Lug 30

West Nile e raccolta sangue a Oristano: “Continuate a donarlo in tranquillità”.

“Nessun blocco delle donazioni, né restrizione per i donatori di sangue residenti in provincia di Oristano, che potranno continuare a compiere questo prezioso gesto di generosità come hanno sempre fatto”.

Lo chiarisce il direttore del Centro trasfusionale della Asl 5, Mauro Murgia, a seguito dell’accertamento di un caso di Febbre del Nilo su un uomo di 72 anni residente a Oristano.

“Come sempre accade quando si riscontrano delle positività al virus della West Nile su animali o uomini in un territorio – afferma Murgia – il Centro Nazionale Sangue dispone l’introduzione di misure di prevenzione per garantire che il sangue donato sia assolutamente sicuro in quanto teoricamente, anche se si tratta di un’ipotesi remota, la trasmissione del virus Wnd (West Nile Disease) potrebbe avvenire, oltre che attraverso la puntura di zanzara, anche tramite una donazione di sangue infetto.

In realtà – spiega ancora il direttore del Centro trasfusionale – le misure di prevenzione previste dal Centro Nazionale Sangue sono scattate nella nostra provincia già da fine giugno, quando è stata riscontrata la prima positività al virus della West Nile su una cornacchia ad Arborea».

La provincia di Oristano, insieme a quella di Venezia, è stata la prima in Italia ad applicarle, proprio perché in questo territorio è stata rilevata la circolazione virale attraverso i volatili.
Le misure di prevenzione per garantire la sicurezza del sangue donato sono essenzialmente due.

La prima è quella di analizzare il sangue dei donatori con il test Nat (Nucleic Acid Test), attraverso il quale è possibile rilevare la presenza o meno del virus West Nile. Attualmente il test viene effettuato su tutti i soggetti che donano il sangue in provincia di Oristano.

La seconda misura preventiva prevede, invece, la sospensione temporanea, per 28 giorni, della donazione per chi abbia soggiornato anche solo per una notte in provincia di Oristano. “Questo provvedimento è riferito – chiarisce Mauro Murgia – a chi si reca in un Centro trasfusionale che non abbia la possibilità di effettuare il test Nat; ad esempio ad un turista che, dopo aver soggiornato in provincia di Oristano, faccia rientro nella sua sede di residenza e voglia donare il sangue in una struttura in cui non si esegue l’esame per escludere la presenza del virus: ebbene, per lui sarà previsto un fermo di 28 giorni prima di poter tornare a donare. Questo da noi non accade assolutamente: siamo attrezzati da tempo per rispondere a questa eventualità e, appena viene riscontrata la circolazione virale, avviamo le misure preventive”.

Questo significa che, in provincia di Oristano, nulla cambia né per chi dona né per chi riceve il sangue. Nessuna preoccupazione, dunque, per le donazioni di sangue ed emocomponenti, che sono assolutamente monitorate e sicure.

“Invitiamo, come di consueto – conclude Murgia – tutti i donatori e le donatrici tra i 18 e i 65 anni, che pesino almeno 50 chili e in buone condizioni di salute, a recarsi al Centro trasfusionale dell’ospedale San Martino di Oristano, aperto dal lunedì al sabato, dalle ore 8 alle 12, senza prenotazione, o a partecipare alle giornate di raccolta itinerante, organizzate in collaborazione con l’Avis nei centri della provincia”.

