Con sempre maggior frequenza, negli ultimi tempi, i media portano all’attenzione dell’opinione pubblica, in tutte le loro sfaccettature, episodi di bullismo, abuso di droghe e alcolici, anoressia, violenze, suicidi, sette sataniche, i cui interpreti, nella stragrande maggioranza dei casi, sono giovani e giovanissimi. Da sempre ci si è interrogati quali siano le cause del disagio giovanile, e, soprattutto, che cosa fare, come porvi rimedio, considerato che le variabili del fenomeno sono infinite.
“Il disagio giovanile, ed il male oscuro diffuso nella fase pre adolescenziale, è un problema che, a partire dalle istituzioni, c’impone di attuare dei provvedimenti per cercare di ridurre, se non di risolvere, le cause che lo scatenano”. Questo, in estrema sintesi, quando detto, fra l’altro, da don Ciotti, fondatore del gruppo Abele di Torino, intervenendo, recentemente, alla giornata conclusiva del percorso didattico organizzato dalle terze classi della Scuola Media di Cabras. Oltre a Don Ciotti, sono intervenute al dibattito, Marisa Mirai e Sara Turbato, rispettivamente madre e sorella di Cinzia, che l’anno scorso è scomparsa, proprio a causa di quella che viene oramai definita una vera e propria patologia, tanto invisibile quanto dolorosa, che affligge un numero sempre più elevato di giovani e giovanissimi.
Marisa e Sara, fondatrici della nuova associazione “smile dizy”, nata per loro espressa volontà in seguito alla tragedia che ha colpito la loro famiglia, hanno voluto essere presenti a Cabras, per portare una parola di speranza, rivolta in particolare ai giovani, in modo tale che il sacrificio di Cinzia non risulti vano. La famiglia Mirai ha, fra l’altro, messo in palio una borsa di studio di 600 euro per il vincitore del concorso, che aveva per tema le difficili tematiche legate al mondo giovanile.
All’incontro erano presenti anche le forze politiche, attuali e future, della cittadina lagunare, visto che a Cabras è in atto la campagna elettorale per il rinnovo, a metà giugno, del consiglio comunale. La presenza di tanti candidati aveva chiaramente uno scopo prettamente elettorale, anche se preferiamo credere, con un pizzico d’ingenuità, che fosse anche per sentire e tastare con mano, quali siano i grossi problemi che affliggono i nostri giovani, per poter tentare (non solo a parole, com’è abitudine dei politici, a qualsiasi livello) di fare qualcosa di concreto per alleviare queste sofferenze.
Ma come si manifesta il disagio giovanile? Come intervenire? Ha cercato di spiegarlo don Ciotti, affermando come quello dei genitori sia il mestiere più difficile del mondo. Ed è proprio per questo motivo che don Ciotti ha sottolineato come sia sempre più necessario dare un fattivo sostegno alle famiglie, come sia importante non lasciarle sole, soprattutto quando non sono in grado di andare avanti con le proprie gambe, in una società dove ormai non si comunica più, se non tecnologicamente, visto che si è completamente dimenticato il buon uso delle parole e delle espressioni. I nostri ragazzi, come ha detto don Ciotti, sanno usare solo 600 vocaboli, e di questi 600, probabilmente, sanno scriverne correttamente meno della metà, considerato lo scempio che ne fanno nelle migliaia di sms che si scambiano giornalmente. I tempi dove, seduti a tavola, durante il pranzo e la cena, si commentavano con i genitori le notizie del telegiornale, sembrano lontani anni luce. Ora il dialogo in famiglia è ridotto ai minimi termini, allo stretto necessario, quasi si parla per messaggi, come se il dialogo fosse mutuato dagli sms. Basta leggere le statistiche per constatare come oggi i giovani leggano meno libri, quasi per niente i quotidiani, non amino componimenti e temi, e dialoghino coniando frasi sgrammaticate, infarcite di neologismi strampalati. Insomma, sono ben lontani i tempi in cui, quantomeno, si acquisivano le basi per poter affrontare una serena vita sociale. Ma quali sono i modelli di riferimento da cui, oggi, i giovani attingono sapere e conoscenza? Il variegato mondo dei telefonini, internet (dove si assorbe di tutto), una tv sempre più diseducativa, telegiornali compresi, che ormai per fare audience trasmettono ogni forma di violenza, che spesso condiziona i giovani più deboli. Semplificando, bullismo, violenze e intolleranze sessuali, intolleranze razziali, pirati della strada, droga, alcool, teppismo da strada e da stadio, il tutto compendiato da un’autorità familiare sempre più latitante, contribuiscono a far sì che i nostri giovani conoscano, assorbano e vengano attratti da un mondo duro e violento, dove affacciarsi è sempre molto rischioso. Questo è uno dei tanti motivi perché, spesso, quello che viene definito un “disagio”, a lungo andare, diventa una grave patologia.
