Associazione Lucio Abis: una riflessione sul riassetto degli enti intermedi.

“Nuove architetture istituzionali come strumento per il riequilibrio territoriale delle province di Nuoro e Oristano”, è il titolo del convegno organizzato dall’Associazione culturale Lucio Abis di Oristano e dall’Associazione culturale Nino Carrus di Borore.
L’incontro, che si è tenuto nella sala Paolo VI del Seminario di Oristano, in piazza Duomo, ha inteso approfondire le nuove architetture istituzionali in grado di garantire pari opportunità a tutte le aree del territorio regionale, con particolare attenzione alle zone interne dell’Isola.
Il significato del convegno lo ha precisato, concludendo i lavori, il presidente del Consorzio Uno – l’Università di Oristano, Gian Valerio Sanna.
“Devo fare, prima di tutto – ha detto Sanna –, due premesse. Quando si parla di architetture istituzionali bisognerebbe, sempre, uscire di fuochi degli interessi e dalle comodità politiche che ne hanno generato la geografia negli ultimi anni. Ed è un lavoro difficilissimo. Ma per renderlo credibile bisogna ricorrere al consenso popolare preventivo, con la discussione, il confronto e la consapevolezza delle condizioni diverse in questa Sardegna.
La seconda premessa è che, quando parliamo di queste cose, dobbiamo sapere, a discapito di quello che si è sempre detto sulla politica, che stiamo esercitando uno dei punti più nobili della funzione politica, e cioè quello di distribuire alcune finalità verso la destinazione principale: gli interessi dei cittadini.
Detto questo, la furia dei cittadini contro la politica, che si annidava in diversi livelli, la politica nazionale l’ha abilmente riorientata sul soggetto individuato più debole nella geografia istituzionale, e ha colpito lì, per cercare di distrarre l’opinione pubblica dall’attacco che generalizzava l’inconcludenza della politica. Il risultato è che la gente non crede più alla politica e dal disincanto ora siamo alla disperazione.
L’articolo 3 del nostro Statuto regionale – ha proseguito Gian Valerio Sanna -, legge costituzionale, dice che la Sardegna ha potestà legislativa in materia di ordinamento degli enti locali e delle loro circoscrizioni. Punto.
La legge costituzionale che governa la Sardegna le affida questo compito. Poi è anche vero che la legge Delrio (e mi dispiace che sia un esponente di quella che dovrebbe essere la cultura progressista, ahimè, e che abbia messo in piedi una idiozia di queste calibro, a dispetto dei propri ideali e contro le idee fondative di una politica progressista e popolare, capace di credere nella volontà dei cittadini), che si autodefinisce “norma di riforma economico sociale”, mi fa venire in mente una domanda: perché nel 2014 la Regione Sardegna non ha sollevato il conflitto con la Corte Costituzionale sul fatto che quella legge confliggeva con la potestà assodata della Regione Sardegna? Tant’è che la Sardegna, in base a quella norma, ha fatto nuove Province, ha cancellato i Comitati di controllo, ha fatto tutto ciò che doveva fare, perché non ci sarebbe l’idea della specialità se noi disconnettessimo questa funzione dall’ordinamento.
E questo lo dico perché c’è una soluzione, perché ancora oggi questo conflitto lo possiamo sollevare, magari facendo una legge regionale che costruisca un nuovo ordinamento delle Province, con elezioni di primo livello, con potenziamento delle proprie competenze, in raccordo con i Comuni, per definire un assetto competitivo del sistema istituzionale che richiami la partecipazione dei cittadini. Se poi il Governo decidesse di impugnarla, a quel punto ci si vede davanti alla Corte Costituzionale. La strada è questa, non è che dobbiamo attendere il nuovo Statuto, possiamo farlo subito.
La legge Delrio – ha aggiunto Sanna -, tra l’altro, e questa è la cosa più vergognosa, se la leggete bene è la legge che incentiva e valorizza la desertificazione del territorio, perché pretende con una legge di valenza nazionale di interpretare le realtà territoriali e distributive della società in materia identica dalla Valle d’Aosta alla Sicilia; che è una cosa assurda, contradetta proprio dalla nostra specialità, perché se Sicilia e Sardegna hanno avuto la loro specialità è perché c’era, in partenza, una condizione differente.