In seguito alla segnalazione da parte dell’Autorità Sanitaria di un caso di infezione da virus del Nilo Occidentale (West Nile Virus) verificatosi ad Oristano, la Provincia ha immediatamente attivato il protocollo d’urgenza previsto dal Piano nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle Arbovirosi. Alle prime ore dell’alba è stato effettuato un tempestivo trattamento adulticida nel raggio di 200 metri dal luogo di probabile infezione, compreso il parco di viale Repubblica. Parallelamente, sono stati intensificati i controlli sui focolai larvali in tutto il territorio provinciale, e sono stati eseguiti altri dieci interventi antialate specifici su richiesta del Comune di Oristano e dell’Autorità sanitaria. “L’attività di disinfestazione e in particolare quella di prevenzione antilarvale è un processo che la Provincia di Oristano assicura in modo continuativo nel corso di tutto l’anno ed è attivo da gennaio a dicembre – precisa l’amministratore straordinario, Battista Ghisu -. Un servizio che riteniamo fondamentale e per questo proprio in questi giorni stiamo programmando il potenziamento dell’organico dei disinfestatori con 10 nuove unità che andranno ad aggiungersi alle 24 esistenti”. Il servizio provinciale di disinfestazione si articola in due tipologie di interventi: interventi preventivi antilarvali in tutti i Comuni del territorio per una copertura capillare, garantendo due interventi mensili. Da gennaio ad oggi, il programma è stato rispettato rigorosamente. E trattamenti adultici, utilizzati esclusivamente in situazioni di emergenza sanitaria o rischio epidemico accertato dall’Autorità Sanitaria. Interventi mirati possono essere effettuati, come previsto dal Piano contro le Arbovirosi, in caso di particolari situazioni di assembramento di persone. A differenza degli interventi antilarvali, non possono essere considerati preventivi a causa dei rischi per persone, animali e biodiversità. La Provincia di Oristano svolge un’intensa attività nelle aree pubbliche, ma spesso sono i focolai presenti in ambienti privati che contribuiscono significativamente alle infestazioni. Per questo motivo, tutti i cittadini del territorio provinciale sono invitati ad adottare comportamenti adeguati, eliminando ogni forma di acqua stagnante nei propri giardini e aree private che favoriscono la proliferazione delle zanzare.

Ad Oristano c’è una certezza: se un’opera pubblica parte, nessuno sa quando (e se) finirà. E quando riguarda una scuola, l’unica campanella che suona è quella del cantiere. Questa volta è toccato alla primaria del Sacro Cuore, che resterà chiusa per almeno un anno. Lo ha annunciato, in consiglio comunale, l’assessore ai Lavori pubblici Simone Prevete, spiegando che i bambini verranno trasferiti altrove per permettere “tutte le lavorazioni necessarie”. La cronaca di quanto avvenuto è surreale: il cantiere è stato consegnato a novembre 2023, ma fino a giugno 2024 gli operai non sono entrati perché, dice testualmente l’assessore: “la dirigente non è stata collaborativa”. Poi si è scoperto che con i 450 mila euro iniziali si potevano dare solo due mani di vernice. E così i 450 mila sono diventati 900 mila, grazie al Pnrr. Ma nel frattempo sono saltati fuori muri fuori norma, fondazioni ballerine, impianti elettrici da rifare. Insomma, un cantiere nato piccolo che si è trasformato in una saga, tutta “oristanese”. La scadenza ufficiale è marzo 2026, ma intanto per “velocizzare” si chiude la scuola per un anno intero. Una scelta “coraggiosa”, l’ha definita l’assessore, che punta il dito contro decenni di incuria. Il consigliere Giuseppe Obinu, primo firmatario dell’interrogazione sul caso, ha riassunto così la situazione: “La scuola sventrata sembra quasi un’opera di street art”. E un anno di stop, aggiunge, forse si poteva deciderlo un po’ prima. Intanto, la domanda resta: ma a Oristano le opere pubbliche non finiscono mai per colpa della politica, della burocrazia, o perché nel capitolato c’è scritto “a tempo indeterminato”? Quello che è certo è che i bambini del Sacro Cuore, invece che imparare a leggere e scrivere, quest’anno avranno imparato la lezione più importante: quando in città parte un cantiere, il tempo si ferma. (Elia Sanna, Web news Sardegna -Telegram).

