Energia: idee piccole e soldi buttati (di Paolo Maninchedda).

L’Assessorato dell’Industria ha fatto un affidamento diretto di 135.000 euro a Pricewaterhouse (in partenariato con l’Università di Cagliari) per la costituzione di una Società Sarda dell’Energia.
Società che dovrebbe avere il compito “di fungere da struttura di compensazione per l’accesso alle Fonti di Energia Rinnovabili, così da promuovere le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), garantendo energia a tutti i cittadini e reinvestendo gli utili per sostenere lo sviluppo della transizione energetica”.
A parte una certa patina ideologica rinvenibile nell’affermazione del voler garantire energia a tutti i cittadini e di voler contemporaneamente realizzare addirittura utili, attraverso questa attività, da reinvestire per sostenere lo sviluppo della transizione energetica, ciò che dispiace è vedere all’opera l’incapacità di coordinare le idee che maturano nelle diverse articolazioni dell’Amministrazione regionale per comporle in visioni e obiettivi strategici.
L’obiettivo di diffondere le comunità energetiche e di favorire il più possibile la diffusione di impianti di produzione da energie rinnovabili in tutti gli edifici della Sardegna risale alla Giunta Pigliaru, che fece il bando più ricco della storia sulle rinnovabili, impostandolo in modo da non far arrivare un solo euro nelle casse di Enel e delle grandi società dell’energia. Si sapeva dove si voleva andare.
In secondo luogo, si riuscì a riportare nel controllo della Regione un pezzo dell’idroelettrico, incardinando due dighe e le connesse centrali nel patrimonio e nella gestione di Enas (che poi si servì di Enel per farle funzionare).
In terzo luogo si risanò Abbanoa, l’azienda più energivora della Sardegna e si finanziarono i rewamping degli inceneritori di Macomer e del Cacip.
Quale era l’idea strategica?
Si aveva in mente di creare una grande multiutility, una società multiservizi, detto in italiano, capace di gestire il ciclo dell’acqua e dei rifiuti e di divenire un importante player nella produzione e nel consumo intelligente dell’energia. Dove c’è una tariffa c’è una grandissima potenzialità industriale e sociale. Questa è la strada che si è rivelata vincente in tanti Paesi europei e questa si aveva in mente di realizzare anche qui in Sardegna.
Invece, l’invidia e l’ignoranza al potere, i puledri presentati come equini in campagna elettorale e rivelatisi asinini con la crescita, guidano oggi indisturbati la politica e le sue devastazioni e così si è giunti a:
– distruggere il lavoro fatto su Abbanoa, pensando addirittura a ridurne il capitale (poveri i sindaci che dovessero votare in un’assemblea straordinaria dei soci questa proposta) e a condannarla ad essere solo un inefficiente e agonizzante gestore dell’acqua;
– pasticciare sugli inceneritori alimentando le discariche che non producono una cipolla e consumano suolo;
– non essere per niente pronti alla crisi industriale legata alla decarbonizzazione.
In questo quadro di danno dilettantesco diffuso, ecco che ora si pensa al giglio tra i cardi della società dell’energia che linda e pinta si occuperebbe solo di compensazione e comunità energetiche.
Anziché avere ampie visioni e pianificazioni strategiche, ognuno pensa al proprio gioiellino, che spesso è meno prezioso e più rapidamente invecchiato di quanto si pensi.
