Tra giunte ballerine e opposizione fantasma Oristano è nel baratro: urge una svolta civica.

Oristano vive uno dei momenti più oscuri della sua storia politica recente, con la macchina amministrativa paralizzata da una crisi gestionale che sembra non avere fine.
Sotto gli occhi stanchi dei cittadini va in scena uno spettacolo desolante: una maggioranza frammentata, un’opposizione inerme e partiti ormai ridotti a simulacri di sé stessi.
Oristano merita certamente di più, ma per cambiare rotta serve il coraggio di una rivoluzione profonda.
Il palazzo comunale è diventato il teatro di una guerra permanente tra i partiti della coalizione destrorsa di maggioranza che non conosce tregua. E anche nei rari periodi di bonaccia, il fuoco cova sempre sotto la cenere. Non si discute più, infatti, di progetti, di sviluppo o di servizi per i cittadini, e l’agenda politica, tanto per cambiare, è dettata da appetiti personali e spartizioni di potere.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti gli oristanesi: consiglieri che saltano da un gruppo all’altro per puro calcolo elettorale; una giunta instabile, dove i volti cambiano di continuo a seconda dell’umidità e degli umori del momento; le decisioni strategiche per la città rimangono bloccate, mentre i leader locali (parola grossa questa), pur sforzando le meningi, riescono soltanto a prevedere ipotesi di spartizione di poltrone presenti e future. Le conseguenze sono uno stallo generale senza precedenti.
Ma se la maggioranza litiga, chi dovrebbe controllare e proporre alternative è assente o quanto meno insignificante, tant’è che l’attività che caratterizza la minoranza al Comune di Oristano, incapace di incidere minimamente sulle scelte politiche, si può semplicemente riassumere in due parole: “non pervenuta”.
Il dibattito della minoranza soffre, a nostro modesto avviso, di limiti evidenti. A iniziare dalla mancanza di spessore, visti gli interventi deboli e superficiali di consiglieri non sempre all’altezza della complessità della sfida; poi l’autoreferenzialità, ovvero la tendenza a parlarsi addosso, badando più alla propria visibilità personale che alla costruzione di un’alternativa solida. E, infine, il silenzio politico, con una passività che, nei fatti, si trasforma in complicità con il declino della città.
Per completare questo ameno quadretto, aggiungiamo il deserto dei partiti e il fallimento dei “capi bastone” in salsa paesana.
I cittadini di Oristano si sono resi conto che i partiti tradizionali, sia di destra che di sinistra, sono ormai delle sigle vuote, prive di radicamento sul territorio e con una base militante quanto mai risicata. La selezione della classe dirigente non esiste più da tempo e lo scadimento culturale della politica locale è drasticamente sprofondato verso il basso.
I candidati non vengono scelti per merito o per il loro legame con la comunità, ma vengono imposti dai soliti “capi bastone”, che dall’alto della loro alterigia non sono consapevoli di come questo sistema di potere verticale abbia perso ogni contatto con la realtà e con le vere necessità degli oristanesi.
Qual è allora, in estrema sintesi, la ricetta per la rinascita della città di Eleonora? Per ritrovare la dignità perduta, Oristano deve necessariamente rompere questo circuito vizioso e ha bisogno di una guida radicalmente diversa.
Un sindaco esperto, competente, preparato e lungimirante, che conosca a fondo i meccanismi della macchina burocratica e non si lasci ingannare dalle trappole degli uffici; che abbia coraggio amministrativo, pronto a “rivoltare il Comune come un calzino”, riorganizzando il personale e tagliando i rami secchi dell’inefficienza; un nome che emerga direttamente dalla società civile, slegato dalle vecchie logiche di partito e dai ricatti dei portatori di voti; un leader capace di dare gambe ai suggerimenti reali dei cittadini, trasformando le idee degli oristanesi in progetti concreti.
Oristano non può più aspettare che i partiti risolvano i loro problemi interni. È giunto il momento che la parte sana della città, professionisti, imprenditori, giovani e tutti i cittadini comuni si riprendano lo spazio pubblico per costruire un’alternativa credibile e restituire il futuro alla nostra comunità.
E questo già a partire da domani. Le elezioni del prossimo anno sembrano lontane, ma se si vuol costruire qualcosa di “rivoluzionario” sono a un tiro di schioppo.
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