Il Consiglio dei ministri ha impugnato l’assestamento di bilancio della Sardegna.

Alla stralunata giunta Todde non ne va bene una. Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli, ha infatti deciso (tanto per cambiare) di impugnare anche l’assestamento di Bilancio della Sardegna.
Il Consiglio dei ministri, così come comunicato in una nota, ha esaminato sei leggi regionali e ha quindi deliberato di impugnare la legge della Regione Sardegna n.24, in data 19 settembre 2025, recante “Assestamento di bilancio 2025-2027 e variazioni di bilancio in base alle disposizioni di cui agli articoli 50 e 51 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n.18, e successive modifiche ed integrazioni, riconoscimento di debiti fuori bilancio e disposizioni varie”.
E questo perché, secondo Calderoli e il Consiglio dei ministri, talune disposizioni, eccedendo dalle competenze statutarie e ponendosi in contrasto con la normativa statale in materia di accesso al pubblico impiego e di contrattazione collettiva, violano i principi di uguaglianza, imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione, di cui agli articoli 3 e 97 della Costituzione, nonché l’articolo 117, secondo comma, lettera l) della Costituzione.

E’ passato con quattro voti di scarto (27 favorevoli e 23 contrari), in consiglio regionale, il testo del “campo largo” che guida la Regione, che prevede alcune modifiche alla legge 20 del 2024 sulle aree idonee e non idonee a ospitare impianti da energia rinnovabile in Sardegna. La stessa legge nel frattempo, attende il pronunciamento della Corte Costituzionale, che potrebbe arrivare già entro questa settimana. Lo ha confermato l’assessore dell’Industria, Emanuele Cani al termine della votazione in aula. “Attendiamo – ha detto Cani – il pronunciamento della Corte e stiamo monitorando le continue modifiche o proposte di modifica del quadro normativo avanzate dal governo. La Regione Sardegna ha sostanzialmente bocciato l’intesa sulle modifiche del decreto 190 in materia di impianti di energia da fonti rinnovabili, e stiamo monitorando tutta l’attività perché questo quadro normativo in movimento è molto instabile e ci mette in una condizione di dover ritornare nei prossimi mesi sull’argomento”. Un quadro normativo in continua evoluzione che per l’assessore richiede la necessità “…di un regolamento per affinare meglio alcuni aspetti”, quello contestato dal centrodestra con cui non si è arrivati a un’intesa sul punto. “La richiesta dell’opposizione di cassare quel passaggio ci è sembrata un pretesto e non tiene conto di un quadro generale che va rivisto – ha spiegato Cani -. Era molto difficile per la minoranza non approvare una proposta che comunque aiuta e semplifica il meccanismo di realizzazione di impianti di autoconsumo, su cui noi abbiamo messo un sacco di risorse”.
Per il centrodestra, invece, c’è il rischio di una “mini moratoria” per gli impianti di energia da fonti rinnovabili in Sardegna. Critiche sono per venute dal relatore di minoranza del testo, Emanuele Cera (FdI), che pur confermando “…l’atteggiamento costruttivo e l’appoggio agli interventi che sbloccano il fotovoltaico sui tetti e valorizzano le aree industriali (zone D e G)”, si è concentrato sul comma 7 bis del testo, quello che introduce una sospensione alle istanze di autorizzazione in attesa di regolamento. Per Cera e i colleghi del centrodestra (come il capogruppo FdI Paolo Truzzu e Franco Mula) “…quel comma è un grave errore politico e giuridico e costituisce una mini-moratoria. L’effetto pratico è una integrale sospensione dei procedimenti che non solo blocca le nuove richieste, ma crea una stasi procedimentale e una paralisi del sistema che penalizza famiglie e imprese”, ha sottolineato l’opposizione. La minoranza sostiene che questa misura sospensiva esponga la Regione a un altissimo rischio di un nuovo contenzioso statale e replica modelli già censurati dalla Corte Costituzionale.
La maggioranza ha precisato quale sia l’obiettivo della norma: “Specificare le condizioni di realizzabilità degli impianti in ambiente urbano, sulle coperture, nelle aree già trasformate e nelle zone industriali e superare il principale equivoco interpretativo che aveva frenato gli interventi in ambito urbano”.
Sulla questione è intervenuto anche Michele Zuddas, avvocato e portavoce dei comitati che oltre un anno fa hanno presentato il testo di iniziativa popolare, la cosiddetta Pratobello 24, che aveva raccolto quasi 211mila firme e che ha assistito, insieme ad alcuni rappresentanti dei comitati, ai lavori dell’assemblea. “Tornare in aula sul tema delle aree idonee – ha detto Zuddas – dice tanto anche su questa politica, che ha criticato una legge di iniziativa popolare che tutt’oggi è nascosta in un cassetto e non viene discussa. Questa politica evidentemente non si rende conto che sta intervenendo su una legge che a breve verrà definitivamente dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale, perché non ha fatto riferimento alle competenze statutarie e quindi ha invaso materie di competenza statale”. Secondo Zuddas “la materia avrebbe avuto bisogno di una visione organica, riprendendo la legge Pratobello 24, e facendo in modo che la volontà dei sardi avesse quantomeno una risposta da parte di questo consiglio regionale per portare avanti una transizione energetica giusta, democratica, nell’interesse dei territori che sono stati coinvolti. Mi chiedo – ha concluso Zuddas – a cosa sia servito questo sforzo dei consiglieri e chi ne trarrà beneficio”.

Una nuova truffa ai danni dei fondi pubblici per la transizione energetica è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Oristano nell’ambito dell’operazione “Sun Out”. Le Fiamme gialle hanno portato a termine una complessa indagine economico-finanziaria finalizzata a garantire il corretto utilizzo delle risorse del Pnrrr destinate alla realizzazione di impianti fotovoltaici in Sardegna. L’inchiesta, avviata su input del Nucleo Speciale della Guardia di Finanza di Roma, ha fatto emergere un sofisticato sistema di irregolarità nella presentazione delle domande di contributo. In particolare, una imprenditrice agricola di Terralba, avrebbe ottenuto indebitamente un finanziamento europeo da 45.200 euro, previsto dal programma Next Generation EU per sostenere investimenti nel settore agricolo, zootecnico e agroindustriale. Secondo quanto accertato dai finanzieri, la beneficiaria aveva dichiarato falsamente di avere i requisiti economici per accedere al contributo (tra cui un volume d’affari superiore a 7mila euro) ma l’impresa risultava in realtà inattiva e con fatturato pari a zero. Inoltre, l’impianto fotovoltaico oggetto del finanziamento non era stato installato su un fabbricato aziendale, come previsto dal bando, bensì su una villa di pregio utilizzata come abitazione privata. Al termine delle verifiche, la donna è stata denunciata alla Procura della Repubblica di Oristano e alla Procura Europea per indebita percezione di erogazioni pubbliche. La Guardia di Finanza ha inoltre trasmesso una specifica notizia di danno alla Procura regionale della Corte dei Conti per le valutazioni di competenza in ordine al danno erariale. “L’operazione “Sun Out” – sottolinea la Guardia di Finanza – conferma l’impegno costante del Corpo nel contrasto alle frodi ai danni del bilancio nazionale e comunitario, e nella tutela della corretta attuazione dei programmi di investimento del Pnrr. Le attività di controllo, basate su analisi di rischio, intelligence e monitoraggio del territorio, mirano a prevenire l’uso illecito delle risorse europee destinate allo sviluppo sostenibile e alla transizione energetica”. (Elia Sanna, Web news Sardegna – Telegram).
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