Siamo al nanismo cerebro-politico. (Paolo maninchedda, sardegnaeliberta.it)

La Regione Sardegna ha preso parte, a Firenze, alla 22ª edizione di Urbanpromo – Progetti per il Paese, principale appuntamento nazionale dedicato alla rigenerazione urbana e alla transizione ecologica, promosso da Inu – Istituto azionale di urbanistica, e organizzato da Urbit – Urbanistica d’Italia. L’assessore regionale degli Enti locali e Urbanistica, Francesco Spanedda, è intervenuto al convegno “Energia, Comunità e Territori”, dedicato alle strategie per una transizione energetica equa e inclusiva. Spanedda ha affermato che nel primo anno di legislatura, la Regione ha avviato un percorso di governo della transizione energetica di ampio raggio: con il Pears che rappresenta uno strumento strategico con cui la Sardegna può guidare la transizione verso un futuro più verde; con la previsione della Società energetica sarda, che avrà il compito di produrre l’energia e renderla disponibile al sistema Sardegna e di gestire e promuovere le politiche energetiche; con la Legge Regionale 20/2024, che tratta anche aspetti urbanistici e paesaggistici, che ha introdotto criteri chiari per la localizzazione degli impianti, processi partecipativi e strumenti di flessibilità per conciliare sviluppo energetico e tutela del territorio. Una norma che ha segnato un cambio di paradigma: dalla corsa agli impianti senza pianificazione alla costruzione di un modello basato su tutela del paesaggio e del territorio, responsabilità, trasparenza e partecipazione. “Lo sviluppo normativo e gran parte dei ragionamenti sulla transizione energetica sono spesso concentrati sull’industria e sull’ambiente. Abbiamo voluto riportare al centro il territorio, dove le contraddizioni si manifestano concretamente e dove si può lavorare per renderle evidenti e gestibili – ha dichiarato Spanedda -. La legge regionale 20/2024 nasce dall’esigenza di gestire una transizione energetica che non sia speculativa, favorendo l’uso di superfici già trasformate e incentivando le comunità energetiche locali», ha aggiunto l’assessore. Vogliamo una transizione democratica, con impianti di ridotto consumo di suolo, in siti già infrastrutturati e su scala contenuta. La legge si adegua al territorio e alle sue caratteristiche, dando risposte concrete alle preoccupazioni della società. Con la recente approvazione della PL 146 non si è riscritta la legge – ha concluso l’assessore Spanedda -, ma la si è resa più chiara e più efficace nell’applicazione quotidiana da parte dei Comuni, delle imprese e dei cittadini, continuando il percorso sulla strada di una transizione energetica democratica, di governo del territorio e delle politiche energetiche in coerenza con gli obiettivi europei”. Secondo Spanedda, la Regione non solo ha legiferato, ma sta perfezionando le norme in modo partecipato e puntuale. E la presenza della Sardegna a questo tavolo nazionale di Urbanpromo 2025 è un segnale forte, perché ha portato l’esperienza di una Regione che ha scelto di governare il cambiamento, non subirlo, costruendo regole chiare e condivise.

In merito alle dichiarazioni rilasciate dall’Assessore Spanedda e riportate sul sito ufficiale della Regione Sardegna, la Fimser intende sottolineare come tali affermazioni siano fuorvianti rispetto alla corretta interpretazione delle norme in materia di energie rinnovabili. Infatti, approvare una nuova moratoria costituzionalmente illegittima, dunque, vietata, rappresenta non solo un grave danno per gli operatori del settore, ma espone la stessa Regione a un rischio di danno erariale e, più in generale, a un evidente vulnus democratico. Affermazioni secondo cui la norma non conterrebbe alcuna moratoria equivalgono a una negazione della realtà, e in politica l’omissione della verità è ammissibile solo entro i limiti del rispetto del mandato democratico e della legalità. La Fimser contesta inoltre l’enfasi posta dall’Assessore sul ruolo dei Comuni nell’individuazione delle aree non idonee, posizione che appare in palese dissonanza con il quadro normativo eurounitario, che impone coordinamento e coerenza tra i diversi livelli di governo. Rileviamo inoltre come il nuovo regolamento citato dall’Assessore, presentato come uno strumento di semplificazione possa in realtà tradursi, visto anche il contenzioso che ne è scaturito, in un ulteriore aggravio burocratico. Le norme nazionali infatti, già prevedono la disciplina dei procedimenti amministrativi, pertanto, introdurre un regolamento aggiuntivo, privo di reale utilità, rischia di rallentare ulteriormente i processi autorizzativi. Non meno grave è la mancanza di armonizzazione con il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (Pniec) e con il Pnrr. Le linee guida regionali dovrebbero favorire chiarezza e coerenza nei processi decisionali locali; al contrario, in questo caso, si registra un evidente contrasto con gli obiettivi nazionali ed europei di transizione energetica. Fimser chiede inoltre chiarimenti all’Assessore sullo stato del monitoraggio della Legge 20/24 e sul motivo per cui l’attuale Giunta continui a vantare la mancata concessione di autorizzazioni dal momento del proprio insediamento, ammettendo così il mancato raggiungimento dei target annuali assegnati alla Regione Sardegna dal D.M. Ambiente 21 giugno 2024 e, conseguentemente, la consapevolezza che da qui a poco vi sarà l’attivazione dei poteri sostitutivi da parte dello Stato. Tali scelte hanno bloccato per oltre 18 mesi l’attività di circa 12.000 operatori del settore. Tutto ciò non può essere presentato come un risultato politico, ma come un fallimento programmatico. Infine, ricordiamo che presso il Tar Sardegna risultano depositati oltre 150 ricorsi risarcitori, destinati inevitabilmente ad aumentare, legati alle politiche regionali sulle rinnovabili. Come organismo di categoria, Fimser non può tacere di fronte a questo grave rischio: tale contenzioso espone funzionari e rappresentanti della maggioranza a responsabilità dirette e non può, in alcun modo, ricadere sulle tasche dei cittadini sardi. A tal fine, la Fimser annuncia la presentazione di un esposto alla Procura Generale della Corte dei Conti per verificare l’eventuale sussistenza di dolo o colpa grave a carico delle casse regionali.

