I conti del Comune di Oristano sono in ordine.

I conti del Comune di Oristano non sono in rosso. Lo precisa il Servizio programmazione e gestione delle risorse dell’ente, che evidenzia che le notizie pubblicate oggi (su L’Unione Sarda. ndr) non prendono in considerazione tutte le movimentazioni in attesa di regolarizzazione in tesoreria.
Questo sulla base della banca dei conti pubblici, Siope, che ha analizzato le movimentazioni registrate dal Comune con reversali/mandati.
E’ quanto si legge in una nota del Comune di Oristano, in risposta a quanto pubblicato sulla pagina locale di Oristano del quotidiano L’Unione Sarda, che così prosegue:
Le entrate di un Comune, non possono essere confrontate con quelle degli anni precedenti, nel loro complesso, in quanto le entrate da trasferimenti variano di anno ad anno, in relazione ai soggetti terzi che ne dispongono la concessione. Considerata la situazione di cassa del 2023 e del 2024, un peso evidente lo ha avuto la riscossione delle anticipazioni delle opere pubbliche (Pnrr, Pinqua, Programmi di rigenerazione urbana, ecc.). Il fondo di cassa era molto elevato e non paragonabile al 2025.
L’accredito delle somme dallo Stato avviene solo a rendicontazione e a tranche periodiche ben definite. Peraltro l’accredito di queste somme sta avvenendo in ritardo, tanto che il Comune ha già provveduto ad anticipare alle imprese, esecutrici dei lavori, somme per circa 4 milioni di euro. Analogamente, in ambito sociale, dove l’Inps non accredita regolarmente quanto dovuto per l’assistenza e il Comune provvede ad anticipare avendone appunto, per quanto possibile, la capacità finanziaria.
Altro elemento importante nell’analisi della situazione di cassa dell’ente è l’assenza, in questo momento dell’esercizio, delle entrate tributarie del Comune, come la prima rata dell’Imu, in scadenza al 16 giugno, o la Tari, altra entrata fondamentale per il Comune, la cui riscossione inizia nei mesi di agosto e settembre. Nel conteggio odierno non figura, inoltre, l’intero ammontare del Fondo unico della Regione.
In conclusione – si legge ancora nel Comunicato del Comune – i dati di cassa, per essere congruenti, devono essere analizzati nel loro complessivo andamento annuale. Un’analisi in periodi intermedi può risultare fuorviante per naturali condizioni contingenti.
A garanzia dei conti del Comune interviene, comunque, il dettato normativo che obbliga a verificare, entro il 31 luglio, gli equilibri di competenza e di cassa. Da tale provvedimento emergerà la situazione di perfetto equilibrio della gestione finanziaria dell’ente.
Quest’anno si evidenzierà un andamento regolare per la situazione di competenza, in equilibrio tra accertamenti e impegni con percentuale per entrambi del 52%, e per la gestione di cassa di entrate in tesoreria per complessivi 46.500.000 di euro circa, oltre a 18.500.000 di euro di fondo di cassa e pagamenti per circa 52.300.000 di euro.
Dall’analisi di questi dati, il sindaco Massimiliano Sanna sottolinea “…l’importanza di evidenziare che il Comune, ormai da qualche anno, ha migliorato nel complessivo annuale, la sua capacità finanziaria e non necessita neanche di attivare alcuna anticipazione di tesoreria, che la norma consente, agli enti in deficit di cassa. Segno, come detto più volte, di una gestione prudente e oculata”.

