un documento politico qualsiasi iniziativa che possa garantire ai nostri cittadini, prima che attraverso un ricorso eventuale al Tar, attraverso la chiarezza, la definizione di quello che è il corretto procedimento amministrativo, debba essere sospeso tutto in attesa che sia fatta chiarezza. E la chiarezza non la può fare Peppino Marras o il gruppo del Pd, che esprimono un parere, non la possono fare gli altri consiglieri, non la può fare l'Assessore Ledda, non la può fare, l'ingegner Pinna o il Sindaco o chicchessia. La chiarezza la farà, eventualmente, il soggetto competente. In questo momento noi ce le siamo suonate e ce le siamo contate, parlo come Amministrazione Comunale. Sono convinto che la maggioranza dei consiglieri in cuor loro non condividono questo modo di procedere. Sarebbe opportuno che ci riprendessimo quella nostra autonomia, riprendessimo quel livello che ci compete, di gestione della cosa pubblica, in una fase così importante come quella della definizione del Puc, e che andassimo avanti indicando un percorso diverso rispetto a quello che è stato portato avanti fino adesso, senza voler bastonare nessuno e voler fare male a nessuno, ma semplicemente facendo in modo che i cittadini siano garantiti in tutti i modi. Spero che questo confronto continui in modo civile, pacato, sereno, avendo come riferimento il fatto che noi tutti siamo stati eletti o nominati per garantire agli oristanesi un'amministrazione la migliore possibile. Sicuramente tutti quanti sbagliamo, sicuramente commettiamo degli errori, però lo sforzo deve essere improntato a fare il meglio possibile, e sono convinto che con uno sforzo di volontà potremmo fare anche questa volta il meglio possibile”.
Salvatore Ledda (assessore comunale all’Urbanistica): “Mi dispiace che alla luce delle richieste che erano state sollevate nei giorni scorsi, e che ovviamente richiedevano un approfondimento dettagliato delle di tutte le problematiche che hanno interessato le ultime settimane il piano urbanistico, mi aspettavo che la discussione fosse veramente accesa e non si limitasse evidentemente solo ed esclusivamente all'utilizzo di un termine quale riservatezza che, ovviamente, in qualunque vocabolario di lingua italiana viene distinto chiaramente dal termine segretezza. La riservatezza, mi pare sia chiaro a tutti, non è certamente segretezza, sono due aspetti decisamente diversi. La riservatezza riguarda aspetti che sono sicuramente sinonimo di una carica istituzionale, che ha rapporti istituzionali con enti che sono preposti ad averli, e che necessariamente, rispetto a tematiche di cui ovviamente gli Assessori quanto i dirigenti hanno mandato, perché si tratta ovviamente di attività decisamente esecutive, debbono tenere di queste argomentazioni talvolta anche una certa riservatezza che non trascende certamente da aspetti di trasparenza. La trasparenza credo sia stata il cavallo di battaglia di questa giunta comunale, che ha portato tutte le carte in più occasioni all'attenzione non del consiglio, non della commissione, non delle segreterie, ma semmai le ha portate all'attenzione della città. E le ha portate all'attenzione della città, per esempio, in un'occasione molto nota: il novembre 2009, data in cui il piano urbanistico nella sua interezza è stato presentato ancor prima alla cittadinanza, prima di essere portato all'attenzione del consiglio, perché evidentemente facesse il giusto passaggio. Il consiglio comunale da questo punto di vista credo che abbia tutti i poteri che gli sono stati affidati ovviamente dalla normativa e che gli consentono di entrare nel merito di aspetti di sostanza relativi al Piano urbanistico comunale quando vuole, in ogni occasione. Il consiglio comunale ha il potere di farlo, di cambiare le cose quando lo decide e in qualunque momento. Ma cosa ben diversa è, credo, portare a termine un compito. Il consiglio comunale si esprime nell'approvazione definitiva e vara un piano urbanistico che deve ultimare il suo percorso, che è un percorso evidentemente abbastanza chiaro, di tipo amministrativo. Infatti, nella delibera di approvazione definitiva del piano urbanistico, come è ben noto a tutto il consiglio, al dirigente viene affidato il compito di completare l'iter. Ovviamente completare l'iter tenendo conto di quelle che sono le norme a disposizione del dirigente. Da questo punto di vista credo che il dirigente abbia fatto tutto quanto affinché il Piano urbanistico comunale approvato del consiglio possa essere ritenuto operativo. Non operativo, efficace. Che sia efficace è chiaro, l'ufficio tecnico che è preposto da questo punto di vista, perché le norme gli consentono di poterlo fare, già dal 18 novembre, giornata di pubblicazione del Piano urbanistico, dell'avviso di efficacia del piano urbanistico, l'ufficio tecnico, l'ufficio urbanistica e edilizia privata, lavorano tenendo conto di un solo documento, quindi, il Piano urbanistico approvato da questo consiglio, non più evidentemente il Prg, che ha terminato la sua efficacia, sempre che l'abbia mai avuta un'efficacia un Piano urbanistico comunale come quello. Veniamo, però, al merito delle accuse che sono state mosse, anche se non le definirei accuse, perché so benissimo che il vostro è un atteggiamento decisamente costruttivo e proprio perché costruttivo mi sento di dovervi dare tutti i chiarimenti che sono necessari, non fosse altro perché rappresentate una parte importante della città, che ha tutto il diritto e l'onore di ottenere risposte da parte di questo Assessorato e ovviamente da parte dell'ufficio tecnico. Mi sembra giusto che le abbia, anche perché da questo punto di vista il comune di Oristano credo che sia un esempio, a livello regionale per lo meno, credo a livello nazionale, perché credo che abbia iniziato una battaglia contro la Regione che dà orgoglio a questa comunità. E' chiaro che ci troviamo di fronte a una situazione in cui, come è accaduto peraltro pocanzi, quando scrive la Regione tutti abbassano la testa, perché quello che dice la Regione è verità assoluta. Se la Regione in un documento scrive che pare che l'Amministrazione comunale non abbia adempiuto a un determinato iter, ovviamente la giunta, nonché gli uffici tecnici, devono essere martoriati, possibilmente appesi da qualche parte, in maniera tale che tutti possano vedere questa forma di gogna, non mi riferisco alla gogna mediatica, per la quale ovviamente ognuno si muove per pseudonimi, finché uno si muove per pseudonimi e non ha il coraggio delle proprie azioni e delle proprie parole gli si dà il peso che ha. Però il tentativo di mettere alla gogna un'Amministrazione che lavora, un Assessorato, un dirigente, è abbastanza chiaro a tutti: si è posti alla gogna tenendo conto di due lettere, due fax, che sono arrivati a questo comune il 19 novembre. E' abbastanza chiaro, se ne rendono conto tutti, è sufficiente leggerli, che sono due documenti scritti con la pancia. Nel linguaggio classico della comunicazione si distingue una comunicazione che ha a che vedere con lo stomaco, nel gergo naturalmente della comunicazione, che fa riferimento, quindi, a un documento fatto all'ultimo momento, nella fretta e nella furia di dover rispondere, e si commettono degli errori, abbastanza classico. Quante cose, nella nostra storia, nella nostra vita le abbiamo fatte, e ci siamo trovati, nostro malgrado a volte, a fare delle cose talmente in fretta che abbiamo finito per fare degli errori. E gli errori qua sono palesi. Sono decisamente palesi, a partire dalla consegna di questo documento, che era stata paventata in questo documento, che poi abbiamo avuto modo di chiarire proprio nei giorni scorsi con l'ingegner Melis. Lui, ovviamente, non si riferiva al fatto di averci consegnato un documento, semmai si riferiva al fatto che lo conoscevamo. Non è una scoperta, mi dispiace. Noi, già in data 23 settembre, lo scandisco meglio, così lo si può appuntare, il 23 settembre eravamo a conoscenza dei contenuti delle richieste di chiarimento che ci venivano sollevate da parte degli uffici che hanno istruito la pratica. Ovviamente, sono tematiche che noi già in quell'occasione avevamo avuto modo di ribadire, di sottolineare, di ripetere, che erano tematiche che mettevano sinceramente la Regione in una certa difficoltà, in un certo imbarazzo, ovviamente, perché vengono sollevate delle cose che non a me, perché io come sapete sono laureato in filosofia, non sono un urbanista e conosco poco la materia, però agli urbanisti fa ridere; devo essere sincero: in molti casi hanno fatto ridere. Diciamo che per il giusto compito che abbiamo di dovere, in qualche modo, dare risposte, come educazione e come rispetto per il prossimo ci chiedono, abbiamo fatto il 23 settembre un incontro, 91 giorni dopo la presentazione, per chi vuole tenere il calcolo, il 24 giugno 2010, la trasmissione più che la presentazione di tutta la documentazione relativa al Piano urbanistico alla Regione, affinché potesse procedere per la verifica di coerenza Qualcuno dice: i termini non sono perentori, non sono ordinatori. Non so cosa possa c'entrare l'essere perentorio o ordinario, ma lo vedremo meglio. Dicevo: una lettera in cui, ovviamente, lui, il dirigente, sottolinea il fatto di averci consegnato un documento, poi chiarisce: "non l'ho consegnato", e fa riferimento a una serie di norme. Lo chiarisce nella forma verbale, nel senso che ha incontrato il Sindaco e l'Assessore e in quell'occasione insieme al dirigente ha chiarito che non si trattava di consegna. Ma che non si trattava di consegna è molto semplice, lo vedremo abbastanza in fretta. In questa lettera ovviamente fa riferimento a una serie di norme che è sufficiente leggere. "Si evidenzia che la verifica di coerenza ai sensi dell'Art. 31 della Legge Regionale 7/02 - dice il dirigente dell'urbanistica regionale - costituisce requisito procedimentale necessario per la conclusione del procedimento di formazione del piano urbanistico comunale. E soltanto a seguito di tale adempimento si può procedere alla pubblicazione del Puc sul Buras. Allo stato attuale il Puc di Oristano non ha concluso tale procedura e tanto tale mancanza determina un vizio di legittimità nel Piano urbanistico comunale". Ricordiamoci alcune parole in particolar modo "vizio di legittimità" che è stato più volte ribadito, mi piace ricordarlo in maniera tale che poi alla fine tutti capiamo di cosa stiamo parlando. Ovviamente, in seguito fa una serie di riferimenti l'ingegner Melis. I riferimenti sono alla legge regionale, lo dice lui; dice nella sostanza: badate che l'iter, affinché possa procedere nel miglior modo possibile, quindi tenendo conto della norma, deve necessariamente fare riferimento alla Legge Regionale del 2002. Cosa dice in realtà l'ingegnere, facendo riferimenti all'Art. 31 comma 5: "la verifica di coerenza sugli atti di pianificazione urbanistica generale degli enti locali di cui alla lettera C del comma 3, è svolta, in via transitoria, e sulla base degli indirizzi politici amministrativi emanati dalla giunta regionale, dal direttore generale della pianificazione urbanistica territoriale, previo parere del comitato tecnico di cui all'Art. 32 della Legge Regionale 22 dicembre 89 N. 45, da esprimere entro il termine di 30 giorni dalla data di ricevimento della richiesta. La determinazione del direttore generale deve essere assunta entro il termine di 90 giorni dalla ricezione della delibera di adozione definitiva del Piano urbanistico. Qualora il piano contrasti con gli strumenti...". E prosegue fino a arrivare a conclusione della norma, in cui poi aggiunge: "... e che il termine di 90 giorni previsto dalla norma citata non è perentorio". E' abbastanza chiaro che l'ultima riga l'abbia aggiunta il dirigente, non so perché l'abbia aggiunto. Fatemi finire, non dovevate parlare prima, schiacciate almeno il pulsante, così sembriamo in televisione e abbiamo completato. Prendete appunti ma poi dovrò arrivare a queste cose. Aggiunge, perché per fare questo non è che ci voglia molto, vi invito a prendere alcuni appunti e fare riferimento alle norme. La Legge 7 del 2002 non parla di perentorietà dei termini, è abbastanza chiaro, la legge è qui, avete i siti internet e avete modo di vedere che non parla di perentorietà. Infatti l'ha aggiunto (e qui torniamo alla comunicazione con la pancia) il dirigente. "Si precisa inoltre che l'Art. 1 dell'allegato A della deliberazione della giunta regionale N. 1514 del 14/05/2002, contenente direttive procedurali e indirizzi politico amministrativi, ai sensi dell'Art. 31 della Legge Regionale 7/02, dispone che il positivo esito della verifica di coerenza costituisce presupposto necessario per procedere alla pubblicazione del piano nei termini di cui all'Art. 17 e 20 della legge 22 dicembre 89 N. 45 e alla sua conseguente entrata in vigore". Ovviamente il dirigente, spinto dalla pancia, commette alcuni errori. Il primo errore è che ha aggiunto una frase che non c'è nella legge, non c'è nella norma, ma è sufficiente leggerlo perché, infatti, terminano le virgolette, e ci aggiunge una frase. A prescindere da questo, forse è il caso che ci leggiamo l'Art. 31 nella sua interezza della Legge 7/02, che al primo punto dice un particolare, che probabilmente sfugge a molti, ovvero comma 1: "il controllo preventivo obbligatorio sugli atti degli enti locali è soppresso". Questo è il punto fondamentale. Da cosa deriva questo aspetto? E' semplice, il controllo preventivo è venuto meno, ovvero l'espressione, la manifestazione di un giudizio che avesse in sé la sostanza di legittimità o meno, veniva soppresso, perché la Costituzione, la riforma dell'articolo V della Costituzione impone alle amministrazioni locali, in questo caso alla Regione, di dover necessariamente abrogare i vecchi comitati di controllo. Quelli sì che potevano esprimersi sulla legittimità di un atto amministrativo, vi ricordate il vizio di legittimità cui faceva riferimento il dirigente in quella lettera scritta con la pancia? In quella lettera scritta con la pancia si faceva riferimento a vizi di legittimità. E' la legge stessa che dice che non può esprimere vizi di legittimità, evidentemente, il parere del dirigente. Ma andando avanti, poi si scopre, per esempio, che la Legge 7/02 parla di un riferimento a un disegno di legge che sarebbe dovuto essere presentato. Non lo è mai stato fino alla giunta Soru, che in realtà aveva presentato la Legge urbanistica, che è stata peraltro oggetto delle motivazioni per cui la giunta ha anche finito la sua legislatura prima del tempo. Entreremo dopo anche nel merito di quella Legge urbanistica, di quali fossero i contenuti di quella Legge urbanistica. Ma proseguendo sulla Legge 7, è abbastanza chiaro che il riferimento che fa il dirigente sia a se stesso. Cioè le norme dicono: hai 90 giorni per completare l'iter, in che modo lo devi completare? Glielo dice la legge. La legge gli dice: devi completare l'iter con una determinazione previo parere del comitato tecnico. La seconda lettera, anche questa con il mal di pancia, viene inviata subito dopo la lettera in cui lui ci dice di avercela consegnata. Il protocollo successivo, cioè ci troviamo di fronte a un dirigente regionale (quelli che dovrebbero dettare a noi le modalità per eseguire i nostri compiti) che nella prima parte, nella lettera protocollata, ci dice che ci ha consegnato il documento; subito dopo, dopo qualche minuto evidentemente, il protocollo è con due numeri successivi, viene inoltrata, invece, la famosa richiesta