Sartiglia 2026: Daniele Mattu Componidori del Gremio dei Contadini.

Sarà Daniele Mattu a vestire i panni de su Componidori per il Gremio di San Giovanni nella Sartiglia 2026.
La nomina è stata ufficializzata da S’oberaju Maiore del Gremio dei Contadini, Salvatore Carta, alla presenza dell’intera corporazione.
Daniele Mattu, 39 anni, vanta una lunga esperienza in via Duomo, dove ha conquistato sei stelle d’argento e due d’oro. Mattu si è distinto anche in via Mazzini, la strada delle pariglie, dove si è esibito in evoluzioni spettacolari insieme ai compagni di sempre.
Nella pariglia del Capocorsa del Gremio dei Contadini di San Giovanni, al fianco di Daniele Mattu ci saranno Cristian Sarais e Andrea Solinas, entrambi cavalieri di grande esperienza e affidabilità.
Mattu e Sarais condividono da tempo il percorso nella manifestazione cavalleresca, e per circa dieci anni hanno corso insieme ad Alessio Piras. Quest’anno, il testimone passa da Piras ad Andrea Solinas, chiamato a completare un terzetto che ha già raccolto unanimi apprezzamenti nell’ambiente della Sartiglia.

Molto probabilmente anche Eleonora d’Arborea riposa nella cattedrale di Oristano, accanto ai suoi avi. È quanto emerge dagli studi dell’avvocato e storico Paolo Gaviano e dalle più recenti ricerche di Raffaele Cau, funzionario dell’Archivio storico diocesano, che oggi portano a una “quasi certezza” sull’ubicazione della sepoltura della giudicessa. La novità è stata annunciata, a Oristano, nel corso di un convegno promosso dall’Istar, dedicato proprio alla figura e agli studi di Paolo Gaviano. A illustrarla è stato il direttore scientifico dell’Istituto, Gianpaolo Mele, secondo il quale Eleonora d’Arborea sarebbe stata sepolta nella cappella di San Bartolomeo della cattedrale di Santa Maria Assunta, l’antico “sepolcro anticorum nostrorum” della dinastia arborense. Per Mele, un elemento di particolare rilievo è rappresentato da quanto ancora oggi è visibile nell’antica cappella di San Bartolomeo, corrispondente all’attuale Battistero. Qui è presente uno stemma con i pali catalani, privo dell’albero sradicato: un dettaglio che apre nuovi interrogativi sull’origine e sulla committenza dell’opera, attribuibile con ogni probabilità a Ugone III. La documentazione analizzata conferma l’identificazione della cappella di San Bartolomeo come luogo sepolcrale all’interno della cattedrale di Oristano, come già ipotizzato da Paolo Gaviano in un articolo pubblicato nel 2000. Una tesi che, per Mele, è oggi destinata a superare numerose ipotesi alternative, mai suffragate da riscontri documentari, secondo cui la tomba di Eleonora non si troverebbe a Oristano. Nel ricordare la figura di Gaviano, Mele ha ripercorso il valore delle sue ricerche, a partire dall’analisi del testamento di Ugone II, del 1335, che individua nella cappella di San Bartolomeo il sepolcro dinastico dei giudici d’Arborea. Una ricostruzione che trova oggi ulteriore conferma grazie ai rinvenimenti documentari di Raffaele Cau. “La documentazione riaffiorata di recente, conferma in maniera assolutamente incontrovertibile, che i sepolcri degli Arborea sono indicati nella cattedrale di Oristano – ha spiegato Giampaolo Mele -. Perché nel testamento di Ugone III, Giudice di Arborea e nonno di Eleonora d’Arborea, c’è un esplicito riferimento alle sepolture dei Giudici. Il testamento è stato redatto nell’aprile del 1335 e afferma, in modo chiarissimo, che gli antenati del Giudice Ugone III, erano tumulati nella cattedrale di Oristano. Il Giudice aggiunge che stava edificando una nuova cappella, intitolata a San Bartolomeo, e che avrebbe sostituito un’antica cappella. La chiave di tutto questo affascinante problema era proprio la cappella di San Bartolomeo, perché non si sapeva dove fosse collocata. Si pensava nel terreno del Seminario. Ma ora un documento scoperto da Raffaele Cau, dimostra che esisteva una cappella della Cattedrale a ridosso nell’altare maggiore. Tesi suffragata da un elemento nero molto significativo. Nella cappella di San Bartolomeo, figura uno stemma dei pali catalani senza l’albero diradicato”. A intervenire sul tema delle sepolture giudicali è stata anche Mariangela Rapetti, docente dell’Università di Cagliari, che ha ripercorso le più recenti acquisizioni storiografiche legate agli studi di Gaviano. Al centro delle sue considerazioni, ancora una volta, il testamento di Ugone II, documento chiave per comprendere l’organizzazione dello spazio sepolcrale e il ruolo della cappella di San Bartolomeo come luogo unitario destinato alla famiglia giudicale. Il contributo più recente è quello di Raffaele Cau, che ha illustrato gli esiti di una ricerca condotta sulle trasformazioni architettoniche della cattedrale nei secoli. Lo studioso ha individuato un faldone di carte inedite, del 1572, redatte in catalano, che confermano la centralità della cappella di San Bartolomeo e ne rafforzano la funzione funeraria e devozionale. Secondo Cau, la tomba degli Arborea si troverebbe a ridosso della bifora e dell’ingresso laterale, sul lato destro dell’altare maggiore. (Elia Sanna, Web news Sardegna – Telegram).

