Ago 10

Febbre del Nilo, saliti a nove i casi in provincia di Oristano.

Sono saliti a nove i casi umani di contagio da virus della Febbre del Nilo in provincia di Oristano.

Due ultrasettantenni sono ricoverati all’ospedale San Martino di Oristano, mentre un ultracinquantenne si è presentato al pronto soccorso del presidio ospedaliero oristanese, ma, dopo le prime cure, è stato dimesso e ha fatto rientro nella sua abitazione.

Immediatamente sono state avviate dal dipartimento di Prevenzione della Asl 5 di Oristano sia l’inchiesta epidemiologica che le attività di profilassi, che prevedono da parte delle autorità competenti la disinfestazione dell’area di residenza delle persone che ha contratto il virus.

Il primo caso di West Nile risale al maggio scorso e ha riguardato un soggetto ultrasessantenne; il secondo una persona ultranovantenne che, dopo aver contratto il virus e sviluppato la malattia, era purtroppo deceduta; il terzo caso, un ultrasessantenne, che è stato dimesso dal presidio ospedaliero oristanese ed è tornato a casa; il quarto un ultraottantacinquenne, ancora ricoverato al San Martino, il quinto caso e il sesto caso un cinquantenne e un ultrasettantenne, che hanno fatto rientro entrambi nelle loro abitazioni.

La direttrice del dipartimento di Prevenzione, Maria Valentina Marras, invita ancora una volta “…le cittadine e i cittadini, in particolare i soggetti fragili e anziani, a prevenire eventuali situazioni a rischio e a proteggersi dalle punture di questo insetto con tutti gli strumenti che ricordiamo: evitare i ristagni d’acqua, proteggersi con spray repellenti e abiti lunghi quando si è all’aperto, schermare la propria casa con zanzariere”.

“Continuiamo a seguire queste importanti regole di vita quotidiana, che rimangono l’unica misura di prevenzione e di protezione contro questa malattia”, ha aggiunto la direttrice generale della Asl 5, Grazia Cattina.

“E’ sorprendente che, tra i tanti finanziamenti assegnati alla sanità nella variazione di bilancio nulla sia previsto per garantire la realizzazione del Registro Tumori della Regione Sardegna, RTRS, in attuazione della legge istitutiva regionale n. 21 del 7 novembre 2012 e della mozione n. 32, approvata all’unanimità dal consiglio regionale oltre un anno fa, il 18 giugno 2025!”. E’ quanto ha dichiarato Francesco Carta, referente di Medicina Democratica Sardegna. “In attesa di conoscere il testo definitivo – ha proseguito Carta – esprimiamo la nostra grave preoccupazione per l’assegnazione di ingenti risorse finanziarie a pioggia, molto generose anche alla sanità privata, in mancanza di una seria programmazione, discussa e approvata dal consiglio regionale dopo ampia consultazione: per affrontare la complessa situazione della sanità in Sardegna serve un nuovo Piano socio-sanitario regionale!”. Nel convegno sul RTRS, tenutosi a Cagliari il 25 ottobre 2024, presso l’Ospedale Oncologico Businco – osservano i rappresentanti di Medicina Democreatica – si denunciò la grave e vergognosa mancata attivazione di questo fondamentale strumento di conoscenza delle patologie tumorali, che deve guidare la programmazione sanitaria e integrare l’attività della Rete Oncologica Regionale. Nello stesso convegno furono resi noti e discussi i dati Istat del 2021 sulle cause di mortalità in Sardegna: i tumori rappresentano la prima causa di morte, superando persino le malattie cardiovascolari, in controtendenza rispetto ai dati nazionali. Dato confermato dalla mozione n. 32/2025, approvata all’unanimità dal consiglio regionale che afferma: “I decessi per cancro in Sardegna sono stati nel 2021 il 33,01 per cento, con 5.244 casi, diventando la prima causa di morte, in aumento del 1,01 per cento rispetto al 32 per cento del 2020 e al di sopra della media nazionale che è del 29,4 per cento”. Dati confermati anche dalle recenti stime AIOM, Associazione Italiana Oncologia Medica, riferite al 2025. “Se non si interviene subito – ha sottolineato Carta – rischiamo anche di perdere i dati finora raccolti nei Registri Tumori Territoriali. Servono interventi urgenti per garantire l’attività avviata, garantire il personale necessario, e attivare finalmente il RTRS a 14 anni dalla legge istitutiva. La conoscenza – ha conclcuso Carta – è la base della prevenzione e della programmazione sanitaria e il RTRS è strumento fondamentale per la prevenzione primaria e secondaria, per la diagnosi precoce, per programmare le bonifiche ambientali e per tutelare la salute della popolazione”.