di chiarimenti, che sono state prodotte, evidentemente, dal Comitato tecnico regionale all'urbanistica. Il Comitato regionale è quello che dovrebbe dare il parere in 30 giorni. In realtà chi lo deve dare il parere? E' semplice il parere, lo dice la norma stessa, lo deve dare evidentemente a chi lo chiede. La Legge 7/02 dice che il parere viene richiesto dal dirigente regionale dell'urbanistica e che ovviamente lo deve ottenere in 30 giorni. Quindi mi chiedo: il parere del Comitato tecnico regionale al comune di Oristano, data la norma, cosa interessa? Semmai interessava la eventuale determinazione del dirigente, in cui dice ovviamente se deve essere una verifica positiva o negativa. Poi vedremo in seguito cosa sarà questa verifica positiva o negativa, anche perché ovviamente si fa riferimento a una norma, una delibera, meglio una circolare della giunta regionale 2002, che ottempera a quel dispositivo che era inserito nell'Art. 31, in cui si dice che l'Assessore è chiamato entro 60 giorni a presentare un disegno di legge. Abbiamo detto che il disegno di legge non è stato presentato, però spunta nel 2002 una delibera della giunta regionale che è paragonabile a cartastraccia. In effetti dire cartastraccia è dargli già un connotato. In realtà l'unica cosa che è perentoria è il documento della giunta regionale per ovvie ragioni. Intanto perché è un documento incostituzionale, e non vediamo l'ora che vadano al Tar molto sinceramente. Anzi, voi che avete canali preferenziali, se gli suggerite di andare al Tar ci fanno anche un favore perché così da semplici amministratori passiamo anche come eroi per la Sardegna, giacché la Sardegna è decisamente bersagliata da anni da un Assessorato all'Urbanistica che non fa altro che trattare i comuni e i cittadini come se fossero dei semplici protagonisti, anzi delle semplici comparse in questa Sardegna. Ci troviamo di fronte a un Assessorato regionale che prevede, in qualche modo individua i funzionari, le comunità comunali come se fossero delle semplici comparse. Ovviamente se uno dice che è cartastraccia deve anche avere un minimo di sostanza da dire, e credo di averne. Partiamo con la lettura di alcuni punti di questa delibera, allegato A della giunta regionale. L'allegato A della giunta regionale parte con una premessa, che in realtà si sostanzia in una nota presentata ovviamente da Biancareddu, in cui ha diffuso al comune l'allegato A. In questa nota si dice: "con la delibera in oggetto - facendo riferimento alla delibera N. 1415 del 2002 - si trasmette in allegato il deliberato della giunta. Mediante tale istituto - dice l'Assessore - viene superato il previggente controllo di legittimità - se lo dicono da soli - previsto dagli Artt. 17, 18 e 20 della Legge Regionale 45/90". La legge dell'89 prevedeva che il parere ultimo rispetto alla procedura fosse in qualche modo dettato dal parere di legittimità del comitato di controllo, che attestava che tutto era stato fatto nel migliore modo possibile, che quindi non ci fossero vizi di legittimità. Qui ci sta dicendo l'Assessore: badate che il controllo di legittimità non esiste più. "La verifica - dice lo stesso Assessore - della regolarità degli atti, spesso veniva percepita in termini invasivi da parte degli enti locali, che denunciavano la lesione delle loro competenze a pianificare il proprio territorio. La nuova norma introdotta dalla Legge Finanziaria assegna all'Amministrazione regionale un ruolo che non è riassumibile in termini di mero controllo, ma bensì quale attività di collaborazione con gli enti locali, sul presupposto che sia la Regione sia gli enti locali abbiano competenze di pari rilevanza in materia urbanistica - dotti professori - e che alla Regione spettino compiti e funzioni di coordinamento e di verifica della pianificazione sott'ordinata. La verifica di coerenza è da intendersi, quindi, quale espressione della funzione di coordinamento regionale in maniera urbanistica, tanto che gli esiti della stessa non si traducono in un annullamento degli atti, ma in una remissione degli stessi agli enti locali, per rimuovere le cause ostative al pieno dispiegamento e efficacia della pianificazione locale. Per intenderci, la giunta sta cantando e ballando da sola. Cioè da una parte fa una norma, dove dice che ci sono i termini, dall'altra con questa delibera detta cartastraccia, ovviamente inizia a infilarci qualcosina. E' un classico: da una parte la politica fa le norme, dall'altra gli uffici, attraverso un processo che potremmo definire - che forse a qualcuno piace ancora - come dittatura della burocrazia, dall'altra parte, in qualche modo, cerca di infilarci due o tre paroline che da un certo punto di vista potrebbero avere qualche valore. In realtà valore non ne hanno. E' molto semplice, questa è una circolare che ha il valore che ha, il cui contenuto può essere ovviamente definito per lo meno fuori da un quadro costituzionale. Da una parte abbiamo la Costituzione che dice certe cose, dall'altra ci troviamo di fronte a una delibera di giunta che infila altre argomentazioni. "La convinzione che muove - dice ancora l'Assessorato - nell'esercizio di questa nuova funzione, è quella che la pianificazione urbanistica a tutti i livelli debba vedere la collaborazione di Regione e Enti locali e che questa collaborazione debba tradursi in sede locale in un processo di partecipazione attenta, di verifica, di collaborazione, di erogazione di servizi da parte della Regione nei confronti della pianificazione locale". Sostanzialmente ci sta dicendo che bisogna collaborare. Entrando nel merito della delibera si fa riferimento a una sentenza della Corte Costituzionale. Questo serviva in qualche modo alla giunta per dire: la Costituzione dice una cosa, la Costituzione dice che sono aboliti i pareri di legittimità, dice che i comuni e la Regione sono sullo stesso piano, ma lo dice attraverso un principio che è un principio sommo che si chiama principio della sussidiarietà. Lo sentite spesso, soprattutto dal Pd "principio di sussidiarietà", cioè siamo tutti sullo stesso piano. Non solo, le regole che valgono sono quelle più vicine ai cittadini. La Corte Costituzionale dice appunto con la sentenza del 26 giugno 2001 N. 206, laddove afferma che: "escludere l'approvazione regionale equivarrebbe a consentire che lo strumento urbanistico sia modificato senza il consenso della Regione con conseguente lesione della competenza regionale in materia urbanistica". La Corte Costituzionale starebbe dicendo sostanzialmente che laddove manca il parere della Regione quell'atto ovviamente è ritenuto illegittimo. Piccolo particolare che deve essere sfuggito ai funzionari. La sentenza del 26 giugno 2001 N. 206 ovviamente è una sentenza che precede la riforma del titolo V, entrata in vigore l'8 novembre 2001, dopo un referendum lo ricordiamo tutti. Fu una proposta del Governo di centrosinistra. La riforma del titolo V fu appunto una riforma del centrosinistra. Ovviamente per smentire quanto è scritto nella delibera è sufficiente fare quello che farebbe qualunque essere umano o giornalisti. Ovvero leggersi cosa dice la sentenza della Corte Costituzionale. Vi ricordo che la sentenza della Corte Costituzionale fa riferimento alle norme della Regione Veneto, norme che sono state peraltro più volte modificate per effetto di una serie di elementi. Il primo: la procedura di approvazione definitiva del piano urbanistico passava attraverso mille competenze. Una di queste è la Provincia. Il consiglio approva, grazie alla legge urbanistica dell'85 della Regione Veneto, un piano urbanistico e lo deve poi passare alla Provincia affinché la Provincia e Regione Veneto possa dire l'ultima parola. Qualche anno dopo in realtà interviene anche la Regione che dice: no, sulla materia urbanistica la legge nazionale, che non è stata ovviamente recepita dalla Regione Sardegna, non fosse altro perché la legge in vigore in quegli anni era quella dell'89, vorremmo avere anche noi l'ultima parola. La legge nazionale glielo consente, per cui l'ultima parola in Regione Veneto la dà la Regione. In realtà questo in Sardegna non è mai accaduto. La Legge 45, come ben noto è dell'89, sono passati un bel paio d'anni e tutti abbiamo imparato che in Sardegna l'ultima parola non la dà la Regione. Ma non lo prevedeva neppure la Legge 45. La Legge 45 prevedeva il passaggio nel comitato di legittimità, che quindi si esprimeva sulla legittimità evidentemente, non sul contenuto. Andando a fare riferimento appunto alla sentenza che è ribadita nel provvedimento della giunta regionale voluto da Biancareddu, si fa riferimento evidentemente a una sentenza che tiene conto di un tentativo di parere, di sentenza di diritto di legittimità, illegittimità meglio stando dalla parte della Regione Veneto, che entra ovviamente in merito al famoso Decreto Bersani. La Corte Costituzionale dice: veramente è quasi impossibile pensare che se la Legge Bersani da una parte mi favorisce che determinate procedure possano passare attraverso le conferenza di servizio, la conferenza di servizio debba dire l'ultima parole su eventuali varianti di tipo urbanistico. Ovviamente il quadro di riferimento è decisamente diverso. Stiamo parlando della regione Veneto che non è evidentemente a statuto speciale; stiamo parlando di una norma che fa addirittura nella sentenza riferimento ancora agli Artt. 117 e 118, cioè quelli che saranno abrogati dalla riforma. La sentenza è chiaramente fuori dal quadro della riforma del titolo V, cioè quella in cui la Regione deve dare a livello nazionale l'ultima parola, figuratevi a livello locale. In realtà il vero motivo per cui la delibera di Giunta è carta straccia lo si evince chiaramente dal fatto che una delibera - c'è un regolamento - non possa dire nulla di contrario rispetto a quello che dice la norma, questo è chiaro. Non solo, avendo abolito i comitati di controllo e quindi il potere di controllo, evidentemente c'è qualcosa che non funziona, perché quando c'erano i comitati di controllo in realtà i termini avevano un valore e ora con l'abolizione dei comitati di controllo i termini non hanno più valore. Evidentemente no, le norme prevedono i 90 giorni e in un rapporto di collaborazione tra Regione e comune evidentemente i termini vanno garantiti. Siamo tutti sullo stesso piano, lo dice la Costituzione, stiamo evidentemente trattando argomentazioni che si traducono in un rapporto di copianificazione, di collaborazione, di concertazione determinati obiettivi, quello che dobbiamo fare, il minimo è quello di garantire che vengano rispettati i termini. Ma in realtà che è carta straccia lo si evince dal fatto che lo stesso allegato A dica: "il positivo esito della verifica di coerenza costituisce presupposto necessario per procedere alla pubblicazione del piano nei termini di cui agli Artt. 17 e 20 della Legge Regionale 22 dicembre 89 N. 45 e alla sua conseguente entrata in vigore". Ovviamente se vengono meno i requisiti di controllo non ci può essere un ente che ti dice che solo e esclusivamente se la verifica di coerenza è positiva tu debba procedere alla pubblicazione. Non esiste! E' proprio per il fatto che si individua una verifica di tipo positivo che io sto dicendo che è subordinata. Cioè quello che la riforma del titolo V voleva in qualche modo evitare. Cerco di sintetizzare al massimo, anche perché mi sembra importante entrare nel merito di alcuni aspetti. In realtà noi le abbiamo lette tutte le norme, le abbiamo rilette, avevamo due anni di tempo per discutere, pensare, riflettere. Noi abbiamo iniziato con la Regione un rapporto di grande collaborazione che si è manifestato nel tempo. Lo abbiamo fatto con grande orgoglio perché ritenevamo che l'Amministrazione Regionale, giacché è il prodotto di una volontà pubblica e quindi dei cittadini, meritasse giusto rispetto. Però questo non significa che la comunità oristanese non debba meritare il giusto rispetto. Noi abbiamo avviato i rapporti con la Regione nel lontano 2008, l'abbiamo fatto con l'avvio della Vas, lo abbiamo cun mese prima delle elezioni regionali con al tavolo tutti i funzionari della Regione, i dirigenti, l'ex Assessore in cui ci veniva detto sostanzialmente che il lavoro fatto nei termini del riordino delle conoscenze, cioè di quelle cose che oggi in realtà in molti punti ci stanno mettendo in discussione delle famose osservazioni. Il riordino delle conoscenze è stato fatto con i giusti criteri, è stato fatto nel miglior modo possibile, sono venuti qua, presentato, campagna elettorale. Abbiamo proseguito la grande attività di collaborazione con la Regione, fino a arrivare ovviamente a fare due cose che sono importanti in questo grande rapporto di collaborazione: la prima è che per un patto tra gli uffici regionali e gli uffici comunali e in questo spirito di grande collaborazione, noi abbiamo presentato in realtà il piano urbanistico non il 24 giugno alla Regione, l'abbiamo presentato in tutta la sua forma già alla prima approvazione. Abbiamo presentato tutta la documentazione. In quell'occasione dicemmo agli uffici e all'Assessore: badate che nello spirito di collaborazione se ci sono delle cose che ritenete non siano idonee, noi abbiamo l'opportunità attraverso la discussione in Ccnsiglio, di poter porre rimedio, con le osservazioni, con tutti quei documenti che sono necessari affinché il procedimento possa avvenire nel migliore dei modi. E' stato presentato il 5 febbraio 2010, consegnato, quindi trasmesso tutti agli enti locali. Ovviamente da quella data, dal 5 febbraio, noi non abbiamo mai ricevuto nulla per iscritto, fino a quel famoso documento con il mal di pancia del 19/11. Quindi dal 5 febbraio non abbiamo mai, in questo grande spirito di collaborazione, ottenuto nessun tipo di indicazione, di suggerimento che ci potesse provenire dalla Regione. Non è che le cose debbono essere protocollate, le cose debbono essere trasmesse, abbiate pazienza. Io rispondo a una richiesta da parte della Regione nel momento in cui agli uffici, in particolare quello protocollo, viene trasmesso un documento. In altre occasioni abbiamo avuto modo di conversare, ma conversazioni che ovviamente andavano tutte nel segno di positività. Ovviamente queste sono cose testimoniate, non è che se le inventa l'Assessore, non è che ci incontravamo negli andati: oh, come stai? Guardate che il vostro Puc è il migliore del mondo. No, in occasioni ovviamente che precedevano l'approvazione definitiva e che in qualche modo venivano date subito dopo la scadenza dei 90 giorni. Badate che poi la scadenza dei 90 giorni non ha grande valore, perché noi non abbiamo aspettato 90 giorni, non mi risulta, noi abbiamo aspettato 140 giorni alla pubblicazione del piano urbanistico. Quindi in questo spirito di collaborazione nei confronti degli uffici, cioè il 23 settembre abbiamo detto: guardate che noi vogliamo collaborare, diteci qual è il problema, chiariamo. Gli aspetti sono questi, benissimo li chiariamo, vi mettiamo a disposizione tutta la documentazione, perché noi abbiamo un mandato. Cioè quel documento che è stato approvato dal consiglio non è una cosa qualunque, è un documento politico che esprime una grande volontà di questo territorio di voler chiedere delle cose che fanno riferimento a questo territorio. Quando il consiglio comunale sceglie a maggioranza di sostenere una tesi per cui i sartiglianti hanno dei diritti e che rientrano in un quadro comunale che certamente non interessa le altre comunità della Sardegna proprio per la