Il Presidente della Regione, Renato Soru, ha incontrato gli studenti del Liceo De Castro di Oristano, su invito del dirigente scolastico, Guido Tendas. L’oramai tradizionale appuntamento, quest’anno è diventato quanto mai importante, non solo per chi ha organizzato la manifestazione ma, soprattutto, per gli studenti, grazie alla concomitanza che vede ricadere nel 2008 il sessantesimo anniversario della Costituzione e dello Statuto regionale della Sardegna.
Questo, uno stralcio dell’intervento di Soru, sul significato dell’autonomia per la società sarda di oggi e di domani.
”Autonomia è una bellissima parola. I genitori, quando vogliono parlare bene dei propri figli, dicono: “E’ molto autonomo, fa i compiti da solo, si regola bene, esce all’ora giusta e ritorna all’ora giusta. Si comporta bene”. Ma quando si cresce, si capisce che la vera autonomia la si conquista quando si diventa pienamente indipendenti, quando si ha un posto di lavoro, si guadagna il proprio stipendio e non si chiedono più soldi a casa. L’autonomia vera e definitiva è quando “bastiamo a noi stessi” e non abbiamo bisogno di nessuno che ci sorregga. Anche nella politica e nelle istituzioni dovrebbe essere lo stesso. Ci deve essere un periodo, come da bambini e da ragazzi e un poco anche quando si cresce, in cui veniamo aiutati; ma ci deve essere un momento in cui diventiamo totalmente autonomi; autonomi anche finanziariamente. Quest’anno festeggiamo i sessant’anni dello Statuto, e la Sardegna è da sessant’anni che viene aiutata. E’ stata aiutata con il piano di rinascita, l’articolo 13, un intervento straordinario. Viene aiutata dalle norme europee; viene aiutata dai trasferimenti dello Stato. Dopo sessant’anni non siamo pienamente autonomi, e non bastiamo a noi stessi. Non siamo capaci di produrre per quello che consumiamo. Non siamo capaci di produrre abbastanza redditi e gettito fiscale per poi pagare la scuola, gli ospedali, i trasporti, gli aiuti alle persone più bisognose, il ciclo integrato dei rifiuti e la sistemazione delle strade. Io credo che questo non potrà continuare tanto a lungo. E, aldilà di quello che credo io, lo credono le regioni del nord. Il leghismo è questo. Il dibattito sul federalismo fiscale oggi in Italia è questo. Le regioni del nord, più ricche, che fino ad adesso hanno trasferito risorse verso sud, si sono stufate e non sono più disponibili a trasferirne in questa quantità, e non sono nemmeno disponibili a trasferirle sine die, senza una scadenza e, magari, assistendo a comportamenti del sud che non sempre sono comprensibili. Allora, è arrivato il momento, e sarà senz’altro responsabilità della vostra generazione, certamente aiutati da noi per questi anni che ci restano, non tanto di riscrivere lo Statuto, ma di raggiungere la piena autonomia finanziaria, di creare una Sardegna dove i sardi siano capaci di creare le occasioni di lavoro e non aspettino più che qualcuno gliele crei, dove i giovani sardi siano pieni di istruzione e di conoscenza, di competenza, di coraggio, di spirito di impresa. Facciano le loro imprese, creino posti di lavoro e siano attrattivi, per cui anche qualcuno da fuori possa dire: “…vado a fare la mia impresa in Sardegna, non perché mi danno un sacco di contributi a fondo perduto, ma perché ci sono un sacco di giovani bravi, che sono ingegneri, laureati, tecnici, lavoratori”. E’ il momento di fare questo. La nostra generazione ancora non ce l’ha fatta. E’ stato fatto molto, è stato fatto tantissimo. Siamo dentro un percorso, ma il percorso non è finito. E voi che lo comincerete, assumerete prestissimo la responsabilità di questo per due motivi: innanzitutto per l’orgoglio, ma anche per la necessità che ci viene imposta da varie parti d’Italia, in modo tale che autonomia possa significare anche “bastare a noi stessi”. Essere autonomi, cioè essere capaci di guadagnarci il pane, essere capaci di consumare quello che siamo capaci di produrre.
Allora i miei auguri agli studenti del Liceo De Castro di Oristano. Certamente la futura classe dirigente della Sardegna è proprio questo: siate la classe dirigente della Sardegna che basterà a se stessa, e che, dentro quel vincolo di unità nazionale dell’articolo 2 della nostra Costituzione, inizierà ad aiutare gli altri e smetterà di essere aiutata”. (www.renatosoru.it)