“I roghi devastanti che hanno colpito la Sardegna in questi giorni hanno lasciato ferite profonde. Hanno generato paura, rabbia, legittime preoccupazioni. Comprendiamo il dolore delle comunità colpite e non intendiamo minimizzare nulla. Ma sarebbe scorretto dire che la Regione Sardegna è rimasta a guardare. Dal primo giorno del nostro insediamento abbiamo lavorato senza sosta per rafforzare il sistema antincendio, mettendo in campo ogni risorsa e ogni strumento disponibile”. Così la presidente della Regione, Alessandra Todde, ha fatto il punto sulle attività messe in campo dalla giunta per la prevenzione e la lotta agli incendi boschivi, illustrando nel dettaglio le misure adottate e gli investimenti realizzati in poco più di un anno di legislatura. “Con l’assessorato della Difesa dell’Ambiente, il Corpo Forestale e la Protezione Civile regionale – ha proseguito Todde – abbiamo agito su più fronti, in modo strutturale e progressivo: con delibere, programmazione strategica, fondi europei e nazionali, nuove tecnologie, formazione, sensibilizzazione e pianificazione anticipata. Abbiamo investito in elicotteri, autobotti, basi operative, scuole forestali, reti di monitoraggio e presidi locali. Tutto questo lo abbiamo fatto senza proclami, ma con serietà, ascolto dei territori e visione a lungo termine”. La presidente ha poi ricordato che la battaglia contro gli incendi “…non si vince in una sola stagione  e molto resta ancora da fare”, ma ha ribadito che le basi per un sistema più moderno, integrato ed efficace sono state poste. A oggi, il sistema antincendio regionale è stato potenziato attraverso un piano di investimenti complessivo che supera i 120 milioni di euro (autobotti, basi elicotteri, vasconi, elisuperfici e la rendicontazione delle gare per il servizio aereo, flotta veicoli, presidi locali, sistemi informativi, carta dei suoli, sulle stazioni meteo e idrometriche). Sul fronte operativo, sono entrati in funzione due elicotteri Super Puma, sono stati formati 700 operatori per la campagna Aib 2025, ripristinata la scuola forestale di Nuoro, e pubblicato il concorso per 600 nuovi agenti forestali. Inoltre, sono stati approvati in anticipo i piani Aib 2024 e 2025, è stata ampliata la rete di monitoraggio con l’impiego di droni e piloti abilitati, e firmate convenzioni con i Vigili del fuoco.

La Sardegna ha raggiunto il 77% nella raccolta differenziata (superiore alla media nazionale) degli imballaggi in alluminio, e a Oristano è stata raggiunta una resa pro-capite di 1,1 kg per abitante: la più alta dell’Isola. Sono gli ultimi dati dell’analisi del Cial, Consorzio Nazionale Imballaggi Alluminio. “La Sardegna è un esempio di come la collaborazione tra cittadini, istituzioni e sistema consortile possa generare risultati solidi e duraturi nella raccolta differenziata dell’alluminio”, ha spiegato il direttore generale, Stefano Stellini. Con una copertura totale nella città di Cagliari e performance di eccellenza come quelle registrate a Oristano, il territorio conferma la validità di un modello capillare e integrato. L’Isola può contare su una rete articolata di impianti per la selezione degli imballaggi in alluminio a Santa Giusta, Isili, Uta, Sassari, Ozieri. In Sardegna, come nel resto d’Italia, la raccolta differenziata dell’alluminio include numerosi oggetti di uso quotidiano. Oltre il 90% dell’alluminio immesso sul mercato è destinato, infatti, al settore alimentare: lattine per bevande, vaschette alimentari, bombolette spray, tubetti, fogli sottili, tappi a vite e scatolette per il pet food. Tutti questi imballaggi, anche se leggermente sporchi, possono essere riciclati purché svuotati del contenuto. La raccolta avviene generalmente insieme alla plastica o, in alcuni casi, al vetro, a seconda delle disposizioni del singolo Comune.

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