Apr 10

Per Massimo Cacciari non ci sono alternative: il Pd va sciolto.

“I democratici dovevano rinnovare la sinistra e invece l’hanno riportata al passato tenendola bloccata su divisioni figlie di tradizioni superate.

E no, non possono stare insieme quelli che vogliono dar voce ai nuovi sfruttati e quelli che cercano voti nell’elettorato filo berlusconiano. L’attuale afasia e immobilità anche tattica del Pd rappresentano la fase ultima di quella storia che i miei venticinque lettori mi hanno ascoltato ripetere da un decennio a questa parte. C’è oggi chi ciancia di un’identità da ritrovare. Ma quale identità può ritrovare chi mai l’ha avuta? Un po’ di memoria non guasterebbe.

Mi rendo conto che è difficile averla se certe vicende non si sono vissute dall’interno; la politica si impara anche facendola. E chi l’ha fatta alla fine dello scorso decennio ha sperimentato in corpore vili , cioè sulla propria pelle, come il Pd nascesse da due sub-culture politiche ormai entrambe asfittiche, logorate, incapaci di ripensarsi criticamente. Fosse stata soltanto un’unione “a freddo”, come dicono ancora benevoli critici!

Era in realtà il tentativo di comporre due correnti esaurite: una quasi-socialdemocrazia (una forza che da tre decenni tentava invano di farsi socialdemocratica, come Napolitano sa bene), completamente spiazzata di fronte alle trasformazioni del sistema sociale di produzione e delle forme del lavoro al suo interno e terze file della tradizione cattolico-popolare, tenute sostanzialmente insieme soltanto dalla leadership prodiana. (I pochi veri protagonisti del “popolarismo”, tipo De Mita, seguivano un po’ dall’alto con sufficienza e ironia la navicella degli scadentissimi eredi).

Forse all’inizio i Fassino e i Rutelli, segretari Ds e Margherita, erano i più consapevoli di queste strutturali debolezze dell’operazione e della necessità di aprire una vera fase costituente, programmatica e aperta. Ma troppo modesti, troppo deboli rispetto ai loro azionisti di maggioranza, i quali altro non volevano che tenere in pugno l’azienda, certi che il nemico fosse solo il Cavaliere. La disperata ricerca del leader travolse ogni riflessione e condusse inesorabile a Renzi, cui va se non altro il merito di non avere nulla a che spartire con le “sensibilità” che avevano condotto al partito mai nato, cioè al Pd.

Il caso Renzi sconta tutti i limiti di qualsiasi politica “entrista”: se la conquisti dall’interno ti trovi un’organizzazione già in qualche modo formata e puoi godere di ampie rendite, ma la sua metamorfosi a tua immagine e somiglianza risulterà poi diecimila volte più ardua. E guai comunque, una volta che la vittoria appaia sicura, logorarsi in diatribe, incomprensibili per l’inclito pubblico, con gli sconfitti.

Renzi esprimeva un indirizzo culturale e politico egemonizzato dalla narrazione sulle meravigliose sorti che attendevano Paese e Globo grazie all’avvento delle nuove tecnologie, e sulla necessità di adeguare i tempi e i modi della politica a quelli della azione e della decisione economico-imprenditoriale. Anche nelle forme espressive si trattava di una versione aggiornata, più credibile su certi slogan solidaristici, più simpatica esteticamente, della strategia berlusconiana. Le sue potenzialità di penetrare nel campo elettorale di Forza Italia apparvero subito. E subito si comprese che Renzi non avrebbe potuto sfruttarle. Il Pd impediva a Renzi di svolgere con chiarezza e coerenza la propria partita. Così come impediva agli oppositori di Renzi, al suo interno, di svolgere la loro.

Si potrà dire: l’uno e gli altri avevano una idea molto oscura sul che fare. Renzi ha iniziato a sentirsi un potenziale Macron troppo tardi, e comunque dopo l’esempio dell’amico francese. La sinistra nel Pd restava incatenata a ipotesi di Stato sociale-assistenziale condannate da decenni di crisi fiscale (in tutto l’Occidente) e a una difesa semi-reazionaria dell’assetto istituzionale e amministrativo vigente. La fortuna ha voluto, almeno, che la sua antica leadership venisse finalmente spazzata via insieme a Liberi e Uguali.

