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Nov 09

Due fratelli di Fordongianus uccisi a fucilate.

Due fratelli, Michelino e Pierpaolo Piras, di 49 e 62 anni, di Fordongianus, entrambi allevatori, sono stati uccisi all’alba di questa mattina a fucilate, in località “Preca”, nei pressi di Fordongianus, lungo la strada per Allai.

Sul posto, dove hanno operato i Carabinieri di Oristano, c’era anche il Procuratore della Repubblica, Ezio Domenico Basso, che ha parlato di “…classico omicidio da muretto a secco”.

Il più giovane dei fratelli Piras, Michelino, è stato freddato a colpi di fucile appena sceso dal suo pick up, ed è morto vicino al pilastro del cancello di ingresso; Pierpaolo, invece, è stato raggiunto dalla fucilate quando era ancora seduto in auto sul lato passeggero. A tutti e due il killer (che da come ha agito non doveva essere certo un novellino) ha riservato il classico colpo di grazia alla testa. L’allarme è stato dato intorno alle 7 con due telefonate al 112.

Gli specialisti del Ris hanno lavorato per ore per capire quante persone abbiano sparato, il tipo di arma usata e le modalità. Elementi utili alle indagini arriveranno, inoltre, dall’esito delle autopsie ma anche dalle telecamere installate intorno all’azienda.

Oggi era giorno di caccia, e questo di sicuro non ha agevolato l’attività investigativa, sia per la presenza di molte persone (che verranno tutte controllate), sia per la facilità degli assassini di mimetizzarsi tra le tante doppiette in circolazione.

I due allevatori, proprietari di un gregge di 300 pecore, vengono descritti come persone tranquille anche se in passato hanno avuto qualche guaio di lieve entità con la giustizia.

Tante le domande a cui gli inquirenti dovranno rispondere a iniziare dal killer: a commettere gli omicidi è stato un sicario solitario o un commando di almeno due uomini armati? L’assenza di qualsiasi segno di reazione o di fuga da parte delle vittime fa ritenere più probabile l’ipotesi del commando. La certezza potrebbe arrivare dagli esiti dell’autopsia disposta dalla magistratura e dai rilievi del Ris,  e  contribuire così a dare un indirizzo più preciso alle indagini.

Indagini che, al momento, sono a tutto campo e prendono in considerazione anche la possibilità di un collegamento con due recenti omicidi, uno avvenuto a Ghilarza lo scorso settembre, l’altro a Busachi nel dicembre 2016, e ancora senza un colpevole. Un elemento che accomuna tutti e tre c’è, ed è la modalità dell’agguato dietro il muretto a secco, tipica delle faide e dei delitti legati al mondo agropastorale.  A supportare l’ipotesi di un possibile collegamento con vecchie faide c’è anche un altro particolare, quello del nome di Pierpaolo Piras comparso qualche anno fa in una sorta di elenco di condannati a morte, fatta ritrovare nel cimitero di Busachi, paese a pochi chilometri da Fordongianus. Una svolta alle indagini potrebbe arrivare anche dall’impianto di videosorveglianza (se funzionante) che i fratelli Piras avevano installato nell’azienda di famiglia. Di sicuro se ne saprà di più nelle prossime ore.