specificità che la Sartiglia ha per Oristano, io credo che questo vada tenuto in considerazione dagli uffici regionali, non vada preso semplicemente facendo riferimento alle norme per cui quello che chiede un territorio debba essere preso ovviamente sotto gamba. A me sembra importante invece che quel documento politico che è stato approvato in questo Consiglio possa essere portato nelle sedi necessarie e possa essere combattuto perché lo riteniamo decisamente idoneo e perché lo riteniamo un documento che esprime non solo la volontà evidentemente di questo consiglio, ma di tutti i cittadini che in questi mesi hanno sostenuto queste scelte e le hanno sostenute a voi stessi, le hanno sostenute con il loro consenso, con il loro sostegno. Ovviamente la scelta che è stata fatta è stata una scelta decisamente riflettuta, l'abbiamo pubblicata nel piano urbanistico, non l'abbiamo fatto da un giorno all'altro, l'abbiamo fatto dopo 140 giorni abbiamo detto e abbiamo riflettuto tantissimo. Non abbiamo riflettuto da soli, sarebbe stupido, forse ci dimentichiamo che esiste un ufficio di piano che è fatto di uno sterminato numero di tecnici, ognuno con posizioni diverse, con specificità diverse che partecipano alle attività dell'Assessorato. Quindi in realtà il dirigente ha inviato evidentemente questa pubblicazione ma non l'ha fatto da solo, l'ha fatto con il sostegno di tutto l'ufficio di piano, l'ha fatto con il sostegno dei tecnici che hanno collaborato alla realizzazione e all'elaborazione del progetto. L'ha fatto con il sostegno dell'Assessore che ha ritenuto, tenendo conto delle considerazioni che venivano fatte dalla Regione che fosse importante ribadire la necessità di un documento politico scelto da questo Consiglio che avesse in sé tutte le caratteristiche per ottenere il massimo della positività in un processo di verifica di coerenza. L'aspetto determinante che ci ha fatto fare una scelta è stata la lettura di una sentenza del Tar del 2007 e è il motivo per cui chiediamo alla Regione, la sollecitiamo affinché vada al Tar e presenti la sua istanza. Abbiamo letto nella parte di diritto della sentenza alcune righe che però mi sembrano importanti. "La verifica di coerenza - dice il Tar facendo riferimento a un ricorso che era stato presentato da una società, è il Tar Sardegna - prevista all'ultimo comma del citato Art. 31 - quello che abbiamo visto prima che fa riferimento alle norme, la Legge 7/02 - non può essere considerata come una attività di controllo sulla delibera del consiglio comunale di approvazione del proprio strumento urbanistico, stante l'eliminazione dei controlli sugli atti degli enti locali per effetto dell'abrogazione dell'Art. 130 della Costituzione disposto con l'Art. 9 della Legge Costituzionale del 18 ottobre 2001 N. 3. E stante - dice ancora il Tar - l'adeguamento della stessa Legge Regionale alla modifica costituzionale". Cioè mi sta dicendo ovviamente che siete voi che l'avete scritto nella vostra Legge Regionale che sono abrogati, soppressi i comitati di controllo. "con l'inequivoca - dice appunto il Tar - disposizione di cui al primo comma dell'Art. 31 che così recita: 'il controllo preventivo obbligatorio sugli atti degli enti locali è soppresso'. La disposizione di cui al penultimo comma dell'Art. 31 che prevede la verifica di coerenza, deve essere letta in armonia con il mutato assetto costituzionale". Dice nel 2003 il Tar che: "la verifica di coerenza va letta tenendo conto di un quadro più complessivo che fa riferimento ad una legge decisamente su sovraordinata, cioè la Costituzione In particolare come un'attività collaborativa della Regione che segnala al comune eventuali incongruenze dell'atto di pianificazione comunale rispetto agli strumenti urbanistici sovraordinati. L'atto regionale adottato in sede di verifica di coerenza, proprio perché non è un atto di controllo, non può evidentemente disporre l'annullamento dell'atto comunale, potendo soltanto contenere una possibile richiesta di riesame e di eventuale adeguamento cui il comune può uniformarsi ove ritenga corretto il rilievo della Regione - quando ce lo farà -. Oppure, in caso contrario, non modificare lo strumento urbanistico e chiedere la pubblicazione dello stesso sul Buras, al fine di fargli conseguire l'efficacia, assumendosi semmai la responsabilità dell'adozione. Questo è quello che dice il Tar. Evidentemente la Regione non ha mai dato indicazioni di un'eventuale discordanza tra quelle che potevano essere le norme sovraordinate rispetto alle scelte che sono state fatte in questo Comune. Lo avrebbe dovuto fare nei 90 giorni attraverso una determinazione del dirigente, non l'ha fatto, lo farà forse nelle prossime settimane ma questo non cambia la questione. La verifica di coerenza in tutte le Regioni d'Italia rappresenta un problema, perché da una parte c'è la Regione che continua a pensare di dover avere l'ultima parola sulla materia della pianificazione. Ovviamente la Costituzione dice tutt'altro, dice: badate che siete tutti sullo stesso piano e che in un'attività di collaborazione il minimo che debba essere garantito sono i termini, altrimenti di che collaborazione trattasi. Noi impieghiamo il nostro tempo a disposizione della Regione però chiediamo il giusto rispetto, mi sembra il minimo. Per cui la scelta che è stata fatta è stata quella di pubblicare e rendere efficace il piano urbanistico. Ovviamente questo Consiglio ha tutto il potere di cambiare tutto quello che vuole, assolutamente non c'è nessun problema. Questo non significa che va fatto semplicemente perché c'è una mancata verifica di coerenza, perché è ovvio che la verifica di coerenza dovesse essere fatta nei tempi di rispetto di un'attività di collaborazione, di rispetto delle parti. Questa verifica di coerenza non è arrivata nei termini. Badate che la verifica di coerenza è un tema scontante in tutte le Regioni; ieri ho avuto modo di parlare con il Segretario nazionale di Anci, il quale diceva: "Oristano può essere un caso nazionale per una ragione molto semplice, perché tutti i Comuni d'Italia hanno lo stesso problema, si trovano di fronte una Regione che utilizza la burocrazia per impedire lo sviluppo". In Sardegna su più di 300 Comuni 4 hanno approvato con verifica di coerenza il piano urbanistico. Tutti riempiono questa parola chiamata "sviluppo", non si capisce di cosa, come se lo sviluppo debba arrivare da chissà chi. In realtà lo sviluppo parte da quello che viene chiesto ai comuni. Quando voi parlate con un imprenditore, l'imprenditore dice: "sì ma io voglio regole certe". Con quali regole certe possiamo confrontarci con gli imprenditori che decidono di investire nel nostro territorio quando non abbiamo neppure un piano urbanistico valido? La storia dei piani urbanistici di Oristano è una storia bellissima, bisognerebbe ricostruirla a partire dal Piano Clemente che casualmente non era stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, eppure ce lo siamo portati dietro. La storia di tantissimi piani particolareggiati è la storia di una pianificazione che bene o male nel tempo si è sempre bloccata, si è sempre fermata. Noi evidentemente a questa storia non ci stiamo, ma proprio per le ragioni che sono state più volte espresse da questa comunità che chiede con gran forza di avere il piano urbanistico. La vera forza è quella della città, non quella che qualcuno vorrebbe far paventare all'Assessorato, che forzatamente dopo 140 giorni ha presentato tutto alla Regione. Dicevo che volevo concludere ma mi sembra importante concludere con un aspetto di grande coerenza. Io ho iniziato a fare l'Assessore all'Urbanistica nel luglio 2008, in coincidenza appunto con l'avvio di tutta la procedura del piano urbanistico, quindi di questo piano urbanistico conosco tutto, ogni particolare, ogni caratteristica. Il mio fu un esordio in una riunione organizzata allora dal comitato d'intesa sul Puc che aveva come interlocutore l'ex Assessore all'Urbanistica Gian Valerio Sanna. Sapete quelle giornate in cui vi tremano le gambe? Beh il giorno a me tremavano le gambe perché ero all'esordio a parlare di una tematica che era decisamente difficile, che ha richiesto ovviamente l'approfondimento. Ma quel giorno mi tremavano le gambe però due cose le ricordo: uno che era stata presentata una legge urbanistica in Sardegna e veniva presentata soprattutto per un particolare, perché si voleva dare più potere ai comuni. I comuni, si disse in quell'occasione, hanno la necessità di maggiore sostegno da parte della Regione; hanno necessità di maggiore autonomia, proprio alla luce del quadro che è cambiato. Di un quadro che fa riferimento a norme costituzionali che in qualche modo ci pongono tutti sullo stesso piano si disse in quell'occasione, al punto tale che la legge presentata dalla commissione urbanistica durante la legislatura Soru prevedeva, casualmente, che all'articolo a cui si fa riferimento proprio con l'elaborazione e approvazione del Puc al comma 7 si dicesse: "la deliberazione di adozione definitiva è sottoposta alla verifica di coerenza da parte della Regione, che si esprime entro 45 giorni. Decorso tale termine la verifica di coerenza si intende conclusa positivamente". E' ovvio, tutti si sono resi conto di quale fosse la prepotenza burocrazia della Regione nei confronti dei Comuni, se ne sono accorti perfino quelli del centrosinistra che hanno presentato una norma che prevedeva: cara Regione, hai 45 giorni di tempo, dopo il giudizio è positivo, non entriamo nel merito degli aspetti dettati dalla Giunta Regionale attraverso una circolare che se la cercate non la trovate da nessuna parte. Quella delibera non esiste nei siti Internet. Sto parlando dei siti Internet, voi siete speciali, ce l'avete, io ce l'ho non è un problema. Diciamo che su Internet la si trova raramente, se avete la fortuna di trovarla e di leggerla fate un contributo a questo grande arricchimento che è stato richiesto. Ovviamente quello che viene chiesto sul piano politico, perché poi sul piano politico abbiamo fatto delle disquisizioni di tipo tecnico che l'ingegner Pinna potrebbe fare anche meglio di me. Ma è il lato politico che è quello che non torna in realtà, perché da una parte il centrosinistra presenta in consiglio regionale una norma che in qualche modo dice di dare autonomia ai Comuni; dall'altra nel momento in cui i Comuni decidono di fare una battaglia e di sostenerla con grande coraggio nei confronti della Regione tutti spariscono e diventano invece: no no, in realtà voi siete quelli cattivi, siete quelli degli affari. Sì gli affari li facciamo e facciamo gli affari di tutti quei nomi. Forse bisognerebbe fare un po' come ha fatto Saviano che presenta gli elenchi di tutte le trasmissioni. Bisognerebbe prendere l'elenco telefonico e iniziare a fare il numero uno per uno della comunità oristanese e dico: sì faccio gli affari di tutti questi, perché sono gli affari della città. Sono gli affari che in quella sede regionale devono portare istanze. Noi portiamo istanze di questo tipo e lo facciamo non da soli, lo facciamo perché lo ha scelto il consiglio c omunale, perché il consiglio comunale ha scelto di portare in quell'occasione queste istanze. Per cui lo facciamo con grande energia e con grande forza. Nei prossimi giorni abbiamo delle richieste da parte della Regione che ci chiede di incontrarci, li incontreremo. Noi presenteremo i chiarimenti anche per iscritto e quando riceveremo la determinazione del dirigente la presenteremo come è giusto che sia per la giusta condivisione, quell'atto sì, alla commissione e quindi al consiglio. Il consiglio, una volta che la Regione ci risponderà in maniera decisamente più concreta quelle che possono essere le norme che in qualche modo vanno contro le norme sovraordinate della Regione, noi le presenteremo in questo consiglio, questo consiglio deciderà cosa fare. Deciderà se prenderne atto o meno, se cambiarle o meno, perché è lì che si discute della materia e del contenuto e del metodo. Fino a adesso esiste un mandato del consiglio nei confronti del dirigente, il quale nel momento in cui vengono sollevati dei chiarimenti è tenuto a darli. Il tema credo che possa essere completato da parte mia ora. Ovviamente sono a disposizione per qualunque delucidazione, possiamo incontrarci anche fuori da qui, discutere, entrare nel merito della diversa documentazione che ho presentato stasera, in maniera tale che possa essere condivisa nel miglior modo possibile. Però una cosa è certa e su questo gradirei che si evitasse una certa forma di "terrorismo politico", passatemi questo termine, che pone i cittadini che già sono stati svantaggiati e penalizzati, nella condizione di non comprendere che il piano urbanistico è efficace. L'abbiamo detto noi, l'ha detto l'ingegner Pinna che rilascia ovviamente le concessioni, tutte le autorizzazioni necessarie, l'hanno detto tutti, l'ha detto il dirigente in commissione urbanistica regionale, l'ha detto l'Assessore, l'hanno ripetuto tutti: il Puc è operativo. Ovviamente qualunque tentativo di diffusione di informazioni diverse sono informazioni che non fanno altro che danneggiare i cittadini, che non li mettono nelle condizioni di potersi avvalere di quelle che sono le opportunità che il piano urbanistico offre. Per cui sarebbe corretto dare ai cittadini le informazioni giuste. Il dirigente lo abbiamo già incontrato una settimana fa, in quell'occasione abbiamo chiarito quelli che erano gli aspetti che ovviamente avevano interessato e che ci avevano portato a fare una scelta, quella della deliberazione nel Buras, in quell'occasione sono state sottolineate alcune richieste di chiarimento che noi stiamo producendo in queste ore nella forma scritta ovviamente e le presenteremo al più presto. Le presenteremo intanto a una riunione tecnica che si terrà giovedì mattina, in quell'occasione evidentemente porteremo in quella sede le nostre istanze normalmente, cercheremo di far comprendere all'ingegnere quali sono le specificità del nostro territorio e ovviamente daremo il massimo della collaborazione. Quella che spetta e che merita la Regione. I chiarimenti saranno poi portati al comitato tecnico regionale che prenderà le giuste decisioni. Ricordo, mi sembra importante farlo, che il comitato tecnico regionale è un organo consultivo della giunta regionale ha un compito, ma non è neanche detto che la direzione debba necessariamente seguire quello che è il parere del comitato tecnico. Essendo un organo accade anche da noi, una commissione può prendere una scelta, ma poi il consiglio può deliberare in maniera completamente diversa. Del resto la richiesta al comitato tecnico la fa il dirigente.E' il dirigente che si serve di quel parere, il dirigente che chiede ovviamente di entrare nel merito di questi aspetti. Per cui noi daremo tutti i chiarimenti che sono necessari proprio per consentire a questo consiglio di avere le informazioni necessarie, ovviamente dopo la determinazione che verrà fatta evidentemente dal dirigente che potremo portare all'attenzione della commissione e quindi del consiglio, di tutti i consiglieri e della città, affinché poi evidentemente possano essere prese le giuste decisioni. Ma questo non cambia nulla dal punto di vista della pubblicazione e dell'efficacia del piano urbanistico, sono cose decisamente diverse, l'abbiamo visto noi abbiamo creduto che le soluzioni di cui tiene conto il consiglio e che abbiamo portato in quella sede sono considerazioni che ovviamente hanno il giusto valore”.