Sul disagio giovanile, tanti hanno scritto e teorizzato. Dal sito www.salus.it abbiamo estratto un articolo che sintetizza, forse in maniera brutale, ma senza dubbio esplicativa, che cos’è veramente il disagio giovanile:
“Spesso risulta incerto il confine tra tali forme di disagio estremo con malattie mentali classiche, quali depressione e psicosi. Un numero crescente d’adolescenti e di giovani risultano alla ricerca esasperata di stimoli intensi, di sensazioni forti (sensation seeking). Molti di loro presentano una sorta d’insensibilità alle gratificazioni della quotidianità. La soglia di gratificazione sempre più alta, la scarsa capacità di provare piacere, rende molti giovani anedonici, abulici, annoiati, incapaci, per di più, di saper dilazionare la fruizione degli oggetti desiderati. Solo le attività 'a rischio', straordinarie e pericolose, risultano degne d’attenzione. Tra questi giovani non è raro incontrare soggetti che esibiscono comportamenti molto rischiosi per la vita, disturbi più o meno gravi del rapporto con la realtà, isolamento con atteggiamenti antisociali e disturbi del controllo degli impulsi. Talora si evidenziano forti difficoltà a comunicare, a stabilire relazioni affettive, ad esprimere o a comprendere stati emotivi. Si vive in una sorta di deserto emozionale, con elementi residuali di comunicazione interpersonale ridotti all'espressione d’aggressività o sottomissione. In alcuni casi si registra una sostanziale incapacità ad assumersi qualsiasi responsabilità, rispetto alle conseguenze delle proprie azioni, in una sorta di deserto etico, riempito da un’assoluta dipendenza dal denaro, unica misura di successo, nonché dalla cura della propria forma fisica, fine a se stessa. Il labile contatto con la realtà, può sfiorare, frequentemente, i disturbi psicopatologici più gravi della serie psicotica. Le fughe in pseudo-realtà mistiche ed in organizzazioni, sette e culti magico-misterici inducono spesso atteggiamenti regressivi di grave dipendenza psicologica, con comportamenti aberranti, autolesivi, autodistruttivi e, solitamente, incongrui rispetto al contesto socioculturale e lavorativo. Questi adolescenti, senza storia e senza futuro, si riducono a vivere alla giornata in un tempo soggettivo, senza progettualità e senza nessuna evoluzione verso una completa maturazione sociale. La propensione all'aggressività, l'incapacità di gestire i propri impulsi, il vuoto esistenziale, l'incapacità a stabilire e mantenere relazioni affettive stabili, i disturbi ideativi e di rapporto con la realtà, presenti in molti giovani, risultano spesso indistinguibili dai segni e dai sintomi clinici propri o prodromici allo sviluppo di gravi psicopatologie, dai disturbi di personalità alle psicosi schizofreniche, dai disturbi d'ansia alle più gravi distimie. D'altro canto, il tessuto socio-relazionale ed affettivo, in cui stanno crescendo i nostri giovani, spesso molto problematico, può probabilmente favorire lo sviluppo o la slatentizzazione di forme di psicopatologia altrimenti subcliniche. Da ciò, la necessità di un forte impegno preventivo nei confronti del singolo soggetto, ma anche nei confronti delle famiglie e del contesto micro-sociale e macro-sociale, al fine di scongiurare il formarsi di un 'humus' favorevole all'insorgere di forme di disagio giovanile sempre più problematiche ed ingestibili sul piano sociale”.