Con la sistemazione delle prime due fioriere, in piazza Roma, il comune di Oristano ha dato il via all’attuazione del piano sulla sicurezza delle aree pedonali del centro storico, deliberato nelle scorse settimane dalla giunta Lutzu. Le fioriere sono state posizionate all’imboccatura di via Parpaglia, Corso Umberto e via De Castro, in modo tale da ostacolare il passaggio di veicoli, obbligandoli a rallentare la velocità. “I recenti fatti di matrice terroristica verificatisi in molte parti d’Europa, con l’utilizzo di veicoli nelle aree a maggiore frequenza pedonale, impongono l’adozione di straordinarie misure di sicurezza – ha osservato il sindaco Andrea Lutzu -. Purtroppo è una nuova condizione con la quale tutti dobbiamo fare i conti, anche Oristano, che pure da sempre è considerata una città tranquilla sotto il profilo dell’ordine pubblico”. Dopo la pubblicazione delle direttive del Ministero dell’Interno e le riunioni del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, la giunta Lutzu ha approvato una delibera di indirizzo per l’attuazione delle misure più idonee a limitare i pericoli derivanti da azioni terroristiche e, in particolare, a limitare il traffico dei veicoli in aree ad alta pedonalità. “Un primo e parziale risultato può essere ottenuto mediante l’utilizzo di elementi di arredo urbano, quali fioriere opportunamente collocate – ha evidenziato l’assessore all’Urbanistica e alla sicurezza urbana Federica Pinna -. L’area con maggiori criticità è quella intorno alla fontana di piazza Roma, dove potrebbe arrivare con facilità un veicolo ad alta velocità, invadendo uno spazio ad alta densità di traffico pedonale. Da qui la decisione di prevedere la collocazione di elementi capaci di ostacolare il passaggio di auto e furgoni. Le priorità, oltre alla sicurezza come tutela, sono anche le misure a garanzia dell’accesso ai mezzi di soccorso, ai mezzi di servizio e l’evitare la creazione di barriere architettoniche che possano complicare la vita ai portatori di disabilità, agli anziani e alle mamme con passeggini. Inoltre, ci siamo confrontati con l’Associazione dei Cavalieri, al fine di evitare che questi elementi potessero creare dei problemi lungo il percorso e nel rispetto delle esigenze della Sartiglia. Quando si parla di sicurezza delle persone non bisogna sottovalutare le indicazioni che ci vengono fornite dagli uffici competenti, tuttavia sarebbe interessante se, oltre alle indicazioni, il Ministero dell’Interno prevedesse dei capitoli di spesa destinati ai comuni – ha aggiunto Federica Pinna -. Sarebbe un’ottima iniziativa, finanziare le opere di delimitazione delle aree pedonali che, ricordiamo, riguardano per la maggior parte i centri storici delle nostre città. Potremmo così salvaguardare la sicurezza delle persone, ma anche la tutela architettonica e il decoro urbano, con opere di abbellimento magari di interesse artistico”. Tra le misure stabilite dalla delibera: l’installazione di elementi di delimitazione e protezione di tipo semplice e poco invasivo sui due lati della via Diego Contini, e di fioriere negli accessi agli attraversamenti pedonali della piazza Roma ai lati della fontana, la creazione di piazzole di carico e scarico all’uscita della via De Castro (lato via Duomo), alla destra dell’ingresso del portico Corrias e della via Garibaldi (fianco Banco di Sardegna), una nuova sistemazione delle fioriere per via Garibaldi, la chiusura con elementi di delimitazione del vico Umberto verso via Dritta e della via Parpaglia e l’installazione di fioriere in cemento in via De Castro. “Il piano, che ha preso il via oggi con l’installazione dei primi elementi, sarà attuato attraverso passaggi successivi, avendo come obiettivo principale la messa in sicurezza dell’area a tutela dei pedoni – hanno concluso il sindaco Lutzu e l’assessore Pinna -. Nel contempo, puntiamo a salvaguardare le esigenze degli operatori economici che hanno necessità di utilizzare idonee aree di carico e scarico merci, ma anche il decoro urbano e il rispetto del pregio architettonico del centro storico”.

“Il governo che lei rappresenta pro tempore mi appare sciatto, irrispettoso e sleale nei confronti dei sardi e della Sardegna”. Comincia così, la lettera aperta del segretario del Partito dei Sardi, Franciscu Sedda, al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Sedda, che rilancia l’indipendenza “politica” della Sardegna dall’Italia come “…unico modo per attivare una cooperazione reciprocamente proficua, scevra da slealtà e mancanze di rispetto”, si riferisce, in particolare, all’impugnazione della legge che istituisce l’Agenzia sarda delle entrate. “Il Governo che lei rappresenta ha fatto ricorso, appellandosi all’articolo 9 dello Statuto Sardo – La norma – ha ricordato il segretario del PdS -, prevede che la Regione possa affidare agli organi dello Stato l’accertamento e la riscossione dei propri tributi”. Ma, secondo Sedda, il governo cita l’articolo in modo non corretto, invertendo “propri tributi” in “tributi propri”. “E questo – ha sostenuto l’indipendentista – delegittima moralmente e invalida praticamente la vostra pretesa di ricorrere. Ora, il fatto che riusciate a mancare di attenzione e rispetto per la legge fondamentale della Sardegna lascia intendere quanto possano contare tutte le altre nostre leggi di minor rango. Nemmeno le chiederò di ritirare il ricorso, penso però che questo sia il miglior modo per far capire ai sardi l’ineliminabile, automatica, divergenza di interessi fra la nazione sarda e la nazione italiana, e spingere, dunque, i sardi ad esercitare sempre più fortemente, in modo democratico e pacifico, il proprio diritto all’autodeterminazione”.