Marino Marchi (Pd): “Siamo arrivati a un punto che mi ricorda molto i giorni precedenti il 30 aprile, perché abbiamo un Puc che è in dirittura finale. L'Assessore ci ha detto che deve avere delle interlocuzioni con la Regione per la verifica di coerenza che, evidentemente, è necessaria, altrimenti non si vede perché sottoponga il documento alla Regione al riguardo, perché poi le osservazioni vengano al consiglio comunale e alla commissione perché deliberi in materia tenendone conto. Ma insieme, immediatamente prima, conoscendo già quali sarebbero state le osservazioni del Comitato tecnico regionale urbanistica, perché ce l'ha detto l'Assessore, oggi, "conoscevamo il documento dal 23/09/2010, e ce lo diceva anche il direttore della direzione generale pianificazione urbanistica territoriale, abbiamo consegnato all'Assessore Ledda e al dirigente Giuseppe Pinna il documento con i contenuti delle osservazioni del Ctru". A questo punto vi è un processo in itinere, ma si è voluto comunque pubblicare il Puc sul Buras, e sono stati invitati i cittadini a presentare richieste per concessioni edilizie e altre autorizzazioni in conformità, perché efficace. Il problema che noi abbiamo posto con forza è che noi abbiamo avviato con questo Puc un percorso dopo due anni persi da questa Amministrazione. Non mi si dica che si ha fretta perché l'Assessore Ledda ha ricordato che questo processo è iniziato dopo due anni che il Sindaco è stato eletto. Quindi abbiamo perso due anni, e improvvisamente c'è stata quella famosa accelerazione del 30 aprile, come se non fosse invece essenziale che i cittadini avessero certezza del diritto. Io ho trovato veramente aberrante l'atteggiamento e le parole dell'Assessore Ledda, quando parla di lettere scritte con la pancia, di delibere della giunta regionale cartastraccia, o anche peggio, non so a quale tipo di carta si riferisse, quando tratta il consiglio comunale nel modo in cui l'ha trattato stasera. Io credo che vi siano alcuni punti fondamentali che vanno al di là del Piano urbanistico, che sono il rispetto delle istituzioni, il rispetto delle persone, il rispetto della legge. E non si può venire a dire in questa sede che ci si augura che la Regione ricorre al Tar; cioè si vuole aggiungere incertezza all'incertezza. Forse l'Assessore Ledda è convinto di vincere la causa al Tar? Io mi auguro che si abbia una leale collaborazione, se non in 90 giorni anche in 150, non è certo questo che cambia le cose, Assessore, dopo gli anni persi. Una leale collaborazione con la Regione, una leale collaborazione con il consiglio e che si arrivi a dare ai cittadini delle certezze, non una situazione di conflitto e di incertezza. Questo è un punto fondamentale e poi, mi scusi Assessore, oggi ha detto delle cose in contrasto con quelle che aveva detto il 18 novembre, quando ci ha detto: abbiamo sempre avuto informazioni informali, l'Amministrazione consegna il Puc alla Regione perché si possa aprire in merito una procedura che si chiama verifica di coerenza. E' questo il modo di parlare? E non mi è piaciuto neanche, mi consenta, il suo vittimismo, il martire Ledda alla gogna. Noi possiamo anche essere d'accordo per fare una battaglia politica contro la Regione, potevamo anche essere d'accordo perché la Regione rispondesse prima, ora ci si chiama come consiglio comunale, come forze politiche sociali, come comunità oristanese perché si faccia una battaglia politica contro la Regione per i suoi ritardi. Non sono certo io l'avvocato difensore di questa Regione, di qualunque colore essa sia, questo è chiaro, però che si voglia forzare i termini in questo modo, è espressione, mi consenta, di una furbizia senza intelligenza, di una arroganza senza forza, di un cinismo senza lucidità”.
Di pig (del 04/12/2010 @ 13:15:12, in politica, linkato 1027 volte)
E’ nata oggi, ufficialmente, a Nuoro, l'associazione "Un'altra Sardegna". Così come si legge nello statuto, l’associazione è sorta "…per sostenere il diritto di ogni sardo ad essere parte attiva della sovranità popolare, e concorrere a un progetto di autogoverno delle nostre popolazioni, che sia consapevole e condiviso". Al battesimo della neonata associazione, assieme al promotore, il consigliere regionale, Roberto Capelli, ex Udc, hanno partecipato i consiglieri regionali Paolo Maninchedda (Psd'Az), Pierpaolo Vargiu (Riformatori), Matteo Sanna (Futuro e Libertà), Massimo Mulas (Upc) e Franco Cuccureddu (Mpa), mentre l'ex consigliere regionale, Franco Cuccu, ha aperto i lavori. L'associazione, secondo quanto sta circolando con insistenza in questi giorni, potrebbe anche costituire un nuovo gruppo in consiglio regionale. Capelli ammette che tale ipotesi possa anche essere possibile, giustificandola col fatto che, pur trattandosi di esponenti di maggioranza, tutti contestano "i tavoli precostituiti a Roma", e sono contrari a una gerarchia politica che non risponde più ai bisogni dei sardi”. L'appuntamento di Nuoro, vista anche la presenza nel pubblico di diversi amministratori, potrebbe preludere a una sorta di “terzo polo”, sulla base di quello che, a livello nazionale, ha firmato la mozione di sfiducia a Berlusconi. "In realtà – ha commentato Capelli con l’Agi, l’Agenzia Italia -, noi siamo arrivati prima, a dimostrazione che la Sardegna, ancora una volta, può fare da sfondo ad un laboratorio politico, come già avvenuto in passato. In Consiglio regionale – ha spiegato Capelli -, lavoreremo per riscrivere la legge finanziaria e dare una svolta etica , morale e di trasparenza della classe politica". Secondo Maninchedda “…la sola indignazione non basta più, serve un'idea su come pProcedere. Noi e i Riformatori – ha sottolineato l'esponente sardista -, parliamo da diverso tempo del Partito dei Sardi. Un progetto di governo per la Sardegna, concepita come patria. Un'etica fondata sull'assunzione di responsabilità. Bisogna abbandonare la logica della rivendicazione per assumere quella della responsabilità”.
Altre notizie:
Sulla vicenda che riguarda il presidente della commissione Urbanistica del consiglio comunale di Oristano, Ernesto Pia, è oggi intervenuto il segretario Provinciale del Pd, Gianni Sanna. "Non è mia abitudine – si legge in una nota stampa, diffusa dal segretario del Pd - interferire su questioni che sono al centro dell’attività della magistratura ordinaria, soprattutto se trattasi di ipotesi di reato. Ed appartengo alla categoria di coloro che, in fondo, credono che la giustizia debba diventare definitiva prima di esprimere pubbliche valutazioni. E non solo per prudenza ma anche per rispetto alle persone che vi sono coinvolte: innocenti sino a prova contraria. Quella Costituzione io la amo, la difendo e la insegno anche nel suo art. 27. E pur tuttavia credo che il presidente della Commissione Urbanistica del consiglio comunale di Oristano, per quel che leggo oggi, ma non da oggi, sui media, dovrebbe rassegnare le dimissioni dalla guida di quell’organismo. Senza esitare un attimo. Innanzitutto perchè mai incarichi di responsabilità istituzionale possano essere, in qualche modo, coinvolti dalle vicende personali di chi li ricopre. Ma anche per il prestigio delle istituzioni, che non ci appartengono. E non ultimo per la sua libertà di esercitare le prerogative costituzionali del diritto alla difesa nelle condizioni che devono essere concesse a tutti, senza distinzioni".
Gianni Sanna ha anche commentato l’interpellanza, presentata dai componenti della IV commissione consiliare del comune di Oristano, sull'attuazione delle Politiche sociali. "Forse è un pò inconsueto – ha detto il segretario provinciale del Pd -. che una commissione consiliare utilizzi lo strumento dell’interpellanza per ottenere impegni da sindaco ed assessori. E’ potrebbe apparire addirittura una forzatura, dopo aver ascoltato proprio in commissione, più volte, gli assessori, il dirigente e la responsabile del Plus. In verità è il tentativo estremo di far seguire alle parole i fatti in un settore che in un passato, non certo remoto, è stato pure il fiore all’occhiello della amministrazione. Dopo tante parole spese in commissione, e dopo tanti impegni assunti ed ancora non onorati. Sono passati tre anni e, finora, il saldo è assai negativo. Tutto sembra immobile all’interno di un’ordinarietà preoccupante e nonostante l’impegno di una struttura , falcidiata da questa amministrazione sul piano organizzativo e mai valorizzata su quello delle competenze. Eppure di figure di qualità ce ne sono tante, laboriose, e sinora silenti, con un senso alto delle istituzioni. Quel senso alto che, sino ad oggi, con tutta la buona volontà di questo mondo, abbiamo faticato a scorgere in chi ci governa. L’assessore è una gran brava persona. Certo onesto e sempre disponibile al dialogo. Ma i cittadini, e per loro anche noi, vogliono fatti. Dopo tre anni ne abbiamo il diritto. Il mandato sta finendo”. Questo, il testo dell’interpellanza sullo stato di attuazione del programma dei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari: “Preso atto del contenuto dei documenti sullo stato di attuazione Plus 2007/2009 presentati dagli assessori ai Servizi sociali alla IV commissione nelle annualità precedenti; tenuto conto dell’accordo di programma per l’attuazione del Plus – ambito distretto di Oristano, di cui al verbale di deliberazione dell’assemblea datato 25.02.2010 del comitato direttivo dell’associazione temporanea di scopo per l’attuazione del Piano locale unitario dei servizi alla persona (Plus), consegnato in copia alla IV commissione consiliare dall’assessore ai Servizi sociali; preso atto di quanto dichiarato dall’assessore ai Lavori pubblici in ordine al Piano delle opere pubbliche nel corso dell’audizione in IV commissione avvenuta il giorno 15.04.2010; considerato quanto emerso a seguito delle audizioni della coordinatrice tecnica dell’ufficio di programmazione e gestione del Plus, Adriana Lai, nei giorni 05 e 09 luglio 2010, nonché del dirigente del 2° settore Servizi alla cittadinanza, Maria Grazia Zoccheddu, in data 13.09.2010; preso atto quanto dichiarato dall’assessore ai Servizi sociali, in ordine allo stato di attuazione del programma dei servizi socio-sanitari, nel corso dell’audizione in IV commissione consiliare tenutasi in data 04.10.2010; visto l’esito del sopralluogo effettuato dalla IV commissione, in data 06.07.2009, a Torregrande, allo scopo di verificare l’abbattimento delle barriere architettoniche nella borgata, nonché presso le strutture comunali di Villa Baldino e Colonia ex Eca, evidenziato nel comunicato stampa della IV commissione datato 13.07.2009; visto l’ordine del giorno, presentato in data 19.01.2010, relativo alla realizzazione centro diurno con utilizzo dell’area comunale di via Cagliari; visto l’esito del sopralluogo effettuato dalla IV commissione consiliare, in data 19.02.2010, presso i locali della casa dello studente, già oggetto di mozione presentata dalla IV commissione e votata all’unanimità dal consiglio comunale; considerato che, a seguito dell’attività posta in essere dalla IV commissione nonché dall’esito delle summenzionate audizioni, la commissione manifesta preoccupazione ed insoddisfazione, poiché quanto ripetutamente assicurato in commissione non ha poi avuto seguito nel fatti. Tenuto conto di quanto sopra esposto i sottoscritti consiglieri comunali chiedono di conoscere a che punto siano i progetti del Plus, alla data odierna non ancora avviati, quali: punto unico d’accesso, mobilità sociale, inserimento lavorativo, centro antiviolenza, centro di mediazione familiare; quali scelte l’amministrazione intende operare in ordine all’organizzazione dei centri di aggregazione sociale, le cui gestioni sono state assoggettate a tagli di assegnazioni di fondi; in quale fase si trovi il progetto di ristrutturazione della struttura dell’asilo nido di via Campania; a che punto sia il progetto di abbattimento delle barriere architettoniche (tempistica, disponibilità fondi); in che modo e con quale tempistica intende operare l’amministrazione in relazione alle strutture di Villa Baldino, Colonia ex Eca, casa dello studente, nonché di parte della struttura del centro sociale anziani di via Cagliari; quali siano le scelte che l’amministrazione intende operare in ordine alla realizzazione di un centro diurno con l’utilizzo dell’area comunale di via Cagliari; considerato il particolare momento di crisi ed i crescenti bisogni delle famiglie che vivono momenti di difficoltà sociale, si chiede all’amministrazione se parte dei soldi che verranno recuperati dall’alienazione degli immobili di Torregrande verranno destinati ai servizi sociali. (Alberto Paratore, Paolo Sulis, Carlo Cerrone, Gianni Sanna, Mauro Solinas).
