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Esiste in Sardegna una questione morale? Referendum ko.
Di greg (del 11/01/2012 @ 19:00:15, in politica, linkato 1311 volte)
“Una recente indagine condotta da Demos-La Repubblica sulla fiducia degli italiani nelle istituzioni, ha evidenziato un dato assai allarmante: meno del 4% dei cittadini crede nei partiti, mentre appena il 9% degli intervistati esprime fiducia nel Parlamento. Un italiano su due è convinto che la democrazia possa funzionare senza i partiti. Tutto questo a testimonianza della profondità del fossato che separa oramai i cittadini dalle istituzioni. In Sardegna la situazione non è certo migliore. La richiesta di rinvio a giudizio per abuso d’ufficio del presidente della regione Cappellacci e la contestuale condanna del presidente della Provincia di Cagliari Milia per lo stesso reato, sollevano pesanti interrogativi. Esiste in Sardegna una questione morale? La questione morale riguarda solo la destra oppure la sinistra ne è pienamente coinvolta? Interrogativi che necessitano di risposte tempestive in questo inizio di nuovo anno che si presenta carico di inquietudini. Per Cappellacci il rinvio a giudizio sarebbe la degna conclusione di una vicenda che, se non fosse per la sua gravità, avrebbe dei risvolti francamente “fantozziani”: l’autodefinizione di “babbeo” non è stata sufficiente a convincere i magistrati della sua estraneità ai fatti contestati. Una vicenda che vede il presidente della Regione protagonista, insieme ad alcuni degni compari di merenda della “levatura” di Flavio Carboni, Denis Verdini, Marcello Dell’Utri ed altri. Una vicenda assai squallida che racchiude in sé tutti gli ingredienti delle malversazioni tipiche del tardo impero berlusconiano: personaggi screditati, malaffare, arroganza, cialtroneria, disprezzo della dignità dei sardi. Ma gli interrogativi non riguardano solo la destra. Com’è possibile che amministrazioni provinciali e comunali guidate dalla sinistra, da Cagliari a Nuoro, a Sassari, presiedute da esponenti di primo piano del Pd, si trovino al centro di vicende giudiziarie che, bandita qualunque tentazione giustizialista, gettano una luce inquietante sul buon governo della sinistra, sulla sua presunta superiorità morale? Si è profilata persino l’onta di un commissariamento della Provincia di Cagliari ad opera di Cappellacci: sarebbe stato come affidare ad un vampiro la gestione del centro trasfusionale. Si può ancora affermare, senza arrossire, che esiste una differenza tra destra e sinistra nel modo di governare la cosa pubblica? E’ accettabile che un’amministrazione pubblica governata dalla sinistra possa utilizzare strumenti che lasciano larghi margini di discrezionalità e ampie zone di opacità a discapito della trasparenza e dell’imparzialità dell’azione amministrativa? Si può allora parlare in Sardegna di un processo di omologazione tra destra e sinistra? Di sicuro è corretto parlare di una pericolosa china che porta all’omologazione nei metodi e nella prassi di governo: la stessa disinvolta superficialità, lo stesso tentativo di piegare le leve del potere per costruire fortune personali e carriere politiche posticce, la stessa spregiudicatezza, lo stesso senso d’impunità. Nessuna visione bacchettona della politica, ma per molta parte della sinistra la questione morale è qualcosa che viene da lontano e che si rifà a quell’insegnamento di Enrico Berlinguer al quale molti di noi si sono formati. Quello che si pretende dalla sinistra è una concezione della responsabilità e dell’impegno politico imperniati sull’etica pubblica, dove sia bandito qualunque tornaconto personale. Destra e sinistra non possono essere uguali di fronte alle illegalità, agli scandali, ai conflitti d’interesse, alla corruzione, al malgoverno. Se la destra governa male un’amministrazione pubblica le conseguenze non sono così catastrofiche come per la sinistra: per la destra la priorità non è la buona amministrazione, ma il suo “uso” finalizzato al consenso attraverso la costruzione di un diffuso sistema clientelare, Cappellacci docet. Quello che sconcerta è il silenzio omertoso dei partiti. Che dire poi del balbettio imbarazzato del Pd.  Nessuna autocritica si è levata per quelle candidature che avevano suscitato diffuse perplessità, alcune manifestamente sballate ed altre in palese contrasto con il codice etico dello stesso partito, e dove invece aveva finito per prevalere l’opportunismo di quanti da quei precedenti pensavano di trarre un evidente vantaggio personale. Ancora una volta il Pd appare ingessato dalle divisione interne, incapace di formulare un qualche giudizio, di articolare una riflessione, di esprimere una condanna netta ed inequivocabile di quelle degenerazioni omologanti che rischiano di modificare la natura e l’essenza stessa di un moderno partito della sinistra riformista. (Massimo Dadea – www.sardegnademocratica.it)