Il Comune di Oristano ha pubblicato un avviso per la presentazione di manifestazioni d’interesse per l’appalto dei lavori relativi ad interventi di riqualificazione ambientale della porzione urbana del litorale sabbioso di Torre Grande. I lavori riguardano la categoria prevalente delle opere di ingegneria naturalistica, con interventi per la difesa del territorio e il ripristino ambientale. L’importo a base d’asta dei lavori è di 490mila 837 euro. La procedura si svolgerà attraverso l’utilizzazione del Sistema telematico della Regione Autonoma della Sardegna, denominato (SardegnaCAT), entro le ore 23.59 del 23 novembre. L’area di progetto si inquadra nel tratto di spiaggia che si sviluppa davanti all’area urbana di Torre Grande interessando tutto il tratto di lungomare oggi sottoposto a riqualificazione paesaggistica dello spazio urbano. “Il progetto interessa complessivamente un’area di circa 66.000 metri quadrati con interventi concentrati su alcune fasce più sensibili al fenomeno dell’erosione – ha precisato l’assessora all’Ambiente, Maria Bonaria Zedda -. Gli interventi hanno la finalità di migliorare le condizioni naturali di utilizzo della spiaggia, il ripristino morfologico del sistema dunale, la riqualificazione della vegetazione, l’installazione di manufatti leggeri e di facile rimozione per la fruizione sostenibile della spiaggia con finalità turistico ricreative”. Sono previste tre tipologie di intervento complementari ad azioni utili a contrastare lo spostamento della sabbia dalla spiaggia verso il lungomare: realizzazione di passerelle pedonali in legno, delimitazione di aree sensibili e formazione di filtro vegetale. Le passerelle pedonali in legno saranno di due tipi, una rialzata e una a terra, sono previste in corrispondenza degli accessi alla spiaggia. L’intervento di delimitazione delle aree sensibili, attraverso pali e corde, riguarda le porzioni di spiaggia in cui sarà possibile svolgere attività ricreative e di balneazione. Infine, sono previste fasce di vegetazione di profondità variabile tra i 3 e i 5 metri tra le aree pavimentate e la spiaggia sempre in funzione anti erosiva.

La Provincia di Oristano ha disposto l’esecuzione di interventi di disinfestazione adulticida delle zanzare a partire dalle ore 3 del mattino di lunedì 17 novembre. L’intervento sarà eseguito dalla ditta Nuova Prima nell’area intorno al Foro boario compresa tra via Marconi, via Galilei, via e vico Volta, via Prinetti, via Cilento e via Sardegna. Si raccomanda di non sostare nei pressi della macchina operativa, tenere le finestre chiuse svuotare o coprire ciotole e/o abbeveratoi per animali domestici, non lasciare panni stesi, lavare accuratamente frutta e verdura colta negli orti prima di consumarla.