“Quando gli amministratori di una società espongono "fatti materiali non rispondenti al vero, ancorché oggetto di valutazioni", ovvero omettono ai soci informazioni la cui comunicazione è imposta dalla legge, essi incorrono per l'articolo 2621 del codice civile nel reato di "false comunicazioni sociali".Mi avvalgo di questa premessa di carattere giuridico per svolgere un ragionamento, invece, tutto politico. L'argomento è quello della vicenda della mancata assegnazione alla Regione da parte dello Stato per il 2010 di risorse tributarie pari a 1 miliardo e 200 milioni. C'è poi la storia della ridotta previsione nel bilancio dello Stato per il 2011 delle analoghe risorse tributarie che spettano alla Sardegna per il medesimo anno, in tutto con il 2010 circa 1 miliardo e 450 milioni di minori entrate rispetto a quanto dovuto, ovvero quanto occorrerebbe per realizzare tre volte la nuova Sassari-Olbia. C'è infine la questione del "buco di bilancio" della sanità per il 2010, che sarebbe pari a 260 milioni, e che il duo Cappellacci-La Spisa ha pensato bene di non prevedere nel bilancio per il 2011, tentando di aggirare la buona fede dei consiglieri regionali e ancor di più quella del popolo sardo con un bilancio "taroccato". Il miliardo e 200 milioni non acquisito per il 2010 è speculare ad altrettante risorse che lo Stato, nella persona del governo Berlusconi prima, ed in quella del Parlamento nazionale a maggioranza berlusconiana poi, avrebbe dovuto prevedere nel suo bilancio, sempre del 2010, a vantaggio della Sardegna. Avrebbe dovuto ma non lo ha fatto, con un comportamento che ha costituito una palese violazione del patto costituzionale sancito dal nuovo articolo 8 dello statuto sardo nel testo modificato dall'articolo 1, comma 834, della legge 27 dicembre 2006. Nel bilancio dello Stato di quest'anno, come certificato dal documento contabile statale e come attestato in modo esplicito dagli atti parlamentari del Senato e della Camera dei Deputati, non sono infatti previste risorse per la Sardegna conseguenti al nuovo regime di compartecipazione della Regione al gettito IRES ed IRE ai sensi del nuovo articolo 8 dello statuto. Lo impedirebbe, dice il governo Berlusconi, la mancata scrittura delle norme di attuazione proprio dell'articolo 8. Quindi senza quelle norme niente risorse aggiuntive. Lo dice il Governo ma non lo dice per mesi e mesi il duo Cappellacci - La Spisa che nega sempre e comunque l'evidenza, ripetendo in tutte le sedi che i fondi ci sono, eccome, perché il governo li avrebbe accantonati in chissà quale fondo del bilancio per il 2010. Sanno che non è vero, i due, ma mentono scientificamente ai sardi ed al consiglio regionale. Memorabile la loro conferenza stampa dello scorso 5 agosto messa su in tutta fretta di ritorno da Roma dopo un incontro di mezz'ora o poco più con l'allora viceministro del bilancio Vegas. . "Le norme di attuazione sono importanti ma non necessarie per la validità del nuovo articolo 8 dello Statuto sardo" ricordavano rassicuranti Cappellacci e La Spisa in quella conferenza stampa. Ed a qualche giornalista che gli chiedeva preoccupato quanto potesse contare la parola di un viceministro in assenza di un atto formale del governo, i due avevano risposto all'unisono :"Parole di un viceministro in un incontro ufficiale! Parole di vice ministro! Parole importanti!" . Ed avevano riso. Altrettanto esemplari gli interventi dei due in Consiglio regionale. Da un lato i soliti balbettamenti a vuoto di Cappellacci ai quali , ahimè, siamo adusi, con quella frase ripetuta a memoria " se non ci assegneranno i fondi porteremo il governo davanti alla corte costituzionale sollevando il conflitto di attribuzione". Senza però mai portare argomenti e dati puntuali sulla vertenza entrate, con interventi più da cronista che da presidente di Regione ("il tale giorno... a tale ora... la riunione si è tenuta..."), scritti in stile burocratico e da lui letti in consiglio regionale sempre attento non recar fastidio a Berlusconi e basta. La Spisa poi, forte delle sue certezze granitiche nel campo dei conti pubblici, aveva quasi deriso i consiglieri regionali che avevano messo in dubbio l'esistenza nel bilancio dello Stato di quel miliardo e 200 milioni. Nel corso di un intervento in consiglio regionale aveva addirittura dato degli "ignoranti" ai consiglieri di opposizione perché "non leggono neanche il bilancio dello Stato e vengono qui in consiglio a parlare senza neanche documentarsi", mentre continuava a confermare gli inesistenti stanziamenti per la Sardegna per il 2010. Oggi che nel bilancio dello Stato per il 2011, già approvato dalla Camera dei Deputati, ci sono solo 950 dei 1200 milioni che ci spetterebbero per il prossimo anno e nella discussione nelle commissioni parlamentari il governo ha riconosciuto che per il 2010 per la Sardegna non solo non c'èra un euro ma "chissà, forse se ne potrà parlare con un assestamento di bilancio ad ottobre del 2011..." appare chiaro, se già non lo fosse, che Cappellacci e La Spisa non solo hanno mentito per oltre 6 mesi ma lo hanno fatto con ostinato e cinico calcolo. E in una società totalmente "berlusconizzata" dove la menzogna è diventato valore riconosciuto soprattutto nel governo delle pubbliche istituzioni (ed ora, purtroppo, anche nei conti pubblici nonostante l'articolo 81 della Costituzione), i due si guardano bene dal chiedere scusa alla Sardegna intera. Perché se lo facessero dovrebbero spiegare ad un milione e mezzo di persone, e non solo, come faranno fronte, in una società come quella nostra in cui il PIL è per 2/3 dipendente dai bilanci pubblici, a minori risorse per 1 miliardo e 450 milioni, che a saper far bene di conto corrispondono a circa 2.800 miliardi di vecchie lire, che non sono certo bazzecole in un momento in cui la parola d'ordine dovrebbe essere quella dello sviluppo e della lotta alla disoccupazione. Ma dovrebbero fornire spiegazioni anche in merito ai 260 milioni, il deficit della sanità sarda per il 2010 generato dal "gioiello" dell'assessore Liori, e che i due avevano pensato bene di occultare al Consiglio regionale con la proposta di bilancio per il 2011. Non si tratta solo di un falso contabile, il che è di per se già gravissimo, dato che per il principio dell'universalità del bilancio tutte le entrate e le spese pubbliche devono trovare esplicita previsione nel bilancio stesso. Ma la questione investe soprattutto i rapporti politici tra giunta e consiglio regionale nel momento in cui con un atto così grave viene violato quell'impegno di fedeltà alla istituzione Regione solennemente assunto davanti all'intero consiglio regionale dal presidente Cappellacci e dai suoi assessori. Dove e come troveranno quei 260 milioni i nostri eccelsi, trasparenti ed attenti amministratori beccati sul mis-fatto dal presidente della commissione bilancio Maninchedda (ma che tempismo!) subito dopo aver sottoscritto con i sindacati l'intesa sul bilancio con svariati milioni "recuperati" a sostegno del lavoro? Non lo sappiamo. Quel che sappiamo è che il bilancio per il 2011 della giunta ed attualmente all'esame del consiglio regionale prevede, al netto del mutuo a copertura del disavanzo e del disavanzo stesso pari a 1 miliardo e 700 milioni, entrate e spese pari a 7 miliardi e 447 milioni. Poiché sul versante delle entrate sono venuti a mancare 1 miliardo e 450 milioni e su quello della spesa occorre stanziare i 260 milioni relativi al disavanzo della sanità non previsti, il bilancio di Cappellacci e La Spisa ha sul versante della spesa un saldo negativo di 1 miliardo e 710 milioni rispetto alle previsioni. Per dirla tutta quel bilancio così com'è non può neanche essere discusso, figuriamoci se potrà essere approvato. Ebbene, per tornare alla premessa, se la nostra Regione, intesa come istituzione, fosse una società per azioni con azionisti i cittadini sardi il presidente della Regione Cappellacci ed il suo assessore del bilancio La Spisa sarebbero da tempo incorsi nel reato di "false comunicazioni sociali" previsto dall'articolo 2621 del codice civile. Questo per aver prima nascosto agli "azionisti" della Sardegna la mancata entrata nel bilancio regionale del 2010 di una risorsa finanziaria pari a 1 miliardo e 200 milioni, e poi per aver occultato il debito di 260 milioni della Regione nella sanità, non iscrivendo la relativa spesa nel bilancio per il 2011. Per questo comportamento, che viola le regole che tutelano la trasparenza delle informazioni dirette ai soci attraverso i bilanci, le relazioni o le altre comunicazioni sociali, gli amministratori di una società privata verrebbero forse mandati a casa. Qua no, non è possibile. Questi purtroppo fanno danno e dobbiamo pure tenerceli, subendo oltretutto anche la beffa. Carlol Mannoni – www.sardegnademocratica.it)
Di pig (del 10/12/2010 @ 20:33:53, in politica, linkato 719 volte)
“In questo articolo non si scrive di iRS. Sono troppi gli irsologi che vorrebbero dire la loro. Non se ne parla perché è giusto che quell'organizzazione abbia la serenità di discutere e litigare, di trovare le forme organizzative migliori per il proprio progetto. Anche se il dibattito è fuoruscito dagli organismi interni per approdare alla stampa, tv regionali e sul web. Questo, essendo ormai un fatto pubblico, autorizza chi vuole ad esprimere un parere. Le vicende di quel movimento ( partito?) sono lo spunto per una riflessione su argomenti che investono la vita di tutte le organizzazioni politiche, la loro strutturazione, il rapporto tra leadership ed elettorato, tra partecipazione e delega. Questioni che hanno caratterizzato la vita delle forme organizzate della politica, soprattutto di quelle di sinistra, per tutto il Novecento, con esiti a volta drammatici. Basti ricordare lo scontro sanguinoso nella guerra civile spagnola tra gli anarchici di Buenaventura Derruti e i comunisti di José Diaz e Dolores Ibárruri. Il conflitto tra una visione movimentista e quella istituzionalizzata. Ancor di più oggi dove ai partiti strutturati si tende a preferire quelli leggeri, in un rapporto diretto tra leader ed elettore. Una sorta di uno a uno senza intermediazioni, favorito dall'uso del mezzo di comunicazione televisivo, della stampa e dei social network. In questa contemporaneità atomizzata tutti hanno in tasca il libro di Max Stirner "L'unico e la sua proprietà", il testo fondamentale dell'individualismo anarchico. Un insieme di individui concorrenti riesce a darsi un obiettivo comune e a perseguirlo? Riescono ad auto organizzarsi in gruppi, associazioni, partiti? Bastano i meccanismi spontanei di autoregolamentazione sociale? Le gerarchie riconosciute e condivise hanno ancora un senso? In Italia, dalla comparsa politica di Berlusconi in poi, anche a sinistra si è ricercato, senza mai trovarlo, il leader che si vorrebbe carismatico. Dotato di visione "profetica", che sappia indicare la terra promessa, che attragga a sé, in virtù delle proprie capacità comunicative, della sua "narrazione", prima gli aderenti al suo movimento e poi gli elettori. Questo tipo di leadership normalmente tende a prendere le decisioni in perfetta solitudine, a giustificarle, talvolta, dopo; perché è nella sua persona che il movimento trova la legittimità. Nell'elezione e nella volontà popolare basa i fondamenti della sua autorità. Così facendo però tende a produrre comportamenti che possono essere replicati anche da altri eletti a lui vicini. Il movimento a leadership carismatica si limita a produrre un quadro di riferimento ampio che, non conoscendo la delega o limitandola, perché si nutre del rapporto diretto, fa crescere a dismisura gli "interpreti" delle volontà del capo che possono essere in certi momenti disconosciuti da quest'ultimo. Un comportamento organizzativo che funziona bene nella fase di stato nascente del movimento, quando lo stare insieme è soprattutto una ricerca identitaria, un riconoscersi, un appartenersi ed un differenziarsi dal resto del mondo, spesso, percepito come ostile. Quando il leader è la funzione "specchio". In esso, nel suo modo di essere si riconoscono tutti quelli che aderiscono a quel movimento. Tutto ciò è adeguato alla realtà nel momento in cui quel movimento assume responsabilità più ampie? Come garantire una partecipazione reale degli aderenti che non si accontentano più dei momenti assembleari? Che vorrebbero un quadro certo, un ruolo ed una delega riconosciuta che non venga ritirata quando il leader cambia idea? Anche Mosè, il prototipo del leader carismatico, non vide mai la Terra Promessa. Fu un grande motivatore, seppe accendere speranze, riuscì a portare il popolo ebraico dall'Egitto alla Palestina ma non vi entrò perché morì prima. La storia biblica ci ricorda che il carisma non è per sempre e che ogni situazione ha bisogno di forme di leadership differenti. Quel che andava bene per il viaggio non serve più quando la meta è stata raggiunta. Chi in un periodo della sua vita politica ha avuto quella dote difficilmente ne accetta la perdita. Ecco perché i movimenti che si istituzionalizzano uccidono il leader carismatico, oggi per fortuna solo metaforicamente, perché su quell'atto fondano la propria legittimità. Quelli che riescono a superare il trauma si riconvertono in figure di garanzia, diventano presidenti, dispensano consigli, sono padri nobili. Gli altri si ritirano in un silenzio interrotto dalle memorie della propria esperienza, mai tenere con i successori. Le organizzazioni che si istituzionalizzano passando da movimenti a partiti, perché raggiungano la loro efficacia hanno bisogno di strutturazioni che contemplino vari livelli di responsabilità. A questo scopo istituiscono gerarchie che nelle organizzazioni democratiche sono sottoposte ad atti legittimanti come le elezioni interne, congressi, direzioni, esecutivi che assumono le decisioni come espressione collettiva. Si passa da forme rigide come il centralismo democratico, dove le minoranze vengono disincentivate, a forme più inclusive dove quest'ultime hanno visibilità anche esterna. In questo quadro la leadership personale ha il limite del collettivo. Qualsiasi iniziativa, presa di decisione, posizione pubblica, è prima vagliata negli organi competenti e poi comunicata all'esterno. Il leader più che capo è portavoce. Strutturazioni di questo tipo vengono spesso accusate, da parte di chi non sopporta i rituali, di uccidere la democrazia, di non rispondere in maniera rapida alla soluzione del problema. Il sistema funziona se si dota di strutture certe che garantiscano il ricambio del personale politico, mettano limiti ai mandati, formino i giovani. In caso contrario l'organizzazione tende ad essere proprietà delle oligarchie che la utilizzeranno per garantire la propria sopravvivenza politica personale. Ecco perché oggi, soprattutto nella sinistra, vi è la richiesta forte di partecipazione da parte di militanti ed elettori, si invocano le primarie, si richiedono strumenti deliberativi che superino le rigide strumentazioni della decisione. La nostra contemporaneità non accetta facilmente l'autorità. Ha bisogno che questa venga confermata continuamente con atti di legittimità democratica. Soprattutto richiede incarichi temporanei affinché non vi siano poteri che provochino l'inamovibilità. Fare politica nelle società individualizzate, dove i corpi intermedi si sono dissolti, dominata dalle solitudini, è sempre più difficile, è arte di gestione delle complessità. Le scorciatoie restano i partititi personalizzati, le fughe nei movimenti carismatici, che possono rispondere, finché ce la fanno ai bisogni della società civile. Contraddicendo quanto detto in premessa qualcosa sull'iRS bisognerà dirla. Quel movimento (partito?) è stata la rivelazione di questi ultimi anni. Ha saputo affascinare molti Sardi all'idea indipendentista. Ha raccolto intorno a sé giovani, questo è molto, visto che le nuove generazioni sono poco interessate alla politica. Un movimento che con la sua azione di cuore e ragione si è radicato, ha raggiunto il 4% degli elettori a livello regionale, il 6% in alcune realtà territoriali. Il mix tra il beau geste e il lavoro pragmatico ha dato i suoi frutti. La crisi attuale, secondo Gavino Sale, sarebbe come i brufoli sul volto di un adolescente, una crisi di crescita. Si spera sia così. Alla fine del percorso, qualsiasi sia l'esito, l'iRS sarà una formazione politica differente. Saprà ancora cogliere ed incanalare le aspettative di una parte dei Sardi senza trasformarsi nell'ennesimo partito personale o in un gruppo oligarchico? Si spera che rispetto alle due possibilità i militanti sappiano costruire un movimento o partito aperto diventando una risorsa preziosa per la Sardegna. Quest'ultima però è una aspettativa personale di chi scrive. Per quel che vale”. (Nicolò Migheli – www.sardegnademocratica.it)