Prosegue la lotta di Adiconsum contro Abbanoa, anche se questa volta nel mirino del presidente, Giorgio Vargiu, c’è la Regione. Secondo Vargiu, con una delibera del 27 ottobre scorso, “…la giunta regionale, in totale silenzio, ha approvato un disegno di legge, in spregio con quanto richiesto e deliberato dall’Autorità garante concorrenza e mercato e dell’Autorità nazionale anticorruzione”. Vargiu riporta, in una nota, un bollettino dell’aprile 2017 dell’Agcm, secondo cui “..l’Autorità ritiene che al fine di garantire la legittimità dell’affidamento del servizio idrico… sia necessario modificare la legge regionale nel senso di prevedere la cessione ai comuni della Sardegna, rappresentati in Egas, della totalità delle azioni di Abbanoa, e dotare fin da subito l’Egas degli strumenti di controllo effettivo e della possibilità di nominare i vertici direttivi e di controllo…”. Inoltre, in una delibera dell’Anac del 27 settembre 2017, si legge che “…l’azionariato dei comuni, a stretto rigore, per rientrare nei canoni tradizionali dell’in house, dovrebbe essere totalitario e tale da consentire a tali enti, anche mediante la loro presenza in Egas, di esercitare il controllo analogo…”. Secondo il presidente di Adiconsum Sardegna, la Regione avrebbe quindi dovuto cedere, immediatamente, oltre il 70% delle le azioni detenute ai comuni e, cedere subito all’Egas tutti i poteri di controllo, ivi compresi quelli di nomina e di revoca dei vertici direttivi. Invece la Regione, sempre a detta di Vargiu, ha previsto con il disegno di legge “…di mantenere la titolarità del 20% delle azioni di Abbanoa. E in una SpA il soggetto che detiene il 20%, con il resto dell’azionariato fortemente diffuso, è fuor di dubbi che detenga anche il potere decisionale; di cedere le azioni rimanenti entro il 2020”, e questo secono il presicdente regionale di Adiconsum non si concilia “…con la necessità di immediatezza della cessione in capo ai comuni richiesto dalle due autorità nazionali”. Nel disegno di legge si è previsto, inoltre, di istituire una commissione per il controllo analogo in seno all’Egas, composta da cinque componenti, di cui uno in rappresentanza della Regione. “ll potere di controllo analogo – ha scritto Vargiu nella nota – è demandato al direttore generale dell’Egas, e le autorità nazionali chiedevano di rafforzare questo potere non di cambiare tutto per non cambiare niente. Sarebbe utile capire, ma la relazione allegata in questo non aiuta, il perché la giunta regionale senta la necessità di riformare questo aspetto senza apparente motivo e senza che l’attuale organizzazione abbia manifestato, al momento, delle criticità proprie, se non la mancanza di adeguati poteri. Nel disegno di legge – ha proseguito Vargiu – è prevista la decadenza dei vertici di Egas (presidente e comitato istituzionale d’ambito) e la contestuale decadenza del direttore generale, con nomina di un nuovo comitato provvisorio sino alla elezione del nuovo comitato. La domanda è perché? Per quale esigenza, per quale problema si prevede l’azzeramento dei vertici dell’Ente che tenta di svolgere il proprio compito di controllore, pur con gli esigui poteri a propria disposizione, del gestore idrico, che invece controllato non vuole essere, e in ciò trova come buona alleata proprio la Regione?”. Secondo Vargiu questa previsione di legge potrebbe essere letta come un’azione punitiva verso il “disturbatore” Egas o, più propriamente, verso i vertici istituzionali di Egas. “Oltre a prevedere tempi lunghi (l’iter di trasformazione in legge del decreto di legge è appena iniziato), laddove venisse approvato dall’aula senza importanti modifiche (che invece si auspicano), in spregio a quanto richiesto dalle autorità di controllo nazionali, ci troveremo di fronte a una sostanziale conferma del potere di controllo e di nomina dei vertici del Gestore idrico in capo alla Regione e, di contro canto, all’eliminazione di coloro che avrebbero dovuto vedere i propri poteri di indirizzo e controllo della gestione dell’attività di Abbanoa rafforzati. A questo punto – ha concluso Vargiu nella nota – ci aspettiamo una autorevole e dignitosa reazione dei comuni della Sardegna, un interessamento della politica e del consiglio regionale, e un incisivo intervento delle due autorità di controllo nazionali alle quali abbiamo provveduto a trasmettere la delibera regionale con i relativi allegati”.

Riduzione del pescato, delle giornate e delle ore dedicate alla raccolta dei ricci. Lo prevede l’accordo scaturito alla Regione, tra l’assessore dell’Agricoltura, Pier Luigi Caria e i pescatori di ricci con i loro rappresentanti di categoria. Nei prossimi giorni, l’assessore firmerà il decreto attuativo del nuovo calendario e delle direttive sulla pesca del riccio di mare, che riguarda 189 operatori subacquei in tutta la Sardegna. La stagione partirà il 15 novembre e si chiuderà il 15 aprile 2018. I pescatori professionisti che operano dalle imbarcazioni ridurranno il numero di ceste di ricci concesse per ogni giornata: si passerà da 6 a 4 ceste e da un totale di tremila esemplari a duemila. A chi, invece, lavora dalla riva sarà concesso di raccogliere 2 ceste invece che 3, e quindi 1000 ricci a fronte di 1500. La pesca sportiva sarà consentita nelle giornate di sabato, domenica e festivi, con una raccolta massima di 50 ricci al giorno. Con l’obiettivo di garantire una maggior tutela della risorsa e per contrastare il fenomeno dell’abusivismo, i pescatori regolari hanno proposto una giornata di fermo pesca settimanale a seconda delle esigenze specifiche dei territor. In tutti i comprensori marittimi della Sardegna sarà vietato operare la domenica, salvo in quello del nord Sardegna (Alghero-Porto Torres) dove il fermo sarà messo in atto il lunedì. Se fino a ieri i pescatori professionisti potevano stare in acqua dall’alba fino alle 15, dalla prossima stagione si potrà lavorare dalle 6 alle 13. I pescatori dovranno comunicare giornalmente l’area di prelievo, l’orario di inizio e di fine delle operazioni di raccolta all’Autorità marittima competente.

 

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