La Consulta ha bocciato entrambi i quesiti presentati dal comitato promotore del referendum sulla legge elettorale: sia quello che chiedeva l'abrogazione totale della “Calderoli”, sia quello che ne chiedeva l'abrogazione per parti.  "La Corte Costituzionale, in data 12 gennaio 2012, ha dichiarato inammissibili le due richieste di referendum abrogativo riguardanti la legge 21 dicembre 2005, n. 270 (Modifiche alle norme per l'elezione della camera dei deputati e del senato della repubblica). La sentenza sarà depositata entro i termini previsti dalla legge". Questo, quanto scritto in uno scarno comunicato. La Corte Costituzionale era in plenum, con tutti i 15 giudici in carica: presidente Alfonso Quaranta e giudice relatore Sabino Cassese. "Dopo aver raccolto in tutta Italia oltre un milione e duecentomila firme, con settantamila solo in Sardegna, non intendiamo in alcun modo disperdere la grande mobilitazione che ha visto tante persone mobilitate in tutta Italia, e per queste ragioni, intendiamo lanciare una grande mobilitazione per denunciare la vergognosa legge elettorale che toglie il diritto di scegliere i nostri rappresentanti al Parlamento". Lo ha affermato Simone Spiga, portavoce del “Comitato Sardegna contro il Porcellum”. La settimana prossima – si legge in una nota del Comitato - incontreremo i partiti che hanno aderito alla campagna nazionale, Sel, Pli, I Democratici, Fli e  Pd, per concordare e coordinare le attività che si vorranno portare avanti insieme, ma nel frattempo terremo ancora in attività le pagine su Facebook, Comitato Sardegna contro il Porcellum e il Gruppo Referendum contro il Porcellum - basta con i nominati in Parlamento, che ha oltre seimila aderenti”.

Altre notizie:

I farmaci di fascia C, quelli cioè con obbligo di ricetta ma totalmente a carico del cittadino, potranno essere venduti liberamente anche nelle parafarmacie e nella grande distribuzione, ma solo in quelle regioni dove entro il primo marzo 2013 non sarà ampliato il numero di farmacie portandolo a una ogni 3.000 abitanti. Lo prevede la bozza del decreto liberalizzazioni di cui l'Agi è in possesso. "Nelle regioni in cui, alla data del 1 marzo 2013, non sia stato assegnato almeno l'80 per cento delle sedi messe a concorso ai sensi del comma 2 - si legge nella bozza - possono essere venduti i medicinali di cui all'articolo 8, comma 10, lettera c) della legge 24 dicembre 1993, n. 537 e successive modificazioni, anche negli esercizi commerciali di cui all'articolo 5, comma 1, del decreto - legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, in possesso dei requisiti tecnologici, strutturali e organizzativi fissati con decreto del Ministro della salute". Non rientrano tra i farmaci vendibili nei supermercati "i medicinali di cui all'articolo 45 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, i medicinali di cui all'articolo 89 del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, i farmaci del sistema endocrino e quelli somministrabili per via parenterale". (Agi)

Il consiglio comunale di Cabras ha votato in maniera unanime  contro l'installazione di un radar a Capo San Marco. Il consiglio, su proposta del sindaco Cristiano Carrus, ha infatti adottato una delibera che ha espresso un “no” netto all'installazione del radar a Capo San Marco ed in qualsiasi altro sito all'interno del territorio comunale. La civica assemblea lagunare si è espressa, inoltre, per un'opposizione determinata, persino con azioni legali, all'iniziativa che ha riproposto, nei giorni scorsi,l’individuazione di quattro siti militari ritenuti idonei dalla Marina Militare, d’accordo con la Guardia di Finanza, per il posizionamento di altrettanti apparati d'avvistamento sulle coste sarde. Il pronunciamento del consiglio comunale di Cabras è arrivato dopo una seduta dell'assemblea aperta al pubblicol pubblico e alla quale hanno preso parte diversi sindaci sardi e rappresentati delle istituzioni. Il dibattito si è anche  arricchito del confronto col comandante della Capitaneria di porto di Oristano, il capitano Alberto Bottarel, presente alla riunione. Anche a Cabras, quindi, si annuncia battaglia, così come è già stato fatto nei mesi scorsi a Tresnuraghes e in altri comuni costieri sardi, dove si e riusciti a fermare l'iniziativa.

