Set 05

A Oristano mancano 8 medici di base. Il sindaco Lutzu sollecita la Regione.

“In città mancano otto medici di base. Una condizione che sta limitando pesantemente il diritto alla salute da parte degli oristanesi, e alla quale si deve porre rimedio tempestivamente”.

Lo ha sostenuto il sindaco di Oristano, Andrea Lutzu, che è anche presidente del Distretto sanitario, in una lettera inviata alla Regione per sollecitare l’assessore alla Sanità, Luigi Arru, a intervenire per riportare alla normalità i livelli di assistenza sanitaria familiare per l’ambito oristanese.

“La situazione, nota da tempo, si è ulteriormente aggravata, nei giorni scorsi, con il collocamento a riposo dell’unico medico di famiglia che esercitava l’attività a Silì – ha scritto il sindaco -. Non solo la città soffre da anni di una carenza di medici, che adesso è di otto unità, ma Silì, un centro abitato di oltre 2100 residenti, si trova ormai privo di un servizio essenziale. In questa condizione ai pazienti non resta che rivolgersi agli altri medici di base in attività a Oristano, la gran parte dei quali ha già raggiunto i limiti numerici previsti e non può accettare nuovi pazienti, sui quali gravano carichi di lavoro insostenibili.

La Regione dispone di una graduatoria valida a cui potrebbe attingere per nominare i sostituti dei medici andati in pensione – ha aggiunto Lutzu -. Non si capiscono, dunque, i motivi che impediscono l’assegnazione dei posti vacanti. Un intervento dell’assessore regionale è dunque improcrastinabile per risolvere un problema che si trascina da anni, e che in questi giorni si sta manifestando in maniera particolarmente grave per la condizione che si è verificata a Silì. Non si può ancora abusare della pazienza dei cittadini, mettendo a rischio il diritto ad adeguati livelli di assistenza medica, impedendo o comunque condizionando pesantemente il diritto alla scelta del proprio medico di famiglia”.

Il problema è stato sollevato anche da un gruppo di abitanti di Silì che, con una lettera indirizzata al sindaco di Oristano, Andrea Lutzu; all’assessore regionale alla Sanità, Luigi Arru; al direttore dell’Ats, Fulvio Moirano; e a direttore della Assl di Oristano, Mariano Meloni, hanno denunciato il grave disservizio che si sta creando nella popolosa frazione.

In merito alle notizie riguardanti la sospensione dell’attività del Laboratorio Analisi dell’ospedale Delogu di Ghilarza, la Assl di Oristano ha chiarito, attraverso un comunicato, che “…i prelievi ematici continueranno ad essere svolti regolarmente presso lo stesso ospedale e che il servizio erogato ai cittadini non subirà alcuna variazione. A partire da giovedì 6 settembre e fino a mercoledì 19 settembre, per esigenze organizzative interne, i campioni ematici prelevati all’ospedale di Ghilarza saranno trasportati e analizzati presso il Laboratorio Analisi di Oristano, mentre le urgenze verranno effettuate in loco. I referti potranno essere successivamente ritirati, come di consueto, online o agli sportelli dello stesso ospedale di Ghilarza”. La Assl ha precisato, inoltre, che “…tale riorganizzazione interna, transitoria e non definitiva, non comporterà alcuna modifica nel servizio reso agli utenti. Le polemiche sorte intorno a questo tema appaiono perciò, oltre che infondate, fuorvianti per i cittadini, ai quali viene lasciato intendere che l’attività di prelievo venga sospesa, ciò che, di fatto, non avverrà”.

