Per il sindaco di Cabras, Efisio Trincas, e per tutti i cabraresi, è il primo tassello della realizzazione di un sogno atteso per anni. Dopo tanto patire, dopo tante battaglie, petizioni e appelli vari, è stato, infatti, presentato al pubblico e alla stampa, nel museo civico del paese lagunare, il progetto di restauro delle statue dei guerrieri, rinvenute tra il ’74 e il ‘79 a Monte ‘e Prama, nel Sinis di Cabras (per ulteriori approfondimenti, vedi articoli su questo Blog del 10, 15 e 31 agosto 2007, nella sezione cultura), che attualmente si trovano nel Centro di restauro di “Li Punti”, a Sassari. Un lavoro che durerà un anno, durante il quale un team composto da sedici specialisti tenterà, quotidianamente, di assemblare i circa cinquemila frammenti di arenaria. Tra questi vi sono 15 teste, 29 busti, 45 frammenti di altri busti, e tantissimi frammenti ancora: 224 di braccia, 200 di gambe, 90 di piedi, 115 di arco, 170 di scudo, 423 i modellini di nuraghe, mentre circa 2000 sono, per il momento, indeterminati. La parte più complicata, secondo gli esperti, sarà proprio l’attaccare tra loro le varie parti. Una sorta di puzzle difficoltoso e molto delicato, visto che mancano tanti frammenti di quello che si presume fosse un esercito di guerrieri, di cui non si sa ancora quante statue (per ora si parla di 35-40) si riuscirà a mettere in piedi, e scoprire così i segreti di una civiltà che non ha eguali in tutto il bacino occidentale del Mediterraneo. Ad aprire l’incontro è stato il sindaco, Efisio Trincas, che ha ricordato come le statue di Monte ‘e Prama siano il simbolo di una grande identità, e che, una volta restaurate, anche grazie alla Regione, spera possano far ritorno a Cabras. Ha preso quindi la parola Giovanni Azzena, soprintendente per le province di Sassari e Nuoro, e ad interim per quelle di Oristano e Cagliari. Azzena non ha voluto parlare della discussa attribuzione cronologica delle maestose statue (dai 2 ai 2,60 m.), né della loro futura collocazione. “Di questa importante scoperta – ha detto Azzena – va dato onore al merito ai primi rinvenimenti di Giovanni Lilliu, e a quelli più incisivi di Carlo Tronchetti. E onore anche a chi le ha conservate con cura, vincendo la tentazione di studiarsele per conto proprio, nella deontologica consapevolezza che, per accostarsi ad un problema scientifico di tale portata, fosse prima necessaria un’opera filologica potente. Come potente è il problema di base: gestire 10 tonnellate di pietra biocalcarea, in aggiunta artisticamente scolpita e, come se non bastasse, tanto antica da far venire i brividi ogni volta che la si guarda”. Azzena ha ringraziato, quindi, Antonietta Boninu, funzionario della soprintendenza di Sassari, nonché progettista e direttore dei lavori di restauro, che ha fatto di una intuizione un sogno realizzabile, e poi la Regione, e le amministrazioni provinciali di Sassari e Oristano che hanno finanziato l’opera. All’incontro era presente anche il presidente della Provincia di Oristano, Pasquale Onida, che facendo leva sulla valenza identitaria delle statue ha ipotizzato una loro collocazione nel Sinis, nella zona di Monte ‘e Prama, dove sono state ritrovate, costruendo una sorta di museo a cielo aperto. Molto atteso l’intervento di Antonietta Boninu, vero, autentico pilone portante dell’iniziativa, e alla quale si deve, fra l’altro, la creazione del Centro di restauro di “Li Punti”, attualmente tra i poli di eccellenza per il restauro, a livello mondiale. La Boninu ha illustrato il progetto, finanziato dal Cipe (Comitato internazionale per la programmazione economica), nell’ambito dell’accordo di programma quadro in materia di beni culturali, 2005-2006, tra la Regione e lo Stato, ed ha poi parlato delle sculture, che si possono ripartire in tre tipologie: l’arciere, il pugilatore e il guerriero. “Se chiedete oggi ai ragazzi delle medie – ha detto la Boninu – che cosa siano i gambali, molti di loro non vi sapranno rispondere. Ebbene, la testimonianza più antica dei gambali