"Servono immediate decisioni operative da parte della Regione e del Governo per attutire l'impatto di una crisi senza precedenti nei settori produttivi e per tentare di rilanciare un settore fondamentale per lo sviluppo e il lavoro". Lo ha dichiarato il segretario generale della Cisl sarda, Mario Medde, nel sottolineare che sono 1102 le aziende che hanno dichiarato la crisi nel corso del 2011, con quindicimila  lavoratori coinvolti. 194 mila sono, invece, i disoccupati nel terzo trimestre del 2011. "Ecco perché - ha detto Medde - è indispensabile fare fronte a questo vero e proprio tracollo produttivo con immediate scelte che diano certezze sia nei confronti delle imprese che dei lavoratori. La Regione individui subito le risorse finanziarie da destinare alle aree e alle aziende in crisi, le vincoli a tempi ragionevoli e veloci di spendita, e si adottino progetti di qualità che rafforzino le intraprese già radicate nel territorio e quelle che eventualmente vogliono allocarsi".

Il “Movimento pastori sardi” ha chiesto di essere ospitato dalla Rai, per poter spiegare agli italiani i reali problemi della Sardegna e degli allevatori isolani. Si tratta di una sorta di "risarcimento" per la frase di Paolo Villaggio ("lì nascono pochi bimbi perchè mi dicono che molti pastori abbiano relazioni con le pecore"), pronunciata nel corso della trasmissione di Rai 3 "Brontolo", condotta da Oliviero Beha. (Paolo Villaggio ha oggi chiesto scusa ai sardi). Il Movimento si è affidato all'avvocato Patrizio Rovelli, per tutelare "…la vera e positiva immagine di questa importante parte della Sardegna. Il Movimento pastori sardi - si legge in una nota firmata dal leader, Felice Floris - ha manifestato in Italia e all'estero, per denunciare la gravissima crisi che colpisce un settore così importante dell'economia isolana, invocando pari dignità  per gli uomini e le donne di Sardegna, che quotidianamente combattono contro la miseria e la disoccupazione. Il rispetto della memoria e la dignità ci impongono di chiedere alla televisione di Stato, a Oliviero Beha e a Paolo Villaggio, un più significativo e approfondito chiarimento, che possa consentire anche a chi rappresenta questa complessa e fiera realtà di comunicare a tutti gli italiani quali sono le reali condizioni di vita dei pastori sardi e quale sia la loro difficile condizione".

Il Tribunale di Oristano ha decretato il fallimento del Calzificio Queen di Macomer e, pertanto, verrà meno la richiesta di cassa integrazione in deroga, riguardante circa 142 lavoratori,  in quanto la documentazione necessaria per l'accoglimento non potrà essere più prodotta. Appresa la notizia, la Provincia di Nuoro ha chiesto un incontro urgente agli assessori regionali all'Industria, Alessandra Zedda, e al Lavoro, Antonello Liori, con una lettera nella quale si sottolinea “…come ora si aprirà per questi lavoratori lo spettro dell'incertezza e la preoccupazione di rimanere senza lavoro. Il fallimento del Calzificio Queen -  si legge ancora nel documento - pone il problema inoltre della Fit Calze, azienda che ha in affitto l'attività, dove operano 58 lavoratori a tempo indeterminato, e circa 70 a tempo determinato”.

“Il bestiame capitato nella zona dei mitragliamenti nel poligono di Capo Frasca è stato colpito dai proiettili realizzati con metalli pesanti e poi macellato e cucinato. Non sappiamo se l'attività di macelleria era stata autorizzata o meno, e se le Asl abbiano effettuato i dovuti controlli. Ma certamente le nanoparticelle depositate nei corpi degli animali sono nocive per la salute". Lo ha denuncia Falco Accame, presidente dell'Associazione nazionale assistenza vittime arruolate nelle forze armate e famiglie dei caduti (Anavafaf), che ne ha informato la commissione parlamentare d'inchiesta del Senato sull'uranio impoverito. Durante la visita dell'organismo parlamentare in Sardegna - si legge in una nota di Accame – è, inoltre, emerso che per uso di cucina veniva impiegata anche acqua dei pozzi, ritenuta non potabile; è quindi, auspicabile che la commissione senatoriale raccolga ulteriori elementi. Non è accettabile, infatti, che il segreto nei poligoni copra questioni che riguardano la salute del personale. Il segreto deve limitarsi a questioni riguardanti le traiettorie dei proiettili e gli effetti causati dalle esplosioni”. Un testimone dell'attività nei poligoni ha affermato che : "...il bestiame presente nella zona logistica del poligono (cavalli e buoi) spesso sconfinavano dal loro pascolo e si inoltravano nella zona bersagli del mitragliamento; dopo essere stati colpiti dai proiettili degli aerei durante le esercitazioni, venivano caricati sui mezzi e portati nella mensa per essere sezionati, cucinati e distribuiti nei pasti giornalieri al personale in servizio, compreso il sottoscritto”.