Una sinistra può nascere soltanto dalla fine del colossale equivoco rappresentato dal Pd. E altrettanto una forza di centro capace di sottrarre voti e consensi all’egemonia leghista. Il Pd come sigla può anche sopravvivere, ma solo rappresentando una delle due parti. Continuare da separati in casa significa continuare a suicidarsi. Quante prove occorre ancora accumulare per convincersene? E quale sinistra? Intanto, una che cessi di credere che basti evocare il nome per significare qualcosa.

Dire sinistra oggi è come dire democrazia. Che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa. Della cosa si tratta, e non di nomi. Si tratta di dar voce, rappresentanza sindacale e politica, garanzie previdenziali alle miriadi di nuove forme di lavoro che di indipendente non hanno che la partita Iva; si tratta di smantellare il sistema amministrativo-burocratico del Paese, che grava sui nostri conti, sulle nostre imprese e sulle possibilità di investimenti dall’estero più di centomila terremoti; si tratta di riprendere con forza un disegno di sistema in merito alle riforme: è necessario abolire davvero Senati e Provincie, è necessario davvero accorpare funzioni e servizi tra Comuni, è necessario davvero disboscare l’intrico delle società partecipate, dove l’interesse politico scorrazza dietro la foglia di fico del diritto privato.

Se c’è qualcuno nella sinistra Pd che ha questo in mente, si faccia avanti, lo dettagli, ne costruisca un programma di governo. Si vuol passare attraverso un Congresso? Bene; se ne definisca al più presto la data; lo si organizzi nel modo più aperto chiedendo a tutti gli interessati anche non iscritti di contribuirvi e garantendone una rappresentanza. Come si fece, si parva licet …, al congresso che pose fine alla storia del Pci.

Dal Pd di questo decennio occorre comunque uscire. Altrimenti? Altrimenti è probabile, come il 4 marzo ha già indicato, che lo spostamento di opinioni e voti dall’area Pd all’area Cinque Stelle continui,  così come, parallelamente, quello da Fi alla Lega. Altrimenti è probabile che il bipolarismo si vada riformando, dopo magari un’esperienza di governo comune, che è arduo ipotizzare abbia lunga vita, tra una destra-destra leghista (capace di mettere la sordina ai suoi vaneggiamenti anti-europeisti e sovranisti), e un centro-sinistra pentastellato. Con possibili momenti di Grosse Koalition all’italiana tra i due.

Tutto sommato, operazione più facile ai Cinque Stelle che a Salvini: Salvini deve guadagnarsi una buona fetta ancora di elettorato berlusconiano – e potrebbe incontrare sulla sua strada un rinnovato Renzi -, mentre nulla vieterebbe a Di Maio, soprattutto sui temi fondamentali del lavoro e della difesa dei redditi più bassi, di lanciare una sfida aperta alla sinistra Pd.

Dove sono finiti, d’altronde, socialisti e comunisti greci e spagnoli? O la sinistra significa cultura di governo, approccio sistemico ai problemi di riforma, competenza, autorevolezza – e allora può chiedere anche sacrifici, vero ex Pci? – oppure il suo destino è la liquidazione nell’ampio seno dei movimentismi, dei populismi e delle politiche d’occasione”. (Massimo Cacciari, l’Espresso).

Il consiglio comunale di Oristano è stato convocato per martedì 17 e giovedì 19 aprile, alle 18, per dicutere del seguente ordine del giorno: 1) Due mozioni di Patrizia Cadu (M5S): “Istituzione della figura del Disability Manager” e “Istituzione commissione mensa scolastica, promozione salute, rilancio della filiera corta”. 2) Lavori di realizzazione circonvallazione ovest; adozione definitiva variante urbanistica al tracciato previsto dal Puc vigente. 3) Mozione urgente Giuseppe Puddu (Udc): ”Restituiamo il giusto decoro e la dovuta dignità alla piazza Aldo Moro; ripristino targhe in onore dell’onorevole Aldo Moro e agli uomini della sua scorta”. 4) Due interpellanze consiglieri Sanna e Obinu (Pd): “Stato di progressione dei lavori di adeguamento sui locali di via Episcopio, destinati a ospitare il servizio Informacittà, e per conoscere la data prevista per la conclusione dei lavori e il trasferimento del servizio” e “Mancato avvio di manutenzione della viabilità”. 5) Interrogazione urgente Giuseppe Puddu: “Sito istituzionale, funzionamento ad intermittenza, richiesta di verifica e continuità del servizio”. 6) Due interpellanze dei consiglieri minoranza Obinu, Sanna, Federico: “Mancata riassegnazione del PalaTharros per le attività di rieducazione fisica curriculare della Scuola Media n. 1” e “Ripristino quota del 20% a carico del comune per l’attivazione dei progetti Ritornare a Casa”.