“A quasi un anno dalla sua nascita l’Areus, Azienda dell’emergenza-urgenza, è una scatola vuota che gestisce solo il servizio di Elisoccorso, e solo a livello operativo, perché amministrativamente è ancora in carico all’Ats”. E’ quanto ha denunciato il capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio regionale, Paolo Truzzu, che sottolinea come “…a tutt’oggi l’Areus non ha acquisito dall’Azienda per la tutela della salute nessun operatore dell’ex servizio 118, né le convenzioni per il soccorso di base con associazioni e cooperative, né i mezzi e i locali in cui gli operatori 118 lavorano”. Non solo, “…l’Ats – ha detto Truzzu – dedica tutti i suoi sforzi e obiettivi alle proprie strutture e al proprio personale e non assume per l’Areus, non fa acquisti e non fa selezioni”. Secondo Truzzu, medici e mezzi non sono sufficienti per garantire il servizio. “Mancano i due terzi dei medici nelle centrali operative, oltre trenta medici nelle postazioni medicalizzate e circa venti infermieri tra centrali e postazioni territoriali. La Sardegna avrebbe bisogno di almeno 48 mezzi medicalizzati contro i 26 attuali, ne mancano quindi 22. Eppure, si pensa alla grande e si inaugura un servizio regionale di elisoccorso che costa tanto, ma è poco efficiente, perché le tre elibasi sono principalmente operative in mare e non sulla terra. La sua gestione è, quindi, puramente mediatica, tanto che potremmo chiamare il servizio di elishowccorso”.
Sulla questione è intervenuto anche l’ex deputato e leader di Unidos, Mauro Pili. “La Regione – ha detto Pili – bandisce appalti milionari, come quello sull’elisoccorso, e nello stesso tempo si dimentica delle centinaia di lavoratori delle cooperative contrattualizzate dal 118, costretti a lavorare in nero e con turni massacranti per sei o settecento euro al mese”. Pili, che ha incontrato gli operatori impegnati in tutto il territorio sardo, ha rincarato la dose: “Si tratta di un esercito di lavoratori fantasma, senza alcuna garanzia, che la Regione sfrutta attraverso una gestione da caporalato sanitario che le consente di sollevarsi da un peso sia finanziario che di risorse umane. Le istituzioni devono porre fine a questa situazione, questi lavoratori devono essere riconosciuti a tutti gli effetti per una questione di diritto e per il servizio indispensabile che garantiscono. Se non sarà la Regione, saranno altri organi dello Stato a farlo”. Organi ai quali Pili ha annunciato l’intenzione di trasmettere tutti gli atti in suo possesso “…affinché venga compiuta un’azione di ripristino della legalità nei confronti di questi lavoratori”.

Un nuovo collegamento tra la pista ciclabile che mette in comunicazione il centro cittadino con la frazione di Silì e quella di Via Stella Maris, per Torregrande, due infrastrutture realizzate rispettivamente attraverso il Terzo Programma e i Programmi Quarto e Quinto del Piano Nazionale della Sicurezza Stradale. Lo prevede una delibera approvata oggi dalla giunta regionale, a seguito della quale verrà proposto al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di inserire il progetto presentato dal Comune di Oristano nel programma degli interventi finanziabili dal Decreto ministeriale del dicembre 2017 e di assegnare ad Oristano l’intero importo del finanziamento statale (246.524,05 euro) assegnato alla Regione Sardegna “…per la messa in sicurezza della circolazione ciclistica cittadina” Il finanziamento coprirà, però, solo il 50% delle spese di progettazione e di realizzazione. Il restante 50% dei costi sarà a carico (e ti pareva) del Comune di Oristano. La scelta di Oristano, e dei suoi due itinerari inseriti nella “Ciclovia della Sardegna”, è stata motivata dall’intenzione di proporre interventi di completamento di itinerari già realizzati, privilegiando quegli enti che hanno operato nei campi del miglioramento della sicurezza stradale e della promozione della mobilità ciclistica.

Il 23 settembre si terrà, al centro congressi di Tramatza, un’assemblea organizzata dal Partito dei Sardi, alla quale dovrebbero partecipare circa 200 amministratori locali provenienti da 129 comuni della Sardegna, per discutere delle prossime elezioni regionali. “Che ci sia una gran voglia di parlare e di confrontarsi è un dato di fatto – ha sostenuto il leader del PdS, Paolo Maninchedda -. Che ci siano tante persone che sono infastidite dall’obbligo cui taluni vorrebbero assoggettare altri a ripetere sempre e solo le stesse cose, gli stessi slogan, le stesse parole d’ordine, è un altro dato di fatto. Che a noi che vogliamo unire la Sardegna intorno ai suoi interessi, che vogliamo combattere contro un fisco maledettamente ingiusto che da due secoli priva la Sardegna di qualsiasi possibilità di sviluppo sostenibile e permanente, serva una grande bagno di umiltà, un grande esercizio democratico di costruzione dal basso di una possibilità di libertà non plasmata dalle frontiere politiche italiane, anche questo è un fatto chiarissimo. Che i risparmiatori sardi abbiano una paura profonda di ciò che sta accadendo in Italia è un altro dato evidente. Che ci siano molti piccoli imprenditori perseguitati e annientati da una persecuzione fiscale inumana e che attendono chi li organizzi per lottare per la giustizia e la dignità è un fatto sotto gli occhi di tutti. Che in Sardegna – ha detto ancora Maninchedda – siano in maggior numero coloro che non vogliono padroni né etichette è un fatto antropologico e storico. Che i partiti vecchi e nuovi abbiano una certa difficoltà a praticare la democrazia, a percorrere i sentieri dei ragionamenti e non delle parole d’ordine, a rinunciare all’insulto e a costruire la prospettiva, è un altro dato di fatto. Che in Sardegna si stia vivendo da un lato in preda al disorientamento e dall’altro si senta una gran voglia di partecipare e di candidarsi, è un fatto con cui bisogna confrontarsi. Ci sono molti indipendenti che non vogliono né schierarsi sotto le bandiere inferocite degli schieramenti tradizionali, né necessariamente intrupparsi o divenire nostri militanti. C’è una richiesta di uno spazio di libertà, di rispetto delle storie individuali, che sappia però alzare la bandiera della battaglia per la Sardegna. Per cui, proprio perché si sta vivendo in un quadro di incertezza politica, noi dobbiamo creare le occasioni della democrazia senza egemonizzarle. Dal basso, con qualche rischio, ma dal basso. Il 23 – ha concluso Maninchedda – inizia un percorso che non sappiamo dove ci porterà. Quando si riunisce un numero così consistente di amministratori si sa come si inizia ma non si sa come si finisce. Ma se vogliamo costruire una nazione, non dobbiamo né prevaricare né temere il popolo e chi lo rappresenta”.

