Buttafuoco e Rossi (Biennale di Venezia) presentano la rivista ”Alfabeti – Alphabets”.

La Pinacoteca comunale “Carlo Contini” di Oristano ha accolto il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, e la direttrice editoriale della rivista e responsabile dell’archivio storico della Biennale, Debora Rossi.
Entrami sono stati protagonisti di una giornata dedicata al dialogo tra istituzioni culturali, memoria storica e ricerca contemporanea culminata, nel pomeriggio, con la presentazione del numero 1/2026 della prestigiosa rivista “Alfabeti / Alphabets” presso l’Hospitalis Sancti Antoni.
La visita istituzionale a Oristano è iniziata a palazzo Campus-Colonna, dove il sindaco Massimiliano Sanna, l’assessore alla Cultura Simone Prevete e la direttrice della Pinacoteca Silvia Loddo hanno accolto gli ospiti, consegnando loro una copia della storica Carta de Logu e una pubblicazione dedicata alla Sartiglia, simbolo identitario della città. Durante l’incontro è stata espressa la volontà di sviluppare nuove forme di collaborazione tra le istituzioni culturali oristanesi e la Biennale di Venezia.
La giornata oristanese del presidente Buttafuoco e della direttrice Rossi è proseguita al Centro di documentazione sulla Sartiglia e alla Torre di Mariano II, approfondendo la conoscenza del patrimonio storico e culturale cittadino.
Nel pomeriggio, all’Hospitalis Sancti Antoni, si è svolta la presentazione ufficiale della rivista “Alfabeti / Alphabets”, organizzata in collaborazione con la Pinacoteca Carlo Contini e la Biblioteca comunale di Oristano. All’incontro hanno preso parte, insieme ai due ospiti della Biennale, anche la direttrice della Pinacoteca Silvia Loddo.
Nel suo intervento, Pietrangelo Buttafuoco ha sottolineato il valore strategico della cultura, non solo sul piano identitario ma anche economico: “Le risorse investite sulla cultura hanno la capacità di generare un indotto almeno triplicato. La rivista è uno dei progetti dell’Archivio della Biennale, un organismo vivo che ci accompagna nella conoscenza. Riavviata nel 2024, nasce per proporre riflessioni sull’arte spaziando dalla scienza alla geopolitica. Intorno alla Biennale non ci sono solo visitatori, ma anche lettori che riflettono e approfondiscono”.
Debora Rossi ha, invece, evidenziato il ruolo della rivista come strumento di connessione culturale: “Tramite l’Archivio costruiamo relazioni con il territorio e la rivista è uno strumento per supportare queste relazioni”.
Il numero 1/2026 di “Alfabeti / Alphabets” è dedicato al tema della parola come origine del pensiero e dell’esperienza artistica. La pubblicazione segna la continuità ideale con la storica rivista della Biennale pubblicata tra il 1950 e il 1971, riportando in vita, dopo oltre mezzo secolo, una tradizione editoriale di grande prestigio. Pensata esclusivamente in formato cartaceo e pubblicata con cadenza trimestrale, la rivista si propone come laboratorio editoriale aperto al confronto tra arti visive, architettura, cinema, teatro, musica, danza, letteratura, moda e scienze.
Ad aprire il volume è una riflessione del filosofo Martin Heidegger sul rapporto tra parola, scrittura e identità umana, mentre tra i contributi figurano firme internazionali come Gilles Kepel, Hans Ulrich Obrist, Emma Dante, Gabriele Mainetti, Arturo Pérez-Reverte e Paulo Mendes da Rocha. La copertina è illustrata con un’opera di Raymond Hains e Camille Bryen, mentre il progetto grafico è firmato dallo studio milanese Tomo Tomo.
La giornata oristanese ha rappresentato un’importante occasione di confronto culturale tra una delle più autorevoli istituzioni artistiche internazionali e il territorio, confermando il ruolo della cultura come strumento di dialogo, crescita e valorizzazione delle identità locali.