Basti pensare, poi, alla densità abitativa che c’è in Sardegna, che è un unicum a livello nazionale. Come possiamo governare l’area vasta quando dobbiamo parlare di ambiente, di regime delle acque, di viabilità e di tutto ciò che fa parte del sistema, con la desertificazione che oggi è il problema vitale che noi abbiamo?
La legge Delrio, dobbiamo avere il coraggio di dirlo, è una legge di inurbamento, un’incitazione allo spopolamento, una legge negativa che va combattuta, perchè è contro la tradizione dei nostri piccoli Comuni, contro le nostre comunità. Da un lato si finanziano interventi per combattere lo spopolamento e dall’altro si fa fare tutto ciò che si vuole addosso alla specialità.
Bisogna, quindi, fare una riflessione: noi stiamo all’autonomia se stiamo a un rapporto pattizio con lo Stato, e questo significa di non bersi tutto ciò che passa il convento, ma sapersi ribellare, sollevare le scrivanie e, qualche volta, anche rovesciarle quando si lede l’entità delle nostre prerogative.
Una cosa si può fare subito, e lo dico a chi ha vicinanza con le leve del potere regionale. Quando noi istituimmo il “fondo unico” (allora Sanna era assessore regionale agli Enti locali e Urbanistica. ndr) avevamo detto due cose: che il fondo unico si incrementava di anno in anno in rapporto percentuale con l’aumento delle entrate fiscali della Regione. Su questo è stata fatta una verifica? E’ opportuno che oggi questa venga fatta? Secondo, nel fondo unico, durante un’esperienza legislativa di forte lungimiranza perché già supponeva scenari di tagli che sarebbero piovutoli sui Comuni e sulle Province, immaginò quest’idea del fondo unico che prevedeva che l’11% tassativo, con incrementi annuali, dovesse andare alle Province, che allora erano quattro. Qualcuno, quest’anno, farà la verifica sulla Finanziaria che questo 11% sia garantito? O no?
Da qui – ha detto ancora Sanna – partono le risposte che dobbiamo dare ai cittadini; questo è un punto di base, perché la negazione di quei finanziamenti significa che non c’è la volontà di riconoscere le politiche di area vasta, che attengono al futuro delle nostre generazioni.
Quando c’erano le vere Province (Gian Valerio Sanna è stato presidente della Provincia di Oristano dall’aprile 1995 al luglio 1999. ndr), parlavamo con gli imprenditori, avevamo cura dello sviluppo economico, industriale, della piccola e media impresa, curavamo gli aspetti che garantivano lavoro e possibilità di sviluppo. E siccome la provincia di Nuoro non è molto diversa da quella di Oristano, vi do alcuni dati che riguardano la nostra provincia.
Ma prima devo aggiungere che la furia iconoclasta contro le Province è stata alimentata da questo vezzo malefico della politica di essere autoreferenziale, e siccome non avevano altro da fare dovevano farne otto di Province, per accontentare la pulsione clientelare di qualche rappresentante politico, quando invece andava fatta un’analisi puntuale. Se, solo per fare un esempio, con la liberazione della viabilità l’Ogliastra, che aveva vissuto decenni di isolamento, si trovava ancora in quella condizione per avere necessità di un ente di autonomia, oppure conveniva investire sulle infrastrutture per rendere i territori accessibili. La nostra rovina è stata anche l’abuso di portare in esagerazione, per esempio, una Provincia come il Sulcis con soli 22 Comuni. Una cosa che ci ha danneggiato anche dal punto di vista della credibilità.