Un pubblico numeroso ha assistito al racconto sui tesori archeologici di Cabras all’Istituto italiano di Cultura di Copenaghen. La conferenza sul Parco archeologico naturale del Sinis si è svolta nell’ambito dell’evento dal titolo “Sardegna: la storia, la trama”, organizzato dall’Associazione culturale “Incantos”, in collaborazione con l’Istituto Fernando Santi e la Regione Sardegna. L’incontro si è aperto con i saluti del direttore dell’Istituto italiano di Cultura, Massimo Sarti, che ha auspicato il proseguo delle relazioni istituzionali finalizzate alla divulgazione della conoscenza della cultura sarda in Danimarca. Subito dopo, l’intervento del presidente della Fondazione Mont’e Prama, Anthony Muroni. “Vedere anche a Copenaghen un pubblico così numeroso e attento assistere al racconto sul nostro parco archeologico e sulle eccellenze della Sardegna è una grande emozione – ha detto Muroni -. Lavorare insieme per far conoscere il nostro straordinario patrimonio culturale è l’unico modo per ottenere risultati importanti, in ogni tappa del nostro cammino internazionale possiamo vedere come unire le forze possa contribuire a far apprezzare i nostri beni in tutto il mondo”. La presidente dell’Associazione culturale “Incantos”, Olimpia Grussu, ha messo in evidenza gli ottimi rapporti tra la comunità sarda presente a Copenaghen e la comunità danese. I lavori sono proseguiti con la conferenza sui siti archeologici del Sinis, a cura delle archeologhe della Fondazione Viviana Pinna, Ilaria Orri e Nicoletta Camedda.

Si sono svolte, nella chiesa di Santa Caterina di Abbasanta, le Cresime di dieci allievi del 231° corso Allievi agenti della Polizia di Stato. A celebrare il rito l’Arcivescovo di Oristano, mons. Roberto Carboni, affiancato dal cappellano della Polizia, padre Isidoro De Michele. All’evento hanno partecipato, oltre al il vicario del questore Giacinto Mattera, al direttore del Caip Denise Mutton e alla vicedirettrice Francesca Uroni, l’intero corso composto da 149 Allievi agenti e dai loro tutor, e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali. La celebrazione è stata accompagnata da un coro di 100 allievi. Per la prima volta la parrocchia di Santa Caterina (resa disponibile grazie alla collaborazione del parroco, padre Paolo Contini) ha ospitato la cerimonia, che ha segnato un significativo momento di apertura della scuola verso la comunità locale. Un’occasione che ha ribadito l’importanza della condivisione con il territorio, elemento centrale nel percorso formativo degli allievi e nel rapporto tra Polizia di Stato e cittadini.
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