sta proprio nelle statue di Monte ‘e Prama. Statue importanti, il cui futuro è virtuale, mentre quello concreto dobbiamo costruirlo e identificarlo assieme, tenendo ben presente che le sculture sono un’identità culturale di Cabras, ma appartengono a tutta l’umanità”. Antononietta Boninu ha poi sgombrato il campo da quelle che ha definito illazioni, sul fatto che le statue abbiano atteso per 30 anni negli scantinati della soprintendenza di Cagliari, perchè qualcuno voleva nasconderle. “Parti delle statue (ancora non si conosceva la loro interezza) – ha affermato – erano esposte al museo di Cagliari. La colpa di questa lentezza, non è da ricercare altrove, ma è nelle stesse mastodontiche statue, che sono ingombranti, ed è dipesa, inoltre, del fatto che per tirare fuori il materiale dalle scatole occorreva avere delle risorse che in quel momento mancavano. Non bisogna poi dimenticare che la soprintendenza non si occupa solo di alcuni pezzi, per quanto importanti, ma di tutti i beni culturali. Beni culturali che appartengono a ciascuno di noi, e che tutti dobbiamo contribuire a preservare. A cominciare dalle popolazioni dei luoghi dove avvengono le scoperte, che debbono impedire la connivenza (perché di questo si tratta) con tombaroli e trafficanti. Per quanto riguarda le statue di Monte ‘e Prama, non si devono certamente perdere i contatti, i legami con i luoghi di provenienza, né si deve smembrare la collezione. Dove devono stare? Preferisco non rispondere, ma chi ha una casa pronta alzi la mano”. Ad entrare nei particolari prettamente tecnici è stato, invece, Roberto Nardi, direttore del CCA, Centro di Conservazione Archeologica di Roma, progettista ed esecutore dell’intervento di conservazione. “Il progetto – ha detto Nardi – si basa su tre principi: studio e documentazione; conservazione e restauro; comunicazione e diffusione. Il progetto culturale prevede la documentazione e la creazione di un archivio digitale dei frammenti, le analisi scientifiche dei materiali originali, il trattamento conservativo e, dove possibile, il montaggio dei frammenti e la musealizzazione delle sculture. Per la pulitura dei frammenti utilizziamo l’acqua atomizzata, una tecnica mini invasiva, messa a punto negli anni ’80 sui monumenti del Foro Romano, che consente di rimuovere gli spessi depositi di terra e le incrostazioni che oscurano le superfici originali, a cui segue la difficoltosa ricerca degli attacchi dei frammenti, per ricomporre le statue”. Ma la vera novità del progetto è l’apertura dei lavori al grande pubblico, che collegandosi al sito www.monteprama.it può seguire l’iter del restauro e trovare, in lingua italiana, inglese e sarda, tante informazioni storico-archeologiche e tecnico-conservative. Altra importante novità è la formula del “cantiere aperto al pubblico”, che nel 2004 ha fruttato al CCA un prestigioso riconoscimento internazionale, a Londra, per la migliore iniziativa informativa nei confronti del pubblico. Tramite prenotazione sul sito, dirigenti scolastici, insegnanti, studenti e semplici cittadini, potranno accedere al cantiere, essere guidati e assistere ai lavori di restauro. Il visitatore, percorrendo la lunga balconata che sovrasta la galleria, si troverà avvolto in un grande scenario naturale, che ripropone l’ambiente e il luogo di provenienza delle sculture. Il cantiere di restauro si trasforma così in una “galleria laboratorio”, nella quale il pubblico può osservare dal vivo le attività di conservazione e di restauro.
Ai margini della manifestazione, si è tenuta la protesta silenziosa (o meglio un tentativo di protesta) dei pescatori di Cabras, che, saputo della possibile presenza del presidente della Regione, Renato Soru, si erano radunati nei pressi del museo per contestarlo. Soru, impegnato a Nuoro, non è arrivato, e ai pescatori non è rimasto altro da fare che attaccare degli striscioni, all’ingresso del museo, con scritte in difesa del posto di lavoro, e andare via.
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