Feb 21

Dal convegno sul “Mare nostrum” l’idea di una Università del Mediterraneo.

Il Mediterraneo non solo come spazio geografico, ma come infrastruttura culturale, educativa e di relazioni. È questo il filo conduttore del convegno, che si è svolto a Oristano, promosso dall’Associazione culturale “Lucio Abis”.

Obiettivo dell’incontro culturale, dal titolo “Istituzione in Sardegna dell’Università del Mediterraneo, luogo di contaminazione culturale, scientifica ed occasione di pace fra i popoli”, è quello di avviare una riflessione concreta sulla nascita di una Università del Mediterraneo e sul ruolo strategico che la Sardegna può svolgere in questo scenario.

Ad aprire i lavori è stato il presidente dell’Associazione, Pietro Arca, che ha richiamato la necessità di superare l’isolamento dell’Isola attraverso la costruzione di un’infrastruttura culturale e formativa, capace di attrarre studenti provenienti da tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Una visione che guarda allo sviluppo economico e sociale, ma anche a quello culturale, nella convinzione (citando Aldo Moro) che non sia l’Europa a stare nel Mediterraneo, ma che “l’Europa è il Mediterraneo”.

Durante i saluti istituzionali, il presidente del consiglio comunale di Oristano, Peppi Puddu, ha portato il saluto del sindaco e dell’Amministrazione comunale, e ha sottolineato l’interesse e il sostegno verso un progetto che non è solo accademico, ma che riguarda l’identità della Sardegna come terra storicamente aperta agli scambi. Il Mediterraneo viene così interpretato come ponte e non come barriera, spazio di dialogo e di contaminazione culturale.

Sul valore educativo del Mediterraneo si è soffermata la dirigente dell’Istituto Mossa, Marillina Meloni, che ha descritto il “Mare nostrum” come luogo millenario di incontro tra civiltà, lingue e saperi. In un contesto globale che richiede sempre più competenze interculturali, la formazione assume una valenza strategica. In questo quadro, Oristano e il Consorzio Uno-l’Università di Oristano rappresentano un presidio importante, capace di integrare l’offerta delle Università di Cagliari e Sassari con percorsi formativi mirati e legati al tessuto sociale ed economico del territorio.

Nel suo intervento, Francesco Bonini, rettore della Lumsa di Roma e vicepresidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, ha inquadrato il tema dell’Università del Mediterraneo all’interno del sistema universitario nazionale e internazionale. Bonini ha sottolineato “…come parlare di Università del Mediterraneo significhi necessariamente ragionare in termini di sistema e di relazioni, ricordando le esperienze di cooperazione avviate con le università del Marocco e del Kazakistan. Un coordinamento complesso, ma coerente con la missione stessa dell’Università: incontro, scambio e rapporto.

Due, secondo Bonini, “…le grandi sfide che attendono il sistema universitario: l’inverno demografico, con la diminuzione dei giovani, e il rapido avanzamento tecnologico. In questo contesto la risorsa umana diventa sempre più rara e preziosa, mentre i mezzi tecnologici offrono opportunità ancora non del tutto esplorate. Da qui la necessità di progettare forme istituzionali nuove, radicate nei territori ma aperte a una visione universale”.

Pur nella sua autonomia, l’università non può prescindere dalle relazioni con le istituzioni (Stato, Regioni, Enti locali ed Europa), né dalla vocazione storica dei territori.  La Sardegna è, ha ricordato Bonini, da tempi protostorici, parte integrante delle reti mediterranee, come dimostrano i manufatti sardi rinvenuti a Cipro e Creta. Il Mediterraneo resta oggi uno spazio strategico di confronto tra poteri vecchi e nuovi, e l’università può svolgere un ruolo decisivo come luogo di relazione, mutualità e scambio. Più che nuove strutture di coordinamento, servono esempi concreti di azione, anche piccoli, ma capaci di racchiudere questi valori.”

Il professor Aldo Berlinguer, dell’Università di Cagliari e presidente di Eitalía, ha evidenziato l’impegno già in corso della Regione Sardegna sul fronte della cooperazione mediterranea, “…attraverso programmi come Next Med, Interreg, Italia-Francia Marittimo, ForMed e Prima, oltre al lavoro per la macroregione del Mediterraneo occidentale”. Iniziative importanti che, secondo Berlinguer, potrebbero essere ulteriormente valorizzate mettendole a sistema e definendo una visione unitaria del ruolo della Sardegna nel Mediterraneo. L’Italia, con i suoi ottomila chilometri di coste, è uno dei principali “azionisti” del “Mare nostrum”, con grandi potenzialità in termini di formazione, ricerca e trasferimento tecnologico”.

La docente Rosella Zoccheddu, referente per l’orientamento e la mobilità studentesca dell’Istituto Mossa, ha ribadito l’importanza di aprire gli orizzonti degli studenti, superando l’isolamento culturale e geografico. Attraverso visite, open day e iniziative di orientamento, l’obiettivo è stimolare ambizione e consapevolezza, aiutando i giovani a confrontarsi con le competenze richieste in un contesto europeo e mediterraneo, fondato sull’ascolto, sulla conoscenza e sul dialogo tra culture.