E a proposto dell'Irs, c'è stata oggi una "esplosiva" denuncia di Gavino Sale. "Abbiamo sventato un complotto interno al movimento". Cosi Gavino Sale, presidente e leader storico di Irs - Indipendentzia Repubrica de Sardigna, ha aperto una conferenza stampa convocata all'hotel Grazia Deledda di Sassari. Sale ha reso noto di aver ricevuto un plico postale, inviato da Nuoro, e recapitato il 7 dicembre, contenente un cd e materiale cartaceo, con la corrispondenza di una mailing list composta da alcuni dirigenti e responsabili di vertice del movimento, locali e nazionali. “Dalle email - ha spiegato il leader storico di Irs - emerge in maniera evidente l'esistenza di un gruppo di una decina di attivisti che operava regolarmente, nell'ombra e al di fuori degli spazi legittimi del movimento. Un organismo golpista - ha detto Sale - che lavorava in modo segreto, parallelo e totalmente illegale, al di là degli organismi eletti, cioè le assemblee e l'esecutivo. Dai documenti risulta un regolare, preordinato e premeditato condizionamento delle attività assembleari, tra cui alcune riunioni ed elezioni "pilotate" per impadronirsi delle cariche e degli organismi di Irs”. Nella documentazione, in particolare, veniva violentemente attaccato lo stesso Sale, che il gruppo voleva esautorare, definendolo tra l'altro "un tumore da estirpare" e identificandolo come un soggetto politico da "fare fuori, anche commettendo abusi e forzando il regolamento". Tra gli atti definiti "di incredibile gravità" scoperti nella corrispondenza, Sale identifica l'elezione di un segretario ineleggibile per mancanza di requisiti, il tentativo di appropriazione del simbolo con la registrazione all'ufficio marchi e brevetti, l'alterazione di verbali e documenti, la teorizzazione della scissione del movimento, da dividere in due tronconi, e di cui erano state già ipotizzate le denominazioni. Per rendere noto il contenuto delle mail, Sale ha convocato, per domenica 12 dicembre, alle 10, un'assemblea degli attivisti, all'hotel "Su Baione", nei pressi del nuraghe Losa. "Oggi finalmente riusciamo a capire i motivi delle tensioni e delle turbolenze recenti all'interno del movimento - ha spiegato Sale -. Abbiamo sventato un golpe, con molto dispiacere e molto dolore. Oggi, in quanto presidente e segretario reggente, perchè metà del direttivo è dimissionario, voglio garantire l'unita' del movimento e dare ai nostri trentaduemila elettori, e a tutto il mondo indipendentista, un messaggio: continuare a crescere. Ci siamo fermati a un millimetro dal baratro - ha concluso Sale -. Questo è un profondo tradimento, soprattutto verso i sardi e l'organizzazione. Mi sento profondamente deluso. I signori che hanno ordito questo complotto possono considerarsi sospesi da questo momento; domani decideremo come procedere".
Altre notizie:
Nella puntata di "Report", in onda su Rai 3 domenica 12 dicembre, alle 21.30 circa, si parlerà di come viaggia la nostra società. Un'automobile che viaggia. A bordo c'è lo il tachimetro che segna la velocità e basta. Niente spie del carburante, dell'olio, nessun indicatore per segnalare una gomma bucata, un guasto del motore, uno sportello chiuso male. I passeggeri a bordo sono soddisfatti quando la velocità aumenta ma nessuno saprà mai che il viaggio finirà perché il carburante sarà esaurito o il motore si sarà fuso senza più olio. La nostra società viaggia allo stesso modo. Il Pil, il prodotto interno lordo, e' l'unico indicatore che gli stati utilizzano per la contabilità nazionale. La ricchezza delle nazioni si misura calcolando solo tutte le attività dove c'e' scambio di danaro. Tutto il resto non esiste: condivisione di saperi, volontariato, autoproduzione di beni. Se le persone si organizzano e condividono le proprie automobili, coltivano orti, fanno il pane a casa, o utilizzano software liberi per far funzionare i computer che altre persone hanno sviluppato e messo gratuitamente a disposizione, il Pil tutto questo e altro ancora non lo vede. Non fa niente che si sia prodotto benessere sociale, queste persone hanno consumato di meno e tanto basta per il calcolo del Pil. Queste famiglie vivono bene ma per il Pil non sono dei buoni consumatori e se l'indicatore non vede crescita delle merci e passaggi di danaro segnala che si sta diventando più poveri. Che l'attività economica intacchi beni comuni come la qualità dell'aria, delle acque, il territorio, le fonti energetiche non rinnovabili, la salute delle persone, la coesione sociale, non importa perchè si misura solo ciò che cresce senza calcolare il magazzino che si esaurisce. E cio' che si esaurisce e' il capitale umano e naturale sacrificato in nome dell'economia.
Di pig (del 13/12/2010 @ 18:01:19, in politica, linkato 1172 volte)
In informatica, e più propriamente nel gergo di internet, un blog (secondo l’enciclopedia libera Wikipedia, e non solo) è un sito internet, generalmente gestito da una persona o da un ente, in cui l'autore (blogger) pubblica, più o meno periodicamente, come in una sorta di diario online (il termine blog è, infatti, la contrazione di web-log, ovvero "diario in rete") i propri pensieri, opinioni, riflessioni, considerazioni ed altro. Perché questa premessa? Per ricordare, oggi più che mai, che sul nostro blog scriviamo non per gli altri ma, soprattutto, per noi. “Chiacchieriamo” in silenzio o ad alta voce, esterniamo in libertà senza pretesa alcuna, e poi riportiamo le “elucubrazioni” sul nostro personalissimo diario, senza porci minimamente il problema (ma questa non è una novità, visto che lo abbiamo sempre fatto) se chi legge sia o meno d’accordo. In estrema sintesi, scriviamo quando lo riteniamo necessario e quando ne abbiamo voglia, senza preoccuparci del giudizio altrui, visto che ci troviamo nella comoda posizione di non avere un editore a cui risponderne. L’unico giudice, l’unico “padrone” che riconosciamo è la nostra coscienza. Questo privilegio ci permettere di scrivere (in particolare di politica) liberamente su tutto e su chiunque, fermo restando l’assoluto rispetto della persona, che nulla a che fare con il giudizio politico che esprimiamo.
Per un pò di tempo (come i più assidui frequentatori del blog hanno notato) abbiamo fatto da semplici spettatori, osservando quanto ci accadeva attorno senza dire alcunché. La nostra indignazione non aveva, infatti, ancora raggiunto un livello di guardia tale di farci esplodere, da procurarci il conato che oggi sentiamo non appena riflettiamo sulla politica di casa nostra. D’altro canto, per rimanere ad Oristano, il livello generale della politica nella nostra città (ma il discorso vale anche per Provincia e Regione) e così infimo, che ci viene difficile fare raffronti col passato. E’ vero, come si suol dire, che al peggio non c’è mai fine (visti anche gli esempi che quotidianamente provengono dal governo nazionale), ma mai Oristano, politicamente parlando, era caduta così in basso. Basti pensare, solo per fare un esempio, al “nulla” posto in essere dall’attuale amministrazione comunale di centro-destra, guidata da un sindaco, Angela Nonnis, la cui grande simpatia (non per niente, per hobby, la nostra è un’apprezzata interprete del teatro dialettale sardo. ndr) è inversamente proporzionale alla sua incapacità politica. Un sindaco che, fra l'altro, ha cambiato per due volte in corso d’opera alcuni componenti l’esecutivo, nel vano tentativo non tanto di mutare rotta e dare nuovo impulso al programma, quanto di limitare la litigiosità interna, frutto degli appetiti dei contestatori di turno. Il tutto, mentre nei partiti (sempre più inesistenti, e, quindi, per niente incisivi) capibastone e capetti più o meno carismatici (Diana, Cherchi, Onida, Dedoni, Uras e compagnia), complessivamente dallo spessore politico notevolmente limitato rispetto al passato, hanno sempre vissuto quasi con fastidio i problemi locali, occupati come sono a scimmiottare i loro "maestri", i loro predecessori, nel coltivare il proprio orticello e rafforzare la loro ambizione personale. Il che se da un punto di vista legale è perfettamente legittimo, lo è certamente meno dal punto di vista etico (che non è qualcosa da mangiare o da distribuire ai peones). Ciò che, però, sorprende è vedere i tanti lacchè che, per un piatto di lenticchie, sono pronti a cadere in ginocchio davanti al “signorotto” locale, il quale poggiando le mani sulla loro cervice rende tutti felici, infondendo sapere e insipienza politica, facendo contemporaneamente promesse che non verranno mai mantenute. La politica tipica di coloro che qualcuno ha definito “vecchie volpi”o “furbetti di quartiere” è, infatti, solo un illusorio palliativo che non porta mai da nessuna parte e che crea, anzi, danni enormi alla comunità, sempre più abbandonata a se stessa, e spesso in balia di ulteriori sottocapi e sottocapetti di bassissimo spessore. Purtroppo, però, non sempre i cittadini si rendono conto di questo (abituati come sono a chiedere al “signorotto” anche ciò che invece gli spetta per legge) e assistono ignavi davanti al progressivo sfacelo della città, accettando passivamente che tutto gli scivoli addosso. Basta vedere, solo per fare un esempio, come hanno reagito gli oristanesi alla recente pubblicazione sul Buras del Puc, il Piano urbanistico comunale, da parte del comune, senza attendere le risultanze della verifica di coerenza da parte della Regione (secondo alcuni quanto posto in essere dal sindaco e dall’assessore Ledda è un’autentica forzatura, mentre per altri è perfettamente legittimo. ndr). Ebbene, di fronte ad un fatto, comunque lo si consideri, di una tale importanza, Oristano è rimasta praticamente impassibile, come se del Puc non gli importasse assolutamente nulla. Su questo episodio, ormai a bocce ferme, e considerato che, comunque, le risposte alle osservazioni della Regione sono state inviate, recentemente, dal comune all’assessorato regionale all’Urbanistica, una domanda, semplice semplice, al sindaco e all’assessore Ledda vogliamo riproporla. Perché questa estrema urgenza, perchè creare un autentico vespaio forzando la mano (lasciando, peraltro, all’oscuro di tutto il resto della giunta e gli altri consiglieri comunali), quando bastava attendere un lasso di tempo ragionevole per dissipare dubbi ed illazioni su quanto si vocifera in città circa ipotetici legami con costruttori, con piccole o mega lottizzazioni in quel di Donigala, e quant’altro? Detto che le illazioni lasciano, chiaramente, il tempo che trovano, abbiamo pubblicato integralmente su questo blog e letto con attenzione quanto l’assessore Ledda (a cui va riconosciuto l’indubbio merito di aver “rispolverato” il Puc, dandogli gambe) ha detto sulla questione in consiglio comunale, ma nella sua risposta, a nostro modesto parere, non è stato per nulla convincente (la “riservatezza” sulla pubblicazione è poi stata un’autentica perla). Certo è che, comunque vada finire, la questione Puc potrebbe lasciare strascichi politici non di facile soluzione. Il condizionale mai come in questo caso è d’obbligo, visto che gli assessori e i consiglieri della maggioranza tenuti all’oscuro, dopo essersi detti a dir poco imbufaliti, anziché essere conseguenti e reagire, per esempio, presentando una mozione di sfiducia (di questi tempi molto di moda) nei confronti del sindaco, sono stati tutti zitti e a cuccia. Quest’ ultima vicenda è solo uno dei tanti esempi dello scollamento che, da sempre, ha caratterizzato le giunte Nonnis. E se nell’amministrare non esiste identità di vedute nell’ambito della stessa maggioranza, quel che ne consegue non può che essere il caos e l’anarchia, di cui a farne le spese sono soprattutto i cittadini. Un’amministrazione allo stato brado non può, infatti, che ottenere un unico risultato: ridurre la città, sotto tanti punti di vista, in uno stato di degrado totale. E basta girarsi attorno per costatare come Oristano, dove la politica ha perso da tempo ogni forma di dignità, abbia oramai toccato il fondo. Ma se il comune piange, la Provincia certamente non ride, anche se, a dire il vero, un primato l’amministrazione provinciale di Oristano (sempre di centro-destra) l’ha già raggiunto (e non parliamo della sua misoginia, per la quale ha ricevuto l’oscar): quello di spaccarsi nella giornata di insediamento del suo presidente. Un’anteprima significativa di quel che è poi accaduto e sta accadendo tuttora all'interno della coalizione destrorsa, ovvero un procedere a singhiozzo, l’un contro l’altro armato, con un esecutivo dove ciascun elemento bada più alla propria visibilità che al fine comune. Il tutto di fronte ad una provincia sempre più allo sbando e senza alcuna prospettiva per il futuro. Chiudiamo con la disastrosa (è un dato di fatto incontrovertibile, sottolineato più volte da alcuni partiti della stessa maggioranza) giunta regionale di centro-destra, dove regna sovrano, nonostante il turnover, l’immobilismo più assoluto, dovuto in gran parte all'incapacità di un "presidente-ombra", politicamente del tutto inesistente. Basta ricordare, d’altro canto, come si è autodefinito Cappellacci (“un babbeo”) nella vicenda eolico, per sintetizzare quale sia lo spessore politico dell’attuale governatore. Gli oristanesi, ed i sardi in generale, non hanno però bisogno di “babbei”, ma di politici capaci. E la capacità nelle giunte di centro-destra è latitante da tempo. Basta ricordarsene al momento opportuno, riscoprendo finalmente la voglia di indignarsi di fronte a tanto sfacelo, a tanta "oscenità".