Da quando, a Oristano, sul ponte Tirso si può procedere su una sola corsia (per lasciare spazio ai fedeli che si recano a piedi alla basilica del Rimedio per la novena), quello che si temeva potesse succedere è accaduto. Stamattina c’è stato, infatti, un tamponamento che ha coinvolto tre auto e ha creato notevoli disagi per la circolazione, su una strada trafficatissima all’ingresso Nord della città. Due i feriti, per fortuna lievemente, a cui hanno prestato soccorso i volontari della Croce Rossa. Così come già detto negli anni passati, la decisione di restringere la strada per allargare lo spazio per i pedoni che si recano al Rimedio, ci è sempre sembrata una grandissima idiozia. In una situazione precaria, con le macchine costrette a procedere in una sola corsia, peraltro in un tratto di strada dove spesso e volentieri gli automobilisti vanno veloci, non bisogna certo essere dei geni per capire che l’incidente è sempre dietro l’angolo. Agendo in questo modo, per garantire (si fa per dire) la sicurezza dei pedoni si è messa a rischio quella degli automobilisti. Soluzione? Riportare le transenne all’altezza del marciapiede per non strozzare la circolazione e, in questo periodo, un controllo costante lungo il ponte Tirso da parte della Polizia locale.

 

Bisognerà attendere fino al 12 dicembre per conoscere le prime risposte della perizia sui campioni di Dna prelevati lo scorso mese di febbraio ai sette cavalieri della Sartiglia di Oristano. Cavalieri che erano stati accusati di sostituzione di persona ai controlli antidoping disposti dalla Questura in occasione della giostra equestre. L’incarico è stato affidato, oggi , dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Oristano, Elisa Marras, a un vicebrigadiere del Ris di Cagliari. In effetti, il primo passaggio si concluderà già il 19 settembre, quando il perito ritirerà i campioni delle urine prelevate ai cavalieri in occasione dei controlli. I campioni saranno quindi trasferiti a Cagliari, dove poi si procederà alla tipizzazione. Il risultato di questi esami, ai quali parteciperanno anche due periti nominati dalla difesa, saranno resi noti all’udienza che il Gip ha fissato per il 12 dicembre. I passi successivi saranno legati all’esito delle analisi. Nel caso che sia stato possibile individuare con certezza i singoli Dna, si fisserà una data per i nuovi prelievi sui quali operare il confronto con i campioni prelevati a febbraio. Nel caso contrario, il compito del perito sarebbe praticamente concluso, e l’inchiesta, per la quale il procuratore della Repubblica, Ezio Domenico Basso, ha chiesto e ottenuto una proroga di sei mesi, proseguirà sulla base degli elementi già a disposizione.

Grande cordoglio, a Cabras, per la scomparsa di Siro Meli. “Una figura importante – si legge sul sito internet del Comune di Cabras – per la nostra comunità, per le sue qualità personali e la sua brillante attività sportiva, che lo ha portato a gareggiare ai massimi livelli nel canottaggio, portando nel mondo il nome di Cabras”. Siro Meli partecipò alle Olimpiadi del 1972 a Monaco, a quelle del 1984 a Los Angeles, e a diverse edizioni dei campionati mondiali, europei ed italiani negli anni ’70 e ’80, al timone delle imbarcazioni azzurre nelle specialità quattro con e otto, conseguendo importanti successi e medaglie. (foto Comune Cabras).

Lascia un commento

Your email address will not be published.