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Ago 08

Una legge regionale sul turismo con norme illegittime e inattuabili sul piano ambientale.

La legge regionale Sardegna (28 luglio 2017, n. 17) sul turismo è stata salutata in ambiti istituzionali enfaticamente come un grande passo in avanti anche sul piano ambientale, ma in realtà presenta aspetti fortemente illegittimi o di manifesta inapplicabilità.

In primo luogo, se da un lato è positivo il divieto di “campeggio con tende, caravan, autocaravan, camper o altri simili mezzi mobili di pernottamento al di fuori delle strutture” a ciò destinate (art. 22), dall’altro è consentito nei “campeggi” predisporre “tende, caravan, autocaravan, mobil-home, maxicaravan, case mobili o altri simili mezzi mobili di pernottamento o altri manufatti non vincolati al suolo, quali mezzi sussidiari di pernottamento, nel limite di una capacità ricettiva non superiore al 35 per cento di quella complessiva della struttura” (art. 15).

La presenza di tali strutture definite “mobili”, pur non ancorate permanentemente al suolo, necessità di permesso di costruire e autorizzazione paesaggistica, se non siano effettivamente rimosse al termine della stagione turistica. In questo senso è la giurisprudenza costituzionale e penale costanti.

Sul punto il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus inoltrerà nei prossimi giorni una segnalazione al Governo nazionale, perché effettui ricorso alla Corte costituzionale per lesione delle competenze statali in materia ambientale. Ma non finisce qui.

E’ stata vista con grande favore la disposizione contro i furti di sabbia e conchiglie dalle spiagge sarde, ma le cose stanno un po’ diversamente.
Infatti, l’art. 40 dispone testualmente: “2) Salvo che il fatto non costituisca più grave illecito, chiunque asporta, detiene, vende anche piccole quantità di sabbia, ciottoli, sassi o conchiglie provenienti dal litorale o dal mare in assenza di regolare autorizzazione o concessione rilasciata dalle autorità competenti è soggetto alla sanzione amministrativa da euro 500 a euro 3.000. 3) Le funzioni di vigilanza, controllo, contestazione e irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie riguardanti il rispetto delle disposizioni di cui al presente articolo sono esercitate dai comuni territorialmente competenti, dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale e dagli altri soggetti titolati dalle norme vigenti.”

In realtà, la norma applicabile, trattandosi di demanio marittimo (art. 822 cod. civ.) di titolarità statale e trattandosi di illecito legato alla sottrazione di un bene demaniale in sè e non di utilizzo illecito dello stesso a fini ludico-ricreativi, turistici, sportivi, sarebbe l’art. 1162 cod. nav. (estrazione abusiva di arena e altri materiali), con una sanzione amministrativa ben più elevata (da euro 1.549,00 a euro 9.296,00). Sanzione che dovrebbe esser irrogata (ai sensi dell’art. 17 della legge n. 689/1981) dalla competente Capitaneria di Porto.

Di fatto, in caso di mancato pagamento immediato dell’oblazione in misura ridotta nel raro caso di constatazione immediata, nascerebbe un contenzioso dal dubbio esito, visto che sarebbe necessario accertare mediante perizia scientifica il luogo esatto di sottrazione della sabbia e delle conchiglie. In pratica, nel 2016 e nel 2017, in buona parte dei casi, di fatto, i trasgressori non hanno pagato nulla.
L’art. 40 della recentissima legge regionale n. 17/2017, se possibile, ha complicato ulteriormente le cose, indicando in Comuni, Corpo forestale e di vigilanza ambientale e “altri soggetti titolati dalle norme vigenti”, i soggetti che possono irrogare sanzioni in materia, per giunta molto ridotte rispetto a quelle previste dal codice della navigazione.

Insomma, tutti e nessuno, per giunta con lo sconto, in perfetto stile confusionario.

Altro che norme ambientaliste… (gruppodinterventogiuridicoweb.com).