La vicenda dell'insegnante precaria, Maddalena Calvisi, in servizio presso l’Iistituto Tecnico "Sergio Atzeni" di Oristano, che non evendo ricevuto lo stipendio aveva piazzato una tenda nel cortile della scuola , è stata  al centro di un'interrogazione del Pd in consiglio regionale .  Antonio Solinas, con altri tre colleghi del gruppo, si è rivolto al presidente della Regione, Ugo Cappellacci, e all'assessore regionale alla Cultura, Sergio Milia, per sollecitare iniziative della giunta nei confronti del ministero della Pubblica Istruzione,  in modo da contribuire alla risoluzione del problema della donna e degli altri insegnanti precari, senza stipendio a causa delle inadempienze ministeriali.  I consiglieri del Pd vogliono anche sapere quale atteggiamento la Regione intenda tenere "…rispetto al possibile nuovo attacco al sistema scolastico isolano, in termini di ridimensionamento di organici e di risorse”. Sulla vicenda sono intervenuti anche l’assessore provinciale alla Pubblica Istruzione, Serafino Corrias, e il presidente della commissione provinciale Cultura, Serafino Angelo Mele, che hanno fatto visita a Maddalena Calvisi, ancora accampata presso l'Istituto Tecnico 2 “Sergio Atzeni” di Oristano. Alla Calvisi, Corrias e Mele hanno espresso solidarietà e vicinanza per l'incresciosa situazione, assicurando, per quanto di competenza della Provincia di Oristano, grande attenzione verso i problemi del mondo della scuola e, in particolare, per  i precari. I due rappresentanti della Provincia erano accompagnati dalla dirigente del Tecnico 2, Costantina Pia, che ha confermato come in mattinata dall'Istituto  fossero stati emessi i mandati di pagamento per assicurare gli stipendi pregressi di Maddalena Calvisi e degli altri sei colleghi che si trovano nella stessa situazione. Entro due giorni, ha rassicurato la dirigente scolastica, gli stipendi potranno essere materialmente ritirati. La vicenda dell'insegnante che da qualche giorno dorme in tenda, era stata presa in esame anche dalla commissione provinciale Cultura che,  partendo dalla vicenda di Maddalena Calvisi, ha richiamato, ancora una volta,  l'attenzione sulla drammatica condizione del precariato di tanti lavoratori della scuola  nella provincia di Oristano, utilizzati “a singhiozzo”, in assenza di ammortizzatori sociali adeguati e con inesistenti prospettive per il futuro. La commissione ha auspicato una pronta risoluzione della vicenda e ha ribadito l'esigenza di una forte azione corale a sostegno del sistema scolastico provinciale

La coordinatrice cittadina dell'Italia dei Valori, Ermina Tanda, è la prima donna candidata per le primarie del centrosinistra per la carica di sindaco di Oristano, per le prossime elezioni comunali, che dovrebbero slittare (anche se ancora non c'è stata alcuna conferma ufficiale) dalla prossima primavera a giugno.  Insieme alla Tanda parteciperanno alle primarie di coalizione Mimmo Serusi, per Sel e i socialisti, mentre per il Pd coloro che finora hanno richiesto i moduli per le oltre 300 firme dei cittadini, necessarie per la candidatura, sono Giuseppe Obinu, Bruno Palmas, Francesco Federico, Giampaolo Lilliu (anche se l'ex segretario provinciale  della Cgil ci tiene a sottolineare che lui non schiera come Pd, ma come libero cittadino di centrosinistra). Ha richiesto le liste ma ancora non staraccogliendo le firme, Guido Tendas (Pd), mentre la novità è rappresentata da Peppino Marras (NoiOr), avversario ostico per chiunque, che visto il numero dei candidati del Pd, con conseguente frantumazione dei voti, ha molte possibilità di  spuntarla. 


   

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