Con lo scalo della Clio a Oristano e l’arrivo della Balmoral a Olbia, la stagione crocieristica in Sardegna entra ufficialmente nel vivo. Questa mattina, all’Isola  Bianca, la nave dell’inglese Fred Olsen Cruise Line ha dato il via alla lunga carrellata di 80 crociere che, fino al mese di novembre, scaleranno il porto olbiese, andando così ad integrare i numeri di Cagliari (138 scali complessivi), già a quota otto toccate da gennaio. Ma vera novità è quella prevista al porto di Oristano, con tanto di sosta notturna (overnight) per la Clio, nave extra lusso dell’americana Grand Circle Cruise Line, proveniente da Trapani, con a bordo circa 100 passeggeri. Si tratta del primo scalo crocieristico a Oristano che, da quest’anno, sotto il coordinamento dell’Autorità unica, si avvia ad entrare ufficialmente nell’industria delle crociere, con ampie prospettive di crescita. Per i passeggeri della Clio sono previste visite ad Oristano, al nuraghe Losa e Santa Sabina, al museo delle maschere di Mamoiada, e alla località Cara a Monte di Orgosolo per l’esibizione dei Mamuthones. Saranno circa 250 gli scali previsti nei cinque porti di Oristano, Cagliari, Olbia, Porto Torres e Golfo Aranci, per un totale di circa 600 mila passeggeri stimati.

“Monumenti aperti”, manifestazione nata in Sardegna 22 anni fa per promuovere i tesori noti e meno noti della cultura dell’Isola, quest’anno partirà da Bitonto, in Puglia. II via è previsto per il prossimo fine settimana (14 e 15 aprile). La manifestazione rientrerà, quindi, in Sardegna e, a ottobre, si trasferirà a Ferrara e Copparo in Emilia Romagna. Il tema di questa edizione, coordinata da “Imago Mundi onlus”, è “Cultura, patrimonio comune”. La manifestazione rientra, infatti, tra le iniziative scelte dalla Comunità europea per celebrare l’Anno europeo del patrimonio culturale. I comuni sardi coinvolti, dal 21 aprile al 3 giugno, sono 60, con 7 new entry: Terralba, Seneghe, Tramatza, Cossoine, Pabillonis, Sant’Anna Arresi e Torralba. In provincia di Oristano, oltre  i tre paesi citati (Terralba, Seneghe e Tramatza) prenderanno parte a “Monumenti aperti” anche Oristano, Bosa, Bauladu, Cuglieri, Milis e Uras. I siti della cultura complessivamente aperti al pubblico sono 800. A fare da guida, oltre 18 mila volontari, per la maggior parte studenti. Lo scorso anno nei monumenti aperti sono state raccolte, complessivamente, 318 mila firme.