Altre notizie:
Il Comune di Oristano ha completato la trasmissione dei chiarimenti relativi al Puc richiesti dagli uffici dell’Assessorato regionale all’Urbanistica. “I chiarimenti trasmessi sono corredati delle carte che illustrano e chiariscono le scelte del consiglio comunale di Oristano – ha osservato il dirigente del settore Urbanistica del Comune di Oristano, Giuseppe Pinna -. Il Piano urbanistico è pienamente efficace, e in virtù dello spirito di collaborazione all’insegna del quale il comune di Oristano ha sempre voluto rapportarsi con la Regione, abbiamo voluto inviare i chiarimenti richiesti”. Come dire: per noi e valido, ma nel caso non lo fosse questa è la documentazione richiesta.
Intanto, dallo scorso 18 novembre sono 18 le pratiche che hanno ottenuto il via libera dall’Ufficio edilizia privata del comune, in seguito all’istruttoria che tiene conto solo del nuovo strumento urbanistico, ed ammontano a circa 100 mila euro gli oneri concessori calcolati nelle prime tre settimane dall’entrata in vigore del Piano urbanistico comunale. “Si tratta di un risultato importantem perché si riducono della metà i tempi per evadere una pratica edilizia, semplificando le procedure e aumentando le opportunità di entrate per il municipio – ha spiegato l’assessore comunale all’Urbanistica, Salvatore Ledda -. Gli uffici comunali prima dell’entrata in vigore del Puc, per effetto delle norme di salvaguardia, erano costretti a verificare le proposte edilizie presentate dai cittadini sotto la lente, sia delle vecchie norme, sia delle nuove, esprimendo il cosiddetto parere di doppia conformità”. I cittadini che hanno ottenuto parere positivo possono ritirare il titolo concessorio solo dopo aver versato gli oneri alle casse comunali. Gli oneri, cosiddetti Bucalossi, comprendono i costi di urbanizzazione primaria e secondaria e quelli di costruzione. Ottenuto il parere dall’ufficio edilizia privata, i cittadini devono versare subito le somme, al fine di evitare di andare incontro a un eventuale aggiornamento dei costi.
Mercoledì 15 dicembre, alle 10.30, a palazzo degli Scolopi, in piazza Eleonora, ad Oristano, si svolgerà la seconda delle tre aste pubbliche per la vendita dei terreni comunali di Torregrande. L’iniziativa della giunta Nonnis tende a far fruttare un patrimonio immobiliare per troppo tempo inutilizzato. Nella seconda asta saranno messi in vendita 9 terreni del blocco B, nelle vie dei Catalani, dei Pescatori, Genova e Magellano. I terreni hanno superfici che vanno da 198 a 247 metri quadrati. La terza asta è stata fissata, invece, per il 22 dicembre, con 8 lotti del blocco C, con terreni nelle vie Millelire, Napoli, Genova e dei Pescatori. I termini per la presentazione delle offerte per la seconda asta sono chiusi, mentre per la terza c’è tempo fino alle ore 14 del 20 dicembre. L'aggiudicazione di ogni singolo lotto sarà effettuata ad unico incanto e verrà fatta a favore del concorrente che avrà presentato l'offerta più vantaggiosa. Saranno escluse le offerte in ribasso. I bandi di gara sono disponibili all’albo pretorio e sul sito internet del comune di Oristano www.comune.oristano.it Per l’asta il comune ha assegnato ai lotti una valutazione sulla base del valore attribuito dall’Agenzia del Territorio.
Il “Tornio dei figoli” sarà protagonista, nel centro storico di Oristano, durante lo shopping natalizio. La nuova edizione della manifestazione, che tradizionalmente esalta l’antica arte ceramica oristanese, è in programma dal 14 al 19 dicembre, all’Hospitalis Sancti Antoni, dove si svolgeranno una mostra, dimostrazioni di lavoro, convegni, reading letterari e spettacoli musicali. La nuova edizione del “Tornio di via Figoli”, con la nuova formula sperimentata con successo lo scorso Natale, si vuol dare continuità alle attività di promozione dell’arte ceramica, che consentono ad Oristano di fregiarsi del titolo ministeriale di “Città di antica tradizione ceramica”. L’assessorato comunale alle attività produttive, grazie alla collaborazione della Regione, della Provincia, della Camera di Commercio, dell’Associazione italiana Città della ceramica, della Pro loco, della Confartigianato, della Cna, e delle associazioni Oristano giovani, Oristanesi, Particorali, Lu Entu, della Fidapa, dell’Unitre e dell’Ente concerti “Alba Pani Passino”, e di tanti artigiani locali, ha organizzato una settimana fitta di impegni e appuntamenti. Un’occasione per impreziosire il centro storico cittadino in occasione delle festività natalizie. “L’anno scorso molti hanno apprezzato questa manifestazione, che è in parte culturale e in parte economica, offrendo ai nostri ceramisti, i figoli del nuovo millennio, la possibilità di vendere le loro produzioni, che in molti casi sono vere opere d’arte – hanno osservato il sindaco, Angela Nonnis, e l’assessore alle Attività produttive, Alessio Putzu -. Anche quest’anno attraverso il “Tornio di via Figoli” il comune ha voluto confermare l’impegno al fianco dei produttori e delle altre istituzioni per la promozione dell’arte ceramica. I figoli sono un pezzo della storia di questa città e riproporre e promuovere quest’antica arte può ridare impulso a un settore importante della nostra economia, e può contribuire a far conoscere ulteriormente Oristano”. Il “Tornio di via Figoli” sarà inaugurato martedì 14 dicembre, alle 17, all’Hospitalis Sancti Antoni. Questo il programma della nuova edizione. Martedì 14 dicembre: ore 9,30 - Un grande passato nel nostro futuro. La ceramica oristanese tra tradizione, imitazione dell’antico e innovazione - Convegno a cura dell'Antiquarium Arborense; ore 17 - Inaugurazione esposizione ceramiche; ore 17,30 – Arkènos - Jose Murranca e Stefania Cocconi - Lettura all'aperto di brani d'autore sulla ceramica, a cura dell’Ass. Oristano Giovane; ore 18,30 - Tonino Mattu • I soliti noti - installazione d'arte contemporanea, a cura dell’Ass. Oristano Giovane; ore 19 - Concerto degli Open Jazz Duo di Gianfranco Fedele e Marta Loddo, a cura dell'Ass. pARTIcORali. Mercoledì 15 dicembre: ore 16 - Itinerari del Made in Italy. La Ceramica di Oristano come emblema dell'accoglienza. Convegno a cura della Confartigianato di Oristano; ore 19 - Concerto di Davide Cadelano - Pensiero acustico a cura dell’Ass. Oristano Giovane. Giovedì 16: ore 10,30 - Associazione Mollus e Cannas - Lavorazione delle tegole tradizionali di Silì; ore 16 - Artigianato artistico e tradizionale, gli antichi mestieri guardano al futuro. Dalla successione d'impresa alle reti d'impresa. Convegno a cura della Cna di Oristano; ore 19 - Sardinian Bossa Quartet - Concerto di samba e bossanova, a cura dell’Ente Concerti di Oristano. Venerdì 17: ore 10,30 - Associazione Pabasa a Soi - Lavorazione tegole tradizionali di Silì; ore 16 - La ceramica nel monastero di Santa Chiara, a cura della Fidapa sezione di Oristano, relatore Carla Cossu; ore 18 - Isella Barresi - Estemporanea di pittura, a cura dell'Ass. pARTIcORali; ore 19 - L'Associazione pARTI cORali presenta il reading “Per assassinarvi” poesie di Savina Dolores Massa (voce), con accompagnamento di Gianfranco Fedele (pianoforte). Sabato 18: ore 9 – Manifestazione per il 150° Anniversario dell’Unità d'Italia - Convegno di studi storici “Pensiero e (N)azione Arti,mestieri e pensieri tra Risorgimento e Unità” a cura dell'Assessorato Attività Produttive del Comune di Oristano; ore 16 - Presentazione del libro di Beppe Meloni “Oristano: piccola città. Viaggio nella memoria tra storia, arte, cultura”, a cura dell'Associazione pARTIcORali; ore 19 - Concerto dei Fili di Notte in acustico cantano Ligabue, a cura dell’Ass. Oristano Giovane. Domenica 19 dicembre: ore 11 - Zippolata e Vernaccia, a cura di Cavatappi d’Idee, Pabasa a Soi - Lavorazione tegole tradizionali di Silì; ore 16,30 - L'arte ceramica tra ricerca e innovazione. L'importanza della scuola e della tradizione. Convegno a cura dell'Unitre di Oristano, relatore Maria Antonietta Motzo; ore 18,30 - Fabio Moi - Concerto per pianoforte, organizzato dall’Ente Concerti di Oristano.
Sono aperti i termini per le iscrizioni alla Scuola civica di musica di Oristano per l’anno scolastico 2010/2011. Gli insegnamenti previsti sono: canto lirico, chitarra classica, chitarra moderna, clarinetto, sax, flauto traverso, pianoforte, pianoforte complementare, violino, propedeutica musicale (per bambini dai 5 ai 7 anni), canto corale, coro voci bianche, launeddas e fisarmonica. I moduli di domanda sono disponibili presso l’Informacittà, in piazza Eleonora, e sul sito del comune di Oristano. Le domande dovranno essere presentate entro il 23 dicembre all’Informacittà. Per ulteriori informazioni si possono contattare gli uffici dell’Informacittà ( tel. 0783 791306) e la segreteria della Scuola al numero 3475698253.
L’assessorato alla Pubblica istruzione e cultura del comune di Oristano ha messo in pagamento i contributi per il rimborso dei libri per l’anno scolastico 2009/2010 (Legge n. 448/1998). Per la riscossione del contributo i beneficiari devono presentarsi in un’agenzia del Banco di Sardegna muniti di un documento di identità in corso di validità. Gli studenti che hanno già compiuto il 18° anno di età devono presentarsi personalmente per riscuotere la borsa di studio.
L’assessorato alla Cultura del comune di Cabras, in collaborazione con la Biblioteca comunale gestita dalla Cooperativa “Gli Scapigliati”, presenterà giovedì 16 dicembre, alle 17, al Museo civico di Cabras, il libro “Briciole di Pensiero” (Editrice S’Alvure), di Lucia Chergia. Una raccolta di pensieri, nata per caso, e un mix di emozioni e sentimenti scaturiti da esperienze di vita vissuta. Lucia Chergia, una cabrarese molto conosciuta, sarà accompagnata nel “battesimo” con la scrittura da Graziella Pinna Arconte, autrice di “Arrasok Sidi Babai”, e da Brunella Salis, in rappresentanza della Biblioteca comunale di Cabras. L’evento sarà arricchito dalla presenza di Fenisia Erdas, che accompagnerà al piano la lettura di poesie, tratte dal libro della Chergia. Un libro autobiografico, che non mancherà di sorprendere per la sua carica di coraggio e di vitalità, nonostante la presenza incombente di un “destino ineluttabile”, che ha segnato la vita della scrittrice e che aleggia in tutta la sua opera.
Di pig (del 18/12/2010 @ 14:02:50, in politica, linkato 1023 volte)
L’intervista arriva sette giorni prima della Direzione nazionale del partito. Sette giorni che si annunciano di fuoco, dopo che Pierluigi Bersani ha deciso di affidare a Repubblica le scelte prossime future del Pd. Entro gennaio, “una proposta a tutte le forze di opposizione di centro e di centrosinistra che può avere anche un profilo elettorale”. Porte aperte da Fini a Vendola, dunque, come segno della “straordinaria apertura politica” necessaria alla “riscossa italiana”. Nessuno “pecchi di egoismo”. Lo farà anche il Pd, disposto a “mettere in discussione” perfino le primarie. Per Bersani, va detto, è la concessione meno dolorosa. Del confronto con Vendola – al momento unico sfidante (più che) credibile – ne fa volentieri a meno. Così, non sono in pochi a vedere nell’apertura al centro del segretario anche la via di fuga da una leadership minata. Ma la questione delle primarie, è tutto sommato la meno dirimente. Perfino tra i veltroniani, da sempre i più affezionati allo strumento, si conviene che, vista la fase, se ne potrebbe pure fare a meno. Anche perché nel partito sarebbero un diktat, ma non le puoi imporre agli alleati. E sono proprio gli alleati il nodo cruciale. L’altro ieri Di Pietro aveva chiesto i democratici in “matrimonio”. Niente da fare, anche perché, una volta sposati, allargare la famiglia è molto più complicato. Ma il leader Idv ieri è tornato a chiedere al Pd “una scelta di campo”, augurandosi che il Pd non si metta a “rincorrere la chimera del Terzo Polo”.Eppure, al contrario, l’apertura a Fini-Casini-Rutelli per il capogruppo Franceschini è la strada più “realista”, l’unica che “possa battere la destra berlusconian-leghista e ricostruire il paese”. L’idea più diffusa è che per convincere mezzo emiciclo (e anche gli elettori) che non si può non guardare ai centristi, bisogna buttarla sull’emergenza. Altrimenti le frasi alla Follini (“Finalmente Bersani è sceso dai tetti e si è insediato in un territorio di grande buonsenso”) potrebbero far pensare che il “trattino-sinistra” nella collocazione del Pd sia definitivamente sparito. D’altronde è proprio un esponente di Fli, Benedetto Della Vedova, a ricordare che il loro progetto è “alternativo alla destra di Bossi e Berlusconi, ma è anche alternativo alla sinistra”. Ancora più chiaro l’Udc, con Roberto Rao: “Noi e Vendola insieme? Nella proposta di Bersani un po’ di strabismo c’è, ma se il percorso si evolvesse con un filtro alle forze estremiste…”. Insomma, se fanno fuori SeL e Idv. “Tutti insieme faremmo solo un favore a Berlusconi, di fatto sarebbe di nuovo un referendum pro o contro di lui. E lui queste cose è bravissimo ad aizzarle in campagna elettorale”. Normale a questo punto che Vendola chiuda così: “Ho l’impressione che sia una semplice annessione nel terzo polo: io francamente non mi vorrei far ‘annettere’”. Al di là di chi siano gli alleati, quello che più preoccupa è se il Pd sia “vagone” o “locomotiva”. La metafora è del Pd Sandro Gozi, decisamente scocciato dai toni dell’intervista: “Non possiamo dare tutte le carte in mano a qualcuno che non sappiamo ancora se vuole fare il leader del centrodestra o che altro. Prima di scendere a compromessi, aspetterei”. Chiarisce Ignazio Marino che non ha nessuna voglia di “sacrificare la propria identità e caratteristiche perchè non piacciono a Pierferdinando Casini”. Anche il “rottamatore” Pippo Civati concorda: se il Terzo Polo “vorrà venire con noi, facciamo in modo che siano loro a chiedercelo, alla fine, e non noi, all’inizio, mettendoci in una posizione ancillare che sconfessa le stesse ragioni per cui il Pd è stato concepito”.Abituato al fuoco amico, tutto sommato questa volta Bersani non ne è uscito bombardato. Per una volta anche i 75 di Mo.dem. non lo accusano di bestemmie. Anzi, ne approfittano per festeggiare il fatto che finalmente anche il segretario ha capito che serve la “correzione di rotta” che loro avevano chiesto due mesi fa. “Mettere al centro il programma – dice Walter Verini – perchè oltre il bivio tra Di Pietro e Casini c’è una freccia con scritto ‘Italia’, vorrei che non ci impiccassimo di fronte a questa discussione”.