Solo il caso ha evitato una tragedia. Un enorme e vecchio olmo è crollato, giovedì sera, nei giardini di viale Repubblica e soltanto la sua posizione, a ridosso del confine con la sede dell’Unla, ha impedito che si abbattesse sulle stradine interne del parco, quotidianamente frequentate da famiglie, bambini, anziani e ragazzi. L’albero è precipitato in un orario in cui l’area è generalmente molto frequentata. Ancora una volta è stata la fortuna, e non la prevenzione, a scongiurare conseguenze peggiori. “Si è rischiata certamente una tragedia” ha raccontato un residente. “Quell’olmo è caduto giovedì scorso verso le 19, in una zona dove si trovavano quasi tutti i giorni decine di ragazzi. In quel momento quel tratto era deserto, mentre nel resto dei giardini si trovavano diverse persone”. Dopo la segnalazione sono intervenuti i Vigili del fuoco, che hanno effettuato un sopralluogo e delimitato l’area interessata. Ma il crollo riporta al centro dell’attenzione un problema che, secondo molti cittadini, non può più essere liquidato come un episodio isolato. Non è infatti la prima volta che un albero cede all’interno dei giardini pubblici. Una circostanza che alimenta interrogativi sullo stato di manutenzione del patrimonio arboreo cittadino e sull’efficacia dei controlli programmati dal Comune. Se un albero di tali dimensioni presentava un degrado tanto avanzato da spezzarsi alla base, è inevitabile chiedersi se siano stati effettuati monitoraggi adeguati e con quale frequenza. “Sarebbe auspicabile e necessario un controllo preventivo delle alberature a rischio – spiega l’agronomo Carlo Poddi -, ma anche la necessità di una valutazione di stabilità. Queste cose dovrebbero essere riportate anche nel Piano del Verde urbano, che però non si trova nelle pagine pubblicate del Comune per poterne prendere visione. Dalle fotografie è evidente che l’olmo si è spezzato alla base, dove era vuoto. Un’indagine visiva avrebbe permesso di individuare il problema. Battendo con un martello si sarebbe sentito il vuoto”. Le considerazioni dell’agronomo pongono una questione precisa: la gestione del verde pubblico non può limitarsi agli interventi successivi ai crolli, ma richiede un’attività costante di censimento, monitoraggio e valutazione della stabilità delle alberature, soprattutto di quelle più vecchie o che presentano segni di deterioramento. Resta poi aperto anche il tema della trasparenza. Se il Piano del Verde esiste, dovrebbe essere facilmente consultabile dai cittadini, consentendo di conoscere criteri, programmi di manutenzione e verifiche effettuate sul patrimonio arboreo comunale. Solo questa mattina gli operatori della Oristano Servizi sono intervenuti per rimuovere il grosso olmo. Un intervento necessario, ma arrivato quando ormai il pericolo si era già concretizzato. Questa volta è andata bene. La prossima potrebbe non bastare la fortuna. (Elia Sanna, Web news Sardegna – Telegram).

Un’autofficina completamente abusiva, utilizzata anche come deposito incontrollato di rifiuti speciali pericolosi. È quanto scoperto dagli agenti del Nucleo di Polizia giudiziaria ambientale ed edilizia della Polizia locale, durante un controllo nella zona industriale nord della città, nell’ambito di un’attività di contrasto all’abusivismo commerciale. L’operazione si è conclusa con il sequestro preventivo dell’attività e la denuncia del titolare. Durante l’ispezione, gli agenti hanno rinvenuto ingenti quantitativi di rifiuti speciali e pericolosi, stoccati senza alcuna autorizzazione e in violazione della normativa ambientale. Tra il materiale sequestrato figurano filtri esausti, cinghie, oli motore usati e pneumatici fuori uso, tutti accumulati senza alcuna tracciabilità. Gli accertamenti amministrativi hanno inoltre evidenziato che l’autofficina, pur operando negli stessi spazi di un’azienda regolarmente autorizzata, era completamente priva delle necessarie licenze e autorizzazioni per l’esercizio dell’attività. Le irregolarità hanno riguardato anche la sicurezza sul lavoro: il personale presente sarebbe risultato impiegato senza i prescritti dispositivi di protezione individuale, mentre i locali erano sprovvisti di impianti per l’aspirazione dei fumi, sistemi di sicurezza e presidi antincendio. Per il titolare è scattata la denuncia per reati ambientali, oltre a una pesante sanzione amministrativa. L’autofficina e tutti i rifiuti rinvenuti sono stati sottoposti a sequestro penale. Le indagini proseguono per accertare la posizione fiscale del titolare e verificare l’effettiva estensione degli illeciti contestati.

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