L’associazione “Casa del sole” e gli assessorati ai Servizi sociali, alla Cultura e alla Pubblica istruzione del comune di Oristano hanno organizzato un concerto di beneficenza e una raccolta alimentare. L’appuntamento è per sabato 14 aprile, alle 20, nella chiesa di San Giuseppe lavoratore. Si esibiranno il Coro della Polizia Locale di Oristano i “Cantori di Eleonora”, il Coro ”Sa Pintadera, il Coro Polifonico Etnico ”Eleonora d’Arborea”, il Coro “Maurizio Carta”, il Coro Polifonico Silì, e il Coro “Sounds of Freedom”. La serata sarà presentata da Paolo Vanacore. L’iniziativa è nata con lo scopo di raccogliere fondi, generi alimentari e prodotti per l’igiene della persona da destinare a persone bisognose. Il manifesto che pubblicizza il concerto è stato realizzato con i disegni degli alunni delle scuole primarie, che hanno partecipato con entusiasmo all’iniziativa di solidarietà. L’associazione Casa del Sole Onlus, grazie all’impegno di dieci soci, si occupa del ritiro nei punti di vendita cittadini di tutti quei generi alimentari ancora non scaduti ma che sullo scaffale non troverebbero più spazio di vendita, col rischio di andare al macero. Trattandosi per la maggior parte di prodotti freschi (latte, paste fresche, mozzarelle, crescenza), il tutto viene distribuito alle famiglie in stato di disagio, entro le 11. Le famiglie assistite sono quasi 200 e ricevono regolarmente un pacco alimentare alla settimana. Tra i principali sostenitori dell’associazione ci sono i punti vendita Crai-Simply-Centro Cash – Cas, il Pastificio Cellino, e la Cooperativa 3A di Arborea.

Il 24 e 25 aprile si svolgerà, a Bosa, la quarta edizione della “Festa della Birra”. Anche quest’anno la manifestazione della birra artigianale si terrà tra le antiche concerie del lungo Temo, e vedrà la presenza di oltre venti birrifici provenienti dalla Sardegna, dalla Penisola e dalla Catalogna, con tantissime birre in degustazione, tutte diverse, per la gioia degli appassionati di questa “prodigiosa” bevanda.

Ricco, come al solito, il programma:  Martedì, 24 aprile: alle 9,30, lungo Temo Scherer, Su Molle, Yoga&Beer, a cura di NuAdventure. Alle 10.30, lungo Temo Scherer, Museo delle Conce, convegno: “La birra artigianale in Sardegna nello studio dei ricercatori della Newcastle Business School”,  a cura di  Confartigianato Imprese Sardegna. Partecipano al convegno Giampiero Carta, responsabile comunicazione Sardinia4All – Bosa Beer Fest; Ignazio Cabras, docente di Business e Sviluppo Economico a Newcastle Business School, Northumbria University, Regno Unito; Stefano Mameli, segretario di Confartigianato Imprese Sardegna. Alle 12, lungo Temo De Gasperi e lungo Temo Scherer, apertura dei fusti e degli stands, mentre in piazza Canu apertura Conad Children Village. Dalle ore 15 alle 22, lungo Temo De Gasperi e lungo Temo Scherer, “Bosa Beer Live”, musica dal vivo con Caos Calmo, Double Dose, MowMan, Eclisse, Mariamarì, Longtem. DJ set: Checco Mozzo, Andrea Sechi, PantaDJ, Stefano Lixia, Sergio. Sempre martedì 24 aprile, alle 16.30, lungo Temo De Gasperi,  per “Bosa Beer Circus”: “Bruscus l’Uomo Forzuto”; alle 17.30, lungo Temo Scherer, “Jongo One Man Show”; alle 19, lungo Temo De Gasperi, “Jongo One Man Show”. Alle 22.30, fiume Temo, “Bosa Beer Disco” con: Molella e Sonik.
Mercoledì, 25 aprile: Alle 9.30, lungo Temo Scherer, Su Molle, Yoga&Beer, a cura di NuAdventure. Alle 12, lungo Temo De Gasperi e lungo Temo Scherer, apertura dei fusti e degli stands e in piazza Canu apertura Conad Children Village. Dalle 15 alle 22, lungo Temo De Gasperi e lungo Temo Scherer, “Bosa Beer Live”, musica dal vivo con Caos Calmo, Double Dose, MowMan, Eclisse, Mariamarì, One Note Quartet. DJ set: Checco Mozzo, Andrea Sechi, PantaDJ, Stefano Lixia, Sergio. Per “Bosa beer Circus”, alle 16.30, lungo Temo De Gasperi, “Old Circus”; ore 17.30, lungo Temo Scherer, “Bugo Show”, e nel Museo delle Conce presentazione del libro: “Leggende Rossoblu” di Vittorio Sanna. Alle 19, lungo Temo De Gasperi, “Bugo Show”; ore 19.30, lungo Temo Scherer, “Gocce di Fuoco”. Alle 22.30, in piazza Nassyria, “Bosa Beer Disco”, con Supersonika The Ultimate Show e Sonik.

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