Pd, la base insorge: “Cosa avete nel cervello?” Nel sito del partito centinaia di commenti contro le dichiarazioni con cui Bersani liquida le primarie e si dice favorevole a un'alleanza con il terzo polo di Casini e Fini. “Sono un ex iscritto al Pd e tra poco sarò un ex elettore”. “Ma cosa avete nel cervello?”. Tra chi si dice allibito e chi pensa sia uno scherzo, l’intervista con cui il segretario Pierluigi Bersani ha liquidato le primarie e annunciato una possibile alleanza con il terzo polo di Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini ha scatenato la base. Sul sito del Partito Democratico un fiume inarrestabile di commenti critica, attacca, sfotte, ironizza sulle parole del leader. Ieri era stata presa d’assalto la pagina su facebook del segretario. “Ma siamo matti?!” aveva scritto Eleonora D’Antoni, dopo aver letto l’intervista. Marco Boria parafrasa uno spot “No primarie, no voto”. “Segretario ci ascolti”, implora Riccardo Fraceschin. “Anche noi mettiamo davanti l’Italia ai problemi di parte. Non siamo quattro scalamanti idealisti duri e puri. Anzi, se ancora sono qui a scrivere è perché nonostante tutto al Pd ci tengo”. Con i “fascisti veraci” non ci vuole aver niente a che fare nessuno. “Pensandoci bene secondo voi tra gli elettori di FIni chi sarebbe disposto a votare Pd?”. Bersani decide di rispondere a metà pomeriggio e ribattere. “Proponiamo una piattaforma a tutte le opposizioni”, scrive. “Sono affezionato alle primarie ma i problemi degli italiani vengono prima”. Oltre duecento commenti di reazione, sintetizzati da Giuseppe Alfino: “Come puoi ben notare, caro Bersani, il nostro popolo non ti dà l’ok”. Ma è il sito del partito a essere sotto assedio. “Mi domando cosa avete nel cervello”, scrive Gianni. “Ma davvero le partorite voi queste cavolate? Andatevi a nascondere e non fatevi più rivedere”. Gianluca: “Se succede, lascio il partito in un secondo”. Catia Gasparri spera “che l’idea di allearsi con il terzo polo muoia all’alba; se così non sarà per la prima volta in vita mia non andrò a votare”. Tantissimi scrivono di voler lasciare il partito. Con amarezza e delusione. “Io Francesca Nobili iscritta al circolo Grottaperfetta di Roma XI stasera restituisce la tessera, dopo anni di amore, lotte, manifestazioni e cariche della polizia; lacrime segretario, ho solo lacrime per il partito. I miei partigiani, morti sui monti delle marche, mio nonno al confino e purgato si vergognerebbero di me”. L’alleanza con Fini per la base è una ipotesi assurda. “E’ un uomo di destra”, scrive Francesco Bassanini. “Come è possibile solo pensare un’alleanza con lui. Questo non è il Pd che è nato il 14 ottobre 2007”. Chiara Rubini tenta un’analisi: “Mi dispiace ma così non andiamo da nessuna parte, anzì sì: al suicidio del Pd. Avete già preso mazzate in Puglia e Milano da Vendola, forse lui ha capito qualcosa che voi non riuscite a capire. A me sembra che sia lui una risorsa a sinistra con cui dialogare invece che averne una tremenda paura. Con questa mossa avete perso sicuramente il mio voto”. Secondo Gian Piero Biondo “rinunciare alle primarie e perdere le elezioni sono la stessa cosa. Ma vi rendete conto che mi sono iscritto al sito solo per fare questo commento? Volete farci votare Vendola direttamente? E tenete presente che sono un ex Dc!!! Cacchio ma si può?”. Concita Santoro si rivolge al segretario: “Caro Bersani, avete una paura matta dei comunisti e battete i piedi per allearvi con i fascisti ,che di voi non ne vogliono sapere (per fortuna). Adesso spiegatemi voi cosa devo fare con la mia tessera del Pd”. Tra le centinaia di interventi ne spunta uno firmato Pier Luigi Bersani: “Grazie a tutti quelli che stanno commentando l’intervista”. Ribatte immediata Monica: “Segretario tu ci ringrazi ma i commenti li leggi o guardi solo le figure?”. Nessuna risposta.
Contrordine compagni. Addio alle primarie e addio anche al “Nuovo Ulivo”, o come cavolo si chiamava: Pierluigi Bersani ha cambiato di nuovo idea. Ma perchè Bersani e gli altri dirigenti del Pd sono così cattivi con i loro elettori? A furia di dire una cosa (possibilmente in modo fumoso), e poi fare esattamente il contrario, infatti, hanno portato il partito al 23% nei sondaggi. Esempi di scuola? La coalizione e il candidato premier. Il governo Berlusconi è in agonia, ma i leader del Pd decidono che non vogliono costituire una nuova alleanza (e infatti ad oggi non c’è). Perché? Evidentemente per tenersi le mani libere, in attesa di un grande accordo di Palazzo (che però non arriva). Alla fine dell’estate, Bersani fa una intervistona a La Repubblica per dire che occorrono “un nuovo Ulivo e una Alleanza Democratica”. Sono così urgenti che non convocano nemmeno uno straccio di vertice. Poi Enrico Letta prospetta un accordo con i centristi che tagli fuori Idv e Sel. Poi Bersani corregge e dice che vuole che si alleino “Tutti quelli che sono contro Berlusconi” (da Casini a Ferrero?). Poi Franceschini dice che ci vuole dentro anche Futuro e libertà. Poi è Fini che dice che non entra nemmeno morto. Con le primarie è peggio. Il Pd è l’unico partito che le ha addirittura nello Statuto: un ottimo motivo per non farle. Quando ad agosto Nichi Vendola si candida, il solito Bersani commenta: “Sono premature”. Poi cambiato idea, di nuovo. A ottobre dice, sorridente e sicuro, dopo un lungo pranzo con Vendola: “Le faremo!” (Wow!). Poi ieri cambia ancora idea. E consegna a Goffredo De Marchis un tortuoso giro di parole: “Rinunciare alle primarie? In nome di una strategia che chiede a ogni forza politica di non peccare di egoismo e di dare qualcosa, siamo pronti a mettere in discussione anche i nostri strumenti”. Forse occorre tradurre, come nel vecchio Parla come mangi di Cuore: i leader del Pd non fanno le primarie perchè pensano di non arrivare primi e non costruiscono la coalizione di centrosinistra perché convinti di perdere (peccato che allearsi con i centristi farebbe perdere voti anche a loro). Ma se uno è così certo della sconfitta come mai può vincere? L’unica verità è nel teorema-Nanni Moretti: “Con questi dirigenti non vinceremo mai”.(articoli di Paola Zanca e Luca Telese da “il Fatto Quotidiano” del 18.12. 2010)
Altre notizie:
L'ex presidente del Consiglio regionale, Giacomo Spissu, è stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione, per truffa, nel processo per il caso Gesam, l'impresa di riciclaggio di rifiuti finita sotto inchiesta quattro anni fa.
Truffa Gesam: tutti colpevoli. Alla lettura della sentenza, Giacomo Spissu sta in piedi con le braccia allargate sul tavolo. Nemmeno un cenno, una smorfia, un movimento. Il giudice dice che la truffa alla Comunità europea c’è stata, che gli imputati hanno usufruito illegalmente dei contributi della legge sul contratto d’area del 2002, che quei soldi sono arrivati alla Gesam, ma non sono stati investiti in nuove attrezzature e, ancor di più, riconosce la tesi dell’accusa, secondo la quale Giacomo Spissu è stato un socio occulto della società di smaltimento rifiuti che ha sede a Truncu Reale. Se fosse stato diversamente, il politico del Pd sarebbe stato assolto. Invece, il giudice lo ha condannato a un anno e dieci mesi di reclusione. Stessa pena per Innocenzo Giannasi, imprenditore ed ex assessore del comune di Sassari, per l’amministratore delegato, Romolo Tilocca, e per Giampaolo Laconi, piccolo imprenditore di Pattada, il prestanome a cui erano stati intestati due terzi della società. Per Luigi Greco, ovvero la gola profonda dell’inchiesta, la pena è di un anno e quattro mesi di reclusione, oltre a cinquecento euro di multa. Stessa condanna, ma con uno sconto di cento euro, per Franco Armitano, rappresentante legale di una ditta con sede legale alle Canarie, che ha fornito macchinari e attrezzature alla Gesam. Un anno di carcere e trecento euro di multa, invece, per Salvatore Orani, l’architetto che progettò lo stabilimento di Truncu Reale, e per Antonio Filigheddu, il titolare dell’azienda La Conia che lo costruì. Non luogo a procedere, perchè il reato contestato è ormai prescritto, per Giuseppe Arca, rappresentante legale di un’azienda di impianti elettrici, accusato di aver falsificato un certificato. Spissu era stato chiamato in causa dalla magistratura in quanto amministratore della società di consulenza Idea Impresa, che curò il business-plan per lo stabilimento industriale della Gesam. Secondo il pubblico ministero, Gianni Caria, la pratica Gesam venne riempita di fatture gonfiate per evitare ai soci di investire soldi propri nell'impresa. L'ex presidente del consiglio regionale e l'ex assessore comunale di Sassari avrebbero - sempre secondo il pm - ideato con l'imprenditore Luigi Greco una iniziativa industriale nella quale non volevano apparire, se non come consulenti con le loro società Idea Impresa e Bureau 2000. Secondo l'accusa i due ex amministratori erano, invece soci, occulti della società che ottenne i finanziamenti dall'Unione Europea. (www.unionesarda.it)
Si avvicina Natale e Daniela da sette interminabili mesi è in carcere, strappata dai suoi figli e dalla sua famiglia. E’ stata accusata di cose orrende ed assurde, secondo un teorema che la Corte suprema di Cassazione ha censurato per ben due volte in un mese. Nonostante siano state annullate per due volte le ragioni del suo arresto, lei è ancora in cella a raccogliere ogni giorno le lacrime che tengono in vita l’amore infinito verso i figli, minori, anche loro condannati da sette mesi a non avere il diritto alla genitorialità, all’affetto insostituibile della madre nell’età più delicata e critica della loro crescita. Lei è forte, come forte è la certezza, sostenuta da tanti che la conoscono, che la verità sarà dimostrata e verrà rapidamente a galla, quando la macchina della giustizia ne darà la possibilità, come lei desidera sopra ogni cosa, e come la cultura garantista di questo Paese dovrebbe assicurarle senza titubanze. Si è celebrata qualche giorno fa la giornata contro la violenza verso le donne e non si può fare a meno di riflettere su quanta violenza si può generare anche senza le botte, i pugni e gli abusi. E’ necessario forse pensare più in profondità alla specialità delle donne, alla loro unicità di generatrici di vita, di affetti, di progetti educativi insostituibili e avere nella mente le tante “Daniela” che subiscono altre violenze, non si sa se peggiori o migliori di quelle che l’immaginario collettivo è abituato a considerare tali, violenze che si generano ogni giorno nella lentezza del riconoscimento dei diritti fondamentali, nella scarsa coscienza dello Stato di quello che si mette in gioco quando si incide intorno alla libertà individuale di una donna, di una madre, di una educatrice. Vi è tanta violenza, anche quella che deriva dalle insipienze dei legislatori, dei vari operatori dello Stato, dalla supponenza della burocrazia sopra le ragioni del buon senso, dalla arroganza degli egoismi di chi ha poteri da esercitare, contro la debolezza di chi ha solo diritti da farsi riconoscere. Bisogna combattere contro tutte le violenze alle donne, combattere contro il desiderio di rimuovere dentro ciascuno di noi l’istinto ad insonorizzare la nostra coscienza dalle urla di chi invoca il diritto alla libertà di essere madre, di essere innocente e di essere riconosciuta tale dalla società civile. Le parole che definiscono questi come valori intangibili della nostra Costituzione, prima o poi si riapproprieranno della loro natura e del loro significato ma nel frattempo chiunque ne abbia la facoltà regali un pezzo del proprio tempo e del proprio lavoro pensando a che dono sarebbe, in questo Natale, restituire il sorriso a tanti bambini, rimuovere le violenze e le inutili vessazioni alle tante “Daniela” che, senza giusta ragione e spesso senza motivo, sono costrette, sotto la stella di Betlemme, a non essere riconosciute madri, spose e generatrici di vita e di futuro. Ci sono tanti modi per un augurio, quest'anno il mio augurio per il Natale è questa speranza. (Gian Valerio Sanna, consigliere regionale Pd – www.giianvaleriosanna.it)
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20/05/2013 @ 18.06.10
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