Nelle conclusioni, il presidente del Consorzio Uno-l’Università di Oristano, Gian Valerio Sanna, ha illustrato, fra l’altro, alcune azioni concrete già avviate. Tra queste, il coinvolgimento dell’Ordine degli Architetti della provincia di Oristano “…per la verifica e il recupero dell’ex Provveditorato agli studi, accanto all’Istituto Mossa, con l’obiettivo di trasformarlo in uno studentato universitario. Un progetto di fattibilità di massima è già stato predisposto e sarà oggetto di confronto con Comune e Provincia”. Sanna ha chiarito che diventare formalmente Università del Mediterraneo “…non è solo una questione statutaria, ma un percorso da costruire nella sostanza: creare le condizioni perché studenti italiani e stranieri scelgano la Sardegna come luogo di studio e ricerca, trovando qualità formativa, competitività, ospitalità e una visione aperta del mondo. Il presidente del Consorzio Uno aveva aperto il suo intervento ricordando la frase iniziale di una poesia di Grazia Deledda: “Noi siamo spagnoli, africani, fenici, cartaginesi, romani, arabi, bizantini, piemontesi”. Citazione che associata al testo, intitolato “Noi siamo sardi”, o inserita in descrizioni dell’Isola, celebra la ricca miscela di influenze storiche e culturali che hanno caratterizzato la Sardegna, e “…la vocazione dei sardi a essere crocevia di esperienze e popoli. L’impegno del Consorzio Uno – ha concluso Gian Valerio Sanna – sarà quello di  lavorare per attrarre risorse, costruire reti con le Università del Mediterraneo e offrire opportunità formative capaci di contribuire allo sviluppo e all’emancipazione dei territori coinvolti”.

“Questa mattina il sindaco di Oristano, Massimiliano Sanna, ha riunito il tavolo politico della maggioranza. Dall’incontro odierno è emersa la volontà di proseguire la consiliatura. Il sindaco, su mandato delle segreterie politiche, incontrerà bilateralmente le singole forze politiche in attesa di un incontro congiunto previsto per il prossimo fine settimana”. Questo lo scarno comunicato emesso dal sindaco dopo il confronto con i partiti della coalizione di centrodestra che guida (si fa per dire) il Comune di Oristano. Che la frattura non si sia ancora saldata, dopo quanto evidenziato nell’ultima riunione del consiglio comunale, con il sindaco che, a nome della giunta comunale, ha chiesto di ritirare il punto all’ordine del giorno sul Bilancio di previsione a causa della mancanza di numerosi consiglieri di maggioranza, lo si evince dal fatto che Massimiliano Sanna dovrà affrontare incontri bilaterali con i singoli partiti. Il tutto nel non facile tentativo di dirimere le diatribe interne alla sua coalizione, dove alcuni partiti (contrari all’attuazione della Ztl) hanno chiesto la testa dell’assessore Ivano Cuccu, mentre altri lo difendono. In attesa del definitivo (forse) incontro congiunto, con la spada di Damocle che pende sulla testa del sindaco, la prossima seduta del consiglio comunale è stata rinviata a data da destinarsi.

La Lilt di Oristano rinnova il proprio impegno nella promozione della salute e della prevenzione oncologica, con l’avvio di una nuova edizione del percorso di gruppo per la disassuefazione dal fumo. Smettere di fumare rappresenta uno dei gesti più importanti che una persona possa compiere per prendersi cura di sé stessa e migliorare concretamente la qualità della propria vita. Liberarsi dalla dipendenza da nicotina significa non solo ridurre sensibilmente il rischio di sviluppare patologie oncologiche e cardiovascolari, ma anche ritrovare energia, benessere e una maggiore consapevolezza del proprio corpo. Tuttavia, interrompere l’abitudine al fumo non è soltanto una questione di forza di volontà, è un percorso complesso che coinvolge aspetti fisici, psicologici ed emotivi. Per questo motivo, il supporto di un gruppo e la guida di professioniste esperte possono fare la differenza. Il percorso, completamente gratuito, si svolgerà in modalità online e prevede 10 incontri di gruppo, della durata di due ore ciascuno (dalle 18 alle 20), oltre a 2 incontri di follow-up. Gli incontri saranno condotti da psicologhe esperte che accompagneranno i partecipanti in un cammino di cambiamento, offrendo strumenti pratici per gestire il desiderio di fumare, affrontare le difficoltà e consolidare la motivazione nel tempo. Il gruppo rappresenta uno spazio protetto di condivisione e confronto, in cui ciascun partecipante potrà sentirsi sostenuto nel proprio percorso di cambiamento, scoprendo che smettere di fumare è possibile anche grazie alla forza del supporto reciproco. Il primo incontro è previsto per martedì 17 marzo. La partecipazione è riservata a un massimo di 15 persone, previo colloquio di valutazione individuale. Per prenotare il colloquio è necessario inviare, entro il 9 marzo, un messaggio WhatsApp, al numero 340 6109281, con la dicitura “Gruppo disassuefazione dal fumo” seguita da nome e cognome. Prendersi cura della propria salute è il primo passo verso una vita più libera.

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