Le “domus de janas” sono il 61° sito italiano iscritto nella lista del Patrimonio mondiale, confermando il primato dell’Italia quale nazione con il maggior numero di siti Unesco al mondo. Il Comitato del Patrimonio Mondiale, riunito a Parigi nella sua 47° sessione, ha infatti deciso oggi l’iscrizione delle “Tradizioni funerarie nella Preistoria della Sardegna: le domus de janas”, riconoscendo l’eccezionale valore universale delle “domus de janas” o “case delle fate”, tombe scavate nella roccia che testimoniano le pratiche funerarie, le credenze religiose e l’evoluzione sociale delle comunità neolitiche sarde. Caratterizzate da articolati sistemi planimetrici e decorazioni simboliche, rappresentano la più estesa manifestazione di architettura funeraria ipogea del Mediterraneo occidentale. Il sito seriale è formato da una serie di componenti individuate su tutta l’area dell’isola, in particolare nella parte centro-settentrionale, spesso raggruppate in necropoli verosimilmente associate a insediamenti e villaggi oltre che a luoghi di culto. L’origine di queste tombe preistoriche a camera della Sardegna risale al Neolitico Medio I (V millennio a.C.). Studi recenti hanno dimostrato il loro utilizzo e la continua escavazione durante i periodi successivi, fino all’alba della civiltà nuragica, includendo il riutilizzo o la ristrutturazione di tombe preesistenti. La candidatura, promossa dall’Associazione CeSim Sardegna e dalla Rete dei Comuni delle domus de janas, si basa sul criterio III della Convenzione del 1972 e fa riferimento alla testimonianza unica ed eccezionale di una tradizione culturale scomparsa, legata al culto dei morti e alle credenze sull’aldilà sviluppate dalle comunità preistoriche dell’isola tra il V e il III millennio a.C. Attraverso la varietà architettonica, la complessità decorativa e l’evoluzione planimetrica vengono documentati da queste tombe ipogee (come nessun altro sito nel Mediterraneo) l’organizzazione sociale, i rituali e la concezione spirituale delle più antiche comunità insediate sull’isola, mostrando al tempo stesso continuità e trasformazioni culturali fino all’inizio dell’Età del Bronzo. Il percorso di candidatura, coordinato dall’Ufficio Unesco del ministero della Cultura, con la collaborazione degli uffici territoriali (Segretariato regionale, Soprintendenze di Cagliari e Sassari, Direzione regionale Musei), ha coinvolto un ampio numero di soggetti sul territorio, tra cui i Comuni. La Regione Sardegna ha sostenuto la candidatura anche per l’aspetto finanziario. Il risultato è stato conseguito grazie all’azione sinergica del ministero della Cultura, del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e della rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unesco. “Il successo della candidatura – si legge in una nota del Mic – rappresenta l’ennesima conferma dell’apprezzamento dela ‘Organizzazione Internazionale per il lavoro svolto dal governo italiano per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale e naturale della nazione”.

Più espositori, spazi maggiori, molte conferme e qualche novità tra gli artigiani ed una macchina organizzativa ormai rodata. Mogoro è pronta per aprire i battenti della 64/a edizione della Fiera dell’artigianato artistico della Sardegna, con 114 artigiani di 13 settori che proporranno i loro manufatti unici e di qualità nei 2500 metri quadri del centro fieristico. L’apertura al pubblico da sabato 19 luglio, l’inaugurazione la sera prima, venerdì 18, con il taglio del nastro affidato quest’anno ad una squadra di “padrini”, i ragazzi del Baskin Mogoro. “Possiamo sicuramente dire 64 e non sentirli – ha esordito il sindaco, Donato Cau, presentando l’edizione 2025, insieme all’assessore delle Attività produttive, Francesco Serrenti, e a Carlo Atzeni, ideatore dell’allestimento dello spazio fieristico -. La Fiera di Mogoro, la Fiera dell’artigianato artistico della Sardegna, ritorna all’insegna della continuità, col tema scelto da quest’anno e reso nella bella grafica del nostro concittadino Roberto Pia. Continuità nella passione che mettono gli organizzatori, gli artigiani che con entusiasmo chiedono di partecipare a questo evento ormai tanto atteso. Continuità nella scelta di proporre produzioni uniche e di qualità, insieme ad un’offerta di appuntamenti di cultura e spettacolo che caratterizzerà anche quest’anno l’Estate mogorese. Insieme a continuità – ha detto ancora il sindaco Cau -, la parola che caratterizza la nostra Fiera è inclusione, un concetto che mi è caro e che anche quest’anno si fa concreto, grazie alla presenza di alcune associazioni che lavorano con persone fragili, donne in difficoltà, giovani migranti. Anche quest’anno, insomma, la comunità mogorese si prepara ad offrire ospitalità, artigianato di qualità, divertimento, cultura e tanta solidarietà. Ultima parola chiave della nostra Fiera è umiltà, quella di chi ha cominciato, 64 anni fa, questa meravigliosa storia, che ancora continua”. Mogoro ospita Sinnai: è una delle novità annunciate dagli organizzatori. Il Comune di Sinnai, guidato dalla sindaca Maria Barbara Pusceddu, infatti, ha scelto la Fiera mogorese per esporre, in uno spazio dedicato, una raccolta di cestini antichi della tradizione sinnaese. Ci sono poi le conferme: ritorna anche quest’anno l’Accademia della musica sarda, creata dal mogorese Simone Grussu per valorizzare musicisti, repertorio musicale tradizionale e l’artigianato musicale professionale. Confermate anche le associazioni L’Ecole de Madame Foile e Matrioska: due realtà che lavorano per l’accoglienza e per l’inclusione. Tra i tanti appuntamenti previsti nell’area fieristica, ci sarà una giornata dedicata ai bambini (con l’associazione Artmada), la campagna video “I volti della Fiera”, affidata al regista Andrea Cannas, la nuova versione del coinvolgente tour interattivo Mogoro experience
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