Gen 15

Abusi in convento a Oristano: l’autore cacciato da qualsiasi ordine ecclesiastico.

Il Tribunale ecclesiastico interdiocesano della Sardegna ha dimesso dallo stato presbiteriale il prete che a cavallo della fine degli anni Ottanta diresse il Collegio serafico francescano di Oristano.

La sentenza è stata emessa ieri, a tarda sera. Ad annunciarlo è stato Padre Paolo Contini, al secolo Marco Contini, che su Facebook ha spiegato: “Sono state riconosciute vere le denunce e gli abusi. Il prete della diocesi di Tempio-Ampurias, don Valerio Manca (da frate noto come padre Emanuele), è stato dimesso dallo stato clericale, cioè non è più sacerdote della Chiesa cattolica”.

Il collegio giudicante, riunito nella Pontificia università Santa Croce, a Roma, ha accolto le tesi del appresentante dell’accusa che aveva chiesto la pena massima per l’ormai ex prete, ovvero la perdita dei voti e la cacciata da qualsiasi ordine ecclesiastico.

A scoperchiare la serie di abusi sessuali all’interno del collegio era stata una delle vittime, proprio padre Paolo Contini, che a distanza di decenni da quei fatti, il 13 maggio 2023 (giorno della festa della Madonna di Fatima) denunciò, con gli avvisi dati ai suoi parrocchiani, la sua esperienza da seminarista adolescente nel collegio.

Padre Paolo portò il caso davanti al tribunale ecclesiastico dopo che l’autore degli abusi, trentasei anni dopo, gli chiese perdono attraverso una lettera che divenne una delle prove nel processo, nel quale don Paolo è stato affiancato dall’avvocato Alessandro Camedda.

Sul fronte penale il reato sarebbe prescritto, ma il procedimento non sarebbe ancora stato archiviato dalla procura di Oristano, che stava attendendo la decisione del collegio del Tribunale ecclesiastico.

Appena ieri, la Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Puligheddu, aveva lanciato un appello al vescovo di Cagliari e segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Baturi. “La situazione degli abusi sui minori nella nostra Isola, anche in ambito ecclesiastico – aveva detto Puligheddu – è allarmante: la Chiesa deve intervenire”. La garante aveva anche ricordato che sono 37 i casi di abusi censiti in Sardegna dalla Rete L’Abuso nell’ultimo quinquennio: 11 a Cagliari, 11 a Sassari, 8 a Oristano e 7 a Nuoro, 196 le vittime sopravvissute, di cui 171 minorenni al momento dell’abuso.

“Per me è la fine di un incubo. Perché oltre a ciò che è avvenuto allora, c’è tutto il peso di una denuncia dove le vittime diventano nuovamente vittime perché non credute, a volte osteggiate, perché si confonde il male che fa chi abusa di un bambino con il male che può fare una denuncia alla Chiesa. Mentre l’unico male è quello dell’abusatore: però questo molte volte sparisce”. Lo ha detto padre Paolo Contini, vittima di abusi alla fine degli anni ’80, quando aveva 14 anni ed era ospitato nel Collegio serafico francescano di Oristano, dopo la sentenza del Tribunale ecclesiastico che ha dimesso dallo stato clericale (da oggi non è più sacerdote) il prete ritenuto responsabile. “Io ho denunciato nel 2021, ma poi l’ho fatto sapere pubblicamente nel 2023, e dal 2021 al 2023 ho vissuto veramente un isolamento fuori dal normale. Cioè, se si prendono anche gli organigrammi della nostra diocesi si vede che dal 2021 sembra che a me sia venuto qualche male, perché sparisco improvvisamente – ha osservato padre Paolo Contini – mentre all’abusatore avevano dato tre mesi in Terra Santa e gli avevano poi concesso una parrocchia che era molto più grande di quella che aveva lasciato quando era stato denunciato da me. L’incredibile è che avevano archiviato tutto e l’unico che non era mai stato sentito nel primo processo e l’unico che non era mai stato avvisato dell’archiviazione ero esattamente io. E’ stato veramente difficile. Poi quando io l’ho fatto sapere pubblicamente ho avuto la vicinanza di tantissime persone e questo mi ha dato forza. Ma fino a quel momento – ha concluso padre Paolo Contini – ho combattuto in silenzio essendo solo contro una marea di gente perché non c’era uno che mi supportasse in questa battaglia”.