Ritorniamo ai dati: in sintesi, in questa provincia il 40% dei contratti dei lavoratori dipendenti è a tempo parziale, siamo quasi alla metà di quelli che lavorano. Dal 2022 al 2024 gli ammortizzatori sociali sono passati da 7.000 a 7.700, con un trend di incremento di 700 all’anno mediamente, per dire cosa c’è sotto la struttura sociale e di che cosa si dovrebbe discutere. L’invalidità civile riconosciuta, in quattro anni, è passata a 2500 unità e, senza annoiarvi ulteriormente, voglio ricordare che per quanto riguarda il tasso di disoccupazione in questa provincia c’è da spaventarsi: siamo infatti arrivati a un punto che l’appetibilità del nostro territorio fa persino schifo agli immigranti, perché quest’anno, per la prima volta, nella nostra provincia gli emigrati superano gli immigrati di 10 unità. Questo è un sintomo, e non credo che la provincia di Nuoro sia molto differente, perchè la sua costituzione di piccoli Comuni la rende, forse, più pregiudizievole.
Possiamo, comunque, già fare qualche cosa, ed essendo io per il rispetto delle competenze mi auguro che il consiglio regionale si faccia portatore di una proposta di legge d’iniziativa consiliare perché venga ripristinata una condizione di normalità costituzionale in Sardegna in materia di ordinamento di enti locali. In quella sede aprire un dibattito sulle competenze non è astratto, perché significa arrestare il processo di centralismo e ricollocare alcune prerogative sul terreno delle nuove competenze delle Province.
Un’ultima cosa, c’è una frenesia nelle politiche del turismo del nostro assessore regionale che sono, in buona sostanza, una privazione delle prerogative territoriali, con valanghe di risorse. Abbiamo terreni per rimettere in discussione queste competenze, perché il turismo ha senso se si raccorda col territorio e non può essere deciso in maniera centrale.
Questa è la prima strada, mentre la seconda strada, in assenza di risposte, e questo coinvolgerà molto le due associazioni culturali, sarà quella di intraprendere noi una raccolta di firme per il sostegno di una legge di iniziativa popolare, che nasce dal confronto con le nostre comunità, per sostenere il ripristino di un assetto istituzionale che dia risposte certe ai territori più svantaggiati della Sardegna.
Quando le Province esistevano davvero, ci si sedeva al tavolo della programmazione con pari diritti e chi aveva idee, progetti e possibilità di dire la propria riusciva a dare risposte a quel piccolo sistema produttivo che garantiva comunque una sopravvivenza dignitosa. Oggi dove stanno questi fenomeni di confronto e di crescita? Cosa dobbiamo raccontare a questo sistema produttivo, se non di andare a Cagliari e Sassari per avere delle risposte. Questo non ce lo possiamo permettere, perché è un disegno folle, che va contro gli interessi dei cittadini.
La piccola colpa che abbiamo avuto dall’essere distratti da questa idea di semplificazione politica dobbiamo recuperala presto. Oggi – ha concluso Gian Valerio Sanna – ci sono le condizioni e i tempi istituzionali per mettere sul tavolo questa proposta. E se Comuni e Province, cittadini e associazioni si mettono davanti alla Regione per sostenerla, credo che una riflessione possa essere fatta anche sulla bellezza della autonomia e il conflitto di attribuzioni, quindi non su questioni di piccolo cabotaggio ma su grandi questioni ideali”.
All’incontro, dopo l’introduzione dei lavori da parte di Pietro Arca (presidente dell’Associazione Lucio Abis) e di Rosanna Carboni (presidente Associazione Nino Carrus), hanno fatto seguito i saluti istituzionali del sindaco di Oristano Massimiliano Sanna, e le relazioni di Marco Betzu (professore ordinario di Diritto costituzionale dell’Università di Cagliari) e Roberto Deriu (capogruppo Pd in consiglio regionale). Quindi gli interventi, fra gli altri, di Antonio Iatalese (consigliere della Provincia di Oristano), Giuseppe Ciccolini (presidente della Provincia di Nuoro), Battista Ghisu (ex commissario della Provincia di Oristano), Andrea Abis (sindaco di Cabras), e Daniela Falconi (sindaca di Fonni e presidente Anci Sardegna).
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