In merito alla presunta “risonanza magnetica negata” a una paziente che, nei giorni scorsi, si è recata al Pronto Soccorso dell’ospedale San Martino di Oristano, la Asl di Oristano chiarisce che il caso della paziente in questione è stato gestito e trattato in maniera corretta e completa, mettendo a disposizione tutte le risorse e le professionalità del caso, e sono stati effettuati tutti gli accertamenti necessari nell’urgenza. La Asl chiarisce anche che l’ospedale San Martino non è il Centro di riferimento per il trattamento della patologia da cui è affetta la paziente: rivolgersi al Pronto Soccorso per effettuare in urgenza esami che andrebbero eseguiti in regime programmato, allorché non si sia trovata risposta presso il Centro di riferimento che dovrebbe eseguire tali esami, come la stessa paziente ha ammesso, è un percorso inappropriato, che rischia di aggravare l’ospedale stesso di un’attività che, per sua natura, deve essere riservata alle emergenze-urgenze. Nello specifico, martedì 11 novembre, la paziente si è presentata in Pronto Soccorso ed è stata correttamente presa in carico dal medico di turno. La paziente ha eseguito un esame di tomografia computerizzata (TC), una consulenza specialistica oculistica e le è stata consigliata una rivalutazione neurologica in relazione alla sua patologia. Il neurologo ha eseguito la visita specialistica ed in considerazione del quadro clinico anamnestico ha consigliato esame PEV (Potenziali Evocati Visivi), per il quale la paziente ha riferito di avere appuntamento l’indomani presso il Centro specialistico di riferimento. Non risponde al vero che alla paziente sia stata negata la risonanza magnetica in quanto “esame riservato solo ai degenti dell’ospedale e non ci sarebbero sufficienti radiologi in grado di effettuarlo per le urgenze”. In realtà, non è stato richiesto nessun esame di risonanza magnetica per la paziente, tanto meno le è stato negato. Secondo le linee guida e raccomandazioni della letteratura scientifica internazionale, infatti, la risonanza magnetica non ha riscontro urgente in presenza di una patologia come quella sospettata. Secondo le linee guida e raccomandazioni, l’esame RM encefalo/midollo spinale fa parte di un iter clinico-specialistico neurologico, laboratoristico e strumentale, tra cui la diagnostica per immagini RM neuroradiologica è un tassello fondamentale, che deve avere il suo inquadramento appropriato. In sostanza l’esame neuroradiologico RM non ha criterio di urgenza nella patologia in questione, ma è un esame programmato nell’iter clinico-terapeutico del paziente, in relazione alla tipologia clinica della sclerosi multipla. Pertanto, avendo considerato che la paziente è seguita presso un centro di riferimento regionale (Ospedale Binaghi di Cagliari), dotato di apparecchiatura RM dedicata, equipe specialistica neurologica e radiologica esperti in materia, e visto che il giorno successivo aveva già in programma una visita presso lo stesso centro, il personale medico ha valutato che non ci fosse alcuna indicazione a eseguire tale esame in regime di urgenza. Quanto alla aspettativa del direttore facente funzioni della struttura complessa di Neurologia dell’ospedale San Martino di Oristano, Bastianino Murgia, la direzione generale della Asl 5 di Oristano chiarisce che è stato dato seguito alla richiesta della Asl di Sassari e, soprattutto, alla volontà espressa dallo stesso dirigente di continuare altrove la sua attività professionale. Dopo anni di gestione temporanea, è stata richiesta dalla attuale gestione Asl, quindi autorizzata dall’assessorato e già bandita da Ares, la selezione pubblica attraverso concorso per l’assegnazione della direzione della struttura complessa di Neurologia, che sarà pertanto destinata a una guida stabile nel prossimo futuro. Inoltre, come previsto dagli obiettivi strategici aziendali, il direttore lavorerà per l’integrazione più completa della struttura di Neurologia di Oristano nelle reti regionali di diagnosi e cura, tanto nell’emergenza (rete stroke) quanto delle patologie croniche (come la sclerosi multipla). Non è intenzione lasciare nessun paziente indietro, ma lavorare in modo sinergico con le altre realtà del sistema regionale, coprendo i bisogni non solo con le strutture localmente presenti, ma anche con percorsi di diagnosi e cura integrati con i centri di riferimento.
Commenti recenti