“Sulla questione del nucleare non ci sono mai state ambiguità. La posizione della Regione è sempre stata espressa con chiarezza fin dal 2015: la comunità sarda, già gravata dal peso delle servitù militari, è assolutamente contraria. Non vogliamo il deposito delle scorie, che costituirebbe una nuova servitù. Resta, quindi, fermo il nostro no, già espresso anche davanti al consiglio regionale, al ministro dell’Ambiente e al ministero per lo Sviluppo economico”. Lo ha dichiarato l’assessore regionale della Difesa dell’Ambiente, Donatella Spano. “Sulla procedura di Vas – ha sostentuto Spano – la valutazione ambientale strategica per il Programma Nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi si deve chiarire che non riguarda la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee, che non è stata ancora resa nota, ma le modalità gestionali del trattamento rifiuti nel futuro sito nazionale ancora da individuare e non oggetto del programma posto a valutazione ambientale strategica. Sulla Vas in corso la Regione ha deciso di coinvolgere anche gli altri soggetti istituzionali con interesse ambientale, per formulare un unico documento entro i termini di scadenza del 13 settembre”.

La giunta Lutzu è al lavoro per scongiurare la chiusura dell’asilo di Silì. Nei locali dell’Asilo di via Martiri del Congo, il sindaco Andrea Lutzu e l’assessore ai servizi sociale Gianna De Lorenzo hanno voluto incontrare le famiglie dei residenti nella frazione oristanese interessate al servizio offerto dal comune di Oristano. “I numeri sono impietosi e sono fotografati dall’analisi effettuata dagli uffici comunali – hanno osservato il sindaco Lutzu e l’assessore De Lorenzo -. A Silì i bambini che potenzialmente potrebbero accedere al servizio sono 25, ma solo per 11 di loro è stata presentata la domanda. Per gli altri 14 le famiglie hanno trovato altre soluzioni. Di queste, una è stata presentata fuori termine, 2 sono in liste d’attesa e altre 6 sono state presentate per altri asili comunali, evidentemente perché i genitori trovano più congeniali altre soluzioni nelle strutture della città e non in quella della frazione. In conclusione, stando così le cose, l’asilo dovrebbe continuare a operare per 2 soli bambini. Abbiamo invitato le famiglie di Silì a un incontro pubblico per affrontare il problema e incontrato alcune mamme. Insieme abbiamo ragionato sulle possibili soluzioni per scongiurare la chiusura del servizio, tenendo conto del fatto, però, che per funzionare al meglio l’asilo dovrebbe contare su almeno 18/20 bambini. In realtà, già dalla sua apertura, questa soglia non veniva raggiunta. Si è deciso ugualmente di tenere aperta la struttura nonostante i numeri non lo giustificassero. L’anno scorso, ad esempio, i bambini erano otto. Adesso siamo scesi addirittura a due. Siamo convinti che la struttura serva alla frazione, ma il bisogno deve emergere in primo luogo dalle famiglie residenti, in caso contrario è evidente che il problema sia non solo di natura economica, ma anche di efficacia del servizio – hanno concluso il sindaco e l’assessore ai servizi sociali -. Nelle prossime settimane verificheremo soluzioni alternative e poi decideremo come procedere, nel rispetto delle esigenze delle famiglie e dei bambini, ma anche dell’efficacia del servizio”.