Il 2025 è stato un anno di intenso impegno per l’Arma dei Carabinieri di Oristano. Complessivamente sono state identificate 99.196 persone (circolazione stradale, locali pubblici, attività lavorative), svolte 633 perquisizioni e 483 sequestri, eseguiti 143 arresti, denunciate 1.061 persone all’autorità giudiziaria, effettuati 20.385 servizi di pattuglia e perlustrazione, 780 servizi di ordine pubblico con l’impiego di 1.500 militari.  Dal 1° gennaio 2026 sono state arrestate 7 persone per maltrattamenti in famiglia e porto abusivo di armi. Questi i dati forniti oggi dal Comando provinciale dei Carabinieri di Oristano, durante una conferenza stampa. La recrudescenza di alcuni particolari fenomeni criminali – si legge in una nota dei Carabinieri – ha determinato l’impiego di risorse indirizzate non solo all’azione di contrasto, ma anche alle attività di prevenzione, nella consapevolezza che il supporto e il contributo delle vittime può realmente fare la differenza. In materia di truffe agli anziani (cosiddette truffe del “finto carabiniere o avvocato”, oltre allo svolgimento di campagne informative e di sensibilizzazione, per riconoscere le truffe e gli schemi ricorrenti posti in essere per costringere le vittime a consegnare denaro e preziosi, il Comando provinciale di Oristano ha pianificato e condotto uno specifico “modello operativo rafforzato”, caratterizzato dall’immediata attivazione simultanea di molteplici dispositivi investigativi per garantire rapidità di intervento e di arresto dei malviventi, nel più breve tempo possibile, prima che si allontanassero dall’Isola, anche al fine di poter recuperare la refurtiva. Questo dispositivo ha permesso di risolvere, in tempi record, i colpi messi a segno nel 2025 a Collinas, Baratili San Pietro, Uras, Osilo, Nureci e Samugheo, riuscendo in diversi casi a recuperare la refurtiva e a restituire serenità alle vittime. Tutto ciò ha portato all’arresto di ben 11 persone.  Sul fronte dell’attività antidroga, nell’anno appena trascorso, i Carabinieri di Oristano hanno effettuato delle importanti operazioni, soprattutto nel contrasto alla coltivazione, produzione e spaccio di piantagioni illegali di cannabis indica. Il fenomeno, conosciuto già da diverso tempo e che già nel 2023 e 2024 si era manifestato in provincia, ha avuto una particolare recrudescenza nel 2025, con i Carabinieri che hanno sequestrato 5 maxi piantagioni, per un totale di oltre 20.000 piante, e arrestato in flagranza 25 persone intente alla coltivazione, sfalcio e lavorazione dello stupefacente. Il fenomeno, secondo i Carabinieri, rappresenta uno dei maggiori sistemi di sostentamento economico per la criminalità isolana, che riesce a produrre marijuana in grandi quantità e di qualità eccellente per soddisfare il “mercato” locale, mentre altra marijuana viene scambiata con altri tipi di stupefacenti. Per questi reati Il l’Arma ha arrestato 13 persone, denunciate 40 all’autorità giudiziaria, segnalate 71 al prefetto per detenzione di stupefacente per uso personale, sequestrato oltre mezzo chilo di Cocaina e quantità varie di marijuana, pasticche di ecstasy e altre droghe. A ciò si aggiungono gli interventi dei Carabinieri in soccorso alla popolazione, come il salvataggio di una donna caduta all’interno del canale “Riu Tanui” a Cabras, e la tutela delle vittime vulnerabili. I numeri registrati in materia di codice rosso, purtroppo, sono sempre molto alti, come dimostrato dagli arresti, dai deferimenti, dalle misure cautelari e dalla gestione di oltre 140 codici per braccialetti elettronici. L’Arma, che ad Oristano vede operativa da ormai oltre due anni la “stanza tutta per se“, realizzata in collaborazione con Soroptimist-Italia, continuerà a costituire un presidio di legalità anche nel settore della violenza contro le donne, auspicando che ciò possa contribuire a determinare una drastica riduzione del fenomeno.

Presso il Centro addestramento e istruzione professionale (Caip) di Abbasanta, si è svolta la cerimonia di consegna degli alamari ai 149 agenti in prova del 231° Corso allievi agenti della Polizia di Stato. Alla cerimonia hanno partecipato il Questore di Oristano Giovanni Marziano, il sindaco di Abbasanta Patrizia Carta, il direttore del Caip Denise Mutton, il commissario Francesca Uroni, i familiari degli agenti e il personale del Centro. “La consegna degli alamari, ha ricordato Denise Mutton -, non rappresenta solo un gesto simbolico, ma sancisce il passaggio da allievi ad agenti in prova, affidando loro la responsabilità e i valori della Polizia di Stato: legalità, servizio alla collettività, rispetto della persona e fedeltà alle istituzioni”. Per la prima volta, la cerimonia è stata aperta ai familiari degli agenti, perché fossero loro a scegliere chi potesse compiere il gesto simbolico di appuntare sul bavero della giacca della divisa gli alamari, sottolineando il legame di sostegno e di partecipazione che accompagna il percorso di ogni agente.

Lascia un commento

Your email address will not be published.