La Sardegna vive un “tramonto demografico”, una definizione che descrive con precisione un processo di erosione della geografia umana e produttiva senza precedenti. La perdita di oltre 85.000 residenti nell’arco del ventennio 2006-2026 non è un’astrazione contabile, ma una ferita tangibile: tale decremento demografico equivale infatti alla scomparsa simultanea dell’intera popolazione di centri nevralgici come Assemini, Monserrato, Quartucciu e Selargius messi insieme. E’ quanto emerge dal Rapporto Mete 2026 di Crei-Acli e dallo Iares. In questo scenario, la Sardegna si delinea come un vero e proprio “caso limite” nel panorama europeo e nazionale, anticipando dinamiche di declino che altrove sono ancora agli albori. All’1 gennaio 2026, la popolazione residente si attesta a 1.554.490 unità. Il tasso di fecondità è scivolato all’estremo limite di 0,85 figli per donna, il dato più basso d’Italia e tra i più critici dell’intera Unione Europea, in un raffronto impietoso con la soglia di sostituzione generazionale fissata a 2,1. Secondo il rapporto, questa fragilità demografica è intrinsecamente legata a una debolezza economica strutturale: il circolo vizioso tra spopolamento e bassi redditi erode la capacità produttiva regionale per una cifra stimata in circa 1,7 miliardi di euro. Il differenziale reddituale è emblematico del gap di cittadinanza: laddove un contribuente italiano medio dichiara 100 euro, un sardo ne dichiara mediamente 86. Con una popolazione over 65 che raggiunge il 28,1% — rendendo la Sardegna la seconda regione più vecchia d’Italia dopo la sola Liguria — e una quota di giovani sotto i 15 anni crollata al 9,4%, le proiezioni al 2050 sono drammatiche: la popolazione attiva è destinata a scendere sotto la soglia critica del 50%, mettendo a rischio la sostenibilità stessa del sistema di welfare regionale. La “nuova diaspora” è documentata dai 133.256 iscritti all’Aire, una comunità che rappresenta idealmente la seconda città della Sardegna. Il dato più allarmante risiede nella qualità di questo flusso: il 70,4% dei migranti appartiene alla fascia d’età tra i 18 e i 64 anni, segnale di un trasferimento massiccio di vitalità e competenze verso l’esterno. Specularmente, la popolazione straniera, pur attestandosi appena al 3,7% del totale — rendendo l’isola l’ultima regione d’Italia per incidenza di residenti non italiani — svolge una funzione di ammortizzatore demografico fondamentale. Il contributo economico di questi 57.754 nuovi cittadini è rilevante, con un valore aggiunto prodotto che tocca gli 1,2 miliardi di euro in settori chiave come agricoltura e turismo. Tuttavia, l’analisi rileva un’anomalia profonda nella “care economy” sarda: diversamente dal resto del Paese, dove la manodopera straniera domina il settore, in Sardegna la cura domestica è prevalentemente affidata a lavoratori locali.” spiega il report. Negli ultimi vent’anni, la fascia d’età 19-25 anni ha subito una contrazione del 29,6%, e la fuga verso gli atenei del Centro-Nord si è configurata sempre più come un “premio alle classi abbienti, trasformando la mobilità universitaria in un fattore di stratificazione sociale ereditaria”. La geografia del declino sardo rivela una polarizzazione territoriale estrema, una Sardegna “a due velocità” dove la media statistica maschera realtà divergenti. Da un lato si osserva la resilienza dei poli urbani e turistici, con la Gallura Nord-Est che spicca come unica area in crescita significativa (+11,3%), agendo da attrattore demografico grazie allo sviluppo del terziario e delle infrastrutture portuali. Dall’altro lato, le aree interne subiscono crolli demografici superiori al 25% in alcuni comuni, un dato che si traduce nella scomparsa dei servizi essenziali e nel fallimento della garanzia dei diritti costituzionali. “La perdita di quasi 8.000 residenti nell’ultimo anno evidenzia l’urgenza di una strategia basata sulla ‘giustizia territoriale’ – viene osservato -. Non è più accettabile che la possibilità di formare una famiglia o di accedere a servizi sanitari dipenda esclusivamente dal codice postale. La polarizzazione tra coste dinamiche e un interno che svanisce richiede una visione politica che riconosca l’uguaglianza delle opportunità come l’unica via per la sopravvivenza dell’intera regione.”

Sono stati premiati, a Oristano, i migliori oli extravergine di oliva protagonisti della 32/a edizione del “Concorso Montiferru – Premio nazionale per l’olio extravergine di oliva”, organizzato dal Comitato Montiferru con il patrocinio del ministero delle Politiche Agricole.
Considerato uno dei più autorevoli concorsi oleari italiani, il Premio Montiferru rappresenta da oltre trent’anni un punto di riferimento per la valorizzazione della qualità olearia nazionale e internazionale. Nato nel territorio del Montiferru, area della Sardegna centro-occidentale storicamente vocata alla coltivazione dell’olivo, il concorso promuove la cultura dell’olio extravergine di oliva, sostiene le produzioni di eccellenza e incentiva il miglioramento qualitativo del comparto attraverso rigorose valutazioni tecniche e organolettiche affidate a una commissione di esperti assaggiatori. Al termine della consegna dei premi uno show cooking a cura dello chef Nicola Bonora che aprirà la dimostrazione con un intervento incentrato sull’uso e le proprietà dell’olio extravergine in cucina. I premi sono stati assegnati dalla commissione presieduta da Pietro Paolo Arca e consegnati nel corso della cerimonia alla presenza di rappresentanti delle istituzioni, del mondo produttivo e delle organizzazioni del settore. Tra i vincitori di questa edizione figurano aziende provenienti da Sardegna, Puglia, Toscana, Campania, Sicilia e Basilicata, a conferma dell’alto livello qualitativo raggiunto dall’olivicoltura italiana. Nella categoria Biologico il primo premio è stato assegnato all’Azienda Agricola Caputo Maria della Puglia con “Gran Pregio Bio Coratina”, seguita da Azienda Biologica Jumpadu con “Jumpadu Nera di Oliena” e da Masoni Becciu con “Alphabetum”. Per la categoria Monocultivar si è classificata al primo posto l’Azienda Agricola Lamacupa di Arbore Michele, dalla Puglia, con “Luma Selezione Coratina”.
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