Il problema del randagismo a Oristano avrà un posto di rilievo nell’agenda della giunta comunale, e già da settembre l’argomento sarà all’attenzione della commissione consiliare all’Ambiente. Accogliendo l’invito di un gruppo Facebook, il sindaco Andrea Lutzu e l’assessore all’Ambiente Gianfranco Licheri hanno partecipato a un’assemblea pubblica per affrontare il problema del randagismo in città. “È stato un incontro estremamente utile per gettare le basi di una collaborazione con quei cittadini che amano gli animali e che, avendo a cuore questo problema, si sono messi a disposizione per collaborare a trovare valide soluzioni – ha detto il sindaco Lutzu -. Oggi in città ci sono 18 colonie feline, e un impegno da parte nostra, come ho detto anche in campagna elettorale, è assolutamente doveroso. Per questo motivo lavoreremo sugli strumenti già a disposizione dell’ente (il regolamento approvato qualche anno fa durante la gestione commissariale) per arrivare all’obiettivo di sterilizzare i gatti”. “Il nostro primo compito sarà quello della revisione del regolamento – ha aggiunto l’assessore Licheri -. Nelle prossime settimane l’argomento sarà portato all’attenzione della commissione comunale”. All’incontro erano presenti anche funzionari della Asl, veterinari e rappresentanti dell’Ordine dei medici veterinari, i consiglieri comunali Patrizia Cadau, Giuseppe Puddu e Francesco Federico, e numerosi cittadini. “Il nostro gruppo è nato spontaneamente qualche tempo fa per combattere il fenomeno del randagismo e mettere fine alla mattanza di gatti lungo le strade della città – ha detto Andrea Pala introducendo i lavori dell’assemblea -. Oggi, che siamo in 300 e ci troviamo ad affrontare un problema importante, ci rendiamo conto che il confronto con le istituzioni preposte (Comune e Asl) è assolutamente indispensabile per ottenere i risultati che ci siamo fissati, primo fra tutti la microchippatura delle colonie feline esistenti”. L’avvocato Cristina Arcai ha fornito un contributo sul quadro normativo che disciplina la materia, precisando le responsabilità in capo ai vari soggetti istituzionali e le norme che regolano l’esistenza dei gattili, strutture all’interno delle quali gli animali possono essere ospitati esclusivamente per il tempo necessario alle loro cure. Per tutti i presenti la strada maestra per aggredire il problema è la sterilizzazione dei gatti, un obiettivo che si potrebbe ottenere più facilmente favorendo la nascita di colonia feline attraverso le quali si potrà più facilmente realizzare un buon censimento della popolazione felina comunale. “Anche su questo tema – hanno concluso il sindaco Lutzu e l’assessore Licheri – la commissione comunale sarà presto chiamata a confrontarsi”.

Ha cercato in lungo e in largo i suoi parenti sardi utilizzando i social network per rintracciarli, per due anni. Oggi Esteban Urgu, 38 anni, nato a Buenos Aires, è tornato a casa in Sardegna, a Scano di Montiferro, da dove nei primi anni del Novecento era partito suo bisnonno Salvatore per raggiungere l’Argentina. Nella capitale sudamericana il sardo-argentino è un “bombero”, cioè un vigile del fuoco. Esteban, accompagnato da un gruppo di amici isolani, ha incontrato il sindaco Antonio Flore nella sala consiliare del comune del Montiferru e conosciuto i parenti che vivono nel paese ( la più anziana è una prozia di 90 anni). Esteban Urgu ha ricostruito la trama dei suoi rapporti con la Sardegna grazie a Facebook, e in particolare alla pagina “Urgu in su mundu”, creata da un altro Urgu, Luca, originario di Paulilatino, insegnante di Lingua e Letteratura spagnola nella scuola superiore. Una storia di emigrazione e di ricongiungimento con la terra di origine. “Sono felice di essere tornato a casa. Ho cercato le mie radici e ora le ho trovate – ha detto Estaban, visibilmente emozionato – A Scano di Montiferro ritrovo una memoria che arricchisce la mia vita. Mio bisnonno non è riuscito a tornare nella sua terra, ma io sono tornato e lui è con me”. Il sindaco ha donato a Esteban libri sulla storia di Scano di Montiferro e il certificato di appartenenza alla comunità. “Per noi – ha detto Antonio Flore – è un grande piacere accogliere chi sente il richiamo dei ricordi e delle radici. Il senso di appartenenza alla comunità si rinnova e si rafforza”. Estaben ha risposto con un saluto in lingua sarda: “Si torro gratzias a tottus”. (Ansa).

 

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